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Domenica, 31 Maggio 2020

Il Piccolo Atelier di  pittura,  alunni delle scuole medie e un mammuth, con loro familiari, amici, operatori Usl e Koinè. Quella di venerdì 29 novembre sarà una straordinaria mattina al museo. In questo caso al Paleontologico di Montevarchi che ospiterà la quarta iniziativa che la cooperativa sociale Koinè dedica al rapporto tra arte e salute mentale, all'arte quale strumento di creatività e benessere. Gli altri tre appuntamenti sono stati al museo archeologico Mecenate di Arezzo, al Cassero di Castiglion Fiorentino e al Dovizi di Bibbiena. Occasioni diverse per diverse forme di arte.

L'evento del 29 novembre sarà articolato in tre sezioni. Nella prima, con inizio alle ore 9.30,  le persone che partecipano all'atelier di pittura del centro di socio riabilitazione psichiatrica (a titolarietà Usl con gestione Koinè) e gli alunni  della scuola media Mochi di Levane realizzeranno insieme la sagoma di un elefante che sarà donata al Museo.

La seconda sezione sarà dedicata al  tema del rapporto tra arte e disabilità con il confronto, che inizierà alle ore 11, tra Elena Gatteschi, vice Presidente Koinè; Elena Facchino, Direttrice del Museo Paleontologico di Montevarchi; Elisabetta Truglia, Responsabile UFSMA Zona Valdarno della Azienda Usl Toscana Sud Est; Marzia Boncompagni, assistente sociale della stessa unità funzionale; Enrica Claudi, referente attività ludico espressive socio riabilitazione psichiatrica Koinè ed Enzo Chiosi, Presidente Associazione Aldebaran.

 L'associazione Aldebaran dal 2005 favorisce a Montevarchi l'integrazione di giovani con problematiche psichiche attraverso attività di teatro e pittura e promuove progetti di auto-aiuto rivolti ai loro familiari. Molte sono le  attività realizzate durante l'anno e centrali rimangono quelle legate all'espressività e all'arte quali strumenti per riconquistare autonomia, benessere e creatività.

Il Museo Paleontologico di Montevarchi fa parte del patrimonio dell'Accademia Valdarnese del Poggio ed è nei locali dell'antico convento francescano di San Lodovico. Raccoglie circa 2600 reperti, provenienti quasi esclusivamente dal Valdarno Superiore e di età compresa fra il Pliocene superiore e il Pleistocene inferiore. Nella raccolta si distinguono i fossili vegetali, come le noci di Junglans tephrodes e le foglie di Platanus aceroides, e una ricca collezione di fossili animali. Tra questi vanno segnalati l'Elephas meridionalis, proboscidato di dimensioni imponenti che poteva superare i 4 metri al garrese e raggiungere i 200 quintali di peso, e il cranio del Machairodus meganteron, la cosiddetta tigre dai denti a sciabola.

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