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Mercoledì, 22 Settembre 2021

Martedì, 08 Giugno 2021 - nelPaese.it

Attraverso il bando “A braccia aperte”, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, Con i Bambini ha selezionato quattro partenariati qualificati e con esperienza per co-progettare interventi a favore degli orfani di vittime di femminicidio e crimini domestici. Il percorso di progettazione partecipata, durato tre mesi e coordinato da Con i Bambini, ha coinvolto circa 90 enti e attori del territorio portatori di interessi, competenze ed esperienze sul tema degli orfani vittime di violenza domestica. L’obiettivo è prendere in carico tempestivamente e individualmente i minori, offrendo loro un supporto specializzato e costante in seguito all’evento traumatico, garantendone il graduale reinserimento sociale e la piena autonomia personale e lavorativa.

Gli interventi, che copriranno l’intero territorio nazionale e avranno una durata di 48 mesi, saranno destinati anche al sostegno delle famiglie affidatarie e dei caregiver, ovvero di chi si prende cura del minore. Complessivamente, i 4 progetti saranno sostenuti con 10 milioni di euro.

«È un’iniziativa assolutamente necessaria, che richiede approcci coraggiosi, innovativi, sperimentali e, al contempo, vagliati con grande rigore – sottolinea Marco Rossi-Doria presidente di Con i Bambini. Abbiamo avviato un percorso condiviso con i partenariati territoriali per dare delle risposte riparative e di comunità ad un fenomeno terribile, per tanti aspetti ancora poco conosciuto e che interessa, purtroppo, diverse centinaia di minori e famiglie, spesso lasciate sole ad affrontare situazioni molto complesse e delicate.

Si tratta di bambini e bambine, ragazzi e ragazze che hanno vissuto l’uccisione della madre, quasi sempre per mano del padre, che hanno perso in modo violentissimo entrambi i genitori. Sono minori che devono affrontare un presente e un futuro molto difficili, che richiede un’opera di riparazione attentissima. Sono affidati spesso ai nonni o ai parenti che a loro volta devono farsi carico di compiti di accompagnamento alla crescita davvero complicati. Per noi si tratta di una sfida di grande impegno, che seguiremo con attenzione e competenze straordinarie».

Una prima risposta condivisa riguarderà la mancanza di dati esaustivi sul fenomeno e l’esatto numero dei minori orfani, attraverso una rilevazione puntuale e un’azione di formazione rivolta a tutti gli operatori socio sanitari, che sarà realizzata dai progetti e coordinata da Con i Bambini, che prevede infine anche la nascita di Osservatori regionali.

Ciascuno dei 4 progetti, seppure con declinazioni differenti, prevede: la presa in carico integrata, tempestiva e multidimensionale dei minori orfani, attraverso la erogazione di doti educative, l’assistenza medica e legale, il sostegno psico-sociale il sostegno allo studio, e l’accompagnamento all’inserimento lavorativo attraverso la personalizzazione degli interventi, disegnati sulle esigenze dei beneficiari. Gli interventi prevedono l’istituzione di “poli” o centri a livello regionale e il coinvolgimento stabile di équipe multidisciplinari; la realizzazione di interventi di capacity building, rivolti ad una rete di professionisti socio-sanitari, legali e della scuola. E poi ancora la promozione di misure di sostegno alla famiglia affidataria nella relazione con l’orfano e nella gestione delle esigenze materiali; la valorizzazione di iniziative di sensibilizzazione e promozione di una coscienza diffusa per il contrasto della violenza domestica; la realizzazione di azioni trasversali o di sistema condivise, quali la redazione di linee guida per la presa in carico tempestiva ed efficace dei minori orfani, la comunicazione, l’istituzione di osservatori regionali.

I quattro progetti, come è prassi per le iniziative selezionate da Con i Bambini nell’ambito del Fondo, prevedono la valutazione di impatto.

Nel Nord Est sarà avviato, con un sostegno di 1.750.000 euro, il progetto Orphan of Femicide Invisible Victim, promosso dalla cooperativa sociale Iside con un partenariato di 19 enti: 14 organizzazioni di Terzo settore, 2 Università, 1 ente locale, 1 azienda speciale, 1 Asl. Coinvolte le regioni Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto.

