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Mercoledì, 12 Dicembre 2018

Tutti a Riace. Dopo la notizia degli arresti domiciliari del sindaco Mimmo Lucano, è scattata la mobilitazione da parte di associazioni, movimenti, sindacati, partiti che nel corso di questi anni sono stati vicini all'esperienza di integrazione sociale nel piccolo comune reggino. Riuniti all'interno di una sigla 'Riace patrimonio mondiale dell'umanita'', gli attivisti hanno aperto una pagina facebook per avviare una prima iniziativa, prevista questo sabato, 6 ottobre a Riace a partire dalle 15,00.

A 'Riace non si arresta! A Riace per solidarieta' a Mimmo Lucano' hanno già aderito Potere al Popolo, Usb, Cgil, Anpi, Libera, Arci, Art.21, Sinistra italiana e numerose associazioni da anni impegnate nell'accoglienza e integrazione dei migranti giunti in Calabria. Già ieri a Roma, in piazza dell'Esquilino, erano in migliaia a portare solidarietà al sindaco della cittadina calabrese. E la mobilitazione cresce proprio nella Giornata del 3 ottobre dove si ricorda la strage di Lampedusa del 2013. 

Le reazioni

Da Saviano a Beppe Fiorello, da Gad Lerner al sindacalista Aboubakar Soumahoro sono tantissime le reazioni in solidarietà per Lucano. Preoccupazione arriva dall’Unhcr, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati: "Ci auguriamo- si legge in una nota- che sia fatta piena luce sui fatti a lui attribuiti, e nel frattempo esprimiamo preoccupazione e rammarico per la condizione di coloro che, migranti e rifugiati, temono ora di aver perso una guida che in questi anni li ha costantemente supportati”. 

"Ero con Mimmo Lucano a Riace nel 2004, quando iniziò la sua straordinaria esperienza di sindaco, continuo a esserlo oggi dopo il suo arresto". Lo dice don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele. "Sono convinto che le leggi vadano rispettate- aggiunge-, ma sono anche convinto che, se Mimmo ha imboccato delle scorciatoie, lo ha fatto per un eccesso di generosita': nessun tornaconto personale, nessun potere da prendere o conservare ma solo il desiderio di sostenere la speranza di persone fragili, garantendo loro un futuro e una vita dignitosa. È un reato l'umana solidarietà? Si ripropone qui l'antico dilemma tra leggi dei codici e leggi della coscienza. Ripeto, bisogna stare sempre dalla parte della legalitaà, ma anche chiedersi se certe leggi non contraddicano la vocazione liberale e inclusiva della democrazia, vocazione che ha ispirato ogni passo dell'esperienza di Riace e del suo generoso sindaco".

Don Armando Zappolini, presidente del CNCA: "quello che possiamo dire oggi con certezza è che questa indagine coinvolge una delle esperienze più vitali e innovative di accoglienza di persone migranti che siano state attivate in Italia. Un'iniziativa capace di tenere insieme solidarietà, accoglienza e integrazione con la risposta ai bisogni di un territorio a grave rischio di spopolamento. Il Comune di Riace ha realizzato un vero progetto di accoglienza 'diffusa', un modello che punta sul coinvolgimento del tessuto locale, favorendo tante situazioni di accoglienza sul territorio invece di implementare mega centri di accoglienza, spesso responsabili di violazione dei diritti e distorsioni anche gravi." 

I dubbi sull’inchiesta

A far scoppiare la protesta per l’arresto è un’inchiesta che fa acqua da tutte le parti. Secondo Gianfranco Schiavone di Asgi, (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) le notizie sono due ma si coprono a vicenda. “Il procuratore rende noto che in merito all’inchiesta avviata un anno fa, e mai formalmente chiusa, sulla gestione dei fondi per l’accoglienza ha ritenuto di non riscontrare alcuna delle ipotesi delittuose - spiega -, semmai di aver visto una superficialità di gestione amministrativa. Quindi nei fatti in merito a un ‘illecita gestione dei fondi non c’è niente” L’altra notizia, quella di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina sta invece avendo grossa eco. “Il nodo centrale è che una delle ipotesi di favoreggiamento riguarda l’ingresso irregolare e non la permanenza sul suo italiano. Secondo l’accusa ci sarebbe stato un tentativo di combinare un matrimonio all’estero tra la compagna del sindaco e suo fratello - aggiunge Schiavone -. Qui è evidente che la vicenda va approfondita”.

Ci sono parecchie falle, un vero e proprio rebus procedurale su cui si stanno confrontando molti giuristi e penalisti: ma perché è stato arrestato Mimmo Lucano? I dubbi li solleva, paradossalmente, lo stesso Gip che ne ha disposto i domiciliari.

Congetture, errori procedurali, inesattezze: nell'accogliere la richiesta d'arresto nei confronti del sindaco di Riace Mimmo Lucano, il gip di Locri Domenico di Croce ha rigettato diverse accuse ipotizzate nei confronti del primo cittadino - dall'associazione a delinquere alla truffa aggravata, dal falso al concorso in corruzione, dall'abuso d'ufficio alla malversazione - criticando in diverse parti dell'ordinanza l'operato di magistrati e investigatori. L'indagine, durata 18 mesi e fondata su intercettazioni ambientali e telefoniche, oltre che sull'acquisizione di diversi atti amministrativi, scrive il giudice, ha prodotto una «corposa istanza coercitiva» da parte del pm. Che però si è limitato ad un «acritico recepimento» delle «conclusioni raggiunte all'esito di una lunga attività della Gdf di Locri». 

Le accuse dei pm relative alla turbativa dei procedimenti per l'assegnazione dei servizi d'accoglienza, dice ad esempio il giudice, sono così «vaghe e generiche» da rendere il capo d'imputazione «inidoneo a rappresentare» una contestazione «alla quale `agganciare´ un qualsivoglia procedimento custodiale». Ma non solo: «pur volendo ipotizzare che fosse intenzione degli inquirenti rimproverare agli indagati l'affidamento diretto dei servizi - scrive il Gip - ...il mero riferimento a `collusioni´ ed `altri mezzi fraudolenti´ che avrebbero condotto alla perpetrazione dell'illecito si risolve in una formula vuota». Critiche pesanti anche per quanto riguarda l'accusa di
concorso in corruzione. Nonostante sia il reato più grave contestato al sindaco, annota il Gip, «gli inquirenti non hanno approfondito con la dovuta ed opportuna attenzione l'ipotesi investigativa». Vi è in sostanza una «assoluta carenza di riscontri estrinseci» ed inoltre la persona che denuncia di aver emesso fatture false perché minacciato da Lucano «è persona tutt'altro che attendibile» in quanto aveva un «chiaro interesse» a «sostenere la loro emissione». E «non appaiono idonei» gli elementi raccolti per sostenere l'accusa di malversazione ai danni dello stato, anche se le condotte sono «certamente torbide».

(Fonte: Ansa - Redattore Sociale)

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