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Domenica, 24 Marzo 2019

Amnesty International ha definito una “vergognosa ingiustizia” la condanna della nota avvocata e difensora dei diritti umani iraniana Nasrin Sotoudeh a 33 anni di carcere e a 148 frustate. La sentenza si aggiunge alla condanna a cinque anni emessa nel settembre 2016 al termine di un altro processo irregolare, per un totale di 38 anni di prigionia.

“È sconvolgente che Nasrin Sotoudeh vada incontro a quasi quattro decenni di carcere e a 148 frustate a causa del suo lavoro pacifico in favore dei diritti umani, compresa la difesa legale di donne sotto processo per aver sfidato le degradanti leggi sull’obbligo del velo”, ha dichiarato Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e sull’Africa del Nord di Amnesty International. “Nasrin Sotoudeh dev’essere rilasciata immediatamente e senza alcuna condizione e questa oscena sentenza dev’essere subito annullata”, ha proseguito Luther.

“Nasrin Sotoudeh ha dedicato tutta la vita a difendere i diritti delle donne e a chiedere l’abolizione della pena di morte: è semplicemente oltraggioso che le autorità iraniane la puniscano per questo. Il verdetto di colpevolezza e la condanna di oggi confermano la reputazione dell’Iran come crudele oppressore dei diritti delle donne”, ha sottolineato Luther. Si è trattato della più dura condanna inflitta negli ultimi anni contro i difensori dei diritti umani in Iran, a riprova che le autorità, incoraggiate dalla completa impunità di cui godono i responsabili delle violazioni dei diritti umani, stanno inasprendo la repressione.

Nasrin Sotoudeh è stata arrestata nella sua abitazione il 13 giugno 2018. All’inizio di questa settimana è stata informata dall’ufficio per l’esecuzione delle pene di Evin, la prigione di Teheran dov’è attualmente detenuta, che era stata giudicata colpevole di sette reati e condannata a 33 anni e 148 frustate. Tra i reati, riferiti unicamente al suo pacifico lavoro in favore dei diritti umani, figurano “incitamento alla corruzione e alla prostituzione”, “commissione di un atto peccaminoso (…) essendo apparsa in pubblico senza il velo” e “interruzione dell’ordine pubblico”.

I giudici hanno applicato l’articolo 134 del codice penale che autorizza a emettere una sentenza più alta di quella massima prevista se l’imputato ha più di tre imputazioni a carico. Nel caso di Nasrin Sotoudeh, il giudice Mohammad Moghiseh ha applicato il massimo della pena per ognuno dei sette capi d’accusa, 29 anni in tutto, aggiungendovi altri quattro anni e portando così la condanna a 33 anni. Imprigionare per le sue attività pacifiche una persona che difende i diritti umani è già orribile, ma il fatto che il giudice abbia esercitato il suo potere discrezionale per assicurare che Nasrin Sotoudeh resti in carcere per più tempo di quanto preveda la legge iraniana, è particolarmente oltraggioso”.

“I governi che hanno influenza sull’Iran dovrebbero chiedere il rilascio di Nasrin Sotoudeh. La comunità internazionale, in particolare l’Unione europea, dovrebbe prendere pubblicamente una posizione forte contro questa vergognosa condanna e intervenire urgentemente per assicurare il rilascio immediato e incondizionato della detenuta”, ha sottolineato Luther. L’Irna (l’Agenzia di stampa della Repubblica iraniana) ha riferito che il giudice Moghiseh ha detto ai giornalisti che Nasrin Sotoudeh era stata condannata a sette anni: cinque per “associazione e collusione per compiere reati contro la sicurezza nazionale” e due per “offesa alla Guida suprema”.

Il lancio di agenzia non ha chiarito se il giudice si stesse riferendo a un ulteriore caso separato.  Amnesty International non è attualmente in grado di spiegare perché le parole attribuite al giudice Moghiseh contraddicano quanto comunicato di persona a Nasrin Sotoudeh dall’ufficio per l’esecuzione delle pene del carcere di Evin.

Squadroni filo-governativi contro le donne che protestano 

Secondo Amnesty International, i video provenienti dall’Iran e che stanno circolando sui social media testimoniano il clima quotidiano di intimidazione nei confronti delle donne, da parte di agenti della cosiddetta polizia morale e di squadre filo-governative che cercano di far rispettare le leggi sull’obbligo del velo. 

Nei video si vedono persone e agenti della polizia morale in abiti borghesi discutere animatamente con le donne o aggredirle in nome della difesa della “pubblica decenza” perché hanno sfidato le degradanti leggi sull’obbligo del velo. Quando le donne iniziano a filmare le scene per pubblicarle sui social media, gli uomini si fanno ancora più aggressivi. 

“I video che stanno circolando nelle ultime settimane sono la prova dell’agghiacciante livello di violenza quotidiana che le donne subiscono da parte della polizia morale o di squadre filo-governative solo per aver osato sfidare le offensive leggi sull’obbligo del velo. Queste leggi non sono solo degradanti e discriminatorie, ma vengono anche usate per giustificare aggressioni in strada contro le donne e le ragazze”, ha dichiarato Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International. 

Le donne iraniane vengono regolarmente fermate a caso in strada dagli agenti della polizia morale, che le insultano e le minacciano, ordinano loro di rimettersi il velo per coprire i capelli o danno loro dei fazzoletti per togliere il trucco. Spesso le schiaffeggiano, le picchiano coi manganelli le ammanettano e le costringono a salire sui furgoni della polizia. 

 

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