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Venerdì, 24 Maggio 2019

“Il nostro è un appello a tutte e a tutti: diamo vita a una grande iniziativa pubblica anche  Friuli Venezia Giulia, come a Milano poche settimane fa e in altre parti d'Italia, per ri/mettere al centro le persone e l'ambiente nel quale viviamo”. Inizia così l’appello di decine di organizzazioni per una manifestazione a Trieste il prossimo 13 aprile. Anpi, Arci, Acli, Libera, Medici senza frontiere, Emergency, Cgil e Legacoopsociali del Friuli Venezia Giulia sono solo alcuni dei firmatari che chiamano la mobilitazione come quella di Milano lo scorso 2 marzo.

“La politica della paura – è scritto nell’appello - e il pensiero negativo e disumano della discriminazione vengono sistematicamente perseguite per alimentare l'odio e creare cittadine e cittadini di serie A e di serie B. L'Italia è, invece, il Paese dai mille gesti concreti di accoglienza, il Paese che non si gira dall'altra parte, che non si vanta di aver chiuso i porti rimandando nei lager libici i migranti, che non ci sta a scambiare il proprio presunto benessere con migliaia di persone morte nel Mediterraneo”.

“L'Italia è il Paese che denuncia – dicono le organizzazioni sociali - e si attiva contro la chiusura delle frontiere della nuova rotta balcanica; è il Paese che è spaventato dall'abisso di volgare e pericolosissimo razzismo in cui ci si vuole precipitare. Per noi, invece, nemici sono  l'indifferenza, la diseguaglianza, lo sfruttamento, la condizione di precarietà. Inclusione, pari opportunità e una democrazia reale per un Paese senza discriminazioni, senza muri, senza barriere Casa, scuola, lavoro/reddito, salute, sono le basi di vita da assicurare a tutte/i: questi gli ideali, i progetti, l'etica dei diritti umani per tutte/i”.

“Perchè crediamo – aggiungono - che la buona politica debba essere fondata sull'affermazione dei diritti umani, sociali e civili. Perchè pensiamo che le differenze - legate al genere, all'etnia, all'orientamento sessuale, alla condizione sociale, alla religione, alla nazione di provenienza o alle diverse aree geografiche regionali e persino alla salute, non debbano mai diventare un'occasione per individuare persone da segrare, nemici da perseguire e ghettizzare o individui da  emarginare”.

“Noi – concludono - che viviamo in una regione che vuol fare della convivenza, delle diversità anche linguistiche e culturali,  la sua bandiera, siamo antirazziste/i, antifasciste/i e siamo convinte/i che le differenze siano un valore e una ricchezza”.

 

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