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Venerdì, 14 Dicembre 2018

"A delle domande sociali il governo ha deciso di dare una risposta penale, utilizzando strumenti giudiziali per creare il consenso", queste le parole di Claudio Paterniti Martello, dell'associazione Antigone, in merito al decreto legge Sicurezza, approvato al Senato lo scorso 7 novembre. 

"È un decreto a cui noi ci siamo opposti in maniera chiara, netta e totale - aggiunge - Non c'è nulla di positivo, è stato emanato in nome di un'emergenza che non esiste, come possiamo leggere dagli stessi dati pubblicanti dal Ministero dell'Interno, secondo cui i reati sono in netto calo negli ultimi anni". 
 
"Il reato di accattonaggio e l'inasprimento delle pene per gli occupanti- continua- sono elementi che ci preoccupano. La società verrà resa più insicura, anche grazie a tutti i provvedimenti presi in materia di immigrazione. 
I cittadini stranieri potranno cadere nel circuito deviante e criminale molto più facilmente, ecco perché la nostra opinione su questo decreto è che sia ingiusto e produca solo più insicurezza. Si tratta di un'espressione avanzata e forte del populismo penale, in cui vengono individuati alcuni nemici, tra cui elemosinanti, clochard e migranti in condizione di vulnerabilità, alle cui domande sociali si risponde penalmente".
 
Secondo Paterniti Martello un ulteriore sovraffollamento delle carceri non ci sarà nell'immediato, ma posticipato nel tempo: "Tra la norma e la sua applicazione non è detto ci sia immediatezza, quello relativo al sovraffollamento delle carceri è un dato che misureremo nel corso del tempo. Sicuramente quando si inaspriscono le pene o si introducono nuovi reati, la situazione carceraria già delicata, ne risente".
 
E per quanto riguarda l'idea di sperimentare il Taser? "Il Taser è un'arma a tutti gli effetti - risponde- c'è un'inchiesta di Reuters che ha documentato che le vittime principali di questo strumento sono donne incinta, persone con problemi cardiaci, o problemi mentali. Verrà usato principalmente contro dei soggetti problematici, contro chi non si riesce a contenere, come ad esempio persone con patologie psichiatriche. Questo strumento è stato introdotto in fase sperimentale, ma ci si era prefissati lo scopo di capire prima quali fossero i rischi e le conseguenti precauzioni da prendere, invece non si è attesa la fine delle sperimentazioni che anche la polizia municipale ne è stata dotata. Ci troviamo di fronte a una procedura chiaramente non coerente, considerando che tra l'altro la polizia municipale dovrebbe occuparsi di viabilità, visto che a Roma ancora si muore mentre si attraversa la strada".
 
Paterniti Martello ha chiara la risposta da dare ai sostenitori del Taser come arma alternativa non letale alle armi da fuoco: "Si tratta di strumenti che andranno a sostituire i manganelli, non le armi da fuoco, che sono utilizzate in contesti diversi".
 
Un decreto che andrebbe riscritto, e non emendato, dunque: "La parte più preoccupante è quella che riguarda la protezione umanitaria e la fragilizzazione dello statuto dei migranti. Nei confronti di queste persone è stato prevista una privazione della libertà anche senza aver commesso alcun reato, con la scelta di trattenere negli hotspot gli ospiti per 30 giorni ai fini identificativi, ed eventuali altri 180, qualora non si riuscisse ad identificarli subito, per un totale di sette mesi. Non abbiamo dato dei consigli correttivi perché questo è un decreto che andrebbe riscritto tutto, è completamente sbagliato".
 
Antigone continuerà quindi a opporsi fermamente al decreto Sicurezza: "Cerchiamo di esprimere la nostra preoccupazione e il nostro allarme in tutti gli ambiti in cui possiamo farlo: politico, mediatico e accademico. Bisogna fare opposizione culturale, esprimendo le ragioni del garantismo penale", conclude Paterniti Martello.
 