Il Nord Ovest sarà interessato dal progetto S.O.S. - Sostegno Orfani Speciali, sostenuto con 1.650.000 euro e promosso da Centri Antiviolenza E.M.M.A. Onlus in partenariato con altri 24 enti, tra cui la Procura dei minorenni di Torino, 18 organizzazioni di Terzo settore, 2 Università, 2 ordini professionali e 1 ente locale. Coinvolte le regioni Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta.

Nel Centro Italia sarà avviato il progetto Airone, sostenuto con 3.300.000 euro, che interesserà Abruzzo, Lazio, Marche, Molise, Toscana, Umbria, promosso dall’associazione Il Giardino Segreto in collaborazione con 30 enti, di cui: 16 di Terzo settore, 5 Università, 1 Consorzio di diritto privato, 1 azienda spa, 3 Regioni, 3 aziende pubbliche di servizi alla persona e la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tivoli.

Al Sud interverrà il progetto RESPIRO - Rete di Sostegno per Percorsi di Inclusione e Resilienza con gli orfani speciali, sostenuto con 3.300.000 euro, che interesserà Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia. Il progetto è promosso dalla cooperativa sociale Irene ’95 in partenariato con 12 enti, di cui: 11 enti di Terzo settore e 1 azienda ospedaliera.

 

 

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

A Bari lo scorso 23 maggio, a sei cittadini stranieri di nazionalità turca tra cui una donna, è stata negata la possibilità di accedere alla richiesta di protezione in Italia, nonostante avessero immediatamente manifestato la volontà di chiedere asilo. I cittadini stranieri erano arrivati in mattinata al porto, nascosti all’interno di un camion giunto con un traghetto.

A denunciare il fatto è l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi). “Al gruppo di cittadini stranieri, di cui faceva parte una settima persona, subito dopo il loro rintraccio, sono stati sequestrati i telefoni cellulari, i documenti e alcuni farmaci essenziali. È stato loro impedito qualunque contatto con avvocati, associazioni e familiari; non gli è stata garantita alcuna informativa legale e l’assistenza di un mediatore; non risulta altresì essere stata contattata l’organizzazione che, in convenzione con la Prefettura, è incaricata del servizio di informazione ed accoglienza presso il valico di frontiera”.

“I sette cittadini stranieri – prosegue Asgi –  hanno riferito di essere stati costretti con la forza a salire sul traghetto che li avrebbe portati in Grecia e di aver subìto abusi e violenze da parte della polizia italiana nel corso della procedura di riammissione. Sono stati privati in modo arbitrario della libertà personale e trattenuti all’interno di un vano tecnico, privo di finestre e di servizi igienici, talmente piccolo da doversi alternare per restare seduti in terra”.

“Nei momenti che hanno preceduto la chiusura del suddetto vano – continua la nota – uno di loro è stato colto da una crisi epilettica ed è stato portato fuori dal traghetto solo dopo insistenze e proteste da parte dei suoi compagni di viaggio che gli hanno prestato un primo soccorso, prevenendone il soffocamento. Successivamente soccorso da un’ambulanza, è stato trasferito in ospedale dove è stato ricoverato. I sei richiedenti asilo sono stati trattenuti per tutta la durata del viaggio, circa 12 ore, in condizioni inumane e degradanti, al freddo, senza ricevere né cibo né acqua”. 

Come si è appreso successivamente, dopo essere arrivati nel porto di Igoumenitsa in Grecia, “sono stati ulteriormente trattenuti per 24 ore in un luogo fatiscente e dallo spazio ristretto nonché privo di qualunque misura che garantisse un adeguato distanziamento, insieme ad altri cittadini stranieri, senza che potessero comunicare ai familiari e alle associazioni dove si trovassero e senza che l’UNHCR – cui la situazione era stata segnalata – ricevesse informazioni dalle autorità italiane. La riammissione in Grecia è avvenuta in modo completamente informale senza la consegna di un provvedimento”.

