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Domenica, 19 Settembre 2021

“Esprimiamo grande preoccupazione e denunciamo quello che sta avvenendo nei servizi di cura della salute mentale a Reggio Calabria e in tutta la regione”. A dirlo in una nota è Legacoopsociali che interviene sul caso dei servizi di cura psichiatrici in Calabria.

“Gli operatori socio-sanitari sono in agitazione insieme alle cooperative sociali – prosegue la nota - e alle organizzazioni di rappresentanza di fronte ai mali storici della salute mentale che abbiamo sempre denunciato in questi anni”.

“Dal 2015 si assiste al blocco dei ricoveri per 11 strutture miste della provincia di Reggio, dove lavorano personale Asl e cooperative sociali – sottolinea Legacoopsociali - e continuano a non essere riconosciute. A questo mancato accreditamento che rende “illegale” la gestione ibrida anche se da 6 anni fu avviato il percorso per chiedere l’accreditamento e gestire autonomamente le strutture ma dalla regione non è mai arrivata nessuna autorizzazione. Infine dal 31 dicembre 2020 sono interrotti i pagamenti che lasciano nella totale incertezza gli operatori e le loro famiglie, spesso monoreddito”.

Poi un appello al ministro della Salute Roberto Speranza “perché intervenga in una regione che vede la sanità commissariata. Tale gestione in eterna emergenza comporta ritardi e disagi sotto gli occhi di tutti. E chiediamo possa rendere più ‘agevole’ la comunicazione tra i commissari regionale e provinciale sulla interpretazione dei decreti e sulla loro applicazione”.

Infine Legacoopsociali conclude: “chiediamo che i servizi di cura in Calabria come in tutto il Mezzogiorno diventino una priorità assoluta a cavallo dell’emergenza Covid mettendo al centro il ruolo della prossimità e della domiciliarità che le strutture gestite dalla cooperazione sociale offrono a tutti i cittadini”.

 

Legacoopsociali, l’Associazione Nazionale di settore della Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue e FNOPI, la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, guardano oltre l’emergenza.

E lo fanno in sinergia per potenziare, attraverso l’allargamento della riduzione del vincolo di esclusività oltre le campagne vaccinali, la valorizzazione della professione in termini economici e di carriera, la garanzia di un servizio adeguato anche per la somministrazione dei vaccini nelle strutture residenziali per i più fragili e dell’adeguamento dei servizi all’evoluzione dei bisogni dei cittadini.

Nell’incontro tra alcuni componenti del Comitato Centrale della FNOPI e della Presidenza di Legacoopsociali, dopo l’illustrazione dell’evolversi delle caratteristiche dei servizi residenziali verso livelli più alti di integrazione delle prestazioni sanitarie e in relazione alla presenza e alle opportunità di sviluppo di figure sanitarie in tutte le tipologie di servizi, a partire dalle cure domiciliari, nei quali la cooperazione sociale opera, si è aperto un proficuo confronto sulle prospettive formative, di impiego e di valorizzazione della figura dell’infermiere e su quali provvedimenti adottare, a sia con carattere di urgenza, sia nel medio – lungo periodo, per far fronte alla grave carenza di infermieri che si è determinata nei servizi a seguito dell’emergenza pandemica e del conseguente forte reclutamento da parte del Servizio Sanitario Nazionale.

"Si è convenuto sulla necessità di aggiornare la definizione dei contingenti formativi alle reali esigenze di tutti i servizi oltre quelli ospedalieri e gestiti dalla PA, nonché sulla opportunità di aprire un laboratorio di confronto sulle traiettorie di specializzazione e sviluppo professionale in chiave clinica per attualizzare la necessaria maggiore pertinenza alla complessità e tipologia assistenziale, amplino le opportunità di scelta nell’esercizio della professione e contribuiscano altresì a ripensare modelli assistenziali e di servizio in chiave innovativa e di appropriatezza all’evolversi dei bisogni nonché di sostenibilità per l’intero sistema pubblico e privato. Questi elementi possono costituire una importante leva di cambiamento anche nell’ottica del ripensamento più complessivo del sistema delle cure socio-sanitarie e sanitarie quale quello che affronteremo anche supportati dalle risorse del PNRR".

