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Lunedì, 21 Settembre 2020

Un quarto degli oltre 3 milioni di casi di Covid-19 in India, oggi primo paese al mondo per velocità di diffusione del virus, si registrano nello stato di Maharashtra, il più colpito dall’epidemia. Di questi, due casi su tre sono a Mumbai, città che attrae persone dalle zone rurali in cerca di lavoro, anche se la maggior parte finisce per vivere in condizioni precarie. Negli insediamenti informali in città mancano spesso l'acqua corrente, servizi igienici adeguati e una raccolta dei rifiuti funzionante. Sono inoltre estremamente affollati, spesso con cinque o sei persone che condividono un'unica stanza di dieci metri quadrati o perfino spazi ancora più piccoli.

La possibilità limitata di distanziamento fisico rende estremamente difficile ridurre l’aumento dei casi Covid-19 negli slum del distretto M-est di Mumbai, dove le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF), insieme al personale delle autorità sanitarie locali, hanno assistito oltre 400.000 persone da inizio giugno a fine agosto. Nel centro di trattamento per il Covid-19 da 100 posti letto presso l'ospedale Shatabdi, MSF ha contribuito al miglioramento della gestione dei pazienti con sintomi lievi e moderati. Qui i team MSF stanno fornendo anche assistenza ambulatoriale, attività di promozione della salute e contribuiscono a rafforzare le misure di prevenzione e controllo delle infezioni all'interno degli ospedali e nelle comunità.

“Abbiamo fornito mascherine, sapone e kit per l'igiene ai residenti degli slum, oltre a curare pazienti positivi con l'obiettivo di decongestionare i centri specialistici per il Covid-19" dice il dottor Hemant Sharma, coordinatore del progetto Covid-19 di MSF a Mumbai. "Per migliorare il trattamento dei pazienti in condizioni critiche, abbiamo anche installato cinque macchine per l'ossigeno".

Dal 25 giugno al 15 agosto, MSF ha effettuato test a 1.979 pazienti, di cui 759 risultati positivi al Covid-19. Dal 1° luglio al 15 agosto, 246 pazienti con sintomi Covid-19 da lievi a moderati sono stati ammessi al centro per il trattamento del virus dell'ospedale Shatabdi, mentre 39 sono stati trasferiti in altre strutture per ricevere cure specialistiche.

"Quando mi è stato detto che ero risultata positiva al coronavirus, ho avuto paura e sono stata presa dal panico" racconta Radha, una donna di 25 anni ricoverata nel centro Covid-19 supportato da MSF. "Avevo tanta paura perché sapevo quali difficoltà hanno affrontato le persone risultate positive. Dopo aver saputo della mia positività, anche i membri della mia famiglia erano molto spaventati. Mia madre ha iniziato a piangere. Quando i miei vicini lo hanno saputo, hanno smesso di parlare con me e con i miei familiari. Hanno chiuso le porte. Pensavano che si sarebbero infettati a causa mia. Quando mi vedevano, rientravano nelle loro case, mi evitavano".

Con l’intensificarsi dell’epidemia MSF e il ministero della salute locale hanno aumentato gli screening, i test e i trattamenti per ridurre il numero di nuove infezioni e decessi. "Quando abbiamo saputo del primo caso nella zona in cui vivo, la gente della mia comunità ed io stesso eravamo spaventati" afferma Santosh Choure, team leader dei promotori della salute di MSF a Mumbai. “A causa della paura del contagio, molti dei miei vicini sono tornati ai loro villaggi. Anche se in piccole case, le persone non permettevano ai loro figli di uscire e agli estranei di avvicinarsi”.

Dal 2006, MSF cura a Mumbai pazienti affetti da tubercolosi resistente ai farmaci e casi complicati di HIV. "La maggior parte dei nostri 256 pazienti affetti da tubercolosi proviene dagli slum dove, a causa delle cattive condizioni di vita, il rischio di contrarre malattie è alto" afferma il dottor Sharma di MSF. “Per decenni le due principali epidemie di tubercolosi e HIV hanno portato all’allontanamento delle persone infette. Se il Covid-19 prende piede in questa comunità sarà una triplice tragedia”.

Disinformazione e notizie false

Lo stigma subìto da coloro che risultano positivi al virus e la diffusione di informazioni errate sul Covid-19 hanno creato ulteriori sfide per gli operatori chiamati a fermare la diffusione della malattia. "Lo stigma e la disinformazione stanno davvero complicando le nostre attività per la prevenzione e il trattamento del Covid-19" aggiunge Santosh di MSF. “A causa dello stigma, molte persone non vengono per i test anche se hanno sintomi. E per via della disinformazione che circola su WhatsApp, alcuni negano l'esistenza della pandemia, sostenendo che sia un’azione degli ospedali e dell'industria farmaceutica per fare soldi, mentre altri credono che ai pazienti ospedalizzati vengano prelevate parti del corpo".

Con la minaccia di una seconda e più intensa ondata di Covid-19 all'orizzonte, Radha, la donna ricoverata nel centro Covid-19 supportato da MSF, ritiene che ci sia bisogno di solidarietà, di combattere la disinformazione e di un'accelerazione degli investimenti nella ricerca di un vaccino che dovrà essere per tutti. "Non è solo la battaglia di una persona, ma spesso tendiamo a dimenticarlo. Dobbiamo preoccuparci di ciò che accadrà agli esseri umani e agire".

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