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Domenica, 01 Agosto 2021

Il coronavirus ha mostrato un altro grande virus presente nel nostro Paese: una mala informazione dedita ad allarmismi e paure. Nonostante l’invito sì al monitoraggio ma alla cautela di importanti associazioni mondiali di medici delle malattie infettive e di scienziati di livello internazionale come Antonio Giordano non sono mancati i cosiddetti titoli choc: “Virus, Italia colpia”, “Il nuovo colera”.

Ad aiutare e a fomentare questo allarmismo a mezzo stampa anche la dichiarazione di emergenza nazionale di fronte a due soli casi riscontrati e sotto controllo. A questo aspetto si aggiungono forme di sciacallaggio attraverso le chat come audio farlocchi di presunti inviati a Wuhan. Una vera e propria bolla di disinformazione che sui temi della salute rischia di diventare un vero e proprio procurato allarme.

L’appello dell’Ordine dei giornalisti

"La prima emergenza per un virus all'epoca dei social, richiama i giornalisti professionali ad un eccezionale sforzo di comprensione equilibrio e responsabilità. È necessaria un'informazione piena e verificata, senza sottacere gli eventuali rischi e le cautele da attuare, ma sono assolutamente da evitare enfatizzazioni e allarmismi". Lo sottolinea il presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti Carlo Verna.

"Siamo noi giornalisti professionali a dover costituire un modello anche per chi comunica attraverso i social – prosegue Verna -, e da quella comunicazione dobbiamo evitare di correre il rischio di uscirne condizionati. L'appello è quello ad usare le regole di sempre, applicando un'accurata e scrupolosa verifica delle fonti".

 

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