La visione di prospettiva non ci allontana però dall’emergenza per la carenza di personale infermieristico che i servizi stanno vivendo. Le cooperative di legacoopsociali hanno adottato numerose strategie per supportare il pesante impegno del personale durante la pandemia, ma oggi si trovano nella condizione di non poter rispondere alla domanda di presa in carico nelle cure domiciliari e nelle strutture residenziali per mancanza del personale sanitario. A questo proposito al fine di poter supportare le persone bisognose di servizi almeno fino a tutta la durata della campagna vaccinale e al formarsi di nuovi professionisti si è convenuto sulla richiesta di alcuni interventi d’urgenza: allargamento del vincolo di esclusività, oltre l’attività vaccinale, per tutte le prestazioni sanitarie proprie della professione infermieristica al fine di poter garantire e sostenere le attività delle strutture socio-sanitarie nell’emergenza della carenza professionale e non compromettere la possibilità di dare risposte appropriate dal punto di vista quantitativo e qualitativo ai bisogni dei cittadini; attivazione di un confronto a livello regionale per l’aggiornamento delle regole di accreditamento delle strutture, nell’ottica di adeguamento dei servizi offerti all’evoluzione dei bisogni dei cittadini e per la conseguente revisione dei modelli organizzativi e assistenziali, promuovendo una evoluzione delle varie figure professionali e di un chiaro e competente coordinamento della pianificazione e dell’intervento assistenziale valorizzazione della professione infermieristica in termini economici, ma anche favorendo percorsi di carriera professionale in ambito manageriale e clinic; apertura alla libera professione infermieristica, creando percorsi di inserimento e di impiego professionale valorizzanti ed attrattivi

"Auspicando che tali livelli di confronto e collaborazione possano contribuire ad individuare e sostenere la soluzione rapida dei problemi emergenziali ed aprire una prospettiva di miglioramento complessivo del sistema l’incontro si è concluso con l’impegno a favorire l’apertura del confronto sui livelli territoriali per gli interventi di pertinenza delle Amministrazioni Regionali e a continuare il confronto per la formulazione di proposte operative per gli ambiti formazione e sviluppi futuri".

 

 

Perché hanno fiducia nella scienza. Perché è responsabilità civile. Per salvare vite. Per la salvezza di tutti. Sono tanti i motivi con cui gli operatori socio-sanitari e cooperatori sociali da tutta Italia lanciano la campagna #noicivacciniamo costruita insieme a Legacoopsociali, attraverso un video pubblicato sui canali youtube e social network (Facebook e Twitter) dell’Associazione che rappresenta oltre 2400 cooperative sociali.

Questa iniziativa di sensibilizzazione nasce dalla volontà di chi opera nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali duramente colpite dalle ondate del Covid: dal Piemonte alla Sicilia, dalla Lombardia alla Basilicata passando per Veneto, Emilia Romagna, Marche e Umbria ci sono volti e voci di chi opera nelle Rsa, nelle scuole e nei servizi di welfare. Legacoopsociali vuole dare il suo contributo affinchè si proceda a un piano vaccinale di massa per superare questa emergenza che dura da oltre un anno e colpisce ulteriormente le persone più fragili e vulnerabili.

Nel video c’è anche l’appello della presidente nazionale Eleonora Vanni che dice: “mi vaccino perché tengo alla mia salute e a quella degli altri, perché non vedo l’ora di riabbracciare gli amici e frequentare persone e luoghi di socializzazione, perché il Paese possa ripartire senza lasciare indietro i più fragili”.