Ancora una volta ai porti adriatici italiani, secondo Asgi, “sulla base di un accordo di riammissione bilaterale firmato da Italia e Grecia di dubbia legittimità costituzionale perché mai ratificato con legge di autorizzazione alla ratifica ai sensi dell’art. 80 Cost, si pongono in essere prassi illegittime, in violazione del diritto di asilo, sancito dall’art. 10 c. 3 Cost., e del principio di non respingimento, sancito anche dall’art. 33 della Convenzione di Ginevra”. “Ancora una volta vengono effettuate espulsioni collettive di cittadini stranieri richiedenti asilo, nella più completa informalità, senza consentire l’accesso ad un ricorso effettivo ponendo in essere anche trattamenti inumani e degradanti, in violazione di numerose norme nazionali, europee ed internazionali, quali gli artt. 2 (diritto alla vita), 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) e 13 (diritto ad un ricorso effettivo) Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, l’art. 4 Protocollo 4 della medesima Convenzione (divieto di espulsioni collettive) nonché degli artt. 1 (dignità umana), 2 (diritto alla vita), 4 (Proibizione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti), 18 (diritto di asilo), 19 (Protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione) e 47 (Diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale) della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea”, denuncia l’associazione.

“Se può essere riconosciuta agli Stati la possibilità di non consentire l’ingresso nel territorio nazionale di coloro che siano sprovvisti dei requisiti previsti dalla legge, è pur vero che questa espressione del principio di sovranità statale trova precisi limiti. Gli Stati hanno infatti l’obbligo di riconoscere, garantire e proteggere i diritti umani delle persone che si trovano sotto la propria giurisdizione nonché il dovere di rispettare le disposizioni nazionali e internazionali poste a tutela dei diritti umani”, conclude Asgi.

Pubblicato in Migrazioni

Si è insediato oggi a Forlì il nuovo Consiglio Direttivo di AICCON – Associazione Italiana per la Promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit, il Centro Studi promosso dall’Università di Bologna, dall'Alleanza delle Cooperative Italiane e da numerose realtà, pubbliche e private, operanti nell’ambito dell’Economia Sociale, con sede presso la Scuola di Economia e Management Campus di Forlì - Università di Bologna.

Il Consiglio Direttivo ha eletto Stefano Granata nuovo Presidente di AICCON e confermato Vice Presidente, Mauro Lusetti (Presidente Legacoop Nazionale).  Granata (Presidente di Confcooperative Federsolidarietà), già membro del CdA uscente, subentra a Gianfranco Marzocchi, in carica dal 2001.

Oltre al Presidente e al Vice-Presidente il nuovo Consiglio Direttivo di AICCON per il triennio 2021-2024 sarà composto da: Giuseppe Bruno (CGM - Consorzio Nazionale Gino Mattarelli), Anna Fasano (Banca Popolare Etica), Mattia Granata (Fondazione Ivano Barberini), Renato Lelli (A.G.C.I. – Associazione Generale Cooperative Italiane), Angelica Sansavini (Fondazione Cassa dei Risparmi Forlì) e Alberto Zambianchi (Presidente Unioncamere Emilia-Romagna e Presidente Ser.In.Ar.).

“Il nuovo Direttivo - ha dichiarato il neoletto Presidente Granata - si accinge con entusiasmo ad affrontare la sfida che intende arricchire il patrimonio di conoscenze che ha reso AICCON un vero faro culturale per il mondo dell’economia civile e della cooperazione, e soprattutto, stimolare e promuovere la costruzione di una visione condivisa capace di rilanciare un’idea di Paese più equo ed inclusivo.”  

Il Collegio dei Sindaci sarà composto da Fausto Bertozzi (Presidente), Libero Montesi e Aride Missiroli.

AICCON è parte di un network nazionale e internazionale di persone e istituzioni che, a partire dai propri soci, formano il suo nucleo di operatività. L'associazione è riuscita in questi anni a divenire un punto di riferimento scientifico grazie all'importanza delle iniziative realizzate ed alla continua attività di formazione e ricerca sui temi più rilevanti per il mondo della Cooperazione, del Non Profit e dell'Economia Civile, svolte in costante rapporto con la comunità accademica e le realtà del Terzo settore.

Pubblicato in Economia sociale
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