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Mercoledì, 20 Gennaio 2021

Nei giorni scorsi ASGI ha verificato che l'accertamento socio-sanitario dell'età di una persona trattenuta nel Centro per il Rimpatrio di Ponte Galeria di Roma, che si è dichiarata minorenne, è stato eseguito al di fuori della procedura stabilita dalla legge, senza il coinvolgimento della Procura della Repubblica che, a partire dal 6 maggio 2017, è l'unica titolare della procedura per tali verifiche .

L'8 gennaio 2020 è stata perciò inviata una lettera alla Questura, alla Procura della Repubblica e al Tribunale di Roma, oltre che al Garante Nazionale per i diritti delle persone private della libertà personale,  al Garante Nazionale per l'Infanzia e l'adolescenza  e ai garanti regionali  per segnalare il caso, chiedendo  di vigilare sul rispetto delle garanzie riconosciute dall'ordinamento in favore dei minori stranieri non accompagnati, esposti al concreto rischio di una generalizzata indebita compressione dei diritti loro spettanti.

"Esprimiamo preoccupazione per l'attuazione di tale prassi di identificazione, che appare lesiva del diritto del minore e in contrasto con la normativa italiana che prevede una serie di specifiche e inderogabili tutele e la cui corretta applicazione costituisce un presupposto essenziale affinché siano loro applicate le misure di protezione e assistenza previste".

In occasione della giornata internazionale dei migranti ASGI lancia l'allarme sulle attività di respingimento messe in pratica da Frontex e ne chiede l'immediata interruzione. 

A seguito delle accuse mosse nei confronti dell'Agenzia da un'inchiesta condotta da diversi giornalisti, che “dimostrava la complicità di Frontex in una serie di episodi di respingimento verso la Turchia nel mare Egeo, diversi europarlamentari hanno richiesto le dimissioni del direttore Fabrice Leggeri il quale - in audizione presso la Commissione LIBE il 1 dicembre - ha negato qualsiasi coinvolgimento dell'agenzia e del suo personale negli episodi di respingimento”. 

Eppure la pratica illegale di violenti respingimenti di migranti che si sono verificati per molti mesi alle frontiere esterne dell'UE - in piena impunità è dettagliatamente descritta nelle 1500 pagine del Libro nero sui respingimenti collettivi, reso noto oggi e compilato da una Rete di monitoraggio presente alle frontiere.

In una nota di approfondimento ASGI cerca di delineare “il controverso ruolo di Frontex e il regime di impunità nel quale gravita l'Agenzia evidenziando i principali punti critici presenti nel mandato di Frontex e nel suo operato: un rischio elevato di violazioni dei diritti fondamentali particolarmente evidenti nell'ambito della sorveglianza della frontiera marittima; l'opacità circa il concreto funzionamento delle operazioni di Frontex; la scarsa trasparenza in merito ai mezzi utilizzati e soprattutto in merito alla catena di comando delle operazioni alle frontiere europee con una conseguente allarmante tentativo di deresponsabilizzazione dei funzionari europei operanti nell'agenzia di frontiera”.

A fronte di quanto emerso dalle inchieste giornalistiche e dalla successiva audizione, ASGI richiede: “l'interruzione immediata da parte di Frontex di qualunque attività di respingimento alle frontiere marittime; l'interruzione da parte di Frontex di qualsiasi forma di complicità operativa con le autorità dei Paesi Membri e dei Paesi Terzi che attuano violazioni dei diritti fondamentali dei cittadini stranieri, quali ad esempio respingimenti collettivi; la messa in atto da parte di Frontex e delle istituzioni UE di meccanismi giurisdizionali effettivi, indipendenti ed efficaci al fine di permettere di contestare le violazioni dei diritti fondamentali da parte dell'Agenzia e del suo personale”.

In attesa che vengano attivati meccanismi efficaci di controllo e accountability, ASGI chiede “la cessazione di qualunque attività di Frontex, che si è dimostrata – ancora una volta – complice di gravissime violazioni dei diritti fondamentali delle persone in movimento”. 

