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Mercoledì, 21 Novembre 2018

Si è svolta questa mattina a Roma, presso la Sala delle Regioni Spi-Cgil, la presentazione della ricerca  curata da Claudio Falasca e promossa da Spi-Cgil e Auser Nazionale  “Problemi e prospettive della domiciliarità, il diritto d’invecchiare a casa propria”. L’iniziativa,  riservata ai gruppi dirigenti delle organizzazioni, anticipa alcuni dei dati del lavoro, che verrà poi presentato approfonditamente e in maniera completa in autunno, quando il quadro politico sarà stabilizzato e i referenti Istituzionali e di Governo definiti. Al centro della ricerca, l’interrogativo sulle criticità del sistema di assistenza di lungo termine, di fronte alla crescente longevità della popolazione e al maggiore coinvolgimento delle donne nel mercato del lavoro.

Nel 2045 si prevede che le persone con più di 65 anni saranno un terzo della popolazione, il 33,7%.  La popolazione totale diminuirà del 3,5% arrivando a 58milioni e 600mila e per il 78% sarà concentrata nelle città. L’analisi delle previsioni ci dicono che è da prevedere un aumento di 300mila non autosufficienti al 2025, 1.250.000 al 2045 e 850.000 nel 2065.

Nel quinquennio 2009-2013 in Italia gli anziani sono aumentati dell’8,6% passando da 11.974.530 a oltre 13 milioni. Nello stesso arco di tempo, sono diminuiti del 21,4% gli anziani che hanno beneficiato del Servizio di Assistenza Domiciliare (SAD) passando da 190.908, l’1,6% della popolazione anziana del 2009 al 149.995 l’1,2% del 2013.

La famiglia italiana continua a svolgere un ruolo centrale nel lavoro di cura

Ma la società, la famiglia e il mercato del lavoro stanno cambiando profondamente. Le donne, vero pilastro del ruolo di assistenza della famiglia, sono sempre più impegnate nel mondo del lavoro. Oggi il tasso di occupazione in Italia è di circa il 48,1%  ma  se si dovesse raggiungere la media europea del 61.5%  il lavoro di cura in ambito familiare subirebbe un drastico ridimensionamento di circa 2milioni e 500mila  donne. Come si riuscirà a rispondere alla crescente domanda di assistenza di lunga durata fino ad oggi garantito in ambito familiare?  Un problema serio che va affrontato quanto prima.

Le famiglie impegnate nell’assistenza a un proprio caro sono esposte finanziariamente sia se l’assistenza è garantita direttamente sia se erogata da badanti o infermieri. Ad ogni persona non autosufficiente è associato un flusso di risorse in uscita. Il Censis stima in 9 miliardi l’anno la retribuzione per le badanti e in 4,6 miliardi le spese medico sanitarie come  farmaci, analisi, visite, trattamenti riabilitativi ecc. Una famiglia con una persona non autosufficiente deve affrontare una spesa sanitaria privata pari a più del doppio rispetto alle altre famiglie italiane.

Di fronte alle esigenze della collettività, le risorse per il welfare si dimostrano insufficienti, pari all’1,9% del pil. Secondo Enzo Costa, presidente nazionale Auser, “Scegliere di invecchiare dove si ha una qualità della vita migliore è un diritto della persona, se vogliamo costruire una società che cambiando demograficamente non aggiunga solo anni alla vita ma anche qualità della vita agli anni. Nel nostro paese le politiche sulla non-autosufficienza sono troppo scarse; questa ricerca offre una serie di soluzioni e per questo la presenteremo a settembre in una sede istituzionale, perché vogliamo portare le nostre proposte a chi è stato democraticamente eletto”.

 

Secondo Ivan Pedretti, segretario generale Spi-Cgil, “Invecchiamento della popolazione e natalità pongono la necessità di intervenire seriamente sul sistema delle protezioni sociali: è una battaglia necessaria che dobbiamo combattere in prima persona. Il rilancio universale del welfare è l’elemento principale per una nuova capacità di sviluppo economico e sociale”.

 

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