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Lunedì, 10 Dicembre 2018

 Stop al sistema delle gare e degli appalti pubblici nel campo dei servizi sanitari e ok a  una legge ( o più semplicemente un decreto assessoriale ad hoc) che avvii, finalmente, lo strumento dell’accreditamento come mezzo necessario per garantire qualità, oltre che trasparenza, per coloro che gestiscono in Sicilia tali servizi.

È quanto viene fuori, come appello vero e proprio alla politica e, in particolare all’assessore regionale al ramo Ruggero Razza, dall’assemblea dei soci di Sisifo Consorzio di Cooperative Sociali, uno dei maggiori player siciliani e nazionali nel settore delle cure domiciliari. Ma cos’è l’accreditamento, e perché i maggiori rappresentanti del Terzo Settore lo invocano a gran voce e da tempo come unica soluzione di equità, legalità e trasparenza?

“È un sistema plurale già adottato in molte regioni italiane, grazie al quale vengono coinvolti più attori per gestire un servizio nello stesso territorio - spiega il presidente di Legacoop Sicilia Pietro Piro - in pratica il paziente sceglie autonomamente da chi farsi assistere perché la Regione siciliana, anziché bandire una gara che consente l’ingresso a un unico soggetto ( e spesso al maggior ribasso) che gestisca il servizio, di fatto “abilità”, accredita gli attori migliori che si confrontano così liberamente sul mercato”.

Durante la presentazione del bilancio di esercizio e del bilancio sociale di Sisifo, che quest’anno ha fatturato quasi 45 milioni di euro con un patrimonio netto di 11 milioni, il presidente di Sisifo Mimmo Arena ha ribadito la necessità di implementare il rapporto fiduciario pubblico-privato in Sicilia, innescando rapporti virtuosi che permettano che il soggetto privato, e a maggior ragione il settore del no-profit, possa ben innestarsi nell’erogazione di servizi che generano comunque un sistema di concorrenza, vera anima della qualità dei servizi “chiudiamo l’anno con oltre un milione di prestazioni erogate e con 2038 dipendenti - ha detto Arena- ma ormai Sisifo, che è un consorzio di cooperative, si confronta con realtà multinazionali “profit” che spesso agiscono con altre logiche proprio per la loro natura di aziende attente al profitto.  Negli ultimi anni la competizione tra il Terzo settore e le multinazionali è impari, perché basata su mission diverse. In conclusione, senza un necessario e radicale cambiamento delle modalità di accesso all’erogazione dei servizi così importanti per le fasce deboli della popolazione, rischiamo di imbatterci ovunque in realtà dove anziché la qualità delle prestazioni vince il principio del minor costo”

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