 

Stop alle violazioni nel funzionamento degli hotspot. È questo l'appello lanciato da ASGI, CILD, Indiewatch e Actionaid, che dopo una permanenza a Lampedusa per il progetto 'In Limine', hanno riscontrato irregolarità nell'organizzazione dei centri di prima accoglienza. Violazioni che, secondo le associazioni, sembrerebbero anticipare aspetti che il decreto Salvini legalizzerà a tutti gli effetti.

"La politica europea negli ultimi anni- spiega l'avvocato ASGI, Salvatore Fachile- ha sperimentato una serie di primi blocchi dei flussi migratori, politica iniziata da Minniti e portata avanti da Salvini. Nessuna inversione di rotta dunque, in quanto l'Italia si sta comportando solo da Paese vassallo seguendo la linea delle Commissione Europea che dal 2016 sceglie di agire in questo modo. Salvini e Minniti hanno dunque tentato di anticipare delle norme future sulle frontiere, poiché al momento c'è un vuoto legislativo in materia, che comporta che agli stranieri venga fornita solo un'assistenza primaria".

Per quanto riguarda gli aspetti legali, invece, secondo le associazioni i cittadini stranieri non vengono minimamente seguiti e indirizzati: "Con il 20% delle persone che arrivano, perché l'80% rimane in carcere libico - aggiunge ancora l'avvocato Fachile - vengono applicate procedure velocissime in cui la commissione si reca negli hotspot incontrando i richiedenti asilo, che non vengono né avvisati, né preparati all'incontro. In quell'occasione la commissione valuta i richiedenti, che in caso di rifiuto hanno solo 15 giorni per impugnare il diniego, altrimenti si viene espulsi". 

"Sono stati fatti firmare documenti di rinuncia alla richiesta d'asilo che venivano presentati ai migranti come pratiche per il trasferimento. A Lampedusa non serve solo assistenza sanitaria, ma legale, perché gli ospiti dichiarano di sentirsi abbandonati a loro stessi, in un grande carcere all'aperto, senza possibilità di ricevere aiuto", spiega Sami Aidoudi, mediatore culturale.

La denuncia delle associazioni è chiara: i cittadini stranieri degli hotspot hanno subìto svariate violazioni dei loro diritti, che potrebbero però diventare legge con il decreto Sicurezza.

Gli illeciti non farebbero riferimento solo a una scarsa informazione sull'andamento della pratica legale per l'ottenimento della protezione, ma anche su una prassi che il dl Sicurezza regolamenta nell'art. 7-bis, relativo al rifiuto automatico della domanda di protezione internazionale per coloro che provengono da paesi ritenuti 'non a rischio'. 

"Numerosissimi cittadini tunisini- ha dichiarato Adelaide Massimi, operatrice legale progetto "In limine" - hanno raccontato che chi veniva da paesi a rischio veniva incanalato subito per ricevere la protezione internazionale, mentre per i paesi non ritenuti a rischio venivano posti veti nel fare la domanda. Abbiamo riscontrato una totale assenza di valutazione caso per caso delle persone da rimpatriare e un'assenza di tutela anche per quanto riguarda i minori, tenuti negli hotspot per diversi giorni in situazioni di promiscuità con adulti". 

Se il decreto Salvini dovesse diventare legge, quindi, la domanda presentata da un richiedente proveniente da un Paese di origine sicura verrebbe valutata attraverso la procedura accelerata in frontiera, che la giudicherebbe "manifestamente infondata". Se prima la procedura accelerata spettava solo ai sospettati di fare la domanda di protezione internazionale per ragioni strumentali, oggi è l'inverso, e si presume quindi che tutti facciano domanda strumentale, lasciando ai cittadini stranieri il compito di dimostrare che hanno bisogno, nonché diritto di restare nel suolo italiano. Compito davvero arduo per chi arriva in paese straniero e non conosce nemmeno la lingua.

 "Contestiamo fortemente sia il trattenimento negli hotspot, in quanto provvedimento in contrasto con l'articolo 13 della Costituzione, che stabilisce l'inviolabilità della libertà personale, sia l'impossibilità di chiedere la protezione internazionale per chi proviene da paesi non a rischio- afferma Lucia Gennari, avvocato ASGI- Ci opponiamo a queste misure di espulsione collettiva, ricordando che anche la Corte europea dei diritti dell'uomo le vieta. Metteremo in campo diverse misure contro queste misure incostituzionali".

