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Mercoledì, 22 Settembre 2021

La situazione di incertezza sui tempi e sulle modalità della ripresa economica, legata al persistere dell'emergenza sanitaria, trova conferma nelle preoccupazioni dei lavoratori dipendenti circa la possibilità di conservare il proprio posto di lavoro, la difficoltà di ritrovare una nuova occupazione in tempi ragionevoli e che mantenga invariate qualifica e retribuzione.

È quanto emerge dai risultati del primo report di #FragilItalia, l’osservatorio di AreaStudi Legacoop nato dalla collaborazione con IPSOS e Centro studi di Unioncamere Emilia-Romagna, che, attraverso lo strumento dell’indagine di opinione e del ricorso ai più recenti e affidabili dati disponibili, intende monitorare l’evoluzione dei principali fenomeni sociali ed economici che segnano questa fase della storia italiana.

Il 23% del campione del sondaggio ritiene probabile di perdere il posto di lavoro e il 18% che l’azienda in cui lavora sia costretta a chiudere. Rispetto al dato medio di chi teme di perdere il lavoro, le categorie che più avvertono questo rischio sono il ceto popolare (46%), gli under 30 (31%), le donne (27%). Parallelamente, a fronte del 18% che complessivamente lega questa probabilità alla chiusura della propria azienda, il ceto popolare registra un 43% e le regioni del Sud e insulari il 23%.

In caso di perdita del posto di lavoro o di chiusura dell’azienda, l’80% (89% di chi vive nel Nord Ovest, 88% nel Nord Est e nella fascia di età 31-50 anni) cercherebbe nuovamente lavoro come dipendente (il 47% nello stesso settore, il 32% in un settore diverso), mentre il 12% sarebbe propenso ad avviare un’attività imprenditoriale (17% per il ceto popolare, 16% nel Centro Nord) e il 9% si ritirerebbe.

I principali timori nella ricerca di una nuova occupazione risultano l’età avanzata (55%), il doversi accontentare di un contratto a termine o precario (44%), dover accettare uno stipendio più basso (39%), la contrazione del mercato del lavoro (34%), dover accettare un demansionamento (23%).

Caute le aspettative circa la possibilità di ritrovare un’occupazione che consenta di mantenere invariate qualifica e retribuzione. Il 61% ritiene probabile trovare un nuovo lavoro con una qualifica e uno stipendio più bassi (il 66% nel Nord Ovest e il 65% nel Ceto Medio Basso), il 54% con livelli invariati (70% tra gli Under 30, 60% al Centro Nord). È invece del 26% la percentuale di coloro che pensano di trovare un posto con livelli di qualifica e di stipendio più alti (40% per gli under 30).

Nell’ambito della rilevazione è stato anche effettuato un focus su chi, al momento attuale, è in cerca di occupazione. Risulta che il 57% ha perso l’occupazione dallo scoppio della pandemia (per il 39% lavoratori dipendenti, per il 18% lavoratori autonomi), mentre il 39% era inoccupato già prima del Covid. Lunghi i tempi necessari a trovare un nuovo lavoro: tra gli 8 e i 9 mesi in media. In dettaglio, il 44% sta cercando lavoro da più di un anno (72% per gli over 50, 55% per la fascia di età 31-50), il 29% da 3 mesi ad 1 anno (56% nel Centro Nord, 42% per gli Under 30), il 26% da meno di 1 mese a 3 mesi (45% per gli Under 30, 40% al Nord Est). In prospettiva, il 53% ritiene probabile trovare un lavoro entro la fine del 2021, il 30% entro 6 mesi, l’11% entro 3 mesi, il 3% entro 1 mese.

