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Domenica, 13 Giugno 2021

Non ci sarà l’estensione della garanzia dello Stato per l’accesso al Fondo PMI per gli enti non profit che non svolgono attività commerciale. È l’allarme lanciato dal Forum del Terzo Settore all’indomani del varo del decreto Milleproroghe in Commissione I Affari Costituzionali e V Bilancio della Camera.

“Nonostante i molti emendamenti presentati da quasi tutti i gruppi parlamentari e tutte le assicurazioni che ci erano state date – spiega la portavoce Claudia Fiaschi – gli emendamenti presentati che prorogavano la garanzia pubblica al credito per il Terzo settore non commerciale sono stati tutti bocciati. È una vicenda incomprensibile e sconcertante. Ci siamo battuti a lungo affinché anche le associazioni potessero godere degli stessi benefici degli enti commerciali.”

Finalmente con la pubblicazione in GU del 13/10/2020 della Conversione in Legge del DL 104/20 era stato introdotto questo provvedimento. Tra autorizzazioni EU e circolari applicative la misura si è effettivamente resa disponibile solo a novembre scorso. Nel testo della finanziaria una dimenticanza aveva escluso dalla proroga questa tipologia di enti. Tutti i partiti che sostengono l’attuale Governo hanno presentato emendamenti per rispristinare la misura con il Milleproroghe. Ora di nuovo lo stop.

“Sembra non si voglia capire che le associazioni sono una componente fondamentale dell’economia sociale del Paese che da sole danno lavoro ad oltre quattrocentomila persone – prosegue la portavoce –. Si tratta spesso di piccole realtà che hanno difficoltà di accesso al credito e che rappresentano un presidio fondamentale di solidarietà e socialità. Se non le si mette nelle condizioni di riprendersi dalla crisi, le ricadute negative per le nostre comunità saranno gravissime. Le attività che svolgono sono fondamentali: dall’assistenza ai malati, alla promozione culturale, all’aiuto alle tantissime persone fragili, in condizioni di esclusione sociale o di povertà. Ma i provvedimenti varati finora sono assolutamente insufficienti a partire dall’estrema esiguità del Fondo ristori.”

“Non si può un giorno ringraziare l’impegno e il sacrificio dei volontari e il giorno dopo dimenticarsene. Bisogna passare dalle parole ai fatti, il Terzo settore italiano si aspetta iniziative concrete. Ci auguriamo – conclude Fiaschi – che Parlamento e Governo ci ripensino e ripristinino il provvedimento nella discussione in aula.”

L’82% degli italiani si fida dell’Europa e ritiene che l’Italia riceverà le risorse del Recovery Fund che rappresentano, per il 76%, uno strumento per modernizzare il Paese in direzione di un modello di sviluppo sostenibile, che punti su green e digitale e sia in grado di ridurre le disuguaglianze. Ma solo il 53% ritiene che saremo in grado di spendere questi soldi.

È quanto emerge da un sondaggio condotto nell’ambito dell’Osservatorio Legacoop, ideato e realizzato dall’AreaStudi dell’associazione insieme con il partner di ricerca IPSOS per osservare l’evolvere degli andamenti e delle percezioni dell’opinione pubblica italiana su alcuni fenomeni economici e sociali di interesse per la cooperazione.

A corollario del giudizio di stretta sufficienza sulla capacità dello Stato di spendere i soldi messi a disposizione dall’Unione Europea, gli intervistati indicano poi, come principali ostacoli all’utilizzo delle risorse, la burocrazia (45%), l’inadeguatezza della classe dirigente italiana a gestire una dotazione così ingente di fondi (43%), la corruzione (41%), l’incapacità di definire piani operativi (30%).  Significativa anche l’indicazione di chi potrebbe aiutare lo Stato a spendere meglio i soldi del Recovery: le imprese private (per il 37%), le Regioni (per il 33%, con una punta del 47% tra gli intervistati del Nordest) e una revisione dello Stato in senso imprenditoriale (per il 32%).

“E’ evidente che l’approvazione del Recovery fund e i fatti di questi giorni hanno aperto una fase nuova -commenta Mauro Lusetti, Presidente di Legacoop- “una fase in cui alla preoccupazione cresciuta costantemente nei mesi passati, si intrecciano anche attese. Ma il pericolo di deludere tale speranza è alto, e le classi dirigenti di questo paese hanno una grande responsabilità.

Vediamo salire la fiducia nell’UE e nel fatto che le risorse possano servire non solamente per affrontare l’emergenza, ma per trasformare l’Italia e correggere ritardi storici. Diciamoci la verità, tutti speriamo che vada così e che questa sia la volta buona. D’altra parte, conosciamo fin troppo bene alcuni vizi del nostro paese, e sappiamo che possono essere ostacoli insormontabili. Per questo riteniamo che occorra lo sforzo di tutti; per esempio non basterà lo Stato, ma servirà l’apporto di istituzioni, mondo produttivo e del lavoro. E non solamente in termini di richieste e sacrifici, ma in termini progettuali e di partecipazione a ideare e realizzare gli investimenti necessari. Leggiamo così i risultati di queste indagini, molto coerenti con le proposte che avanziamo da mesi e porteremo al presidente Draghi: tutti gli italiani sanno che la sfida è dura, ma sperano che sia la volta buona e chiedono di poter partecipare allo sforzo”.

Quanto alla destinazione dei soldi del Recovery, il 69% degli intervistati sostiene che dovrebbero essere impiegati per una progettualità di lungo periodo anziché (31%) per interventi diretti ad affrontare l’emergenza. Sostanziale bilanciamento, invece, tra chi ritiene che le risorse andrebbero destinate a progetti nuovi (52%) e chi pensa (48%) che potrebbero essere destinate a risolvere questioni aperte da tempo (pensioni, ammortizzatori sociali, welfare, infrastrutture, istruzione).  

 

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