Stop ai 35 euro per immigrato: la cifra si riduce a un minimo di 19 fino a un massimo di 26 euro. È quanto viene reso noto dall'ufficio stampa del ministro Matteo Salvini. 

Secondo la proposta del governo "Si spenderà per i migranti la stessa cifra che si spende per coloro che sono ricoverati in ospedale, verranno garantiti per tutti beni essenziali e servizi di base".  Niente assistenza psicologica e corsi di italiano, che spetteranno solo a chi otterrà la protezione internazionale. 

Cambiamenti anche sugli hotspot, i centri di prima accoglienza per gli immigrati appena sbarcati, che attualmente sono sempre aperti, e che si ridurranno a un presidio minimo fisso che si allargherà nel tempo fino a a un massimo di otto ore. "Pagare un hotspot aperto senza che ci siano ospiti è un lusso che non ci possiamo più permettere", ha detto il capo del dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione, Gerarda Pantalone. 

Sono previste inoltre "sanzioni severe fino alla revoca del contratto per chi si prende la responsabilità di fare accoglienza, ma non rispetta le regole".

"Chi vedeva l'immigrazione come una mangiatoia da oggi è a dieta- conclude Salvini- e sono convinto che molti finti volontari non parteciperanno più ai bandi perché non ci sarà più da mangiare".

"Il decreto comporta serie implicazioni per il diritto alla salute, sia rispetto alla possibilità di accedere pienamente al SSN, sia rispetto alle condizioni sociali che concorrono a determinare la salute fisica e mentale delle persone", è quanto si legge da una nota stampa del Tavolo Asilo Azionale in merito al decreto legge Salvini approvato ieri in Senato.

"In primo luogo- continua la nota- siamo preoccupati del passaggio dal permesso di soggiorno per motivi umanitari (pensato come clausola generale dalla precedente disciplina) ad un ristretto numero di permessi di soggiorno per "casi speciali", che rischia di far cadere in una condizione di irregolarità le circa 140.000 persone titolari di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, tra cui anche neomaggiorenni, esponendoli al rischio di povertà estrema, di marginalità e di devianza. Dei casi speciali, ci preoccupa che tali permessi di soggiorno siano configurati come autorizzazioni precarie, quasi sempre non rinnovabili e non convertibili, ad esempio, in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Questo significa che, dopo il primo anno di applicazione della nuova disciplina, si produrrà irregolarità e lavoro nero. Si va dunque generando, in nome della sicurezza, un inasprimento della disciplina del soggiorno che aumenterà l'illegalità, renderà più fragile la coesione sociale, renderà più difficile per le imprese reperire legalmente mano d'opera giovane e motivata, ad esclusivo vantaggio degli imprenditori disonesti e della criminalità organizzata. Il sistema di accoglienza pubblico Sprar viene sacrificato a favore dell’accoglienza straordinaria (CAS), che presenta standard di qualità oggettivamente inferiori a quelli dello SPRAR. Si diffondono così inoltre grandi centri d’accoglienza collettivi".

"Il decreto comporta serie implicazioni per il diritto alla salute- dichiarano le associazioni- sia rispetto alla possibilità di accedere pienamente al SSN, sia rispetto alle condizioni sociali che concorrono a determinare la salute fisica e mentale delle persone. Appare inoltre di estrema gravità lasciare che i bambini che arrivano in Italia con la propria famiglia rimangano senza una presa in caricoimmediata e un’accoglienza dedicata. Siamo invece convinti che non possa esservi davvero sicurezza senza la consapevolezza che, di fronte all’assenza di flussi di ingresso regolare e a un drastico calo degli sbarchi, occorre favorire al massimo l’integrazione e non avventurarsi in norme che rischiano di allargare l’irregolarità. Il Tavolo Asilo guarda dunque con grande preoccupazione al mancato senso di responsabilità istituzionale nelle politiche sull'immigrazione. In particolare consideriamo inutile e sbagliato impegnare risorse per l’allungamento della detenzione amministrativa degli stranieri, provvedimento che in passato ha già dimostrato di essere inefficace. Nel contempo le politiche di promozione dell'integrazione vengono sacrificate, sottraendo risorse umane e finanziarie. Per la stessa protezione internazionale sono previste procedure basate solo sulla celerità, che riducono lo spazio del diritto d’asilo, senza garantire un giusto procedimento e in molti casi senza nemmeno consentire l'ingresso del richiedente asilo sul territorio nazionale. Ci preoccupa anche l’aumento delle pene detentive motivate solo dalla irregolarità del soggiorno per coloro che sono stati respinti od espulsi. Infine ci preoccupa la grave involuzione di civiltà giuridica rispetto alle procedure per l'acquisto della cittadinanza. Appare infatti fortemente discriminatoria la decisione di determinare in ben 48 mesi il termine per la definizione delle domande di cittadinanza da parte di persone residenti in Italia già da molti anni".

