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Lunedì, 20 Maggio 2019

Mi chiamo Ailton Jorge Dos Santos Soares e sono un attaccante dell’Afro-Napoli. Ma chiamatemi Dodò, facciamo prima. Sono nato nel 1990 a Capo Verde, nell’isola di São Vicente. A Capoverde fa sempre caldo, perciò i ricordi più belli della mia infanzia sono quando giocavo sotto la pioggia che portava finalmente un poco di frescura. A scuola ero negato, non mi è mai piaciuta, ero bravo solo in educazione fisica. La scuola a Capoverde è fatta di due cicli di sei anni, non è come in Italia, dove ci sono le elementari, le medie e le superiori. Io mi sono fermato all’ottavo anno, perché mi hanno bocciato tre volte, la scuola non era proprio cosa mia.

Ho sempre amato il pallone, giocarlo, seguirlo dal vivo e in televisione. A Capo Verde allora non tutti ce l’avevano, perciò ci riunivamo a casa di qualcuno, ma più spesso nei locali che trasmettevano le partite. I capoverdiani tifano per le squadre portoghesi, perché siamo un’ex colonia del Portogallo, ma sono molto seguiti pure il calcio inglese e quello italiano. Io tifo Porto, ma seguivo anche il Real Madrid per Cristiano Ronaldo e in Italia mi piaceva il Milan di Ronaldinho. Il Napoli non lo conoscevo proprio, se non per gli anni di Maradona, in televisione trasmettevano solo la Juve, l’Inter, il Milan, queste squadre qua.

Ho partecipato a vari tornei all’estero, soprattutto Francia e Portogallo. Al termine di uno di questi, mi sono detto: sono in Europa, mo’ vedo di restare qua, perché a casa mia il lavoro c’è e non c’è, è pagato male, insomma è difficile vivere bene, un po’ come a Napoli. Dico proprio così, mo’, perché io parlo con un forte accento napoletano, come napoletane sono molte delle parole che uso. Napoli è stata una scelta del destino, io non sapevo neanche dove fosse, ma in Francia stavo a casa di un mio parente e i documenti erano complicati. Invece qua a Napoli vivevano da quindici anni due mie zie e poi stava arrivando anche mia madre, perciò ho deciso di venirci.

Ero senza documenti e non potevo essere tesserato, giocavo nel campionato amatoriale AICS in una squadra di capoverdiani. Siamo arrivati in finale e l’abbiamo persa. Poi, un mio amico mi ha chiamato dicendomi: vieni all’Afro-Napoli. Ho partecipato a molti tornei amatoriali con l’Afro, poi finalmente con i documenti in regola dovevo iniziare il campionato di Terza Categoria, ma è arrivata la chiamata del Procida Calcio che faceva invece l’Eccellenza. Ovviamente pure Procida non sapevo nemmeno dove fosse, ma il direttore generale Nicola Crisano, cugino di Ciro Ferrara, mi seguiva da un po’ e mi ha invitato a firmare con loro. Ho accettato, ma solo dopo aver parlato con il nostro presidente Antonio Gargiulo, che mi ha dato la sua “benedizione”.

Col Procida sono rimasto due anni, segnando otto goal nella prima stagione e sedici nella seconda, che non sono pochi giocando esterno nel 4-4-2. Però volevo tornare all’Afro-Napoli e così ho fatto l’anno scorso. Nella stagione in cui siamo stati promossi dalla Promozione all’Eccellenza, di goal ne ho segnati ventitré. Quest’anno siamo a quota tredici, ma ho giocato meno a causa di un infortunio.

Adesso siamo quinti, avendo battuto sabato il Casoria 3-1, in piena zona Play Off, che sono il nostro vero obiettivo stagionale. Non male per una neopromossa che sul campo ha dimostrato di essere una mina vagante e potersela giocare con chiunque. Grazie al contributo di tutti e anche ai miei goal, quelli di un ragazzo che rincorreva il pallone sotto la pioggia a São Vicente, nella Repubblica di Capo Verde.

Ailton Jorge Dos Santos Soares (dalla pagina facebook di AfroNapoli United)

 

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