“Le cooperative italiane sono radicate nel territorio e, come molte piccole e medie imprese che costituiscono il nostro tessuto produttivo, vivono in simbiosi con le comunità che le circondano” – commenta Mauro Lusetti, Presidente di Legacoop nazionale – “durante questo anno di emergenza dove e quando possibile hanno continuato a operare in particolare nei settori essenziali per fornire assistenza e sanità, consumi e servizi ai cittadini. Abbiamo quindi avvertito con preoccupazione il crescere di una questione sociale connessa alle conseguenze economiche della crisi. Il Progetto FRAGILITALIA deriva proprio dalla volontà di tenere sotto osservazione la preoccupante faglia che si sta allargando fra le ormai tradizionali fratture che segnano l’Italia. La questione lavoro, in questo senso, è certamente la prima preoccupazione: donne, giovani, aree periferiche reali o metaforiche, profili meno garantiti o meno istruiti, su di loro è già ricaduto il colpo più pesante della crisi. Occorre provvedere perchè la parte più fragile del nostro paese non diventi sempre più fragile; e, anzi, sia aiutata a rialzarsi per contribuire alla ripresa”.

Il quadro è completato da un’analisi della variazione degli occupati in Italia, in relazione alla classificazione delle aree interne e della densità abitativa, nel periodo gennaio-settembre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, frutto di una elaborazione effettuata su dati Istat, Infocamere e Inps. A partire dal dato medio totale di una contrazione degli occupati pari al -2,0%, l’analisi evidenzia, in relazione alle aree interne, come le aree periferiche e ultraperiferiche registrino un calo maggiore (-3,6%), mentre le aree di polo e cintura e le aree intermedie si collocano sotto al dato medio, registrando cali, rispettivamente, dell’1,9% e dell’1,7%.

Rispetto alla densità abitativa, le aree scarsamente popolate registrano una contrazione dell’occupazione del 3,0%, a fronte di un -1,9% delle aree densamente popolate e di un -1,6% di quelle a densità intermedia.

 

“Anche quest’anno l’Alleanza celebra distanza l’8 Marzo, per il perdurare degli effetti della Pandemia, che continua a preoccuparci e a incidere pesantemente sulla vita personale, sociale economica in particolare delle donne. Vengono via via confermati i dati che temevamo rispetto all’impatto del Covid: a livello nazionale il 54% delle donne ha subito una perdita di reddito, alcune sino al 50%, mentre tra le persone che hanno perduto il lavoro nel 2020 le donne rappresentano il 70%. Le donne italiane sono più povere, più precarie e sovraccaricate da attività di cura! – afferma il Presidente Lusetti, anche a nome dei Co Presidenti Gardini e Schiavone- “Come movimento cooperativo intendiamo guardare al futuro impegnandoci concretamente in progetti ed azioni che opportunamente inseriti nel New Generation EU, come già ampiamente ribadito alle istituzioni, devono accompagnare il Paese ad un cambio di rotta non più procrastinabile, nel pieno rispetto dell’Agenda 2030, con particolare riferimento al Goal 5.”

“E’ l’occasione per ripensare percorsi più inclusivi, equilibrati e consapevoli della partecipazione di tutti, le donne in primis, per costruire un nuovo paradigma sociale e intervenire tempestivamente per ripensare il futuro, avere una visione di comunità, di sanità, di qualità della vita, di economia, di relazioni, ma soprattutto di lavoro.” Afferma Anna Manca Presidente della Commissione Donne e parità dell’Alleanza – “Come abbiamo avuto modo di scrivere alla Ministra Bonetti, se il tema delle infrastrutture, della connettività digitale quanto fisica è importante, altrettanto lo sono le infrastrutture sociali, ovvero la diffusione e l’accessibilità a servizi educativi, sociali, culturali, di housing quali opportunità e risorse senza le quali non vi sarà efficacia per le misure volte ad incentivare occupazione femminile, autonomia economica.”

“Il sostegno all’autoimprenditorialità rappresenta altresì uno dei settori strategici per il raggiungimento di un pieno empowerment femminile anche nel contesto lavorativo, specie se giovanile. Un presenza significativa la cooperazione al femminile che, con riferimento ai dati dell’Alleanza delle cooperative italiane, rappresenta oltre 10.000 imprese ( 34,2% del totale delle cooperative associate).” prosegue Annalisa Casino Co Presidente della Commissione” Guardiamo con speranza alle workers buy out che potranno avere importanti sviluppi specie alla luce di recenti provvedimenti. Riteniamo strategico affrontare in maniera strutturale, con il coinvolgimento di tutte le agenzie competenti, il tema del Digital Division in ottica di genere per rendere competitive le imprese femminili.”

