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Martedì, 07 Aprile 2020

Nel decreto legge scuola, da oggi all’esame del Senato per la conversione che dovrebbe avvenire domani con voto di fiducia, sono contenute norme per l’internalizzazione dei servizi di pulizia con le quali il Governo e il Parlamento rischiano quattro autogoal. Questo è quanto dichiara l’Alleanza delle cooperative italiane che lancia un ultimo appello al presidente del Consiglio Giuseppe Conte: “apriamo un tavolo di confronto, per restituire dignità, lavoro e futuro a imprese e lavoratori”.

Gli autogoal

“Disservizi nelle pulizie delle scuole;11.000 lavoratori con una riduzione fino al 50% dello stipendio; esuberi per 5.000 lavoratori, molti dei quali delle categorie svantaggiate; un salasso da decine e decine di milioni di euro per le imprese.

Da diciotto anni le nostre cooperative, insieme con altre imprese, garantiscono servizi di pulizia di qualità in migliaia di plessi scolastici. Qualità che significa utilizzo di detergenti ecologici per rendere gliambienti puliti e sicuri, pulizie straordinarie, lavori di decoro e manutenzione, utilizzo di nuove tecnologie, formazione specifica e un’organizzazione del lavoro efficiente. Ma c’è un altro punto, altrettanto importante. Le cooperative impegnate nei servizi di pulizia hanno permesso di risolvere un problema sociale attraverso il lavoro e, grazie a percorsi di formazione, di rendere tale lavoro altamente professionale. Senza dimenticare i percorsi di inserimento lavorativo attivati per le categorie svantaggiate. Tutti posti di lavoro a tempo indeterminato.  Dal primo marzodel prossimo anno tutto questo non ci sarà più”. 

Internalizzare i servizi di pulizia delle scuole significa “togliere lavoro”. Dei 16.000 lavoratori impegnati ne verranno assunti solo 11.000: ne resteranno a casa 5.000, molti dei quali appartenenti a categorie svantaggiate. Molte imprese andranno in crisi, con ulteriori perdite di posti di lavoro; i presidi dovranno organizzare i servizi di pulizia.

“Internalizzare significa anche aumentare in modo esponenziale, negli anni, la spesa pubblica.  Non era forse più opportuno che il Governo dedicasse questo sforzo economico per stabilizzare ricercatori e figure di alta professionalità, spesso costrette ad anni di precariato o alla fuga all’estero? Perché il Governo, malgrado tutti gli appelli rivolti, si ostina ad andare avanti con questo provvedimento che produrrà soltanto danni?” 

 

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