A chiudere il video è il presidente nazionale di Legacoop Mauro Lusetti: “mi vaccino perché non voglio correre il rischio di morire solo come un cane in una terapia intensiva e soprattutto non voglio farlo correre alle persone che incontro ogni giorno”.

 

Il video è visibile su questo link 

Sono 224 le nuove cooperative aderenti a Legacoopsociali tra il 2018 e il 2020, nel triennio segnato dalla pandemia, e di queste sono 60 quelle che hanno aderito nel 2020. Il 50% di queste nuove adesioni sono arrivate dal Mezzogiorno, Isole comprese. Il 40% sono cooperative di tipo A (servizi alla persona), il 28% sono cooperative A+B (servizi alla persona e di inserimento lavorativo), il 28% sono coop sociali di tipo B (inserimento lavorativo) e il 4% sono Consorzi.

Sono questi i numeri analizzati durante il webinar di benvenuto che si è tenuto il 23 marzo con la partecipazione della presidente nazionale Legacoopsociali Eleonora Vanni, il direttore di Aiccon Paolo Venturi, Liliana Cavatorta del Gruppo Unipol e il presidente nazionale di Legacoop Mauro Lusetti.

Il coordinatore nazionale Diego Dutto e la responsabile Progetti Felicia Gemelli hanno presentato la bussola dei servizi e Sent con i percorsi di innovazione della cooperazione sociale.

“Viviamo un momento in cui le importanti risorse distribuite a cittadini e imprese ristorano – ha dichiarato la presidente Vanni - ma non producono di per sé sviluppo, un momento in cui occorre lavorare per un futuro di crescita economica e di coesione sociale da percorrere contemporaneamente. Occorrono nuove visioni e coraggio per un tempo assolutamente nuovo, uno scenario che non ha precedenti, né termini di paragone. Ecco perché provare a coinvolgere più da vicino le cooperative che hanno aderito in questi ultimi tre anni e avviare con loro un ‘viaggio cooperativo’ che apporti visione e motivazioni di chi: si è costituito in forma cooperativa in questi ultimi tre anni e/o, pur costituito da più tempo, ha deciso in questi ultimi tre anni di aderire a Legacoop”.

Il presidente nazionale di Legacoop Lusetti ha sottolineato: “chi ha fatto la scelta nel mondo del lavoro con una cooperativa ha voluto marcare con chiara evidenza che si è posto il problema di cambiare quel pezzo di società in cui vive con la propria cooperativa.  Non accettare ciò che troviamo e metterci in discussione andando nelle fratture della società è l’elemento che caratterizza questa scelta. Uno dei mali peggiori che possiamo subire è l’omologazione all’impresa privata. Perché è brutta e cattiva? No, perché ha fini diversi. Noi siamo ‘nativi trasformativi’ e non abbiamo bisogno degli Sdgs dell’Onu per essere definiti ‘sostenibili’”

“È bello che si faccia un’iniziativa per le cooperative neo aderenti come un open day dell’associazione – ha affermato Paolo Venturi - Non solo innovare e cooperare ma anche celebrare quello di buono che è stato fatto. Condividere e comunicare ciò che si fa ma non in modo autoreferenziale o retorico: fare questa iniziativa significa rendere concreto il motivo perché si fa cooperazione”.

“A seguito della drammatica crisi sanitaria, economica e sociale ci siamo trovati come in un crash test per capire se siamo stati resilienti ed efficaci negli approcci. Saranno importanti l’empatia, la capacità di lavorare in squadra, di comunicare. Sarà importante per le organizzazioni mettersi in sintonia con il contesto esterno trasformando e adattandosi ai cambiamenti”, ha sottolineato Liliana Cavatorta.

 

 

 

Anziani non è solo non autosufficienza e non è solo domicilio versus Rsa. Da questo punto è iniziato il secondo webinar di Missione Salute, il ciclo di laboratori e confronti di Legacoopsociali sulla filiera dei servizi di cura alla persona. Il focus di oggi riguarda le strutture residenziali per anziani.

