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Venerdì, 06 Dicembre 2019

La salute è un diritto costituzionale. Anche per quei cittadini e cittadine che usano sostanze, legali e illegali. Per loro, sono previsti sia trattamenti di cura che interventi di riduzione del danno e del rischio (RdD).

Questi ultimi tutelano la salute e il benessere delle persone che usano sostanze, e che non possono o non vogliono smettere di usarle, ma non per questo sono destinati a vedere la loro salute compromessa. Un approccio vincente, adottato in tutta Europa e in molti paesi del mondo. Anche in Italia da decenni politiche e interventi di RdD dimostrano che è possibile lavorare per la qualità della vita e della salute di chi usa sostanze.

Dopo decenni di stallo istituzionale, finalmente nel gennaio del 2017, la RdD è entrata a far parte dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), con il DPCM del 12 gennaio 2017.  “Sembrava una buona notizia.  Ma dove sono finiti i Livelli Essenziali della Riduzione del danno?”- Se lo chiedono CNCA, Forum Droghe, Antigone, CGIL, FP-CGIL, LILA, la Società della Ragione, ITARDD, Comunità di S. Benedetto, Gruppo Abele e LegacoopSociali.

“In due anni nessun atto governativo e ministeriale è intervenuto a garantirne l'implementazione. Solo poche regioni, già virtuose sotto questo profilo, hanno compiuto qualche passo in avanti.Questa latitanza istituzionale è gravissima: non solo perché non attua quanto previsto per legge, e nega il diritto alla salute, ma perché espone milioni di persone che usano sostanze a rischi e danni che sono evitabili”, scrivono le organizzazioni sociali.

“Siamo stanchi di leggere dichiarazioni retoriche sul consumo di droghe, false morali e inutili appelli a controllo e repressione. I giovani – continua la nota - si possono educare a un consumo consapevole e meno rischioso, invece che farli annusare dai cani; le morti per overdose si prevengono con un sistema integrato, fatto di distribuzione del farmaco salva vita (naloxone), di analisi delle sostanze per informare i consumatori (drug checking), di servizi (drop in, unità mobili) che invece vengo tagliati, di Stanze del consumo sicuro, che in Italia non ci sono e in Europa salvano centinaia di vite”.

Il mondo è scosso dalla crisi del fentanyl, e laddove questa crisi miete vittime, come negli USA, si cerca di recuperare il tempo perduto a causa della "guerra alla droga" e introdurre sistemi di RdD. In Italia, la RdD la sappiamo fare: “possiamo aspettare una crisi del fentanyl anche qui, o possiamo prevenirla. Noi ci stiamo già lavorando. La politica sta remando contro”.

Quello che serve è una politica delle droghe - sociale e sanitaria - razionale, efficace, attenta alle persone, pragmatica. “Come realtà della società civile e del Terzo settore attive e impegnate nelle politiche sulle droghe, nei servizi sulle dipendenze e sui diritti umani e civili, chiediamo al Governo, al Ministero della Sanità per le sue competenze, e alle Regioni di avviare tempestivamente un processo di attuazione e implementazione dei LEA della RdD. Questo chiediamo nel documento LEA. La Riduzione del danno è un diritto. Verso un processo di innovazione nelle politiche italiane dei servizi” 

 

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