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Domenica, 01 Agosto 2021

Valentina Petrillo sarà la prima atleta transgender italiana ad indossare la maglia della Nazionale in una competizione internazionale: dal 1 al 5 giugno parteciperà ai Campionati Paralimpici Europei di Atletica Leggera, che si terranno a Bydgoszcz in Polonia. Il 3 giugno ci saranno le qualificazioni dei 400m e venerdì 4 giugno le finali. Il sogno di Valentina è quello di staccare il pass per le Olimpiadi di Tokyo e di difendere i colori azzurri nella categoria T13, ipovedenti. Valentina Petrillo (Omero Bergamo), atleta ipovedente, si presenta in Polonia con il record italiano di 1’00’’31 sui 400m, stabilito il 22 maggio a Faenza.

La corsa di Valentina procede di pari passo con lo sviluppo del film documentario “5 nanomoli - Il sogno olimpico di una donna trans”, per la regia di Elisa Mereghetti e Marco Mensa, prodotto da Ethnos, Gruppo Trans APS e dalla società di produzione giapponese Daruma Inc, con il patrocinio di Uisp, Arcigay e del Comune di Bologna. Attualmente in lavorazione, il film conta sulla consulenza di Joanna Harper, medico canadese autrice di numerosi studi sugli atleti transgender, e  sul supporto di numerose associazioni lgbt europee.

“Correre per i colori dell’Italia significa coronare il sogno che avevo sin da bambina – dice Valentina Petrillo - Ora mi aspetto di conquistare una medaglia e di fare una prestazione importante. Credo che la mia presenza in Polonia possa essere un segnale forte nella direzione del riconoscimento dei diritti delle donne e delle persone Lgbtiq, sia in quel Paese, sia in tutto il mondo. La Fispes, Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali, mi sostiene e crede in me, insieme a Uisp, Gruppo Trans APS e Ethnos. Sta finalmente emergendo la mia figura di donna sportiva, insieme ai miei risultati, rispetto al mio percorso di transizione. E per me questo è un grosso segnale di apertura e di inclusione”.

“Finalmente, per la prima volta nella storia dello sport in Italia – dice Milena Bargiacchi, vicepresidente di Gruppo Trans APS - si aprono le porte dell'arena sportiva internazionale anche alle persone transgender, nel pieno rispetto dei parametri previsti dai regolamenti. Non accettiamo più di essere spettatori e di restare in panchina, così come nel mondo del lavoro anche nel mondo dello sport vogliamo riportare al centro le nostre vite fino ad ora marginalizzate, non contemplate, spinte in uno spazio invisibile”.

“Da tempo siamo impegnati per i diritti delle persone Lgbtiq nello sport – dice Manuela Claysset, responsabile nazionale Uisp per le politiche di genere e i diritti - Come Uisp diamo la possibilità alle persone che lo richiedono di acquisire una identità Alias, cioè essere riconosciute con un nome allineato al genere a cui si sentono di appartenere e differente dal sesso attribuito loro all'anagrafe, superando così una delle difficoltà che atleti trans possono riscontrare nello svolgimento dell'attività sportiva. Questa scelta è stata possibile grazie alla collaborazione di Rete Lenford Avvocatura Lgbt e la disponibilità di Marsh, broker assicurativo”.

Elisa Mereghetti, co-regista di“5 nanomoli”: “Fin dai primi tempi abbiamo capito che questa storia aveva un grande potenziale internazionale. Non è una storia solo italiana: Valentina sta diventando un simbolo per l'intera comunità trans e per il mondo dello sport paralimpico, anche all'estero. Il film e la straordinaria vicenda umana e sportiva di Valentina stanno crescendo parallelamente. La potenzialità del film è quella di creare consapevolezza attorno alla questione centrale: il diritto delle persone trans di fare sport e di gareggiare nel loro genere percepito.”

Marco Arlati Responsabile Sport Segreteria Arcigay: “Sosteniamo l’atleta Valentina Petrillo augurandole di staccare il pass per le Olimpiadi di Tokio 2021. Arcigay da sempre si batte per il diritto allo sport per le persone trans, a qualsiasi livello. Valentina a Tokio potrebbe essere la scintilla che accende la voglia di vivere lo sport ad alti livelli anche per le persone trans* italiane che faticano a trovare spazi sicuri nello sport e non hanno modelli a cui far riferimento. I grandi eventi sportivi, inoltre, sono un‘opportunità di sensibilizzazione della popolazione sui diritti civili”

Il Tavolo Asilo esprime profonda preoccupazione sui contenuti della proposta avanzata dalla Commissione UE il 23.09.2020 di adottare un "Patto per le migrazioni e l'asilo", che considera allarmante sia per le misure che riguardano la dimensione esterna delle politiche migratorie della UE, che per quelle di politica interna.