“Affatto trascurabile il tema del lavoro agile “ conclude Sandra Miotto altra Co Presidente” se questa pandemia ha costretto molte imprese all’adozione del lavoro a distanza, abbattendo barriere fino a ieri apparentemente insormontabili, ci ha posto di fronte all’eterno problema della necessità di una maggiore condivisione dei carichi di cura tra uomini e donne, giacchè permane la figura femminile a gestire prevalentemente carichi di lavoro e di cura, in solitudine e in una sorta di segregazione, compresa l’assistenza, oggi più complessa, dei genitori anziani e soli. I congedi parentali vedono come sempre una selezione tra padre e madre lavoratore, sulla base di stereotipi ancora fortemente radicati e su una valutazione economica che visto il gender gap salariale, previlegerà la scelta delle figure materne lavoratrici a fermarsi. “

 

“Realizzare il piano vaccinale anche nei luoghi di lavoro rappresenta una tappa imprescindibile del percorso di uscita dalla pandemia. Sul tema non si può essere vaghi o equivocabili. Per questo chiediamo al Governo la disponibilità di vaccino per procedere con una campagna ad ampio spettro, garantendo tutto il supporto possibile, da parte dell’Alleanza delle Cooperative e delle imprese che rappresentiamo, per mettere a disposizione, se necessario, spazi e strutture per effettuare le vaccinazioni in sicurezza nei luoghi di lavoro”.

A dirlo è Mauro Lusetti, Presidente dell’Alleanza delle Cooperative, anche a nome dei Copresidenti Maurizio Gardini e Giovanni Schiavone, nel corso dell’incontro con il Governo sul funzionamento dei protocolli di sicurezza e sulla campagna vaccinale nei luoghi di lavoro.

“Poiché riteniamo condivisibile l’obiettivo di porre la salute pubblica davanti a tutto, confermato anche dalle attuali scelte del governo con importanti limitazioni alla libertà personale, chiediamo -aggiunge il Presidente dell’Alleanza delle Cooperative- che la vaccinazione non sia un’opzione, ma un obbligo per i lavoratori, almeno per quelle categorie che consideriamo più sensibili, come, ad esempio, gli operatori sanitari, socio-sanitari, socio-assistenziali, insegnanti. Le imprese non possono essere lasciate sole nella gestione di questo problema, per una questione di giustizia e di equità nei confronti di tutte quelle persone che decidono di vaccinarsi per puro senso civico e di responsabilità”.

La previsione di obbligatorietà della vaccinazione, secondo l’Alleanza delle Cooperative, “avrebbe ancor più valore se assunta dalle parti sociali modificando il Protocollo del 23 aprile 2020, riconoscendo il vaccino come un’evoluzione della tecnologia e della ricerca efficace per contenere il rischio di infezione, anche nei luoghi di lavoro”.

“In ogni caso- conclude Lusetti- continueremo, ancora con più forza, a promuovere e sensibilizzare tutti i lavoratori sull’importanza della vaccinazione, eventualmente aderendo anche ad una campagna unitaria promossa dal Governo e da tutte le parti sociali che dia il segno dell’unitarietà di intenti che già in passato ci ha contraddistinto su questi temi”.

Uno strumento per risolvere crisi aziendali, favorire passaggi generazionali, garantire la conservazione del patrimonio aziendale e del know-how tecnico e produttivo. Le tre centrali cooperative Agci, Confcooperative e Legacoop hanno sottoscritto un accordo con le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, per promuovere la diffusione e il consolidamento dei workers buy out cooperativi, in applicazione degli impegni presi nell’Accordo Interconfederale del 2018. 

