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Venerdì, 06 Dicembre 2019

La media nazionale delle risorse del bilancio sanitario dedicate alla salute mentale si attesta sul 3%, invece del 5% come per legge; i posti letto per la psichiatria dovrebbero essere 1 su 10.000 abitanti, ovvero 100 a Napoli, invece dei meno di 50 esistenti; le strutture territoriali riferite a 100.000 abitanti sono 1,06, a fronte della media nazionale del 3,6. La spesa pro capite e la capacità di entrare in contatto con il paziente sono inferiori di circa il 30% rispetto alla media nazionale;

In Campania ci sono circa 70.000 psicotici gravi, senza contare i disturbi neuropsichiatrici organici come demenze e oligofrenie. Per stimare le persone coinvolte bisogna moltiplicare almeno per 4,5 tenendo conto dei familiari e degli operatori sanitari implicati pesantemente, arrivando a circa 300.000 cittadini. A Napoli ce ne sono circa 12.000;

In Italia il quadro è il seguente: l’invalidità per malattie mentali colpisce circa 700 mila individui. Nella popolazione generale si stima siano circa 2,6 milioni le persone con depressione. Nella popolazione generale gli individui adulti che presentano un punteggio sopra-soglia di rischio per disturbo psichiatrico comune sono il 17.7% (nel 2005 erano il 15.7%). Ciò equivale a dire che dal 2005 al 2012 circa 1 milione di persone in più presenta condizioni di vulnerabilità psichiatrica.

“È stata definitivamente sdoganata una concezione del malato mentale come rifiuto umano – afferma Francesco Maranta, portavoce Forum Diritti e Salute - la cui filiera ha come via finale comune l'ospedalizzazione, la cronicizzazione, il coagularsi dello stigma. La psichiatria viene equiparata al ciclo dei rifiuti, e anche in questo caso si sceglie la via della discarica piuttosto che quella del riciclaggio delle energie dei sentimenti e dell'intelligenza dei cittadini svantaggiati”.

“Ne consegue quindi - aggiunge Maranta - che è indispensabile attivare, riesumare o reinventare qualsiasi forma di accoglienza territoriale psichiatrica, notturna e diurna, a tassi variabili di medicalizzazione, per affrontare le nuove cronicità psichiatriche, che coinvolgono in special modo l’utenza giovanile. Infatti non esistono solo le grandi agitazioni psicomotorie, che possono essere di natura funzionale, organica, iatrogena o legate a sostanze stupefacenti, che vanno contrastate prevalentemente nei servizi psichiatrici di diagnosi e cura degli ospedali generali. Si devono affrontare con efficacia e umanità le crisi familiari, le modifiche dei trattamenti farmacologici, gli scompensi psichici di media-lieve entità, il raccordo con i centri diurni di riabilitazione”.

Questa impostazione si rende particolarmente efficace proprio alla luce delle gravi criticità assistenziali in salute mentale nella regione Campania, come presidio fondamentale della prevenzione e contrasto della crisi, così come prevede la legge quadro 180, e la legge della regione Campania che la recepisce, la 1/83. “Per fare questo – continua - è indispensabile mantenere l’assistenza psichiatrica anche di notte, per preservare e difendere il modello di Franco Basaglia e di Sergio Piro nei nostri territori, altrimenti destinato alla estinzione, annegato dal populismo sanitario che attacca la sanità pubblica, mortificata e depressa e dal sovranismo sanitario delle singole asl e delle singole regioni, che procedono in maniera disordinata, disomogenea e quindi inefficace nell’affrontare le  tematiche della salute mentale”.

“Occorre quindi differenziale il ‘posto letto’ del centro crisi e del day hospital dall’accoglienza territoriale notturna o diurna (CAT, centri di accoglienza territoriale) per legalizzare esplicitamente quelle situazione di sperimentazione che meritoriamente affrontano con le scarse risorse a disposizione le gravi problematiche della salute mentale. In caso contrario la medicina difensiva a cui costretti gli operatori psichiatrici più sensibili sarà un fattore negativo quasi insormontabile”, conclude Maranta.

 

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