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Lunedì, 20 Maggio 2019

“Di Federico Tavan ci resta la sua poesia, la sua dolcezza, la sua follia che era solo riflessione sulle cose belle dell'esistenza, uno dei grandi poeti non della Valcellina, ma europei”. Così Mauro Corona racconta l'amico Tavan per l'evento “Vi scrivo dal Paradiso”, la suite teatrale che debutterà questa sera alle 21 nella Sala Grande di Cinemazero a Pordenone.

L'inedita performance di musica, teatro e poesia scritta dal giornalista Pier Gaspardo e ideata dalla giornalista Lisa Rizzo, vedrà sul palco Bruno Cesselli (pianoforte), Nicola Barbon (contrabbasso), Federica Guerra di Ortoteatro (voce narrante), Francesa Viaro (voce) e lo stesso autore (effetti e suoni).

“Special guest” il cantautore Pablo Perissinotto. L'evento, voluto e patrocinato dal Comune di Pordenone, assessorato alla Cultura, è promosso dall'associazione Propordenone Onlus e sostenuto da Friulovest Banca, Cooperativa sociale Itaca Onlus, Circolo della Stampa di Pordenone, Ortoteatro e Amplifon. La metafora di un sorprendente viaggio nell'universo della poesia, accompagnato da mitiche figure dell'Oriente e dell'Occidente, come lo Scimmiotto e Orfeo, fino alle rupi della Valcellina.

“L'Amministrazione – spiega l'assessore Pietro Tropeano - crede fortemente nella necessità di diffondere ed esportare la “parola poetica” di Federico Tavan, salvando organicamente il patrimonio artistico che ha lasciato e tributandogli il giusto rilievo nella nostra storia della letteratura. Per questa ragione sosteniamo l'ambiziosa proposta che intende dare cadenza annuale a una serie di iniziative anche con l'obiettivo di collaborare con altre attività espresse dal territorio. Federico Tavan – continua l'assessore - è una figura di primo piano, blasonata negli ambiti cultural-intellettuali e ospitata volentieri dalla stampa nazionale, quanto troppo poco conosciuta da chi abita le terre in cui è vissuto. L'Amministrazione intende contribuire a farlo uscire dall'isolamento convinta che meriti a pieno titolo un riconoscimento superiore”.

“Dopo Pier Paolo Pasolini – spiega Pier Gaspardo - Federico Tavan è da molti considerato il maggiore patrimonio poetico espresso dalle nostre terre”. Apprezzato da intellettuali come lo scrittore e germanista Claudio Magris (Microcosmi), studiosi e autori come Jacques Le Goff, Predrag Matvejevic, Carlos Montemayor, Mario Dondero, Paco Ignacio Taibo II, Carlo Ginzburg, Peter Handke, Franco Loi, Giovanni Tesio, Marco Paolini, “per diffondere maggiormente la “parola poetica” di Federico Tavan e recuperare e diffondere il patrimonio artistico non basteranno singole iniziative, pur sempre lodevoli. Vi dovrà essere una sorta di regia attenta, consapevole che metta in campo energie diverse e le coordini in un unico disegno. Un'operazione che si protrarrà nel tempo con il contributo dei più svariati ambiti e attraverso sinergie fra istituzioni, associazioni e artisti con alcuni dei quali sono in fase di elaborazione ulteriori apporti”.

L'evento “Vi scrivo dal Paradiso” ha avuto fin da subito la volontà di coinvolgere le nuove generazioni dei millennials, ai quali verrà chiesto un output in seguito a una serie di lezioni-testimonianza per le ultime classi delle scuole superiori della provincia, tenute da Gaspardo e dall'attrice Federica Guerra. Hanno aderito una quindicina di classi dei licei Leopardi-Majorana e Grigoletti di Pordenone e Torricelli di Maniago.

"Tavan – dice ancora Mauro Corona - è un poeta, grande, tragico, non nel senso che chi lo legge prova tragicità, ma tragica è stata la sua vita che ha affrontato sempre con ironia con quel non prendersi sul serio, con disincanto. Ora che non c'è più lo capiamo. Prima i suoi modi erano stati presi per spacconeria, picareschi come a dire “l'è mat", ma Federico non era matto, era il giudizio di tutti noi. Il suo dire le cose come stanno lo ha emarginato, al pari di Antonin Artaud o Robert Walser. Il manicomio di Tavan non era un recinto in una sede dove uno va trovare un ricoverato e passa da un ufficio. Tavan è stato preso in giro, perché non hanno creduto in lui, lo ha fatto la sua stessa gente. Pochi affettuosi amici lo hanno capito. Gli altri lo capiscono adesso, che non c'è più”.

Fabio Della Pietra

 

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