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Lunedì, 10 Dicembre 2018

Dopo la prima puntata del reportage dedicato al “Progetto Malawi” e alla giovane Ong APOFU nella seconda si entra nel merito dei progetti portati avanti dai cooperatori internazionali.

Scuole per bambini, un mestiere per gli adulti

In quell’ettaro, sinora, hanno costruito due classi scolastiche con tanto di finestre e servizi igienici per accogliere e alfabetizzare bambini dai 6 ai 12 anni, ma l’idea è di costruirne quindici (tutte 10x8 m) per ospitare complessivamente 1600 bambini, sia rifugiati sia malawiani. In questa prima edificazione sono stati coinvolti sia alcuni ospiti del campo sia dei residenti per un totale di 120 volontari, che hanno attivato così un primo percorso di integrazione sociale ed inclusione.

Peraltro, anche gli adulti potranno usufruire delle classi, 400 quelli previsti, per apprendere un mestiere che possa essere uno strumento di lavoro per il futuro, questo anche grazie alla presenza dei volontari che insegneranno loro nuove abilità. “Pensiamo all’ambito dell’edilizia – racconta Javier Camacho Valerio, 24enne della Costa Rica e fondatore di APOFU -, a costruzioni in legno (tavoli, sedie, sculture), alla permacultura, all’arte con materiali riciclabili, corsi di inglese e molto altro”.

Orti sociali

E poi ci sono i due orti sociali per coltivare ortaggi, uno coinvolgerà i bambini, l’altro gli adulti, con l’obiettivo di fornire alle persone uno strumento di auto sussistenza, visto che i 14 Kg di mais cui ogni persona ha diritto, unitamente ai 2 Kg di fagioli e un litro di olio non sono sufficienti. Per gli orti APOFU sta puntando sulla permacultura, un processo integrato di progettazione che dà come risultato un ambiente sostenibile ed equilibrato, fondato sulla progettazione, conservazione consapevole ed etica di ecosistemi produttivi.

“Una volta comprato il terreno, il lavoro più duro – spiega Javier – è stato quello di prepararlo sia per la costruzione sia per la coltivazione. Avremo sia orti scolastici sia orti comunali. A scuola gli alunni saranno incaricati del mantenimento dell’orto sotto la supervisione dell’insegnante, i generi alimentari derivanti verranno consumati dai bambini nella mensa scolastica”. L’orto comunale sarà, invece, lavorato dalle persone del campo per fornire alimenti a chi vive a Dzaleka. Questo cambierà il loro consumo dato che la monotonia nella loro alimentazione non provvede la migliore nutrizione. Sempre in ottica alimentare e di salute, “vogliamo sviluppare un progetto con galline ovaiole, insieme agli studenti ci occuperemo di dare assistenza appropriata agli animali, assicurando al contempo il consumo di proteine da parte dei bambini”.

In previsione anche un parco giochi e la costruzione di un pozzo all’interno della proprietà per l’approvvigionamento idrico, che sarà anche di uso pubblico, permettendo lo sviluppo dei programmi di agricoltura, approvvigionamento acqua per la scuola e la mensa.

I volontari

Aspetto particolarmente importante quello dell’accoglienza dei volontari, locali e stranieri. Oltre alla partecipazione e al lavoro di squadra in tutti i progetti, “l’idea è di condividere conoscenze e scambiare informazioni attraverso i corsi extracurricolari che verranno proposti agli studenti, alle famiglie e alle persone interessate. Ma vogliamo anche offrire ai volontari un’esperienza diversa – precisa Javier -, di cambiamento, dedizione al prossimo e apprendimento”. A tal fine, nei mesi scorsi APOFU ha sottoscritto un partenariato con Corps Africa, organizzazione non profit di Washington (Usa) che sta inviando volontari per il progetto in Malawi.

Una simile collaborazione potrebbe attivarsi in futuro anche in Italia, forse in Friuli Venezia Giulia. Nelle province di Pordenone e Udine sono già stati avviati i primi contatti e potrebbe nascere una sorta di campo base per formare i volontari in partenza per il Malawi.

“Vogliamo anche migliorare le condizioni di vita dei nuovi arrivati. Il campo di Dzaleka ha internamente una “zona di transito” dove i nuovi arrivi ricevono asilo per un tempo indefinito. Ma senza letti, materassi o cucina, anche l’acqua si trova a una distanza considerevole per una persona che ha passato giorni o addirittura mesi fuggendo nelle boscaglie. Il nostro lavoro – conclude Javier - sarà costruire una zona di transito all’interno della nostra proprietà, con uno spazio approssimativo per 100 persone e con condizioni di vita migliori e più dignitose”.

Info e contatti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o Pagina Facebook www.facebook.com/APOFUONG/

Fabio Della Pietra

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