Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Mercoledì, 21 Agosto 2019

Il governo del Mozambico ha dichiarato ufficialmente la presenza di casi di colera nella città di Beira colpita dal ciclone Idai. Medici Senza Frontiere (MSF), impegnata nella risposta all’emergenza, sta supportando il Ministero della Salute locale nel trattare i casi sospetti e sta lavorando per aumentare le attività di prevenzione e cura della malattia.  

“Data l’enorme quantità di acqua che ha attraversato la città di Beira durante il ciclone e il volume dei danni che ha causato, non sorprende che emergano malattie trasmesse dall’acqua come il colera” ha detto Gabriele Santi, vice coordinatore MSF per l’emergenza a Beira. “MSF sta già supportando il Ministero della Salute per curare i casi sospetti di colera in tre strutture sanitarie della città e finora abbiamo trattato più di 200 pazienti al giorno. Stiamo lavorando per supportare un sempre maggior numero di unità di trattamento del colera e riabilitare un centro di trattamento più grande, e stiamo valutando con il Ministero della Salute la possibilità di supportare un’ampia vaccinazione contro il colera nell’area.”

“Il ciclone ha sostanzialmente distrutto la rete idrica della città, limitando l’accesso all’acqua potabile. Molte persone sono costrette a bere acqua da pozzi contaminati, o addirittura l’acqua stagnante ai lati delle strade. Nelle strutture sanitarie supportate da MSF sono arrivate centinaia di pazienti colpiti da diarrea acquosa acuta in pochi giorni, ai quali forniamo trattamenti di reidratazione orale salvavita” aggiunge l’italiana Anja Borojevic, esperta di potabilizzazione dell’acqua MSF impegnata nell’emergenza.

Oggi più di un milione di persone sta cercando a fatica di ricostruire la propria vita nelle regioni inondate del Mozambico, e molti hanno urgente bisogno di assistenza anche per le necessità di base per sopravvivere. MSF ha avviato una risposta massiva, con oltre 60 operatori internazionali e 4 cargo aerei con forniture d’emergenza arrivati sul posto. Nell’emergenza è coinvolto anche lo staff MSF già presente nel paese per i progetti HIV, e altro personale è stato assunto localmente per affrontare la situazione. Le attività mediche e logistiche sono in aumento ora che il sistema di emergenza è pienamente in funzione.

Oltre al supporto fornito all’interno delle strutture sanitarie, MSF gestisce cliniche mobili per fornire cure mediche di base alle comunità più colpite. Questi team – composti da medici, paramedici, infermieri, promotori della salute e consulenti – stanno visitando le aree più povere di Beira e alcuni dei 37 centri di transito dove sono radunate le famiglie rimaste senza casa e i sopravvissuti provenienti dalle aree inondate fuori Beira.

“Grazie alla collaborazione di lunga data con il Ministero della Salute locale per i nostri progetti HIV in Mozambico, abbiamo forti legami nel paese e siamo riusciti a rispondere rapidamente” continua Gabriele Santi di MSF. “Poiché molti dei nostri pazienti e delle loro famiglie hanno perso tutto, le nostre cliniche mobili non servono solo a portare cure mediche di base ma anche a farci sentire vicini da una comunità che è in uno stato di disperato bisogno.”

Finora le cliniche mobili hanno curato principalmente casi di diarrea, infezioni del tratto respiratorio e della pelle, ferite infette o lesioni subite dalle persone ricostruivano le loro case. I casi più gravi vengono trasferiti nella struttura sanitaria più vicina. MSF estenderà le proprie attività oltre la città di Beira, verso le aree più colpite dell’entroterra e a sud della città, nelle province di Manica e Sofala, comprese le città di Buzi e Dondo che hanno subito gravi danni.

