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Mercoledì, 19 Giugno 2019

I tre minorenni che hanno preso a sprangate fino ad ammazzarlo Francesco Della Corte, il vigilante della metropolitana di Piscinola, li conosce uno ad uno. Ragazzi “normali”, figli non di camorristi ma di padri e madri che si spezzano ogni giorno la schiena per arrivare a fine mese. Gaetano Di Vaio, ex ragazzo di strada oggi attore, regista e produttore cinematografico, ci parla dei giovani di oggi, figli dell’alienazione, narcotizzati dai Social più che dalle sostanze, privi di riferimenti e di luoghi di aggregazione, che a un certo punto in un giorno qualsiasi decidono di aggredire una persona qualsiasi, apparentemente senza un motivo reale.

È successo nel caso dei due ragazzini, Arturo e Gaetano, vittime del “branco”, accade ancora: questa volta nel mirino ci è finito un cinquantenne padre di famiglia, che stava finendo di lavorare, in una zona che Di Vaio conosce molto bene per averci vissuto, la periferia Nord di Napoli. 

Cosa ci dice dei ragazzini che hanno ammazzato il povero Della Corte?

Li conosco, sono ragazzi da cui non mi sarei certo aspettato quello che hanno fatto. Conosco le loro famiglie, famiglie disperate, senza strumenti culturali ma oneste, non certo delinquenti. Genitori che vivono nella miseria, fanno fatica a mettere il piatto a tavola, sono loro ad essere abbandonati dallo Sato e chiusi nel ghetto, prima ancora dei loro figli. Questo è successo tra Piscinola e Secondigliano, una zona dove non c’è nulla, il vuoto. Quando ero piccolo io, la piazza di Piscinola era popolata da circoli di partito, si facevano le feste dell’Unità e del Popolo, oggi quella piazza, poco distante da dove è avvenuto il fatto, è morta, di giorno, e ancora di più di notte. Uno dei ragazzini che hanno aggredito il vigilante ha detto che quella sera volevano andare al pub, ma l’hanno trovato chiuso, così hanno ripiegato sulla metropolitana, e hanno ammazzato un uomo senza neanche rendersene conto.  

Perché tanta violenza ‘gratuita’?

I ragazzi di oggi sono meteoriti lanciate nel vuoto più totale, non sono come gli scugnizzi di una volta che, pure senza andare a scuola, avevano una memoria, conoscevano la storia. La differenza tra i ragazzi di strada di un tempo e quelli di oggi sta nel fatto che prima c’era uno scopo, una utilità nella violenza, oggi si agisce senza un apparente motivo. Un po’ come nel film ‘Arancia Meccanica’, la violenza è gratuita, non motivata, esasperata, degenera in efferatezza. “Che si fa stasera? Si va ad aggredire il primo che passa”. Questa è la logica: a Napoli in piccolo ma in grande nel Paese, viviamo questa fase di vuoto, alienazione e anche ignoranza, trasversale alle classi sociali e agli stessi quartieri, per cui quel che è successo poteva avvenire ai figli di chiunque, pure a Posillipo o al Vomero. Proprio su come sta cambiando la violenza rispetto al passato, sto girando in questi giorni un documentario, “Babygang story”, in cui metto a confronto vecchie e nuove generazioni. 

Tornando al caso di Piscinola, si è anche detto che questi ragazzi avrebbero agito sotto l’effetto di sostanze: c’è una correlazione tra le droghe e le aggressioni?

Non credo in una forte correlazione, questi ragazzi sono più narcotizzati dai Social e dalla tv, è questa è la loro vera droga. Sono figli di un sistema malato, le cui responsabilità sono prima di tutto da attribuire alla mancanza allo Sato, all’incapacità della politica, a istituzioni ottuse, è lì che va estirpato il primo tumore. 

Cosa dovrebbe fare la politica?

Investire in politiche sociali, culturali e del lavoro, dare opportunità, puntare sul territorio. L’area Nord di Napoli, ad esempio, vive negli ultimi anni una fase di depressione umana e anche materiale, perché Scampia non è neanche più la principale piazza di spaccio, quindi è venuto anche meno questi aspetto, c’è più povertà. Non servono le fiaccolate, qui ci vuole un cambiamento radicale, una rivoluzione culturale che ha bisogno di tempi molto più lunghi.

Quale potrebbe essere una strada per il riscatto?

L’emancipazione, senz’altro. Il mio caso è emblematico: del primo tempo della mia vita, tra tossicodipendenza, carcere, riformatori, a me non è rimasto nulla. Solo da quando mi sono emancipato e la mia vita à realmente cambiata, io governo il mio tempo. Ma ci è voluta una piccola rivoluzione, io ho acquisito gli strumenti culturali, in grande dovrebbe succedere quello che è successo nel mio piccolo. 

Cosa si sente di consigliare ai genitori di oggi, essendo anche lei padre?

Come padre di tre figli, sono il primo a stare in difficoltà di fronte ai giovani che sono figli di questo mondo, perché è faticoso oggettivamente seguirli. Noi arranchiamo per stargli dietro, c’è chi ha strumenti culturali e materiali e chi non ce l’ha, posso solo suggerire a tutti i genitori di non mollare.

Maria Nocerino (per napolicittasolidale.it) 

 

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