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Sabato, 28 Novembre 2020

Lo scorso 19 novembre si è svolto l’incontro tra i rappresentanti delle centrali cooperative e l’Assessore alla Sanità Luca Coletto, l’incontro è stato positivo ed ha permesso di iniziare a risolvere i problemi delle 300 cooperative sociali della regione che ogni giorno erogano servizi a 50.000 cittadini. Durante l'incontro, che ha messo al centro gli 8000 soci di cui 800 persone svantaggiate, la Regione Umbria ha presentato una proposta finalizzata all’applicazione dell’Art. 48 del decreto Cura Italia e dell’Art. 109 del Decreto Rilancio convertito in legge il 17 luglio 2020 annunciando la predisposizione di un apposito fondo volto a coprire gli extra costi sopportati dalle cooperative sociali per garantire la sicurezza dei lavoratori e dei fruitori dei servizi.

Queste proposte pur essendo distanti dalla totalità delle richieste , sono state accolte positivamente da Legacoopsociali, Federsolidarietà e AGCI Solidarietà che valutano in maniera favorevole la disponibilità al confronto dell’Assessore e l’impegno dimostrato a trovare delle soluzioni concrete.

La seconda questione affrontata è stata la garanzia della continuità dei servizi sociali, socio assistenziali e socio sanitari, rimodulandoli ove necessario. L’Art 89 del Decreto Rilancio ha stabilito che questi servizi sono da considerarsi servizi pubblici essenziali, anche se svolti in regime di concessione, accreditamento o mediante convenzione, in quanto volti a garantire il godimento di diritti della persona costituzionalmente tutelati e che le Regioni devono definire le modalità per garantire l'accesso e la continuità di tali servizi anche in situazione di emergenza. Su questo punto le centrali cooperative hanno evidenziato l’importanza della continuità e la necessità di adottare una linea di condotta uniforme in tutta la regione che, tutelando la salute degli operatori socio sanitari e degli utenti, garantisca l’apertura dei centri diurni.

“È stato un incontro positivo – hanno commentato i rappresentanti delle centrali cooperative – in cui abbiamo iniziato ad affrontare le problematicità della cooperazione sociale legate all’emergenza pandemica. Abbiamo condiviso con l’Assessore la necessità di dare continuità a questo confronto in modo da poter affrontare alcuni nodi strutturali come l’adeguamento delle tariffe, l’applicazione dell’art. 112 del codice degli appalti e l’adozione di una norma regione sugli appalti dei servizi di welfare”.

Ridefinire le liste di attesa con riduzione dei tempi e regolamentazione dei flussi all’interno degli ospedali; riorganizzare il rapporto di partnership tra pubblico e privato con il coinvolgimento di tutte le strutture disponibili del territorio nazionale; aumentare gli investimenti con adozione di nuove tecnologie per alzare gli standard di assistenza.

 Questi alcuni dei temi al centro del Virtual SIOT 2020, il Congresso della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT) in programma il 6 e il 7 novembre, che riunisce oltre 2000 partecipanti in tutta Italia tra specialisti, specializzandi e operatori del settore, con 110 faculty, 12 sessioni, 52 relazioni e 50 espositori. Il mondo dell’ortopedia italiana a confronto per fare il punto alla luce della situazione sanitaria nazionale che ha avuto e sta avendo conseguenze sulla gestione dell’assistenza medica ai pazienti ortopedici, alle prestazioni ambulatoriali e agli interventi chirurgici.

Nel corso del 2020, infatti, nella fase 1 della Pandemia da COVID-19 sono stati rinviati e riprogrammati in tutta Italia circa 35 mila interventi ortopedici, mentre le liste di attesa per assistenza ambulatoriale e chirurgica si sono allungate fino a sei mesi, con garanzia di intervento per i soli casi urgenti.

 “Le importanti limitazioni che tutti noi stiamo sperimentando – riferisce il prof. Francesco Falez, presidente SIOT - investono, in campo sanitario, anche l’assistenza ortopedica che non meno di altre ha risentito e risentirà delle restrizioni imposte dalla crisi sanitaria in corso. Restrizioni che tuttavia non ci impediscono di cogliere l’opportunità di ridefinire il percorso di assistenza attraverso nuove strategie di comunicazione, formazione ed aggiornamento, sviluppando percorsi di collaborazione con le aziende pubbliche e private di settore, con cui dovremo essere ancora più partner negli anni a venire. Questo significa ridisegnare il rapporto virtuoso tra pubblico e privato, sia in termini di strutture che di finanziamento, in modo di garantire al settore ortopedico l’impiego delle necessarie tecnologie e il raggiungimento di elevati standard di cura e assistenza”.   

