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Martedì, 12 Novembre 2019

Su nelpaese.it continua la pubblicazione delle prove finali degli studenti del Master Sociocom in comunicazione sociale dell'Università Roma Tor Vergata: qui l'articolo di Alice Cardia

 

“La Casa che Muta, infatti, non si chiama così soltanto perché cambia sé stessa, ma perché cambia anche quelli che ci abitano. E questo era molto importante per il bambino, perché fino a quel momento egli aveva sempre voluto essere un altro, ma non aveva mai desiderato di cambiare sé stesso.”

Conoscere Casa Emmaus e la sua storia ha fatto subito ricordare questo frammento del capolavoro di Michael Ende, “La Storia Infinita”, da cui seguì anche un fortunato film nel 1984.

Ed è alla fine dello stesso decennio che nella città di Iglesias, nella ex provincia di Carbonia-Iglesias, nasce Casa Emmaus, dalla volontà di Domenico Grillo, noto Nico. Quelli sono anni in cui la droga segna profondamente città e paesi di tutta Italia, e anche il Sulcis non ne resta indenne. Nico non resta indifferente a questo problema, e nel 1988 acquista un terreno su cui nascerà la prima sede di Casa Emmaus.

Casa Emmaus si presenta come una Casa che Muta perché in questi 31 anni si è plasmata e adattata ai bisogni nuovi e alle necessità del territorio in cui è nata, non come un corpo rigido e avulso dal suo contesto, ma come una realtà viva e pulsante, strettamente connessa con il suo tessuto sociale; una Casa che Cambia anche chi ci abita, perché i suoi ospiti non hanno davanti nessuna porta chiusa, nessun obbligo, mi racconta Fernando, il suo Presidente. Quello che li tiene lì è solo la loro scelta personale e la loro volontà di cambiare sé stessi, e la Casa è un luogo sicuro, una famiglia, in cui questo è aiutato e favorito.

Nata quindi come una Comunità che si occupa di persone con problemi di tossicodipendenza, sopperendo ad una mancanza del pubblico, si estende per andare a rispondere ad altri bisogni, aprendo altri spazi per donne, per sofferenti psichici, per minori, poi CAS, SPRAR, per arrivare al primo centro in Sardegna che si occupa di problemi alimentari, di recentissima nascita.

La comunità in questo suo mutare, trasforma ovviamente anche il suo organico: inizia esclusivamente con il supporto del volontariato, in seguito, stipulando convenzioni con ASL, Regione e Enti Pubblici, i volontari sono affiancati da figure professionali come Psicologi, Psicoterapeuti e altre, fino a raggiungere, oggi, i 70 dipendenti. Un numero non da poco in un territorio come il Sulcis, con un altissimo tasso di spopolamento e numeri di disoccupazione da far rabbrividire.

Le attività svolte in questi 31 anni sono tante e differenti, così come la rete intessuta in tutta la provincia, con enti culturali, associazioni, compagnie teatrali con cui casa Emmaus ha realizzato progetti di integrazione e di valore sociale e culturale in tutto il territorio del Sulcis Iglesiente. A sottolineare come il ritorno generato dal Terzo Settore va molto oltre al numero delle buste paga, ma riguarda anche la sicurezza, la fiducia e il benessere che è in grado di creare per l’intero territorio.

Non va mai dimenticato che la trasformazione di un territorio e del benessere dei suoi abitanti, come del loro immaginario, è un qualcosa che avviene “lentamente, come tutte le vere trasformazioni, in silenzio, come la crescita di una pianta.” e per fortuna certe realtà non smettono mai di alimentare quella trasformazione, giorno per giorno.

 Alice Cardia

 

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