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Sabato, 29 Febbraio 2020

Nel campo di Moria, sull'isola di Lesbo, il governo greco sta deliberatamente negando ad almeno 140 bambini con malattie croniche, complesse e potenzialmente mortali la possibilità di ricevere cure mediche adeguate. Medici Senza Frontiere (MSF) chiede alle autorità greche di intervenire, evacuando tutti i bambini gravemente malati sulla terraferma, in Grecia o all'interno dell'Unione europea, dove possono ricevere le cure necessarie.

 "Vediamo molti bambini colpiti da malattie, come gravi problemi di cuore, diabete o asma, costretti a vivere in rifugi di fortuna, in condizioni orribili e antigieniche, senza accesso a cure mediche specialistiche e ai farmaci di cui hanno bisogno" dichiara Vittoria Zingariello, responsabile del team degli infermieri di MSF a Lesbo. "MSF sta discutendo con le autorità greche sul trasferimento dei bambini che necessitano cure mediche urgenti ma, nonostante siano stati esaminati alcuni casi, ancora nessuno ha lasciato l'isola. La riluttanza del governo greco a trovare una soluzione rapida e sistemica per questi bambini, compresi alcuni neonati, non è solo vergognosa ma rischia anche di determinare danni irreparabili al loro stato di salute, se non di condurli addirittura alla morte".

Nel luglio 2019, il governo greco ha revocato l'accesso all'assistenza sanitaria pubblica ai richiedenti asilo e alle persone senza documenti che arrivano nel paese, lasciando oltre 55.000 uomini, donne e bambini senza possibilità di cura.

 Da marzo 2019, i medici della clinica pediatrica di MSF, fuori dal campo di Moria a Lesbo, hanno visto più di 270 bambini con malattie croniche e complesse, fra cui problemi di cuore, epilessia e diabete. MSF non è in grado di fornire trattamenti specialistici per queste patologie, che d'altronde non trovano risposte adeguate neanche presso l'ospedale pubblico sull'isola di Lesbo, incapace di assistere un numero così elevato di pazienti, oltre a non disporre di alcuni servizi specializzati.

 "Mia figlia di 6 anni, Zahra soffre di autismo e viviamo in uno spazio minuscolo, praticamente senza elettricità. Spesso nel cuore della notte ha convulsioni e non c'è nessuno che ci aiuti. Voglio vivere in un luogo in cui mia figlia può giocare come gli altri bambini ed essere curata da un buon dottore" dice Shamseyeh, proveniente dall'Afghanistan, uno degli oltre 19.000 abitanti del campo di Moria, attrezzato per ospitare non più di 3.000 persone.

 Negli ultimi quattro anni, MSF ha più volte denunciato la tragedia umana in corso a Moria, creata deliberatamente dalle politiche di contenimento dell'Europa. La situazione attuale evidenzia, ancora una volta, come l'accordo UE-Turchia del 2016 stia creando sofferenze inutili e mettendo in pericolo molte vite.

 "Bambini, donne e uomini stanno pagando il prezzo ingiusto delle politiche migratorie basate sulla deterrenza. Negare ai bambini che soffrono di gravi malattie l'accesso alle cure mediche, è solo l'ultima misura cinica che va oltre ogni immaginazione" dichiara Tommaso Santo, capomissione di MSF in Grecia.

 MSF chiede “l'immediata evacuazione da Lesbo di tutte le persone affette da malattie croniche e complesse, dando la priorità ai bambini e stabilendo un sistema regolare di trasferimenti verso sistemazioni adeguate e vicino a strutture in grado di fornire cure mediche specialistiche; l'urgente e immediato accesso all'assistenza sanitaria gratuita e cure tempestive e adeguate per tutti i richiedenti asilo, minori non accompagnati e persone senza documenti in Grecia; la fine delle politiche di contenimento che intrappolano sulle isole greche, in condizioni orribili e disumane, i rifugiati e i richiedenti asilo”.

 Le storie dei bambini

"Mio figlio, Mohammed, ha quasi 3 anni e soffre di una disfunzione cerebrale. Ha un mal di testa costante e non parla molto. Noi proviamo a farlo parlare, ma ogni volta che ci prova borbotta. Al momento viviamo in una tenda, senza elettricità né riscaldamento, piantata nel campo di ulivi limitrofo a Moria. I bagni e le docce sono lontani e non abbastanza caldi per lavare Mohammed, così lo lavo solo una volta ogni due settimane. Il medico ci ha suggerito di mantenere un'igiene buona, ma per noi è impossibile. Cerchiamo di mantenere la nostra tenda pulita, ma quando piove c'è fango ovunque. Come madre, non mi importa di me stessa, mi interessa solo dei miei figli. Quando Mohammed si lamenta per il mal di testa provocato dalla malattia, so che non posso fare nulla per aiutarlo. Mi limito a piangere. Siamo qui da tre mesi e mezzo e tutti i medici che hanno visitato Mohammed hanno detto che avrebbe davvero bisogno di essere trasferito sulla terraferma per ricevere le cure necessarie, ma noi siamo ancora qui a Moria". Gul, afgana, madre di due figli.

"Mia figlia di 6 anni, Zahra, soffre di autismo e viviamo in uno spazio minuscolo, praticamente senza elettricità. Spesso nel cuore della notte ha convulsioni e non c'è nessuno che ci aiuti. Voglio vivere in un luogo in cui mia figlia può giocare come gli altri bambini ed essere curata da un buon dottore" dice Shamseyeh, proveniente dall'Afghanistan, uno degli oltre 19.000 abitanti del campo di Moria, attrezzato per ospitare non più di 3.000 persone.

 "L'ospedale locale mi ha detto che non ci sono cure specialistiche per mio figlio, Abdul, e che ci saremmo dovuti trasferire in una struttura più grande. Io ho un bambino malato, totalmente paralizzato, epilettico, e che non riesce più nemmeno a dormire. Finora nessuno è stato in grado di aiutarmi qui. Sono una madre sola, con altri tre bambini. Siamo tutti bloccati a Lesbo".

Raido, 27 anni proveniente dalla Somalia, è madre di quattro bambini ed è sola. Ha vissuto quasi 4 mesi nel campo di Moria, mentre da 3 mesi vive in un appartamento vicino al campo. Suo marito è morto prima che lei prendesse la decisione di venire in Grecia. Non riceve alcun aiuto per il figlio, che è paralizzato, e nell'isola di Lesbo non ci sono medici specializzati che possano aiutarlo.

 

 

 

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