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Sabato, 28 Novembre 2020

 Sul nelpaese.it prosegue la pubblicazione delle prove finali degli studenti del Master Sociocom in comunicazione sociale dell'Università Roma Tor Vergata: qui l'articolo di Pamela Fabiano

 

La Basilicata è una regione piccola e isolata. Sconosciuta ai più, ha visto negli anni un crescente fenomeno di spopolamento dei suoi borghi, città e campagne, e i suoi residenti attuali sono poco meno di 560.000, dei quali oltre il 20% ha più di 65 anni.  In questo contesto di isolamento e di solitudine, è maturato, negli anni, un urgente bisogno di creare una capillare rete di assistenza sanitaria alle persone affinché nessuno resti escluso dal circuito dei servizi sanitari e di cura che in regione sono di buona qualità, ma difficili da raggiungere per chi è anziano, non pienamente autosufficiente o solo.

Negli ultimi 20 anni, si è fatta strada la Cooperativa sociale Auxilium  che gestisce, in Basilicata e in alcune province della Puglia, il servizio di Assistenza domiciliare integrata (ADI) per conto delle ASL e assiste quotidianamente circa diecimila pazienti che, in maggioranza anziani,  hanno bisogno di cure legate in particolare alla condizione di fragilità dovuta all’invecchiamento. Auxilium, con la sua equipe di medici, infermieri, fisioterapisti, operatori socio sanitari, psicologi, entra proprio nelle case di migliaia di anziani, disabili o malati, per prendersene cura e per dare supporto ai loro famigliari che, spesso, non vivono in regione. È, Auxilium, una sorta di vicino di casa che entra in dialogo con il paziente fragile e anziano e se ne prende cura, continuando a farlo vivere all’interno del suo mondo, dei suoi affetti, delle sue relazioni.

Il modello Auxilium è nato grazie alla caparbia volontà di aiutare i propri conterranei di Angelo Chiorazzo, fondatore, e di un gruppo di amici:  «Auxilium è nata vent’anni fa per iniziativa un gruppo di universitari originari della Basilicata e fin dall’inizio ha operato nell’assistenza domiciliare, sia perché è un servizio alla persona che mette in campo professionalità sanitarie qualificate, ma anche perché permette di esprimere al meglio i valori fondanti della cooperazione, che sono il mettersi insieme per creare lavoro e sviluppo sociale nei territori. L’ADI non solo aumenta il benessere del paziente, ma crea inclusione e nuova socialità». Grazie alla cooperativa, infatti, molti giovani professionisti sono rimasti in Basilicata e partecipano a dare nuove possibilità di sviluppo sociale al territorio.

Oggi, in tempi in cui bisogna ripensare il sistema sanitario rafforzando la rete di assistenza territoriale a causa della pandemia da COVID-19 e dei suoi possibili ritorni stagionali, questo servizio di assistenza domiciliare integrata si rivela essere una risposta alla necessità di lasciare le persone sicure in un ambiente protetto. La sfida è proprio questa: arrivare lì dove vi sarà più bisogno, nelle masserie isolate, nei borghi di montagna, proprio in quei luoghi dove vivono i più fragili e soli. Chiorazzo, che è anche vice-presidente dell’AGCI, ne è sicuro: “L'ADI Basilicata è un'eccellenza italiana e potrà essere molto utile nei prossimi mesi. La cosiddetta Fase 2 deve prevedere maggiore assistenza domiciliare per sconfiggere la pandemia. Tamponi nei casi sospetti, isolamento domiciliare in caso di positività e trattamento/monitoraggio dei casi domiciliari, anche con telemedicina, per evitare ricoveri inappropriati che potenzialmente potrebbero diffondere il contagio. È questa la premessa per la vittoria finale sulla malattia!”.

 Pamela Fabiano

 

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