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Mercoledì, 12 Dicembre 2018

Il 29 Settembre, a partire dalle 19, l'Ardita Due Mari è inaugurerà la propria sede sociale, spazio culturale per tutti. In questa occasione, sarà possibile sottoscrivere la tessera di affiliazione (necessaria per attraversare la sede), al costo di 5 euro. Il nome della sede è dedicata a un grande portiere del ‘900. Lev Yashin è stato un calciatore sovietico che ha difeso i pali della Dinamo Mosca e dell'Urss.

Nel corso della sua lunga carriera sportiva, costellata di numerosi successi sportivi, tra cui il primo ed unico Pallone D'oro assegnato ad un portiere, Lev è stato insignito di diverse onoreficenze dal suo Paese. Dopo aver praticato, sempre nel ruolo di portiere, anche l'hockey sul ghiaccio, intraprese definitivamente il suo percorso nel mondo del calcio, assumendo presto il soprannome di "Ragno nero", per via sia della divisa che indossava e sia perché, a detta degli attaccanti, sembrava fosse dotato di più di due braccia.

Lev Yashin cresce in una famiglia di operai metallurgici. Sarà assunto presso una fabbrica dell'industria pesante e, proprio lì, entrato a far parte della squadra aziendale, sarà notato dalla Dinamo Mosca. “Ma per comprendere appieno la grandezza dell'esempio trasmesso dalla sua vita da agonista – scrive in una nota la quadra popolare tarantina - bisogna necessariamente fare riferimento al contesto politico-sociale nel quale ha vissuto.Nei paesi del blocco socialista, infatti, lo sport era un elemento centrale del processo di formazione del cittadino, al pari dell'istruzione”.

L'importanza che venne attribuita alla cosiddetta "cultura fisica" era orientata, a differenza di quanto avviene nei Paesi a sviluppo capitalistico, a veicolare valori anti individualistici e che si contrapponevano alla mercificazione dello sport. Non a caso, anche per via della portata universale del diritto a praticare attività fisica, i paesi socialisti sono stati per anni delle vere e proprie potenze sportive.
Ai giorni d'oggi siamo abituati agli ingaggi milionari dei calciatori che indossano le maglie dei grandi club.

Nell'Unione Sovietica, un calciatore poteva arrivare a guadagnare fino a massimo il doppio di un salario medio. Vi era, inoltre, un forte attaccamento alla squadra e molto difficilmente si assisteva a cambi di casacca.

“Emblematica, in tal senso, la carriera di Lev Yashin, le cui prestazioni furono ad esclusivo appannaggio della Dinamo Mosca e della nazionale. Per quello che ha rappresentato la vita privata e sportiva di Lev Yashin, niente poteva risultare più attinente della sua personalità per incarnare ciò che giornalmente pratichiamo, in una realtà che ci vede operare nel più grande centro operaio del Mezzogiorno. Di qui la scelta di intitolare la nostra sede al grande campione sovietico”.

Il progetto dell'Ardita due Mari, squadra popolare antifascista e antirazzista, unisce impegno sociale ad esperienze aggregative, al fine di promuovere una diversa visione dello sport e della sua accessibilità. “Viviamo in una città, Taranto, caratterizzata dall'atavica mancanza di strutture sportive pubbliche funzionanti e funzionali alle esigenze di una cittadinanza di duecentomila abitanti. Alla nota piaga della disoccupazione dilagante che interessa l'intera nostra provincia, si aggiunge l'assoluta carenza di politiche sociali inclusive. Per questa ragione, praticare sport popolare può e deve essere la giusta chiave per combattere il disastro sociale riversato nei quartieri, sempre più privati di ogni forma di servizio o diritto e destinati all'abbandono e all'esclusione”.

Nasce da queste condizioni la necessità di rendere accessibile a tutti la possibilità di praticare sport. Diventa dirimente, quindi, il tema della riqualificazione e della gestione degli spazi pubblici in disuso. A fronte della proliferazione sul territorio “di strutture private che, di fatto, negano la possibilità ad una larga fetta di popolazione di praticare una qualsivoglia disciplina sportiva, vi sono spazi pubblici lasciati all'incuria o che vengono mal gestiti”.

Rendere uno sport "popolare" significa, innanzitutto, renderlo accessibile a tutte le fasce sociali. Per questa ragione è fondamentale offrire strutture all'altezza, a quote popolari. “Perché, al degrado imposto dalle politiche anti popolari, sempre più aggressive nei confronti delle condizioni di vita dei cittadini, il mezzo rappresentato dell'attività sportiva può essere un utilissimo antidoto per abbattere ogni forma di disgregazione sociale e per respingere ogni istanza xenofoba o di intolleranza”.

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