È possibile sostenere le attività MSF per le popolazioni colpite dal ciclone Idai attraverso il nostro Fondo Emergenze sul sito: www.msf.it/ciclone  

 

Le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) che stanno intervenendo per rispondere alla devastazione del ciclone Idai in Mozambico, confermano che la situazione è sempre più allarmante. Le piogge intense continuano e nelle prossime ore o giorni, le autorità locali potrebbero essere costrette ad aprire le dighe per evitare che cedano, cosa che comporterebbe ulteriori inondazioni. È ormai evidente che si tratta di unasituazione estremamente grave che richiederà una imponente risposta d’emergenza.

Il team d’urgenza di MSF ha raggiunto Beira e si sta preparando ad affrontare i bisogni delle popolazioni colpite - stiamo parlando di centinaia di migliaia di persone. Le prime forniture di materiali medicali e logistici stanno con fatica arrivando nell’area, via aereo o via barca, e stiamo preparando un massiccio invio di forniture mediche d’urgenza da Dubai, dal Belgio e da altri centri logistici di MSF.

 “In questo tipo di emergenze MSF cerca di intervenire nelle prime 12-24 ore, momento chiave per ridurre al massimo la mortalità” spiegaFederica Nogarotto, direttore supporto alle operazioni di MSF. “Ora ci aspettiamo un picco di malattie respiratorie per le persone più vulnerabili, bambini, anziani e donne incinte. Dovremo raggiungere le aree più remote, rimettere in piedi i centri di salute distrutti, e fare attenzione alle allerte di colera, perché tutto il sistema acquifero è stato danneggiato e quindi l’acqua non è pulita.”

“Vi ricordiamo che Beira è una città di 500.000 persone, per l’80% andata distrutta. Al momento le principali priorità e preoccupazioni sono: l’assistenza medica: la maggior parte delle strutture mediche di Beira sono danneggiate o distrutte e il Ministero della Salute sta faticando a rimettere in funzione il sistema sanitario. MSF sta ricostruendo il tetto di due ospedali nei quartieri più poveri perché possano riprendere a fornire assistenza. L’acqua potabile: il governo è riuscito a portare un generatore che deve essere installato e dovrebbe garantire il funzionamento della centrale idrica della città. Ma le persone nei quartieri più poveri non avranno facile accesso a questa fornitura pubblica e potrebbero restare senza acqua pulita ancora a lungo”

Prima del ciclone MSF gestiva un progetto per l’HIV nella città. “Stiamo riconvertendo il camion che usavamo come clinica, in un’unità mobile per portare cure mediche di base negli insediamenti informali dove si sono radunate le persone sfollate, in collaborazione con il Ministero della Salute locale”.

Si stima che i bisogni saranno ancora più critici nelle aree rurali, difficili da raggiungere per le condizioni generali e la distruzione di strade e infrastrutture. Altri team d’urgenza di MSF sono in arrivo.

 MSF ha anche avviato, da due settimane, una risposta d’emergenza in Malawi, dove sono iniziate le alluvioni prima che le tempeste si trasformassero nel ciclone Idai. Mentre in Zimbabwe ha inviato un’équipe d’emergenza nell’area montuosa della provincia di Manicaland, al confine col Mozambico.

Prima del ciclone, in Mozambico MSF forniva assistenza ai pazienti sieropositivi e ai pazienti affetti da tubercolosi multi-resistente ai farmaci e dal 2016 ha avviato un programma per dell’Epatite C.

In Malawi MSF dal 1986 fornisce assistenza ai pazienti HIV, in particolare tra gli adolescenti e altri gruppi vulnerabili. Nel distretto di Chiradzulu, sta sviluppando anche un progetto per la prevenzione e il trattamento del tumore cervicale. 

In Zimbabwe MSF lavora dal 2000 in collaborazione con il Ministero della Salute, fornendo trattamenti per HIV, TB, malattie croniche e salute mentale. Nel 2017 ha assistito 1.400 pazienti per violenza sessuale e condotto 1.500 sedute individuali di salute mentale. 

È possibile sostenere le attività MSF per le popolazioni colpite dal ciclone attraverso il nostro Fondo Emergenze sul sito:www.msf.it/ciclone

 

 

  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Agosto 2019 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 31