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Giovedì, 23 Gennaio 2020

“È una sentenza importante quella di oggi, che non ci fa gioire, così come non ci fa gioire nessuna condanna, ma che dopo dieci anni di battaglie restituisce giustizia, verità e dignità a Stefano Cucchi". A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, nel commentare la decisione del Tribunale di Roma che ha condannato i a 12 anni di reclusione i due Carabinieri imputati per la morte del ragazzo, avvenuta il 22 ottobre 2009 all'interno del reparto carcerario dell'ospedale Pertini.

"All'indomani della morte di Stefano - dichiara Gonnella - avevamo contattato la sua famiglia e, insieme a Luigi Manconi, avevamo pubblicamente chiesto chiarimenti su cosa fosse accaduto a quel ragazzo che, finito nelle mani dello Stato in buone condizioni di salute, aveva subito mostrato segni di quelle che potevano essere violenze, che ora sappiamo essere state opera di alcuni appartenenti all'Arma dei Carabinieri e che ne hanno poi provocato la morte".

"Quel comunicato - prosegue ancora il presidente di Antigone - secondo il Pubblico Ministero fece partire il depistaggio che, se non fosse stato per il coraggio e la tenacia della famiglia e degli avvocati di Stefano, avrebbe anche potuto portare a spegnere ogni possibile verità sulla sorte del giovane su cui, nel corso degli anni, troppi hanno espresso pareri sprezzanti. Dunque questa - sottolinea ancora Gonnella - è una sentenza che restituisce piena dignità a Stefano Cucchi e alla sua famiglia, quella dignità che qualcuno ha tentato di togliergli".

“Siamo nel processo giusto e, dopo anni in cui la famiglia Cucchi e’ stata abbandonata, lo Stato e’ al nostro fianco, anzi al fianco della verita’”. Commenta così Ilaria Cucchi la svolta nel processo, con l’Arma pronta a costituirsi parte civile contro i carabinieri, a margine della deposizione oggi in Aula davanti alla prima Corte d’assise di Roma di Francesco Tedesco, il militare super teste e imputato per omicidio preterintenzionale che ha accusato i colleghi (coimputati) nel processo per la morte di Stefano Cucchi.

“Questo è un giorno in cui speravamo– dice Ilaria Cucchi ai giornalisti presenti- Il mio appello, ora in cui finalmente siamo nel processo giusto, e’ di non vanificare gli sforzi fatti per arrivare fin qui. Con la deposizione di Tedesco oggi il pestaggio sara’ chiaro e sara’ poi il momento di dimostrare che tutte le perizie successive furono scritte a tavolino”.

La sorella di Stefano Cucchi tiene poi a ribadire che “i carabinieri coinvolti nei depistaggi e nel pestaggio di Stefano rappresentano solo se stessi e non l’Arma e la stragrande maggioranza di carabinieri. E per questo anche lo Stato e’ una parte lesa“. Ed e’ in questo giorno di “svolta” che “non a caso, dopo molto udienze, finalmente tornano in aula i miei genitori”, conclude Ilaria Cucchi.

“Vorrei chiedere scusa alla famiglia Cucchi e agli agenti della polizia penitenziaria imputati nel primo processo. Per me questi anni sono stati un muro insormontabile”. Così il vicebrigadiere del Carabinieri, Francesco Tedesco (attualmente sospeso dal servizio), supertestimone del processo bis sulla morte di Stefano Cucchi (dove e’ imputato per omicidio preterintenzionale, falso e calunnia) in apertura della sua deposizione davanti alla I corte d’assiste del Tribunale di Roma. 

(Fonte: Redattore Sociale/Dire)

 

A distanza di nove anni dalla morte di Stefano Cucchi, avvenuta il 22 ottobre del 2009 nel reparto carcerario dell'ospedale Pertini, si fa finalmente un passo decisivo verso la giustizia. La confessione di uno dei carabinieri attualmente sotto processo, il quale ha chiamato in causa a vario titolo gli altri suoi colleghi, squarcia il muro di omertà che in questi anni si era creato attorno a questo caso e che era stato rotto solo recentemente dalla testimonianza di un altro agente, Riccardo Casamassima.

Tuttavia questo muro non si sarebbe potuto abbattere se non fosse stato per la determinazione e la grande tenacia dimostrata in questi anni dalla sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, che mai un attimo ha smesso di lottare, e dall'avvocato Fabio Anselmo.

"Finalmente ci avviciniamo alla verità - dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. Ci auguriamo che in tempi brevi si arrivi al termine del processo e alle conseguenti condanne e si restituisca giustizia a Stefano e alla sua famiglia. Crediamo inoltre - conclude Gonnella - che tutti quelli che propagandavano un'altra verità stereotipata ora dovrebbero chiedere umilmente scusa".

«In questi 9 anni si è fatto un danno alla giustizia del Paese e all'Arma dei Carabinieri. Il punto, infatti, non è quello di aver attaccato l'Arma dei Carabinieri ma è che, anche di fronte all'evidenza, si è voluto difendere un atto che aveva portato alla morte di un giovane e si è voluto difendere a tutti i costi chi colpevolmente probabilmente lo aveva compiuto. E tutto questo è stato fatto in nome di una presunta "difesa dei carabinieri". I carabinieri sono una grande forza, una grande istituzione e una grande ricchezza per il Paese e credo che non sia stata certamente Ilaria Cucchi ad infangare l'Arma dei Carabinieri, che in questi anni ha cercato di affermare la verità, ma sono coloro che hanno compiuto gli atti che hanno portato Stefano Cucchi alla morte e chi li ha coperti fino ad oggi». Lo ha affermato il senatore Franco Mirabelli, Vicepresidente del Gruppo PD al Senato, intervenendo in Tv a 7Gold e in riferimento alle polemiche per gli attacchi a Ilaria Cucchi da parte dell’attuale ministro dell’Interno Salvini che ha invitato la famiglia Cucchi al Viminale: da parte della stessa Ilaria è arrivato il messaggio chiaro di richiesta di scuse ufficiali da parte delle autorità istituzionali coinvolte. 

Nessun passo indietro, invece, dall’ex ministro Giovanardi che continua a puntare il dito sulle cause della morte al consumo di sostanza stupefacenti.

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