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Mercoledì, 22 Settembre 2021

Uno strumento per risolvere crisi aziendali, favorire passaggi generazionali, garantire la conservazione del patrimonio aziendale e del know-how tecnico e produttivo. