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Domenica, 19 Settembre 2021

Martedì, 22 Giugno 2021 - nelPaese.it

“Napoli non c’era; non c’era il rumore, il clangore, non il precipitoso coagulo di colori, non gli dèi, le donne, l’aroma del cibo, il sonno. Eppure l’ipotesi colossale di Napoli agiva”. Con le parole di Giorgio Manganelli entriamo in punta di dita nella città nuova per definizione, viva prima ancora di nascere, dove vale tutto e il suo contrario e la fine coincide con l’inizio.

“Napoli” è il libro (Polaris editore, pag.232, euro 15) di Giusy Palumbo, campana che vive a Milano e si occupa di cooperazione e progetti editoriali, in uscita il prossimo 5 luglio.

Questo viaggio napoletano ci porterà, senza pigrizia, con curiosità e voglia di passeggiare, ben oltre i suoi confini: da Procida a Resina, con il mare sempre negli occhi. La scopriremo flegrea, vesuviana, tifatina e addirittura “himalayana”, come la definì il futurista Emilio Buccafusca trovandola accogliente quanto un rifugio alpino. Con sguardo forestiero, spirito d’avventura e giochi di prospettiva, qui Napoli è sconfinata, multipla e irriducibile: una palestra eccezionale per imparare (in dialetto significa anche insegnare), pensando alla città come a un bene comune di cui avere cura e al turismo come un altro modo di (salva)guardare la terra.

Una guida informale su Napoli che invita a pensare la città come un bene comune di cui prendersi cura e al turismo come difesa - e non consumo - dei territori. Lungo gli itinerari diverse le cooperative sociali che si incontrano. Lazzarelle, cooperativa sociale di sole donne impegnata nell’inserimento socio-lavorativo di detenute della Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli. A Napoli hanno aperto un bistrot che invita a gustare e acquistare i prodotti delle economie carcerarie, a iniziare dal caffè prodotto nella Torrefazione di Pozzuoli. Non solo bistrot e bottega, Lazzarelle è anche spazio di socialità, arte e cultura.

Casba, cooperativa sociale che con il progetto Migrantour organizza passeggiate interculturali condotte da cittadini di origine straniera che raccontano la città dai loro punti di vista.

Officina dei Talenti, cooperativa sociale di tipo b che, tra le tante cose, ha curato l'illuminazione con tecnologia a led delle Catacombe di San Gennaro, per preservarne il vasto patrimonio pittorico e musivo.

A gestire le Catacombe – oltre a quelle di San Gennaro c’è la Catacomba di San Gaudioso – sono i giovani soci della cooperativa La Paranza, a cui si lega anche il recupero di due strutture ricettive ricavate da conventi: Casa del Monacone e Casa Tolentino.

La cooperativa Radio Siani, web radio della legalità, anticamorra e denuncia sociale nata nel 2009 da un gruppo di attivisti che scelse di intitolarla alla memoria di Giancarlo Siani, giornalista napoletano ucciso sotto casa all’età di 26 anni. La radio occupa, in Corso Resina 62 ad Ercolano (NA), un bene confiscato alla camorra.

Pubblicato in Cultura

Il 23 e 24 giugno la conferenza dei donatori del GAVI, l'Alleanza globale per i vaccini, discuterà dei cambiamenti da apportare al sistema COVAX, uno strumento che avrebbe dovuto garantire un accesso equo al vaccino Covid-19 in tutto il mondo sotto il coordinamento e la gestione del GAVI.

Un anno fa, quando il meccanismo COVAX veniva istituito, MSF esortava il GAVI a non ripetere gli errori commessi nel passato con l'istituzione di un fondo simile per sostenere l'acquisto e la distribuzione del vaccino anti-pneumococcico. Già allora purtroppo i costi elevati imposti dalle aziende farmaceutiche impedirono a numerosi paesi di poter sostenere sul lungo periodo in maniera autonoma questa spesa.

Attualmente il COVAX è lontano dal raggiungimento del suo obiettivo di fornire 2 miliardi di dosi entro la fine del 2021. Ad oggi con questo meccanismo sono state distribuite solo 88 milioni di dosi a fronte delle circa 337 milioni previste entro la fine di giugno. Meno della metà dell'1% della popolazione totale dei paesi COVAX ha ricevuto almeno una prima dose di vaccino tramite questo strumento. Mentre la comunità scientifica globale discute sempre più di modelli per prepararsi a future pandemie, MSF avverte che le carenze del modello COVAX non dovrebbero essere ripetute.

