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Domenica, 11 Aprile 2021

Il ruolo del Terzo settore e delle imprese sociali sta acquisendo centralità in qualità di attore all’interno dello sviluppo di filiere. È sempre più importante, infatti, il ruolo contributivo delle imprese a finalità sociale all’interno delle catene del valore territoriali. Includere soggetti vulnerabili, erogare servizi territoriali, prendersi cura della comunità, producono un potenziamento del territorio in termini di competitività, oltre che di coesione.

È nel solco di tale visione che la ricerca condotta da AICCON (Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Non profit), con il sostegno e la collaborazione di UBI Banca (Banca del Gruppo Intesa Sanpaolo) e della sua divisione UBI Comunità, specificatamente rivolta al Terzo Settore e all’Economia Civile, ha inteso osservare il contributo della “produzione come fatto sociale” e, in particolare, l’apporto della cooperazione di inserimento lavorativo operante in 4 filiere strategiche: abitare sociale, turismo sociale, agricoltura sociale e welfare culturale. La ricerca, che ha assunto come universo di riferimento oltre 1.200 realtà (dati 2017-2018, fonte AIDA-Bureau Van Dijk), ha evidenziato in termini di dimensioni economiche come il settore del turismo sociale sia stato quello maggiormente in grado di ottenere risultati positivi e in crescita sia rispetto alla redditività dell’organizzazione (+82% di utile in media) che dell’occupazione (+78% di dipendenti in media).

Un ulteriore focus ha osservato la capacità di costruire partnership attraverso i contratti di rete costituiti in tali ambiti di attività, tratto caratteristico in particolar modo delle realtà attive nell’agricoltura sociale (il 50% dei contratti di rete si sviluppa in tale ambito). Elemento comune dei contratti di rete analizzati è la condivisione dell’obiettivo perseguito in termini di costruzione di filiere e di ampliamento delle possibilità di inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati attraverso la creazione di nuova occupazione derivante da nuovi mercati/opportunità commerciali.

La ricerca si è concentrata, inoltre, su quattro casi studio attivi nelle filiere dell’accoglienza, del turismo e della rigenerazione urbana, dell’abitare sociale, inclusione e community building, della gestione dei beni culturali e servizi educativi, dell’agrifood, della ristorazione e del catering sociale, osservandone in particolare il grado di apertura verso l’esterno, l’intensità tecnologica, la coesione interna, il valore aggiunto sociale (missione), l’impatto nei mercati e la propensione all’investimento.

“Lo studio realizzato rilancia il valore peculiare dell’innovazione sociale nella competitività dei territori e delle sue filiere produttive” afferma Paolo Venturi, Direttore di AICCON. “In altri termini, le cooperative sociali di inserimento lavorativo si propongono come soggetti trasformativi per la loro peculiare capacità di creare occupazione, contrastando la disoccupazione e le disuguaglianze economiche e sociali”.

Il “Bando per le comunità educanti”, promosso da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, è rivolto al mondo del Terzo settore e si propone di identificare, riconoscere e valorizzare le comunità educanti, intese come comunità locali di attori (famiglie, scuola, singoli individui, reti sociali, soggetti pubblici e privati) che hanno, a diverso titolo, ruoli e responsabilità nell’educazione e nella cura di bambini e bambine, ragazzi e ragazze che vivono nel proprio territorio.

La povertà educativa è un fenomeno complesso, che non riguarda solo la dimensione scolastica, ma più in generale quella educativa, sociale ed economica. Sommando i minori in povertà assoluta e quelli in povertà relativa, sono circa 3 milioni e 600 mila i minori poveri in Italia, un terzo del totale. La risposta al fenomeno della povertà educativa minorile è la comunità educante, che comprende l’insieme dei soggetti coinvolti nella crescita e nell’educazione di bambini, bambine e adolescenti. Una comunità che cresce “con” loro, e non solo per loro; che educa gli adulti del domani, ma che si fa anche educare e cambiare da loro. Questa è anche una consapevolezza maturata durante la pandemia. L’indagine Demopolis-Con i Bambini realizzata lo scorso novembre ha infatti registrato che per il 67% degli italiani la responsabilità dei minori è di tutta la comunità, dato che si attestava al 49% nella rilevazione dell’anno precedente.

Il Bando ha l’obiettivo proprio di favorire la costruzione e il potenziamento di “comunità educanti” efficaci e sostenibili nel tempo, che siano in grado di costituire l’infrastrutturazione educativa del territorio di riferimento e di offrire risposte organiche, integrate e multidimensionali ai bisogni educativi di bambini, bambine e adolescenti. Per far nascere una comunità educante è necessario coinvolgere tutti i soggetti del territorio, per riportare i giovani e le loro famiglie al centro dell’interesse pubblico. Condividendo strumenti, idee e buone pratiche, è possibile raggiungere l’obiettivo comune di migliorare le condizioni di vita dei minori, che diventano non solo destinatari dei servizi, ma soprattutto protagonisti e soggetti attivi delle iniziative programmate e attivate.

L’iniziativa sosterrà partnership ampie e competenti tra i soggetti attivi sul territorio (mondo del terzo settore e della scuola, ma anche quello delle istituzioni, dei sistemi regionali di istruzione e formazione professionale, dell’università, della ricerca e il mondo delle imprese) che presentino programmi di creazione e mantenimento nel tempo di una comunità educante in grado di presidiare in maniera stabile i processi educativi del contesto in cui intende operare. Si sottolinea la necessità che venga definito chiaramente il territorio di riferimento della comunità educante, tenendo conto dell’importanza di un pieno e non generico coinvolgimento degli attori locali. Il loro ruolo presuppone infatti la diretta conoscenza delle problematiche e dei bisogni della comunità, con particolare riferimento alla situazione dei giovani. Le proposte devono essere presentate esclusivamente on line, tramite la piattaforma Chàiros , raggiungibile da www.conibambini.org, entro il 30 aprile 2021.

Le proposte selezionate, al termine della prima fase di valutazione, accederanno alla successiva fase di progettazione, nella quale i progetti ammessi dovranno definire ulteriormente la proposta progettuale, in collaborazione con gli uffici di Con i Bambini, e prevedere l’integrazione nel progetto di un disegno di valutazione d’impatto. Solo al termine della seconda fase, in caso di esito positivo, si procederà all’eventuale assegnazione del contributo. Il bando mette a disposizione un ammontare complessivo di 20 milioni di euro, in funzione della qualità delle proposte ricevute.

Sono previsti degli incontri di presentazione online del bando. Per restare aggiornati, consultare il sito e i social di Con i Bambini; comunque è possibile iscriversi anche alla newsletter elettronica tramite il sito www.conibambini.org

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