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Domenica, 16 Maggio 2021

 Il completamento dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep), l’adozione di un piano d’azione nazionale per l’economia sociale e la creazione di una Rete di protezione sociale: sono le principali proposte avanzate dal Forum del Terzo Settore nell’ambito della discussione sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Questi temi sono stati oggetto dell’incontro che si è svolto lunedì scorso tra il Governo e il Forum che ha partecipato con una delegazione composta dalla portavoce Claudia Fiaschi, dal coordinatore della Consulta del Volontariato Enzo Costa, dal coordinatore della Consulta APS Giancarlo Moretti e dalla coordinatrice della Consulta Impresa Sociale Eleonora Vanni, insieme al direttore Maurizio Mumolo.

“Dopo il Covid l’Italia dovrà rinascere, ricostruire la propria identità sia dal punto di vista economico che sociale, e per farlo avrà bisogno del Terzo settore, dei suoi valori, competenze e insediamento territoriale – afferma Enzo Costa -. L’occasione del Recovery plan può servire a creare una rete di protezione sociale nazionale che possa connettere il Terzo settore con le istituzioni pubbliche per dare risposte ai bisogni dei cittadini e delle comunità”.

“Le associazioni di promozione sociale, duramente colpite dagli effetti della crisi – commenta poi Giancarlo Moretti – sono comunque al lavoro in questa delicata fase per dare aiuto con numerosissime iniziative di solidarietà e difendere la coesione sociale nel postpandemia. È quanto mai necessario completare l’implementazione dei Livelli essenziali delle prestazioni con una dotazione finanziaria adeguata”.

“I protagonisti della ripartenza del paese possono essere gli attori dell’economia sociale – sostiene infine Eleonora Vanni -. Ci sono le condizioni per lanciare un grande piano nazionale di sviluppo che consolidi l’impresa sociale e finanzi l’innovazione e lo sviluppo di associazionismo e volontariato. L’impresa sociale, la cui principale componente è la cooperazione sociale, è un soggetto economico che mette insieme lavoro, produzione di ricchezza economica, coesione sociale e sviluppo del territorio e, dunque, deve essere presente in tutte le misure previste nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”.

Stop ai 35 euro per immigrato: la cifra si riduce a un minimo di 19 fino a un massimo di 26 euro. È quanto viene reso noto dall'ufficio stampa del ministro Matteo Salvini. 

Secondo la proposta del governo "Si spenderà per i migranti la stessa cifra che si spende per coloro che sono ricoverati in ospedale, verranno garantiti per tutti beni essenziali e servizi di base".  Niente assistenza psicologica e corsi di italiano, che spetteranno solo a chi otterrà la protezione internazionale. 

Cambiamenti anche sugli hotspot, i centri di prima accoglienza per gli immigrati appena sbarcati, che attualmente sono sempre aperti, e che si ridurranno a un presidio minimo fisso che si allargherà nel tempo fino a a un massimo di otto ore. "Pagare un hotspot aperto senza che ci siano ospiti è un lusso che non ci possiamo più permettere", ha detto il capo del dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione, Gerarda Pantalone. 

Sono previste inoltre "sanzioni severe fino alla revoca del contratto per chi si prende la responsabilità di fare accoglienza, ma non rispetta le regole".

"Chi vedeva l'immigrazione come una mangiatoia da oggi è a dieta- conclude Salvini- e sono convinto che molti finti volontari non parteciperanno più ai bandi perché non ci sarà più da mangiare".

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