Il dibattito moderato dal coordinatore nazionale Legacoopsociali Diego Dutto ha visto gli interventi della presidente nazionale Legacoopsociali Eleonora Vanni, del presidente dell’associazione italiana di psicogeriatria Marco Trabucchi, la presidente della coop sociale Cadiai Franca Guglielmetti, del responsabile area sanitaria della coop sociale Frassati Angelo Scano, del Presidente di Qualità e Benessere Massimo Giordano e della responsabile scientifica del progetto Visiting DTC Amelia Frasca.

“Perché affrontiamo il tema dei servizi di cura agli anziani partendo primariamente dal concetto di salute e dalla filiera integrata dei servizi di cura alla persona? – domanda la presidente Vanni - Perché partiamo dal presupposto che la risposta ai bisogni non possa essere determinata da un ristretto catalogo di offerta decisa da altri, ma debba includere una pluralità di fattori e prendere avvio dal progetto personalizzato. Per noi mettere al centro la persona vuol dire promuovere e rispettare il diritto all’autodeterminazione e operare attraverso un sistema di progettazione integrata a livello di sistema”.

“Oggi – prosegue Vanni - a seguito degli esiti della pandemia e forse anche sulle ricadute che questa ha sulle emozioni di tutti noi, corriamo il rischio di essere ostaggio di valutazioni e proposte esito di pregiudizi o non conoscenza e di esternazioni emotive, queste ultime comprensibili, ma che ancora una volta, guardano a singoli aspetti del problema. Allora non si tratta di criminalizzare indistintamente le strutture residenziali per anziani, ma di costruire un sistema integrato di assistenza e protezione degli anziani nelle differenti fasi di bisogno”

Per Trabucchi “le Rsa si sono mostrate luoghi primari di cura e gli operatori hanno dato grande testimonianza di generosità e coraggio oltreché di professionalità. Nella bufera generale le Rsa hanno continuato a lavorare e questi sono i gestori della ripresa della normalità dove occorre ricostruire fiducia e nuova progettualità. L’adeguatezza delle cure si basa primariamente sul lavoro integrato di team multiprofessionali e la filiera integrata a livello territoriale aiuterebbe la qualità del lavoro anche in questi servizi. Occorre essere radicali nella formazione del personale. Le Rsa sono luoghi concreti di assistenza e cura dove si opera per lenire le sofferenze”.

Il confronto è proseguito con le prassi delle cooperative sociali. “Le famiglie – spiega Guglielmetti - arrivano alla Rsa quando sono provate e a casa non ce la fanno più. Con la telemedicina non si curano anziani gravemente non autosufficienti che hanno bisogno di cure sanitarie continuative e specialistiche che in Rsa garantiamo con lavoratori professionalizzati, coperti da regolare contratto di lavoro. Noi facciamo assistenza domiciliare con 180 operatrici che vanno nelle case e mi raccontano di situazioni allarmanti: solitudine, abitazioni non adeguate, difficoltà ad affrontare bisogni specifici di cura. Occorre lavorare per ampliare i servizi intermedi e semmai specializzare la componente sanitaria e psicologica delle Rsa”.

“E se le Rsa fossero delle centrali operative di prossimità? – domanda Scano - Ci sono 7mila strutture per anziani in Italia, diffuse sul territorio. Aperte 24 ore potrebbero essere luoghi di monitoraggio da remoto della persona nel proprio domicilio attivando tempestivamente interventi mirati e mantenendo anche una prossimità territoriale e relazionale. Come sarebbe possibile fare questo oggi? La tecnologia ci viene in aiuto, la teleassistenza ha dei limiti: l’anziano deve poter premere il pulsante e poi la centrale operativa è distante. Fra domiciliarità e residenzialità c’è una fascia intermedia di fragilità che si può colmare con l’introduzione di tecnologie a basso impatto e mettendo a sistema i servizi esistenti”.