"Purtroppo, con la votazione della fiducia, nessun dibattito in aula è stato possibile al Senato. Tuttavia continuiamo a sostenere che per il bene del Paese e la sicurezza di tutti non conviene aumentare l’irregolarità ma rafforzare i percorsi di integrazione", conclude la nota firmata da A Buon Diritto, Acli, Action Aid, Amnesty International Italia, Arci, Asgi, Avvocato di Strada, Casa dei Diritti Sociali. Centro Astalli, Cir, Cnca, Comunità di S. Egidio, Emergency, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Intersos, Medici Senza Frontiere, Medici per i Diritti Umani, Mèdicine du Monde Missione Italia, Oxfam Italia, Save the Children Italia e Senza Confine.

Per il prefetto Mario Morcone, direttore del Centro Italiano Rifugiati (Cir) il decreto: "non raggiungerà in nessun modo l’obiettivo che il legislatore si è posto: cioè più sicurezza nel nostro Paese. L’abolizione della protezione umanitaria creerà migliaia di irregolari che non potranno essere rimpatriati, se non in modo molto limitato. Lo smantellamento dello Sprar determinerà nuove forme di marginalità, derive di esclusione sociale che inevitabilmente renderanno più fragili le persone che arriveranno in Italia enfatizzando il rischio di conflitti e rendendoli permeabili a percorsi di radicalizzazione”. 

Molto aspre anche le critiche di Arci: "Una delle pagine più buie della storia repubblicana. Il fatto che avvenga nell’anniversario dell’emanazione delle leggi razziali (1938 – 2018) e abbia contenuti esplicitamente razzisti e discriminatori lascia davvero attoniti di fronte ad un Paese ed una classe politica che non sembra aver imparato nulla dalla sua storia".

Per l’Arci si tratta di un vero e proprio “manifesto culturale propagandistico di matrice leghista, al quale gli alleati 5 Stelle si sono completamente adeguati, un provvedimento che trasuda cattiveria e che rappresenta un veleno micidiale per la nostra società Nel passaggio in Commissione Affari Costituzionali il testo ha subito modifiche, proposte dal relatore leghista e dal governo, che ne hanno peggiorato pesantemente l’impianto già anti costituzionale. Il diritto d’asilo rischia di essere azzerato perché ogni richiedente asilo che arriva nel nostro Paese potrà essere accusato di presentare una domanda manifestamente infondata e quindi sottoposto a espulsione"

"La cancellazione del titolo di soggiorno per ragioni umanitari- spiega Arci- produrrà irregolarità, disagio  e conflitti. L’accoglienza dei richiedenti asilo, ossia di persone che nella quasi totalità dei casi hanno subito torture e violenze, viene relegata dentro la logica del confinamento, con l’idea dei “campi”: grandi strutture private con nessun rapporto con le comunità locali e l’amministrazione pubblica, con un approccio totalmente assistenziale (alla faccia dei profughi che sfruttano la “generosità italiana”) e con regole che attraggono soggetti profit, senza alcuna attenzione alle persone e al territorio. Un provvedimento che  verrà certamente censurato in gran parte dalla Corte Costituzionale e che otterrà palesemente l’effetto opposto a quello dichiarato".