L’Italia è uno dei paesi che registra il maggior numero di soluzioni alle crisi attraverso  esperienze di workers byout, trasferimenti di aziende a rischio chiusura a favore di cooperative costituite dai dipendenti che ne rilevano l’attività. 

Oltre alla soluzione di crisi, il WBO può essere di particolare aiuto per risolvere difficoltosi ricambi generazionali (specie se la proprietà è in mano a una famiglia), situazioni legate alla necessità di utilizzare i beni confiscati alla criminalità organizzata, ma anche l’ipotesi di aziende i cui titolari intendano trasferirle ai lavoratori a prescindere dalla sussistenza di uno stato di crisi e, più in generale, garantire una soluzione di forte coinvolgimento dei lavoratori nella vita e nella gestione dell’impresa, realizzando concretamente il protagonismo del lavoro.  

Le centrali cooperative e i sindacati intendono promuovere i WBO come strumento di democrazia economica e di partecipazione diretta dei lavoratori  per scongiurare la perdita di occupazione, riducendo il ricorso agli ammortizzatori , dando continuità alla impresa e generando un aumento del gettito fiscale per vie delle entrate derivanti da imposte e oneri previdenziali corrisposti dalla nuova impresa. 

L’accordo prevede la nascita di un Tavolo di confronto nazionale permanente per monitorare l’andamento delle situazioni aziendali che potenzialmente potrebbero essere inserite in un percorso di workers buyout promuovendo la formula dell’impresa recuperata dai lavoratori organizzati in cooperativa come possibile soluzione dei negoziati aperti presso i “tavoli di crisi”.  Centrali cooperative e sindacati hanno, inoltre, messo a punto un vademecum che rappresenta una guida esplicativa a supporto delle iniziative che congiuntamente nei diversi settori e nei diversi territori le parti sociali decideranno di mettere in campo”. 

Durante il primo lockdown il 78% ha fermato o dimezzato la propria attività. Il 41% prevede una riduzione delle entrate per il 2020 superiore al 50%. Il Covid-19 sta colpendo duramente anche il Terzo Settore.

È quanto emerge dall'indagine, condotta da Italia Non Profit, su 1.378 enti. Per oltre la metà di associazioni, cooperative sociali, fondazioni, onlus o consorzi, la pandemia sta incidendo negativamente in particolare sulle attività istituzionali e sulle raccolte fondi. Il blocco delle attività istituzionali, cioè quelle rivolte ai cittadini, ha riguardato in maniera trasversale tutti i settori: il 30% degli intervistati ha dichiarato un blocco nella attività formative ed educative; il 28,4% ha dovuto sospendere le iniziative dedicate al tempo libero e alle attività culturali; il 18,7% ha dovuto bloccare l’assistenza alle persone.

A farne le spese non solo le persone, spesso fragili, a cui le attività sono rivolte. Ma anche i dipendenti di questi enti. Il 30% delle realtà che hanno risposto sostengono che dal 20 al 50% dei propri dipendenti rischiano il posto di lavoro. Per ora il 38,5% degli enti è ricorso alla cassa integrazione per fronteggiare la crisi. Gli effetti della pandemia incide anche sulle attività di raccolta fondi: infatti solo il 7% dei rispondenti dichiara una crescita delle entrate da raccolta fondi rispetto al 2019.

Per continuare ad operare gli enti hanno necessità di fondi, formazione specifica per la gestione di pandemie e supporto nell’utilizzo di strumenti digitali. Anche perché il 54,2% non ha risorse per finanziare una propria trasformazione digitale.

I dati completi dell'indagine sono consultabili sul portale “Non Profit_Philanthropy_Social Good Covid-19 Report 2020”, che racconta e illustra lo stato degli enti non profit italiani in relazione all’emergenza sanitaria e gli aiuti a supporto del Terzo Settore messi in campo da fondazioni ed enti filantropici. Il portale è un vero e proprio Data Hub, in costante aggiornamento, accessibile e gratuito che permette di comprendere attraverso dati, mappe e testimonianze quali sono le necessità delle organizzazioni non profit, di conoscere le azioni realizzate dalla filantropia a sostegno degli enti, e di ascoltare le visioni sul futuro del settore. Per tutto il 2021 verranno inoltre attivati tavoli permanenti di confronto tra enti, fondazioni ed enti filantropici per discutere del futuro, esprimere desiderata e progettare strategie.