Filiera dei servizi di cura alla persona: intelligenza collettiva per idee innovative e proposte condivise. Questo è il percorso di Legacoopsociali rilanciato nel webinar “Missione Salute” che si è tenuto il 4 marzo e ha visto l’intervento di Fabrizio Starace – Istituto Superiore di Sanità, Enrica Amaturo – sociologa, Pietro Barbieri – Cese e la deputata Celeste D’Arrando che è firmataria della proposta di legge sui budget salute

“Tenendo conto dei bisogni primari di ‘sopravvivenza’ – ha dichiarato la presidente nazionale Eleonora Vanni - condividiamo l’idea che la vita delle persone non è solo ‘materia biologica’, ‘c’è sempre un punto in cui essa sporge oltre i bisogni primari, accedendo all’ambito dei desideri, delle scelte, delle passioni e dei progetti’, citando Roberto Esposito. Così, mettendo al centro il benessere in tutte le sue accezioni, e la persona in tutte le sue espressioni, abbiamo condiviso che, pur essendo al momento il tema salute emergente, non si può guardare allo sviluppo sostenibile o alla progettualità finalizzata alla ripresa, con singoli interventi strettamente settoriali e/o sommatoria di prestazioni in risposta a bisogni che sono invece complessi e implicano scelte di sistema”

Felicia Gemelli e Graziano Maino hanno presentato il Canvas, frutto dei laboratori organizzati dall’associazione. La parlamentare Celeste D’Arrando ha sottolineato che “il budget salute è un’esperienza che parte da importanti sperimentazioni della cooperazione sociale e del terzo settore. Il fulcro è il progetto personalizzato, la terapia è anche vivere bene con un approccio diverso alla vita: bio-psicosociale”.

“Stiamo lavorando per prevedere le risorse economiche lavorando bene tra pubblico e privato – ha aggiunto D’Arrando - per un fondo di garanzia e il sostegno alla utilizzazione e riqualificazione dei beni confiscati e dei beni comuni. Dobbiamo immaginare queste risorse non come una spesa ma come un investimento: fare in modo che quella persona possa avere un lavoro e una casa”.

Per la sociologa Enrica Amaturo “le migliori testimonianze giungono dal privato sociale se le confrontiamo con i servizi complessivamente. Se siamo abituati al gap fra fabbisogno assistenziale e risposta del Pubblico non ci stupisce la capacità di risposta della cooperazione sociale. Ci sono questioni sensibili come la conoscenza del contesto che apre la porta a tutta la discussione sulle disparità territoriali: il divario è enorme tra territori che non riescono nemmeno ad avere un database dei servizi erogati”.

“Serve un’alleanza ed è interessante che Legacoopsociali si muova in questa traiettoria – ha affermato Pietro Barbieri - usando mezzi e linguaggi innovativi. Come è possibile che nel paese della legge 180 sia stato possibile la rinascita di forme istituzionalizzanti a fronte di possibili forme di domiciliarità che però devono essere sviluppate. Anche sul dopo di noi le cooperative sociali possono essere un soggetto adulto e competente, il budget di salute è il primo passo da cui partire”.

Infine, Fabrizio Starace ha concluso: “cosa non ha funzionato sul budget salute? Ai fattori psicosociali è stato destinato zero perché l’aspetto biologico ha azzerato quello psicosociale che per noi invece diventa fondamentale per sconfiggere anche il malessere più complessivo accresciuto dalla pandemia. Dal nostro punto di vista è un’illusione che il buon proposito di mettere insieme sanità e sociale si faccia con servizi abituati a lavorare in modo separato. Il vero problema è quello di trasformare le policy in governo concreto superando questa divisione e quindi realizzare la filiera unitaria”.

