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Venerdì, 18 Ottobre 2019

Dal prossimo 5 settembre, in 12 città italiane, sarà sperimentata la pistola taser. Ad annunciarlo è stato il Ministro dell'Interno Salvini. È importante tuttavia sapere cosa è accaduto negli Stati Uniti che, primi fa tutti, hanno introdotto l'uso di questo dispositivo di elettroshock. 

Secondo le indagini effettuate da Amnesty International e dall'agenzia di stampa britannica Reuters, a partire dal 2000, anno di introduzione del taser, sarebbero stati circa 1.000 i morti a causa di questo tipo di pistola. Molti studi medici hanno certificato che per persone con precedenti disturbi neurologici o cardiaci la pistola taser ha rischi mortali. La stessa azienda produttrice americana è stata costretta ad ammettere che nello 0,25% dei casi c'è rischio di morte. Una percentuale allarmante.

"Vari organismi internazionali - sottolinea Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - hanno espresso pareri fortemente contrari all'uso del taser. Come la pratica di polizia ha dimostrato negli Stati Uniti, il taser non ha ridotto l'utilizzo delle armi da fuoco da parte delle forze dell'ordine ma è divenuto invece uno strumento alternativo principalmente alle manette, in particolare per immobilizzare persone in stato di agitazione e principalmente con disturbi psichiatrici". "Va ricordato - prosegue Gonnella - che la legge che introduce il taser è stata approvata nella precedente legislatura e che fin da allora avevamo espresso la nostra contrarietà. Infine, Taser è il nome di una multinazionale americana. Immaginiamo che questa operazione avrà costi significativi". 

"Riteniamo che il prezioso lavoro delle forze dell'ordine potrebbe essere meglio supportato in altro modo, ad esempio attraverso un serio supporto alle tecnologie investigative piuttosto che all'acquisto di armi potenzialmente letali" conclude il presidente di Antigone.

Amnesty scrive al Capo della polizia

In occasione dell'inizio del periodo di sperimentazione delle pistole elettriche Taser in 12 città, il direttore generale di Amnesty International Italia Gianni Rufini ha scritto al prefetto Franco Gabrielli, capo della Polizia, esprimendo una serie di preoccupazioni riguardo all'introduzione di tale misura. 

Una sperimentazione analoga a quella in programma in Italia e svolta in Olanda nel 2017 ha rivelato come in circa la metà dei casi, le persone siano state colpite dalla Taser quando erano già ammanettate, dentro un veicolo o una cella di polizia e in celle separate negli ospedali psichiatrici, in ogni caso senza che il loro comportamento costituisse una seria minaccia. 

Alla luce di questi dati, Rufini ha chiesto al prefetto Gabrielli se, prima di mettere a disposizione delle forze di polizia le Taser, sia stato effettuato uno studio sui rischi per la salute e garantita una formazione specifica e approfondita per gli operatori che ne verranno dotati, in linea con gli standard internazionali e in particolare con i Principi guida delle Nazioni Unite sull'uso delle armi da fuoco da parte degli agenti di polizia. 

"La conseguenza più grave che vediamo nel lungo termine è che le Taser vengano usate come arma di routine per far rispettare la legge in assenza di una minaccia di lesioni gravi o morte, dunque in modo non conforme agli standard internazionali sui diritti umani", conclude nella lettera Rufini. 

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