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Venerdì, 06 Dicembre 2019

A seguito dell’azione militare lanciata dall’esercito turco e l’estrema instabilità nel nord-est della Siria, Medici Senza Frontiere (MSF) ha preso la difficile decisione di sospendere la maggioranza delle sue attività e di evacuare il suo staff internazionale dalla regione.

Da mercoledì 9 ottobre, a causa dell'estrema precarietà, MSF ha cominciato a evacuare il personale internazionale dai progetti a Ain Issa, Al Hol, Tal Abyad, Tal Tamer, Tal Kocher/Yaroubiyah, Kobane/Ain Al Arab e Raqqa. Si tratta di una "decisione estremamente difficile perché siamo consapevoli dei bisogni delle persone in fuga nella regione".

Tuttavia, la situazione attuale, "altamente imprevedibile e in rapida evoluzione, ha reso impossibile per MSF negoziare un accesso sicuro per fornire cure mediche e assistenza umanitaria alle persone in difficoltà. Con l’alto numero di gruppi armati coinvolti nel conflitto, MSF non può più garantire la sicurezza del personale siriano ed internazionale".

“Le persone nel nord-est della Siria hanno già vissuto anni di conflitti e instabilità. Gli ultimi sviluppi hanno solo aumentato la necessità di assistenza umanitaria, ma è impossibile fornirla con l'attuale livello di insicurezza” dichiara Robert Onus, responsabile dell’emergenza MSF in Siria. “È con il cuore pesante che MSF ha preso la difficile decisione di sospendere la maggior parte delle sue attività ed evacuare lo staff internazionale dal nord-est della Siria. Non possiamo operare su vasta scala fino a quando non avremo l’assicurazione e l'accettazione da parte di tutte le parti in conflitto che possiamo svolgere la nostra azione in sicurezza".

“Siamo estremamente preoccupati per la sicurezza dei nostri colleghi siriani e delle loro famiglie che restano nel nord-est della Siria in questi tempi difficili. Continueremo a supportarli da remoto ed esploreremo tutte le possibili opzioni per fornire assistenza alle persone nel nord-est della Siria, nonostante tutti i limiti” aggiunge Onus di MSF.

La decisione di sospendere la maggior parte delle attività arriva in un momento in cui la situazione umanitaria è sempre più fuori controllo e i bisogni non potranno che aumentare. A Tal Tamar, le équipe di MSF hanno distribuito coperte, razioni di cibo d’emergenza, acqua e sapone alle migliaia di sfollati che arrivavano quotidianamente in città dopo essere fuggiti dalle loro case con solo qualche vestito sulle spalle. Fino al 13 ottobre, MSF ha fornito acqua a diversi villaggi della zona per supplire alla carenza di acqua a causa di un attacco aereo che ha danneggiato il sito dove di pompaggio dell'acqua, interrompendo così l'approvvigionamento idrico di intere città.

Attacchi aerei, bombardamenti e scontri armati hanno avuto un grave impatto sulla popolazione civile e sulla capacità delle organizzazioni umanitarie di fornire assistenza in modo sicuro. Il 13 ottobre, decine di feriti di un attacco aereo sono stati portati all’ospedale di Tal Tamer. Nella città di Ain Issa, le équipe di MSF hanno visto la popolazione fuggire dalle proprie case a piedi per fuggire dal conflitto in corso. Gli operatori sanitari sono stati evacuati e trasferiti dall’ospedale di Ain Issa che è stato uno dei principali ospedali a curare i feriti durante gli ultimi cinque anni.

Oggi, dopo l’evacuazione delle équipe di MSF, abbiamo saputo che la popolazione nel campo di Ain Issa non ha avuto accesso a cibo, acqua e assistenza medica. Proprio una settimana fa, le équipe di MSF stavano fornendo assistenza medica, sostegno psicologico e distribuendo acqua alle persone nel campo. Ora queste persone sono abbandonate a una situazione davvero precaria e siamo estremamente preoccupati per la loro salute.

MSF chiede a tutte le parti in conflitto "di garantire la protezione dei civili, incluso lo staff medico e i loro pazienti". "Chiediamo inoltre di assicurare alle organizzazioni umanitarie un accesso sicuro e senza ostacoli alla popolazione civile in modo da poter dare assistenza quando è estremamente necessario. MSF continua ad operare nel nord-ovest della Siria e in Iraq, fornendo cure mediche in diverse strutture e attraverso cliniche mobili, oltre a supportare centri di salute nell’area", conclude Msf.

 

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