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Domenica, 07 Marzo 2021

Il Papa argentino è seguito più tra i fedeli “progressisti” che tra i seguaci “tradizionalisti”.  Lo dice un sondaggio di Swg nel suo Radar settimanale.

In un contesto di grandi mutamenti storici e culturali, anche la Chiesa Cattolica è percepita in movimento, e all’interno del mondo cattolico si fa sempre più manifesta la frattura tra due diversi modi di intendere la fede che si scontrano di fronte alle iniziative e alle prese di posizione di Papa Bergoglio.

Appare evidente una frattura tra una visione tradizionalista della Chiesa e una visione più progressista, ma la valutazione delle azioni di Papa Francesco sembra affondare le loro radici più che sul terreno religioso, su una significativa differenza di visione politica ed antropologica che divide sostenitori ed oppositori.

 Non è un caso, infatti, che una larga fetta di cattolici tradizionalisti appoggi comunque Papa Francesco e che, anche gli oppositori del Papa siano comunque ben più numerosi fuori dalla Chiesa che al suo interno.

L’atteggiamento di fondo verso la Chiesa e la percezione del processo di cambiamento in corso: complessivamente questa sensazione arriva soprattutto tra i “non praticanti” e i “progressisti”

Ampio l’appoggio anche per le questioni sociali con il 77%, ma tra i tradizionalisti è forte il richiamo a non perdere di vista la dimensione spirituale. Chi si oppone a Bergoglio è tendenzialmente di destra e conservatore, maggiormente di sesso maschile. Chi lo appoggia è di centro-sinistra e M5S.

Gli italiani hanno paura del clima impazzito: è quanto rivela un sondaggio di SWG in merito ai cambiamenti climatici. Secondo i dati raccolti, infatti, il 56% degli intervistati dichiara di avere 'molta' paura dei fenomeni atmosferici violenti, il 27% risponde 'abbastanza' e il 16% 'poca'. 

Il sondaggio rivela inoltre l'esigenza di un intervento straordinario per affrontare i cambi climatici: ben il 56% degli intervistati ritiene che ce ne sia 'molto' bisogno, il 34% 'abbastanza', mentre l'8% 'poco'.

Dai dati emerge inoltre una forte preoccupazione per il ritiro degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi sul clima, voluto fortemente dal presidente Trump. "Forse potremmo usare un po' del buon vecchio riscaldamento ambientale per cui, il nostro paese, ma non altri paesi, avrebbe dovuto spendere trilioni di dollari per proteggersi", aveva scritto Trump in uno dei suo tweet, in occasione di un'ondata di gelo che aveva invaso gli Usa lo scorso dicembre.
I numeri parlano chiaro: il 69% degli intervistati ritiene che gli Usa abbiano fatto male a tirarsi fuori dagli accordi di Parigi, il 24% 'non sa', e solo il 7% ritiene che abbiano fatto bene. 

Secondo il 59% degli intervistati, inoltre, gli stati con i maggiori consumi stanno facendo poco, in termini di inquinamento ambientale, per fronteggiare il problema dei mutamenti climatici. Incuria che a lungo andare porterà il nostro pianeta, e di conseguenza tutti i suoi abitanti, a farne le spese.

 

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