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Domenica, 09 Dicembre 2018

Il blitz è scattato all’alba. Due dei cinque operai Fiat di Pomigliano d’Arco (Napoli) sono saliti sul tetto del primo municipio di Roma, nella centralissima piazza Barberini. Dall’edificio un lungo striscione rosso: “Di Maio con chi stai?”. Altri 4 attivisti sono rimasti giù con un gazebo davanti l’ingresso della metro A, circondati dal gonfiabile dei vigili del fuoco. La polizia tiene d’occhio la protesta, soprattutto per la sicurezza degli stessi dimostranti.

I 5 licenziati ex Fiat chiedono un incontro con il ministro Luigi Di Maio, dopo la visita dell’estate scorsa in ospedale proprio con Mimmo Mignano, il leader del gruppo, che si procurò delle ferite come estrema protesta. “Senza lavoro non abbiamo più soldi per l’affitto e per i nostri figli, siamo i poveri che il governo dice di voler aiutare. Eccoci”, spiega l’operaio Antonio Montella al parlamentare Stefano Fassina che si affaccia al gazebo e promette un’interrogazione parlamentare.

“Non andremo via fino a quando il ministro dello sviluppo economico non solo non ci riceve – spiega Antonio Barbati del collettivo 48ohm – ma che ci dice da che parte sta: con i lavoratori o con la Fiat. Bisogna eliminare quest’obbligo di fedeltà con cui la Cassazione ha condannato gli operai solo per la loro libertà di opinione”.

Nel primo pomeriggio gli operai sono stati condotti in Questura dagli agenti. Dopo ore di fermo i 5 operai e l'avvocato attivista Antonio Barbati hanno ricevuto il Daspo urbano: divieto di entrare a Roma per due anni.

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