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Venerdì, 06 Dicembre 2019

Più di 44 morti e "feriti gravi" è un bilancio dello "sleale bombardamento aereo contro il centro per migranti di Tajoura" accreditato dall'Unsmil in un comunicato in cui la stessa la Missione di supporto dell'Onu in Libia "condanna nei termini più forti" il raid. "Questa è la seconda volta che circa 600 migranti vengono attaccati da un bombardamento", aggiunge la nota pubblicata sulla pagina Facebook della missione riportando la condanna del Rappresentante speciale dell'Onu per la Libia, Ghassan Salamé. 

"Questo bombardamento costituisce chiaramente un crimine di guerra", ha dichiarato Salamé in una nota.  L'inviato delle Nazioni unite "ha invitato la comunità internazionale a condannare questo crimine e ad imporre sanzioni a coloro che l'hanno ordinato" ed "eseguito", riferisce la nota pubblicata sulla pagina Facebook della Missione di supporto dell'Onu in Libia.

Il rapporto di Amnesty

In occasione del terzo mese dall'inizio della battaglia per Tripoli, Amnesty International ha denunciato che la vita e la sicurezza di un milione e 200 mila abitanti della capitale libica sono in grave pericolo poiché le parti in conflitto continuano a usare una vasta gamma di armi importate in violazione dell'embargo disposto delle Nazioni Unite con la risoluzione 1970 del 2011. Il rapporto è stato pubblicato proprio mentre è arrivata la notizia del raid di Tajoura.

La violenza scoppiata il 4 aprile ha costretto finora oltre 100.000 civili ad abbandonare le loro abitazioni e ha causato lunghe interruzioni quotidiane della fornitura di energia elettrica, compromettendo il funzionamento dei servizi sanitari e di altri di prima necessità in molte zone della città. I razzi e i colpi d'artiglieria hanno raggiunto aree residenziali distanti della linea del fronte e hanno frequentemente interrotto le operazioni dell'unico aeroporto attivo della città. 

"Il tragico impatto della battaglia di Tripoli è visibile anche dallo spazio: le immagini satellitari mostrano ampie parti della città avvolte dall'oscurità; nelle fotografie e nei video che abbiamo esaminato e verificato si vedono aree residenziali, abitazioni e infrastrutture civili danneggiate", ha dichiarato Magdalena Mughrabi, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l'Africa del Nord. 

"L'embargo sulle armi avrebbe dovuto proteggere la popolazione civile della Libia. Ma stati come la Giordania, gli Emirati Arabi Uniti e la Turchia lo stanno violando clamorosamente fornendo armi sofisticate, veicoli blindati, droni e missili teleguidati. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite deve agire con urgenza per far rispettare l'embargo e le parti in conflitto devono rispettare il diritto internazionale e cessare di mettere in pericolo i civili", ha aggiunto Mughrabi. 

Dall'inizio della battaglia per Tripoli Amnesty International ha denunciato violazioni del diritto internazionale umanitario - compresi possibili crimini di guerra - da parte sia dell'Esercito nazionale libico del generale Haftar che delle forze del governo di accordo nazionale riconosciuto dalla comunità internazionale. Oltre alle aree residenziali, sono stati colpiti anche centri di detenzione per migranti e rifugiati.

Per Medici Senza Frontiere “non è la prima volta che migranti e rifugiati finiscono nel fuoco incrociato del conflitto a Tripoli. Dall’inizio dei combattimenti a inizio aprile, ci sono stati diversi attacchi all’interno o nei pressi dei centri di detenzione nell’area di Tripoli. Appena otto settimane fa, nel centro di detenzione di Tajoura, frammenti da un’esplosione hanno distrutto il tetto nell’area riservata alle donne e hanno quasi colpito un bambino. La realtà di oggi nel paese è che per ciascuna persona evacuata o ricollocata quest’anno, un numero più che doppio di persone è stato forzatamente riportato in Libia dalla guardia costiera libica, sostenuta dall’Unione Europea”. 

"Invece di vuote condanne - aggiunge Msf - oggi più che mai serve un’urgente ed immediata evacuazione dalla Libia di tutti i rifugiati e migranti rinchiusi nei centri di detenzione. Oggi, ancora una volta, inazione e disinteresse sono costate la vita di rifugiati e migranti vulnerabili.” 

 

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