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Domenica, 19 Settembre 2021

Team di Medici Senza Frontiere (MSF) sono in azione per fornire cure mediche alle persone più colpite dal conflitto nel Tigré, in Etiopia settentrionale. Centinaia di migliaia di persone sono fuggite a seguito dei combattimenti scoppiati a inizio novembre: circa 58.000 si sono rifugiati in Sudan, dove MSF offre cure e assistenza al confine, mentre molte altre sono sfollate in città o aree remote dell'Etiopia, a volte intrappolate in zone di conflitto.

Nelle aree del Tigrè accessibili alle équipe di MSF, decine di migliaia di sfollati vivono in edifici abbandonati o in cantieri in costruzione a ovest e nord-ovest delle città di Shire, Dansha e Humera o nelle aree orientali e meridionali della regione. Queste persone hanno accesso limitato a cibo, acqua pulita, riparo e cure mediche. Ai team di MSF, attivi nel Tigrè dalla metà di dicembre, è stato riferito che molti si sono nascosti sulle montagne e in aree rurali della regione.

In alcuni luoghi non c'è elettricità, acqua corrente, rete telefonica e le banche sono chiuse. Molte persone hanno paura di ritornare a casa per motivi di sicurezza e spesso non hanno modo di contattare i parenti o di acquistare beni essenziali per la famiglia. Alcuni ospitano parenti sfollati provenienti da altre aree della regione, nonostante comporti difficoltà maggiori.

Il conflitto è scoppiato nel periodo del raccolto in una regione in cui la produzione era già stata fortemente danneggiata dalle locuste del deserto, peggiorando ancora di più la situazione. Prima dell'inizio dei combattimenti, circa un milione di persone già dipendeva dagli aiuti umanitari. Sebbene le organizzazioni umanitarie e le autorità locali stiano distribuendo cibo in alcune aree, la distribuzione non riesce a raggiungere tutti.

Nel Tigrè meridionale, le équipe di MSF gestiscono cliniche mobili e hanno riavviato alcuni servizi nei centri sanitari nelle città di Hiwane e Adi Keyih, insieme al personale del Ministero della salute. Tra il 18 dicembre e il 3 gennaio, i team di MSF a Hiwane e Adi Keyih hanno fornito 1.498 visite mediche. 

Nel Tigrè orientale, MSF supporta l'ospedale di Adigrat, la seconda città della regione. All'arrivo dei team di MSF, il 19 dicembre, l'ospedale, che serve una popolazione di oltre un milione di abitanti, aveva parzialmente smesso di funzionare. Data l'urgenza della situazione, MSF ha inviato bombole di ossigeno e cibo per i pazienti e chi si prende cura di loro da Mekele, 120 chilometri più a sud, e trasferito i pazienti all'ospedale principale della zona di Afder. Dal 23 dicembre, le équipe mediche di MSF gestiscono il pronto soccorso, l'area medica e i reparti di chirurgia, pediatria e maternità. Il supporto è allargato anche alle cure ambulatoriali ai bambini sotto i cinque anni: dal 24 dicembre al 10 gennaio sono stati 760 i pazienti arrivati al pronto soccorso. 

Nel Tigrè centrale, nell'estremo nord delle città di Adwa, Axum e Shire, le équipe di MSF forniscono ad alcuni degli sfollati cure mediche di base e supportano le strutture sanitarie che non hanno forniture essenziali come farmaci, ossigeno e cibo per i pazienti. MSF stima che tra i tre e i quattro milioni di persone nel Tigrè centrale non abbiano accesso a cure mediche di base. 

Nelle città nord-occidentali di Mai Kadra e Humera, MSF ha fornito supporto ad alcuni centri sanitari e ha aiutato fino a 2.000 sfollati interni fornendo cure mediche, acqua, prodotti igienico-sanitari e costruendo latrine di emergenza. 

Prima del conflitto, la popolazione nel Tigrè era di circa 5,5 milioni, inclusi oltre 100.000 sfollati interni e 96.000 rifugiati che erano già dipendenti dagli aiuti umanitari. Oltre alle sue attività nel Tigrè, da novembre le équipe di MSF hanno fornito cure mediche a migliaia di sfollati al confine della regione dell'Amhara. I team MSF hanno anche supportato diverse strutture sanitarie con forniture mediche ed erogato formazione in ambito nutrizionale e sulla gestione delle emergenze, al personale del Ministero della Salute e stanno rispondendo ai bisogni dei rifugiati etiopi oltre confine in Sudan. 

Continuano gli scontri nella Repubblica Centrafricana (RCA), ormai quotidiani dopo le elezioni dello scorso 27 dicembre. Ieri la coalizione dei gruppi armati ha attaccato e preso il controllo di Bangassou, città nel sud-est del paese situata al confine con la Repubblica Democratica del Congo (RDC). I team di Medici Senza Frontiere (MSF) hanno curato d'urgenza 12 persone nell'ospedale regionale, mentre sono oltre 110 i feriti assistiti dal 21 dicembre a oggi in diverse città.

Emmanuel Lampaert, capomissione di MSF in RCA: "Nella giornata di ieri, le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) hanno trasferito e curato d'urgenza 12 feriti presso il Bangassou Regional University Hospital (HRUB), struttura sanitaria che supportiamo dal 2014. Nei giorni precedenti all'attacco, migliaia di persone sono fuggite dalla città e hanno attraversato il fiume Mbomou per cercare rifugio a Ndu, nella vicina RDC dove anche qui MSF supporta il centro di salute locale. I team di MSF sono in azione per dare maggiore sostegno al centro di salute con più personale, farmaci e stanno lavorando per rafforzare ulteriormente il supporto medico alla popolazione sfollata”.