Per ciò che attiene alla "dimensione esterna", la proposta di Patto propone “l'adozione di misure estremamente dure volte a contrastare i flussi migratori verso l'Unione, a rafforzare la cooperazione tra i Paesi Ue e con Paesi terzi per attuare i rimpatri, nonché a rinforzare ulteriormente il controllo delle frontiere esterne dell'Unione anche attraverso Frontex”.

Nel Patto si afferma di volere aiutare i Paesi terzi a gestire la migrazione irregolare e a rafforzare i loro "sistemi di asilo ed accoglienza", ma quel che emerge “è soltanto la volontà di sostenere tali Paesi perché blocchino le persone transitanti verso l'Europa”. Anche gli interventi di cooperazione internazionale “rischiano di essere orientati solo verso gli Stati che collaborano con le politiche migratorie della UE, stravolgendone senso e finalità”.

“Come si possa garantire a tutte le persone così bloccate in Paesi terzi l'accesso a una protezione legale effettiva, dando loro una prospettiva di vita che non sia il confinamento in campi profughi, è questione del tutto ignorata, così come è rinviata ad una discussione futura l'attuazione di percorsi legali di accesso alla UE per motivi di protezione”, si chiede il Tavolo Asilo.

Inoltre, non si prevede nulla rispetto alla gestione comune degli ingressi per lavoro/ricerca lavoro, studio e formazione, a parte una minima apertura verso azioni che possono "attirare talenti". Manca dunque una politica generale della UE, che orienti i comportamenti dei singoli stati.

Sulla "dimensione interna", il Patto prevede la formale abrogazione del Regolamento di Dublino, ma in realtà vengono confermati i criteri in vigore, tra cui quello della competenza all'esame della domanda da parte del primo Paese di ingresso, particolarmente penalizzante per il nostro paese. La redistribuzione dei richiedenti asilo tra gli stati membri resta sostanzialmente volontaria. Ma l'aspetto “più irricevibile” del testo riguarda la proposta di adozione di una "procedura di frontiera fluida" da applicarsi a "tutti i cittadini di paesi terzi che attraversano senza autorizzazione" e in ogni caso ai richiedenti "provenienti da paesi con bassi tassi di riconoscimento".

Si tratta di procedure accelerate, con garanzie ridottissime, che “trasformerebbero l'Italia e gli altri paesi di primo ingresso in giganteschi hotspot, con i richiedenti asilo collocati in strutture sorvegliate e senza interazioni con l'esterno”. Per coloro la cui domanda è stata respinta si applicherebbe la "procedura unionale di rimpatrio alla frontiera". Gli Stati possono divenire responsabili, in termini logistici e finanziari, del rimpatrio di cittadini stranieri che si trovano in altri Paesi UE e se entro otto mesi il rimpatrio non è effettuato (si va dunque verso una nuova dilatazione dei tempi di trattenimento) allora lo stato "sponsor" deve prendere in carico i migranti trasferendoli nel suo territorio.

Si delinea così una nuova, “inaccettabile nozione” di "solidarietà" che assomiglia a una sorta di permanente mercato tra gli Stati dell'Unione nel quale accettare quote di richiedenti asilo oppure pagare per non averne, o ancora pagare i rimpatri di coloro che sono presenti in altri Stati sono azioni tutte liberamente disponibili. Queste misure sollevano serie preoccupazioni relative al rispetto dei diritti fondamentali e possono portare a gravi violazioni che coinvolgerebbero anche i minorenni, accompagnati e non.

Il Tavolo Asilo chiede al Governo che in occasione del Consiglio Europeo del 14 dicembre “l'Italia dichiari la propria volontà di discostarsi nettamente dall'attuale impostazione del Patto nella direzione di una riforma legislativa del sistema di asilo e immigrazione UE ancorata al rispetto dei valori fondamentali dell'Unione quale spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia”.

Nel Tavolo Asilo nazionale fanno parte A Buon Diritto, ACLI, ActionAid, Amnesty International Italia, ASGI, ARCI,  Caritas Italiana, Centro Astalli, CNCA, Comunità Papa Giovanni XXIII, Emergency, Europasilo, Focus - Casa dei Diritti Sociali, Fondazione Migrantes, Intersos, Legambiente, Medecins du Monde Missione Italia,  MSF, Oxfam Italia, Refugees Welcome Italia,  Senza Confine, SIMM

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