Alla drastica riduzione dei posti letto nei reparti di ortopedia degli ospedali italiani a beneficio dei pazienti COVID, si aggiunge a tutt’oggi il rischio di disattendere la soglia delle 48 ore per trattamento dei pazienti fragili come previsto dai protocolli di intervento. Questo è dovuto alle possibili difficoltà dovute sia alla carenza di posti nelle terapie intensive, sia ad una più complicata gestione della fase post-operatoria.

“Siamo di fronte ad un nuovo scenario – afferma il dott. Alberto Momoli, Vice Presidente SIOT e Direttore della U.O.C. Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza -. L’invecchiamento della popolazione legato a una maggiore longevità rende prioritario ridefinire nuovi parametri nella definizione del paziente fratturato e definito fragile, attraverso un dialogo con le principali Società scientifiche coinvolte. Oggi una persona di ottant’anni è ancora in attività e necessita di una riabilitazione e di un recupero completo a seguito di un eventuale intervento. In questo scenario, con le terapie intensive occupate, un ritardo nell’assistenza del paziente fragile può verificarsi, e il rispetto della soglia delle 48 ore per il trattamento è uno degli aspetti più critici a cui siamo chiamati a rispondere noi ortopedici, soprattutto in una fase così complessa, migliorando il dialogo con i pazienti anziani per sottolineare quanto sia fondamentale un’attività fisica costante, da svolgere anche nelle proprie abitazioni, ma senza esagerazioni per evitare le complicanze dovute a una possibile frattura legate a una maggiore fragilità ossea”.

Altro argomento rilevante che sarà trattato durante il Virtual SIOT quello delle infezioni post operatorie: ogni anno in Italia si eseguono 200 mila interventi di protesi articolari, al 2% dei quali consegue un’infezione in caso di primo impianto, che sale all’8-10% nei casi di revisione. “Quello delle infezioni post operatorie è un dato in crescita – spiega il dott. Alberto Momoli - sia per il sempre più elevato numero di interventi che siamo in grado di realizzare, sia a causa del fenomeno della farmaco resistenza legato alla somministrazione di antibiotici. La SIOT ha emanato le proprie linee guida pubblicate sulla rivista della società, sposando quelle internazionali redatte in occasione della Consensus di Philadelphia del 2019. Nell’ambito di questo incontro virtuale, inoltre, promuoveremo un confronto tra le tutte le esperienze per una verifica dello stato di applicazione di questi protocolli”.

 

Contributi di natura economica e sociale, ma soprattutto un invito al dialogo costante per avviarsi verso una stagione di ricostruzione condivisa, basata su un cambiamento metodologico, con partnership pubblico/private che riguardino vari comparti produttivi.

L’Alleanza delle Cooperative della Campania, il Coordinamento regionale permanente tra Agci, Confcooperative e Legacoop, ha consegnato al Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca le sue proposte, rispondendo ad un invito del Governatore rivolto alle parti sociali. Il lavoro segue la linea di quello avviato a Roma dall’Alleanza delle Cooperative con il Governo centrale, al quale è stato fatto pervenire il Documento “L’impegno della cooperazione per il Paese”.  

“Il contributo che abbiamo presentato alla Regione Campania contiene una serie di misure economiche di interesse generale, alcune da concordare con il Governo centrale, altre di competenza del Governo regionale. Abbiamo chiesto, tra le altre cose, uno sfoltimento dei debiti della P.a. verso le imprese erogatrici dei servizi e la gratuità degli screening per i dipendenti delle aziende con più alto tasso di rischio contagio. Tra le proposte che guardano al futuro prossimo la possibilità di attingere alle risorse del Ricovery Plan per sostenere non i grandi player ma le migliaia di piccole e medie imprese che caratterizzano il tessuto produttivo e sociale della Campania. La nostra voce nasce dall’esperienza delle imprese cooperative impegnate nei servizi cosiddetti essenziali già durante il lockdown di marzo” fanno sapere Antonio Borea, Gian Luigi De Gregorio e Anna Ceprano, rispettivamente presidente e co-presidenti dell’Alleanza delle Cooperative in Campania.  

E concludono:  “Dai servizi sociali alla cultura, dall’agroalimentare alla scuola, abbiamo declinato le urgenze, che in questo momento sono di natura economica e di tenuta del sistema. Ma la prima urgenza è sanitaria e su questo abbiamo richiesto di rafforzare quanto più possibile l’assistenza domiciliare, invece trascurata, per evitare il congestionamento ospedaliero, di intensificare sul fronte Covid Hotel e di procedere con il potenziamento del personale medico ed infermieristico. Confidiamo in un confronto con il Governatore”.  

 

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