“L'attacco a Bangassou – continua Lampaert - non è un caso isolato nella RCA, colpita da una forte insicurezza a causa delle elezioni dello scorso 27 dicembre che si sono svolte in un clima di grande tensione. Il 28 dicembre sono rimaste uccise diverse persone durante un attacco ad un autobus a Grimari, vicino Bambari. Tra loro anche un operatore di MSF, non in servizio durante l'attacco. Nonostante alcune attività siano state ridotte o sospese per la sicurezza dei pazienti e del nostro staff, la maggior parte dei servizi forniti da MSF nel paese resta attiva. Dal 21 dicembre, i nostri team hanno curato più di 110 feriti a Bossangoa, Bangui, Bangassou, Bambari e Batangafo”.

“In un paese in uno stato di emergenza medica cronica, il peggioramento delle condizioni di sicurezza rende ancor più difficile, per migliaia di persone, l'accesso già limitato alle cure mediche essenziali. MSF esorta tutti gli attori coinvolti nel conflitto armato a non ostacolare il lavoro degli operatori sanitari per garantire cure mediche tempestive, a rispettare il dovere di proteggere i civili e gli operatori umanitari e a non colpire le strutture sanitarie, le ambulanze, il personale medico-sanitario e i pazienti", conclude il capomissione Msf.

 

Con l'arrivo dell'inverno si aggravano le condizioni di oltre due milioni di persone nella Siria nord-occidentale. Chi vive nei campi dovrà sopportare gelo, strade fangose e pioggia nelle tende e per molti non sarà il primo inverno passato in queste condizioni.

Le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) sono in azione per distribuire "kit invernali" con vestiti pesanti, cerate, materassi e coperte a circa 14.000 famiglie che vivono in più di 70 campi sfollati della regione per migliorare le loro condizioni di vita durante l'inverno.

Inoltre quest'anno la pandemia di Covid-19, che continua ad avere un forte impatto nella regione con oltre 17.000 casi registrati finora, rappresenta un'ulteriore preoccupazione. "Questo inverno sarà ancora più difficile per medici e infermieri distinguere i sintomi di un raffreddore da quelli del Covid-19" dice Chen Lim, coordinatore medico di MSF in Siria nord-occidentale. "Ci saranno ulteriori difficoltà in una situazione già critica nel nord ovest della Siria".

Negli ultimi anni la Siria nord-occidentale ha visto diverse ondate di persone in fuga, l'ultima all'inizio di quest'anno, quando i conflitti nella regione hanno spinto circa un milione di persone a spostarsi alla ricerca di un luogo sicuro.

"Qui le condizioni di vita sono drammatiche specialmente in inverno. La tenda non ci ripara dal freddo e dall'acqua" dice Chahine Ziadeh, abitante del campo di Fan Al-Shemali nel governatorato di Idlib. Chahine è fuggito dalla sua città nel 2016 a causa dei bombardamenti e da allora ha vissuto in diversi campi della regione prima di arrivare a Fan Al-Shemali, due anni fa.

Quando piove, le strade del campo si trasformano in fiumi di fango e diventa difficile spostarsi a piedi o in motocicletta per andare al lavoro, dal medico o per fare la spesa. Inoltre, le strade allagate e fangose non aiutano gli operatori umanitari a raggiungere il campo. "Stiamo distribuendo questi beni per proteggere le famiglie dalla pioggia poiché molte tende sono usurate" dichiara Abdulrahman, logista MSF. "Siamo preoccupati per questo inverno perché negli ultimi due anni ci sono state spaventose alluvioni nei campi".

I team di MSF stanno ripristinando 2.275 tende in sei campi a ovest di Idlib, installando pavimentazioni all'interno e intorno alle tende per migliorare l'isolamento termico e costruendo barriere di mattoni per evitare allagamenti. In questo modo MSF spera che si possa prevenire l'aumento delle malattie stagionali oltre a migliorare le condizioni di vita delle persone. "Anche se il nostro intervento non è prettamente medico, è difficile definire cosa sia medico e cosa non lo sia in una situazione di conflitto prolungato con persone che vivono in condizioni estreme come in Siria" sottolinea Chen Lim, coordinatore medico di MSF in Siria nord-occidentale. "Non possiamo ignorare le loro condizioni di vita e le conseguenze sulla loro salute".

Ogni inverno, le équipe mediche di MSF registrano in questi campi sovraffollati un aumento di malattie respiratorie, problemi legati a intossicazione da fumo, ustioni, malattie trasmesse dall'acqua e congelamenti. Per rinforzare le attività di prevenzione, MSF è in azione con operatori di promozione alla salute nei campi per sensibilizzare gli abitanti sulle malattie invernali più comuni, capire le loro necessità mediche e le loro difficoltà quotidiane e informarli sui servizi offerti dalle cliniche mobili di MSF.

Una recente analisi condotta da uno dei team di promozione alla salute di MSF in diversi campi rivela che per quasi il 70% dei 116 intervistati questo inverno non sarà il primo trascorso in un campo. Quasi tutti i partecipanti temono che la loro famiglia, specialmente i bambini, si ammalino nei prossimi mesi invernali.

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