 (Fonte: Redattore Sociale)

“Garantire alle persone con disabilità un pieno esercizio dei loro diritti, nel segno dell’inclusione e della partecipazione sul piano sociale ed economico, è un obiettivo che un paese che voglia dirsi veramente civile deve perseguire con tutte le sue forze”.

A dirlo è il Presidente dell’Alleanza delle Cooperative, Mauro Lusetti, anche a nome dei Copresidenti Maurizio Gardini e Giovanni Schiavone, in occasione della Giornata internazionale per i diritti delle persone con disabilità.

“L’impegno del mondo cooperativo rappresentato dall’Alleanza -sottolinea Lusetti- si sostanzia nell’attività quotidiana delle cooperative sociali, attive in questo campo su due fronti: quello dell’inserimento lavorativo, garantendo a circa 20mila persone con disabilità la possibilità di svolgere un lavoro, e quindi la dignità di una vita economicamente e socialmente autonoma; e quello dei servizi di assistenza, erogando servizi di qualità ed impegnandosi per un lro costante rinnovamento in linea con l’evoluzione dei bisogni e degli strumenti”.

“L’auspicio -conclude il Presidente dell’Alleanza- è che soprattutto in un momento come questo, in cui nessuno deve essere lasciato indietro, a partire dalle persone più deboli, venga assicurato un pieno ed effettivo coinvolgimento dei soggetti che rappresentano le persone con disabilità nella progettazione di servizi che rispondano al meglio alle loro reali esigenze di assistenza”. 

A ottobre 2020, la perdita di fatturato delle cooperative associate a Legacoop Produzione e Servizi, dovuta al Covid, è stata in media del 17%, con punte superiori al 30% nel trasporto persone (-36,6%) e nella ristorazione (-33,7%) e effetti più contenuti nell’area pulizie, igiene e facility management che ha registrato un calo del 4,3% nei primi dieci mesi dell’anno. L’82% delle cooperative ha fatto ricorso ad ammortizzatori sociali.

Sono i dati di una analisi di Legacoop Produzione e Servizi, condotta su un campione di 155 cooperative, rappresentativo del 50% del fatturato complessivo delle associate e di oltre il 60% dell’occupazione.

L’emergenza sanitaria ha interrotto il ciclo positivo registrato nel biennio 2018-2019. Le 2400 cooperative associate, che danno lavoro a 154.000 persone (+2% nel 2019) di cui circa l’80% soci lavoratori,  nel 2019 hanno sviluppato un valore della produzione di 16,53 miliardi di euro (+2,5%).

Ripresa degli investimenti interni e strategie della cooperazione per superare la crisi dovuta a pandemia e lockdown saranno i temi al centro della prima Assemblea di mandato di Legacoop Produzione e Servizi, che si terrà in modalità online, in ottemperanza alle ultime disposizioni del governo in materia di contrasto alla diffusione del coronavirus.

“La situazione delle imprese è estremamente delicata, occorre con urgenza mettere a terra gli investimenti annunciati dal governo. Bisogna passare dalle parole ai fatti, far ripartire il mercato interno, dare fiato alle imprese e sostenere il lavoro. Bisogna uscire dalla logica dei bonus, adatti alla fase più acuta della pandemia, e rimettere in moto l’economia reale del Paese – dichiara Carlo Zini, presidente di Legacoop Produzione e Servizi – La cooperazione di lavoro e dei servizi è pronta a fare la sua parte, grazie alla capacità di dare una risposta integrata ai bisogni, a cominciare da sanità e scuola, e di tutelare la qualità del lavoro di soci e dipendenti e la coesione sociale delle comunità”.

