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Domenica, 12 Luglio 2020

Proteggere i detenuti, gli agenti di Polizia Penitenziaria e gli operatori sanitari dall’epidemia di coronavirus e scongiurare il rischio che gli istituti penitenziari, luoghi chiusi dove molte persone vivono insieme spesso in condizioni di sovraffollamento, possano divenire focolai di contagio e diffusione della malattia. Sono gli obiettivi dell’intervento di Medici Senza Frontiere (MSF) nel carcere di San Vittore a Milano, partito a fine marzo in collaborazione con la Direzione della struttura, a seguito dell’individuazione dei primi casi positivi e della creazione di un centro di cura e trattamento del Covid-19 interno al carcere, di riferimento regionale. Da San Vittore, l’intervento MSF si è successivamente esteso anche in altri istituti penitenziari in Lombardia, Marche, Piemonte e Liguria.

Il supporto di MSF, svolto da medici, infermieri, esperti di igiene con una lunga esperienza nella gestione di epidemie, riguarda tutte le misure per contenere la diffusione del virus e proteggere detenuti, agenti, operatori e volontari impegnati nella struttura. In particolare, sono state definite le procedure per l’ingresso dei nuovi detenuti, per individuare casi sospetti, verificarne la diagnosi e identificare i contatti dei casi confermati; individuati circuiti interni per passare in sicurezza dalle zone “pulite” a quelle “sporche” e viceversa; ottimizzate le attività di sanificazione di tutti gli ambienti. Nel reparto Covid-19 all’interno del carcere, MSF ha inoltre supportato l’implementazione dei protocolli sulla presa in carico dei pazienti positivi, inclusa l'eventuale necessità di trasferimento all’ospedale.

Una parte fondamentale dell’impegno di MSF nel carcere sono le sessioni di formazione e promozione alla salute svolte da operatori umanitari e volontari dell’organizzazione per tutte le persone nel carcere sulle misure di prevenzione e l’utilizzo dei dispositivi di protezione: come indossare guanti, mascherine, camici monouso o che tipo di detergenti utilizzare per igienizzare i diversi ambienti.

“In un carcere, mantenere il distanziamento sociale è una sfida complessa. Il nostro obiettivo è aiutare a implementare delle procedure per avere lo stesso livello di sicurezza in tutti gli spazi e per tutte le persone all’interno della struttura. Solo se tutti sanno come proteggersi e si impegnano a farlo, siamo tutti protetti: vale ovunque, ma in carcere ancora di più perché si vive in un contesto di grande vicinanza fisica” dichiara Sara Sartini, capo progetto MSF a San Vittore. “In un’epidemia non esistono zone a rischio zero, è proprio quando abbassiamo la guardia che facciamo aumentare il pericolo. In carcere, aree comuni come quella che ospita la macchinetta del caffè per gli agenti o gli spazi comuni per i detenuti, potrebbero essere più pericolose dell’area Covid positiva”.

Per ridurre i rischi di contagio nei luoghi di detenzione e garantire protezione a detenuti e operatori del carcere, agenzie ed esperti internazionali hanno elaborato raccomandazioni specifiche rivolte alle autorità carcerarie e di sanità pubblica dei governi, a partire da quelle contenute nel documento di indirizzo pubblicato dall’ufficio dell’OMS per l’Europa il 15 marzo scorso. Tuttavia, rispetto alla situazione delle carceri in Italia, molte di queste misure rischiano di essere di difficile applicazione o scarsa efficacia, se non accompagnate da iniziative di decongestionamento degli istituti penitenziari per consentire in questo modo l’effettiva applicazione delle misure di contenimento dell’epidemia di Covid-19.

“Mettere in atto adeguate procedure di prevenzione e controllo del contagio è indispensabile per contenere la diffusione del virus all’interno delle carceri. Ma per proteggere davvero detenuti e agenti e coordinare efficaci azioni di salute pubblica negli istituti detentivi, ferme restando le esigenze di giustizia e pubblica sicurezza, resta importante affrontare in modo incisivo il problema del sovraffollamento di queste strutture in tutta Italia” dichiara Marco Bertotto, responsabile per gli affari umanitari di MSF.

Secondo l’ultimo bollettino del Garante nazionale dei detenuti, oggi in Italia le persone detenute negli Istituti penitenziari sono 52.250, su una capienza effettiva di 46.731. Al 5 giugno il numero dei casi confermati di Covid-19 è sceso a 74 tra le persone detenute e 62 tra il personale penitenziario. I numeri si addensano in alcuni Istituti del Nord Italia.

"I dati in diminuzione sui contagi negli istituti penitenziari sono incoraggianti ma non bisogna abbassare la guardia: l'attenzione a tutte le misure di prevenzione deve rimanere alta, soprattutto nel momento in cui ripartono i colloqui e altre attività a contatto con l’esterno" conclude Bertotto di MSF.

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