 

Stop alle violazioni nel funzionamento degli hotspot. È questo l'appello lanciato da ASGI, CILD, Indiewatch e Actionaid, che dopo una permanenza a Lampedusa per il progetto 'In Limine', hanno riscontrato irregolarità nell'organizzazione dei centri di prima accoglienza. Violazioni che, secondo le associazioni, sembrerebbero anticipare aspetti che il decreto Salvini legalizzerà a tutti gli effetti.

"La politica europea negli ultimi anni- spiega l'avvocato ASGI, Salvatore Fachile- ha sperimentato una serie di primi blocchi dei flussi migratori, politica iniziata da Minniti e portata avanti da Salvini. Nessuna inversione di rotta dunque, in quanto l'Italia si sta comportando solo da Paese vassallo seguendo la linea delle Commissione Europea che dal 2016 sceglie di agire in questo modo. Salvini e Minniti hanno dunque tentato di anticipare delle norme future sulle frontiere, poiché al momento c'è un vuoto legislativo in materia, che comporta che agli stranieri venga fornita solo un'assistenza primaria".

Per quanto riguarda gli aspetti legali, invece, secondo le associazioni i cittadini stranieri non vengono minimamente seguiti e indirizzati: "Con il 20% delle persone che arrivano, perché l'80% rimane in carcere libico - aggiunge ancora l'avvocato Fachile - vengono applicate procedure velocissime in cui la commissione si reca negli hotspot incontrando i richiedenti asilo, che non vengono né avvisati, né preparati all'incontro. In quell'occasione la commissione valuta i richiedenti, che in caso di rifiuto hanno solo 15 giorni per impugnare il diniego, altrimenti si viene espulsi". 

"Sono stati fatti firmare documenti di rinuncia alla richiesta d'asilo che venivano presentati ai migranti come pratiche per il trasferimento. A Lampedusa non serve solo assistenza sanitaria, ma legale, perché gli ospiti dichiarano di sentirsi abbandonati a loro stessi, in un grande carcere all'aperto, senza possibilità di ricevere aiuto", spiega Sami Aidoudi, mediatore culturale.

La denuncia delle associazioni è chiara: i cittadini stranieri degli hotspot hanno subìto svariate violazioni dei loro diritti, che potrebbero però diventare legge con il decreto Sicurezza.

Gli illeciti non farebbero riferimento solo a una scarsa informazione sull'andamento della pratica legale per l'ottenimento della protezione, ma anche su una prassi che il dl Sicurezza regolamenta nell'art. 7-bis, relativo al rifiuto automatico della domanda di protezione internazionale per coloro che provengono da paesi ritenuti 'non a rischio'. 

"Numerosissimi cittadini tunisini- ha dichiarato Adelaide Massimi, operatrice legale progetto "In limine" - hanno raccontato che chi veniva da paesi a rischio veniva incanalato subito per ricevere la protezione internazionale, mentre per i paesi non ritenuti a rischio venivano posti veti nel fare la domanda. Abbiamo riscontrato una totale assenza di valutazione caso per caso delle persone da rimpatriare e un'assenza di tutela anche per quanto riguarda i minori, tenuti negli hotspot per diversi giorni in situazioni di promiscuità con adulti". 

Se il decreto Salvini dovesse diventare legge, quindi, la domanda presentata da un richiedente proveniente da un Paese di origine sicura verrebbe valutata attraverso la procedura accelerata in frontiera, che la giudicherebbe "manifestamente infondata". Se prima la procedura accelerata spettava solo ai sospettati di fare la domanda di protezione internazionale per ragioni strumentali, oggi è l'inverso, e si presume quindi che tutti facciano domanda strumentale, lasciando ai cittadini stranieri il compito di dimostrare che hanno bisogno, nonché diritto di restare nel suolo italiano. Compito davvero arduo per chi arriva in paese straniero e non conosce nemmeno la lingua.

 "Contestiamo fortemente sia il trattenimento negli hotspot, in quanto provvedimento in contrasto con l'articolo 13 della Costituzione, che stabilisce l'inviolabilità della libertà personale, sia l'impossibilità di chiedere la protezione internazionale per chi proviene da paesi non a rischio- afferma Lucia Gennari, avvocato ASGI- Ci opponiamo a queste misure di espulsione collettiva, ricordando che anche la Corte europea dei diritti dell'uomo le vieta. Metteremo in campo diverse misure contro queste misure incostituzionali".

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