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Venerdì, 20 Settembre 2019

Il 21 maggio, quasi cinque mesi dopo l'entrata in carica del nuovo governo, Amnesty International ha avviato la campagna "Brasile per tutte/i" per segnalare le principali preoccupazioni per il futuro del paese e denunciare che la retorica anti-diritti umani che ha contraddistinto l'intera carriera politica e la campagna elettorale del 2018 di Jair Bolsonaro sta iniziando a tradursi in fatti concreti e in azioni che minacciano e violano i diritti umani. 

"Già lo scorso ottobre avevamo detto che le posizioni di Bolsonaro avrebbero costituito un rischio concreto per i diritti umani nel paese. Abbiamo seguito da vicino l'azione del governo e purtroppo stiamo iniziando a constatare che avevamo avuto ragione" - ha dichiarato Jurema Werneck, direttrice generale di Amnesty International Brasile. 

"L'amministrazione Bolsonaro ha adottato provvedimenti che minacciano i diritti alla vita, alla salute, alla libertà, alla terra di tutte le persone che, nelle città o nelle zone rurali del Brasile, vogliono semplicemente vivere in dignità e senza avere paura. Queste misure potrebbero colpire milioni di persone. Un paese equo è quello che non esclude i suoi cittadini. Un Brasile equo è un Brasile per tutte e tutti", ha aggiunto Werneck. 

Queste sono le misure e le azioni dell'amministrazione Bolsonaro che suscitano le principali preoccupazioni di Amnesty International: l'ammorbidimento delle leggi sul possesso e l'uso delle armi da fuoco, che potrebbero aumentare il numero degli omicidi; la nuova legislazione nazionale in materia di droga, che prevede un approccio più punitivo e mette in pericolo il diritto alla salute; le ripercussioni sui diritti dei popoli nativi e dei quilombolas (i discendenti dagli schiavi provenienti dall'Africa); il tentativo di interferire indebitamente nelle attività delle organizzazioni della società civile; le norme contenute nel "pacchetto anti-criminalità" (ad esempio l'ammorbidimento dei criteri per sostenere la legittima autodifesa e giustificare l'uso della forza e delle armi da fuoco da parte della polizia); le misure che colpiscono i diritti delle vittime alla verità, alla giustizia e alla riparazione per i crimini di diritto internazionale commessi durante il regime militare; gli attacchi all'indipendenza e all'autonomia del Sistema interamericano dei diritti umani;  l'uso di una retorica anti-diritti umani da parte di alti rappresentanti del governo, compreso lo stesso presidente, che potrebbe dare legittimità a una serie di violazioni dei diritti umani. 

Una delegazione composta da Erika Guevara-Rosas (direttrice per le Americhe di Amnesty International), da Esteban Beltrán (direttore generale di Amnesty International Spagna) e dalla stessa Jurema Werneck si recherà oggi a Brasilia dove proverà a consegnare al presidente Bolsonaro e ad altri membri del governo una lettera contenente le preoccupazioni sopra descritte e una serie di raccomandazioni per garantire, proteggere e promuovere i diritti umani nel paese. 

"Alcune delle misure adottate o proposte dal governo negli ultimi cinque mesi sollevano molte preoccupazioni: potrebbero aumentare il numero degli omicidi da arma da fuoco; legittimano politiche in materia di sicurezza fondate sull'uso della forza letale; violano i diritti dei popoli nativi e dei quilombolas; basano le politiche contro la droga su pratiche punitive e inefficaci; potrebbero aumentare i controlli sulle Ong senza alcuna giustificazione; negano alle vittime del regime militare i diritti alla verità, alla giustizia e alla riparazione. Il tutto, accompagnato da una manifesta retorica anti-diritti umani che non fa altro che aumentare i nostri timori per la situazione dei diritti umani in Brasile", ha sottolineato Werneck. 

"Nelle Americhe è un momento estremamente delicato, in cui i governi invece di proteggere i diritti umani dei loro cittadini stanno promuovendo misure e politiche che hanno effetti devastanti, come nel caso dei centroamericani che cercano protezione negli Usa, o promuovono la violenza e perseguitano gli oppositori, come in Nicaragua e Venezuela. In questi pochi mesi abbiamo visto come questa tendenza regressiva si stia affermando in Brasile, dove il governo del presidente Bolsonaro ha assunto posizioni assai preoccupanti", ha dichiarato Guevara-Rosas. 

"Nel 2017 abbiamo detto che il Brasile era uno degli stati più pericolosi delle Americhe per i difensori dei diritti umani, addirittura il più pericolo al mondo secondo Global Witness per quanto riguarda coloro che difendono i diritti alla terra e all'ambiente. Il presidente Bolsonaro deve prendere provvedimenti immediati per capovolgere la situazione, rispettare i trattati internazionali ratificati dal Brasile, garantire libertà d'azione alle persone e alle organizzazioni che si battono per una società migliore e abbandonare la sua retorica anti-diritti umani che finisce per legittimare le violazioni dei diritti umani ai danni di determinate categorie di persone", ha aggiunto Guevara-Rosas. 

A sua volta, Beltrán ha espresso preoccupazione per la progressiva erosione degli spazi per la società civile nel mondo, attraverso l'adozione di leggi che cercano di controllare o impedire l'azione delle Ong. 

"Purtroppo, un numero sempre maggiore di paesi sta cercando di porre sotto controllo le Ong e di ostacolare l'azione di organizzazioni che hanno un ruolo cruciale nel porre attenzione sugli errori, i crimini e le violazioni dei diritti umani commessi dallo stato. Temiamo che le misure adottate dal governo brasiliano per controllare le Ong vadano nella stessa direzione. La comunità internazionale deve continuare a tenere gli occhi aperti sul rispetto, da parte di Bolsonaro e del suo governo, degli obblighi di proteggere e garantire i diritti umani". 

Queste misure, come molte altre, si inseriscono in un contesto di aperta retorica anti-diritti umani. 

"Di recente, leader politici di molti paesi hanno promosso un'agenda e una retorica contrari ai diritti umani. In Brasile, dalle parole si sta passando ai fatti. Sollecitiamo pertanto il presidente Bolsonaro ad assumere misure rigorose per proteggere e garantire i diritti umani in tutto il paese e ad assicurare che le persone che difendono e promuovono quei diritti possano farlo senza timore di ripercussioni", ha concluso Guevara-Rosas. 

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