Il Centro Astalli esprime invece "seria preoccupazione per il trattamento riservato alle persone migranti e richiedenti asilo in Italia nelle ultime settimane". "Ci pare importante ribadire che i diritti umani e civili ineriscono la persona e non il cittadino e che in quanto tali non sono soggetti a deroghe o violazioni- spiega l'associazione- anche se disposte da chi ha responsabilità di governo. La detenzione in Italia è regolata da norme chiare. In nessun caso si possono discrezionalmente stabilire misure restrittive per i migranti per il solo fatto di trovarsi sul territorio italiano.Ci pare particolarmente grave il clima generale di odio e di conflittualità che cresce a causa della criminalizzazione di uomini e donne che arrivano in Europa in cerca di una vita migliore. Reputiamo ancor più grave che rappresentanti istituzionali possano abbandonarsi a dichiarazioni ad effetto, che possono lasciare intendere una messa in discussione dei principi costituzionali e delle convenzioni internazionali alla base del nostro sistema democratico.

"Alla luce degli ultimi sviluppi relativi al caso dei migranti della nave Diciotti, il Centro Astalli chiede il rispetto della persona e dei diritti umani sempre e in ogni circostanza e invita il mondo politico e della comunicazione a non alimentare paure e tensioni sociali che ci rendono tutti più insicuri e per questo più influenzabili", concludono.

Parole di fuoco anche da Don Luigi Ciotti: "Ci sono frangenti della storia in cui il silenzio e l’inerzia diventano complici del male. Questo è uno di quelli. Le conseguenze della crisi economica si stanno manifestando come crisi di civiltà. Sulla paura e il disorientamento della gente soffia il vento della propaganda. Demagoghi scaltri e senza scrupoli si ergono a paladini del “popolo” e della “nazione” e acquistano di giorno in giorno consenso, additando nemici di comodo: erano le democrazie e gli ebrei al tempo del fascismo, oggi sono l’Europa e i migranti".

"Abbiamo colto questa prima occasione di confronto politico con il Ministero per rappresentare tutta la preoccupazione dei sindaci rispetto alle ricadute negative in termini di costi sociali che il decreto immigrazione rischia di avere sui territori”. Così Matteo Biffoni, delegato Anci all’Immigrazione e sindaco di Prato, commenta l’insediamento, avvenuto stamani al Viminale, del tavolo nazionale di coordinamento, presieduto dal sottosegretario Molteni.

"Prendiamo atto della disponibilità di collaborazione più volte ribadita stamattina dal sottosegretario Molteni e ci aspettiamo che a questa importante apertura seguano fatti concreti. Abbiamo chiesto, in particolare, di riconsiderare con attenzione gli emendamenti proposti dall’Anci, che potrebbero evitare tanti problemi, non solo ai sindaci ma anche ai prefetti e quindi allo stesso Ministero. In particolare quelli principali sono: prevedere sempre l’assenso del sindaco per l’apertura di strutture di accoglienza, per evitare che le scelte di collocamento delle strutture seguano logiche diverse dalla sostenibilità territoriale; mantenere nello Sprar i richiedenti asilo vulnerabili e i nuclei familiari con minori, perché i costi sociali ed assistenziali non ricadano tutti sui sistemi di welfare territoriale. Sono proposte concrete, operative, che permetterebbero di alleggerire il decreto dei suoi aspetti critici più evidenti. Non si mette in discussione l’impostazione complessiva, la responsabilità politica è del Governo. Ad Anci interessa evitare che vengano fatti errori che ricadano su Comuni e comunità residenti. Su questo la nostra collaborazione è piena. Abbiamo anche evidenziato la nostra preoccupazione in merito ai possibili, ingentissimi, tagli al sistema dell’accoglienza, ed in particolare al Fondo minori e al fondo che finanzia lo Sprar. Se verranno confermate le previsioni che abbiamo potuto leggere nello schema di legge di bilancio, vuol dire che, al di là di ogni diversa dichiarazione, lo Sprar va sostanzialmente a chiudere, essendo le risorse di molto inferiori anche alla potenziale platea di beneficiari previste dall’attuale testo del decreto. L’azione di governo non può essere incisiva e calata nella realtà senza l’ascolto attento dei territori. Noi ci siamo", conclude il delegato.

 

 

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