 

 

 

Legacoopsociali lancia Iscoop: la piattaforma digitale nata per supportare l’elaborazione del bilancio sociale per le proprie associate. All’evento di oggi in videoconferenza zoom è arrivata una straordinaria partecipazione con 430 persone collegate da tutta Italia. Sono intervenuti la presidente nazionale Eleonora Vanni, la responsabile Area progetti Maria Felicia Gemelli, il direttore generale Dg terzo settore e responsabilità impresa sociale del ministero del Lavoro Alessandro Lombardi, la responsabile Area Ricerca di Aiccon Sara Rago e il presidente di Fondazione Pico Giancarlo Ferrari.

“Abbiamo lavorato per mettere a disposizione della vasta platea delle cooperative aderenti un format comune - ha dichiarato la presidente nazionale Eleonora Vanni - con l’idea di cogliere l’opportunità per andare oltre l’adempimento normativo e farne un’occasione di rilevazione sistematica, di trasparenza, di coinvolgimento degli shareholder (soci, ma anche lavoratori) e degli stakeholder (utenti, committenti, comunità di riferimento). Abbiamo sviluppato la proposta attraverso un processo partecipato finalizzato alla co-produzione di uno strumento che evidenziasse il valore aggiunto cooperativo. Questo abbiamo inteso fare e questo mettiamo a disposizione della variegata platea di cooperative sociali aderenti che presentano bisogni anche fortemente differenziati, ma uniti dall’obiettivo comune di valorizzare il ruolo e la portata strategica di questo tipo di impresa e dell’economia sociale che genera in un momento anche così particolare come quello che stiamo vivendo”.

La responsabile Area Progetti Legacoopsociali Maria Felicia Gemelli ha illustrato la piattaforma Iscoop, realizzata in collaborazione con Mediagroup e Eticae, a cui si accede da bilanciosociale.pico.coop e dal sito www.legacoopsociali.it: “è stato un percorso partecipato, strutturato con una serie di incontri con le cooperative capaci di costruire le direttrici del progetto. Ci siamo interrogati su come elaborare questo strumento che permette di stare in linea con la normativa e dagli incontri sono arrivati stimoli molto utili”.

Nel dibattito moderato dal coordinatore nazionale Legacoopsociali Diego Dutto è intervenuto il direttore generale terzo settore Alessandro Lombardi: “vedendo questi numeri così rilevanti di partecipanti si ha la possibilità di toccare con mano l’attenzione sul tema. Ci sono parole chiave come trasparenza, adattabilità e coordinamento. Apprezzo le parole della presidente che inquadra il lavoro nello spirito delle linee guida e il fatto che la predisposizione del bilancio sociale non è solo adempiere ad un obbligo normativo ma deve essere vista come uno strumento che rafforza il grado di conoscenza negli enti del terzo settore dei suoi associati: siamo pienamente in tema di trasparenza. Serve ribadire la relazione di fiducia tra gli enti di terzo settore e i cittadini che possono poi fare le loro scelte consapevoli a sostegno di determinati soggetti”.

Per Sara Rago dell’Area Ricerca di Aiccon bisogna “ripensare il ruolo delle organizzazioni di terzo settore e delle coop sociali, un ruolo che non viene meno a quello di supporto alle istituzioni ma che ha una sua identità specifica di produrre valore sociale, economico e culturale. Questo valore non può essere sostituito e questo riconoscimento lo ha stabilito la riforma. Il bilancio sociale è uno strumento, ma soprattutto un processo che, dalla produzione alla condivisione, afferma il valore trasformativo delle imprese sociali cooperative”.

Infine il presidente di Fondazione Pico Giancarlo Ferrari ha sottolineato: “dentro questa iniziativa ci sono due concetti: la nostra idea di innovazione, qualificata e utile senza sacrificare il lavoro, e trasformare il digitale come mezzo per una nuova cultura imprenditoriale.  Saremo vicini alle nostre imprese se sappiamo generare un ecosistema di opportunità per loro e usare la tecnologia per aiutare le persone, le comunità e le imprese. Iscoop può essere uno strumento potentissimo in questo senso”.

 

 

 

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