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Venerdì, 13 Dicembre 2019

Dopo San Gimignano e Monza, nell'arco di pochi giorni emergere quello che sarebbe un nuovo caso di presunte violenze contro detenuti ad opera di operatori della Polizia Penitenziaria. Stavolta i fatti si riferiscono al carcere di Torino, dove sei agenti sono stati arrestati con l'accusa di tortura.

"Nei casi come questo di Torino non resta che augurarsi che si faccia al più presto chiarezza su quanto avvenuto" dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. "Quello che è certo - dice Gonnella - è che avevamo più volte segnalato negli scorsi mesi come il clima all'interno delle carceri stesse andando peggiorando. Come cattivi maestri al potere stessero esacerbando il linguaggio, rendendo comprensivo, se non addirittura benevolo, quell'uso e abuso di una violenza "illegale", "arbitraria" e "rapsodica", con il rischio che questa possa venire percepita come parte della pena stessa, nella certezza interiore dell'impunità. Un uso del linguaggio riscontrabile anche su blog informativi della polizia, con detenuti appellati come "bastardi" o nella migliore dell'ipotesi camosci, riproponendo uno slang carcerario antico, offensivo e violento" sottolinea il presidente di Antigone.

"Dopo la notizia delle presunte violenze nel carcere di San Gimignano, il senatore ed ex ministro Matteo Salvini si era recato fuori dal carcere per portare solidarietà agli agenti indagati. Avevamo sottolineato come questo fosse un tragico errore proprio per il messaggio di tolleranza e comprensione verso chi è indagato per quello che è un crimine contro l'umanità, utilizzato in molti regimi autoritari e che le democrazie avanzate devono impegnarsi a combattere", sottolinea Patrizio Gonnella che aggiunge "non è certamente così che si fa un favore ai tanti operatori che svolgono il proprio lavoro nel rispetto del dettato costituzionale".

"E' proprio a questa parte significativa di operatori penitenziari, che ha una cultura democratica così radicata che non è comprimibile da un qualsiasi cattivo maestro, che bisogna ripartire per spezzare quel circolo di violenze che ha luogo negli istiuti penitenziari" aggiunge ancora Gonnella. "Da loro e dall'attività di denuncia e di presa in carico dei casi da parte della magistratura. In tal senso, lo stanno dimostrando i fatti, introdurre il reato di tortura nel codice penale è stato un passo importante per dare ai giudici tutti gli strumenti necessari ad indagare e punire i responsabili di questi crimini.

Benché il testo della legge approvata non fosse il migliore possibile, avevamo sottolineato come a fare la differenza spesso non è solo la legge ma anche la cultura dei giudici che la devono utilizzare. E proprio i giudici - dice ancora Gonnella - stanno dimostrando un'importante cultura democratica".

"E' inoltre importante - dichiara il presidente di Antigone - che anche dall'Amministrazione penitenziaria arrivi un segnale forte. Nel caso di Torino questo sembrerebbe essere avvenuto, con gli arresti degli autori delle presunte torture che pare siano stati effettuati grazie al Nucleo Investigativo Centrale del Corpo di Polizia Penitenziaria. E' bene però arrivi anche in altri casi (anche a livello disciplinare) come quello riguardanti le violenze nei confronti di un ex detenuto nel carcere di Lucera. Proprio in questi giorni è stata resa pubblica la sentenza e, mentre l'ex detenuto è stato condannato per aver resistito agli agenti, questi ultimi hanno usufruito della prescrizione, cosa che non ha però impedito al giudice di rilevare come nel loro comportamento ci fosse una inequivocabile responsabilità penale. Proprio in casi come questi è importante che arrivino dunque segnali forti dall'interno dell'Amministrazione, anche allo scopo di distinguere una piccola minoranza di persone che usano la violenza dalla grande maggioranza di operatori che si muovono nel solco della legalità".

 

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