"Il COVAX è decisamente lontano dal raggiungimento dei suoi obiettivi - scrive in una nota Medici senza frontiere - e il crescente divario globale nell'accesso ai vaccini è una chiara prova delle principali carenze di questo modello. Molti dei paesi in cui lavora MSF non hanno nemmeno dosi sufficienti per vaccinare gli operatori sanitari e le persone più vulnerabili. I forti appelli fatti all'inizio della pandemia sull'allontanarsi da un approccio orientato dal profitto sono stati ignorati: le società farmaceutiche che sviluppano vaccini hanno ricevuto miliardi di finanziamenti dai governi senza avere alcun vincolo, sentendosi così libere di imporre il proprio prezzo e di vendere al miglior offerente". 

"Il COVAX non è stato istituito per raggiungere l'obiettivo, ma per lavorare all'interno degli attuali parametri del mercato farmaceutico - prosegue Msf - dove prima ci si orienta rispetto ai potenziali guadagni per poi eventualmente negoziare sul prezzo. Il COVAX è stato progressivamente lasciato indietro mentre i governi più ricchi si sono assicurati le loro dosi attraverso accordi bilaterali con un'industria che ha agito come da copione: vendendo le dosi prima a quegli acquirenti che potevano permettersi di pagare di più. Se il COVAX inizialmente rappresentava l'acquirente più interessante poiché si poneva come rappresentativo della maggior parte dei paesi a livello internazionale, oggi il modello si affida in misura maggiore sulle dosi donate caritatevolmente dai paesi ricchi che provano così a colmare l'enorme divario presente."

"Il fatto che il board di GAVI stia ora rivedendo il modo in cui i paesi più ricchi (i così detti "autofinanziati") possono continuare a partecipare è in parte la dimostrazione del fatto che il sistema non funziona. Permettere ai paesi più ricchi di scegliere in che misura aderire al COVAX e quanti vaccini ottenere ha causato ritardi e minato gli obiettivi del programma. Un modello più equo avrebbe incoraggiato una leadership regionale con metodi di acquisto decentralizzati. Nel futuro, dovremmo supportare queste iniziative regionali che spingono verso l'autosufficienza e l'autodeterminazione. Qualsiasi futura risposta a una pandemia deve rompere con lo status quo dell'attuale modello farmaceutico: è necessario che per ogni finanziamento pubblico vengano posti chiari e precisi condizionamenti, devono essere promosse licenze non esclusive e il trasferimento tecnologico deve essere pensato in modo da garantire una reale condivisione dell'innovazione medica. È fondamentale inoltre garantire trasparenza sui costi e i prezzi, tutti i contratti dovrebbero essere resi pubblici", conclude la nota della Ong.

Pubblicato in Salute

"L'attivazione della diplomazia Vaticana con l'utilizzo del Concordato per cercare di bloccare l'iter della legge Zan al Senato è un qualcosa senza precedenti nelle relazioni tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede, il tentativo esplicito e brutale è quello di sottrarre al Parlamento il dibattito sulla Legge e trasformare la questione in una crisi diplomatica, mettendola nella mani del Governo Draghi per far si che tutto venga congelato": lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay.

Che prosegue: "I motivi portati dal Vaticano nella nota diplomatica sono poi agghiaccianti: leggendo tra le parole usate da monsignor Gallagher nella nota ufficiale si capisce chiaramente che il problema non è tanto la legge, ma la Costituzione Italiana, in particolare l'art 3 a cui la legge si ispira, richiamandone i diritti alle libertà e tutele fondamentali dei cittadini. La Santa Sede, ad esempio, vive come un problema il fatto che le scuole private non siano esentate dall'occuparsi di contrastare l'omofobia: vorremmo quindi capire che cosa ci sta dicendo il Vaticano, che le scuole private difendono il diritto ad essere omofobe? La legge altro non fa che richiamare la legge sulla Buona scuola approvata nel 2016, che suggerisce alle scuole di adottare iniziative educative atte a contrastare le discriminazioni, iniziative che comunque non sono obbligatorie, e che sono lasciate alla discrezionalità dei Consigli d'Istituto di ogni scuola, che decidono se e come fare ad affrontare queste tematiche”.

“Confidiamo che il Governo Draghi difenda i principi di laicità che ispirano la nostra democrazia, respingendo al mittente questa iniziativa della Santa Sede, perché si tratta di una ingerenza che supera ogni livello mai raggiunto nei rapporti tra l'Italia e il Vaticano, giocando sull'ambiguità di essere religione e di essere Stato, ambiguità che sarebbe ora di mettere in discussione, cancellando privilegi risalenti a 90 anni fa. Il compito del nostro Paese è quello di tutelare dalle violenze e dalle discriminazioni le cittadine e i cittadini italiani, e questo dovere, a fronte di aggressioni e violenze quotidiane che subiscono le persone LGBT+, non può essere messo in discussione da stati esteri, men che meno da uno stato teocratico come il Vaticano", conclude Piazzoni. 

Pubblicato in Parità di genere
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