L’Assemblea di Legacoop Produzione e Servizi si terrà il 27 ottobre 2020 e sarà aperta da una tavola rotonda online che vedrà la partecipazione di: Roberto Gualtieri, ministro dell’Economia; Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna; Mauro Lusetti, presidente nazionale di Legacoop; Maurizio Landini, segretario generale della Cgil; Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol; Gianmaria Balducci, presidente di Cefla e candidato alla presidenza di Legacoop Produzione e Servizi.

Nella mattinata ci saranno i videomessaggi di saluto di Paola De Micheli, ministra delle Infrastrutture e Trasporti e di Lucia Azzolina, ministra dell’Istruzione.

I lavori della parte pubblica dell’assemblea, in programma la mattina del 27 ottobre, si potranno seguire in diretta streaming sul sito https://legacoop.produzione-servizi.coop/ , sul canale YouTube e sulla pagina Facebook dell’associazione.

In occasione della Giornata Internazionale della Cooperazione 2013 l’assessore provinciale alla sanità, famiglia e politiche sociali Richard Theiner ha fatto visita alla cooperativa sociale Oasis, cooperativa bolzanina che si occupa di inserimento lavorativo di persone svantaggiate da ormai più di vent’anni. Theiner ha sottolineato l’importanza di Oasis ed ha lodato il lavoro della cooperativa che attualmente offre un’occupazione a 24 persone svantaggiate.

L’assessore Theiner su Oasis: “Non contano solo i numeri, conta anche l’aspetto umano e lì state facendo un ottimo lavoro”. In occasione della Giornata Internazionale della Cooperazione 2013 l’assessore provinciale alla sanità, famiglia e politiche sociali Richard Theiner ha fatto visita alla cooperativa sociale Oasis, cooperativa bolzanina che si occupa di inserimento lavorativo di persone svantaggiate da ormai più di vent’anni. Theiner ha sottolineato l’importanza di Oasis ed ha lodato il lavoro della cooperativa che attualmente offre un’occupazione a 24 persone svantaggiate.

Tra di esse vi sono persone con problemi di alcool, ma anche ex-carcerati o tossicodipendenti che solo difficilmente troverebbero lavoro sul libero mercato. Qui in Oasis, invece viene data loro non solo la possibilità di lavorare, ma anche uno stipendio dignitoso che va da un minimo di 980,00 euro a 1.500,00 euro al mese. “Il ricollocamento di queste persone sul libero mercato alla fine del progetto di inserimento si rivela sempre più difficile”, affermano Giulia Failli, direttrice  e Federico Pietrobelli presidente della cooperativa Oasis: “Anche perché molti dei nostri lavoratori hanno già un’età avanzata e Oasis per loro è anche un mezzo per arrivare alla pensione.”

 

Giardinaggio, raccolta differenziata, gestione di un bar e di impianti sportivi, consegne porta a porta, noleggio bici, servizi ambientali , raccolta differenziata,  e montaggio di strutture removibili , questi i settori in cui Oasis è attiva con successo. Di recente la cooperativa ha ampliato la propria offerta proponendo alla propria clientela anche un servizio di costruzione e allestimento di set cinematografici. Anche in quest’ambito la cooperativa ha già avuto riscontri positivi - per l’allestimento delle scenografie del film “La migliore offerta “ del regista Giuseppe Tornatore, Oasis è stata  nomina al premio cinematografico nazionale “La Pellicola d’Oro”.

“È dal 2005 che la nostra cooperativa vanta ogni anno un bilancio positivo”, ha sottolineato la direttrice Giulia Failli aggiungendo che anche il valore della produzione, che nel 2012 ammontava a 2.262.000 Euro, negli ultimi anni ha registrato un costante aumento. Infine, gli esponenti di Oasis hanno lodato l’introduzione della clausola sociale per ciò che riguarda gli appalti pubblici, chiedendo però una maggiore sensibilità da parte degli enti pubblici appaltanti verso questa possibilità.

Redazione

@nelpaeseit

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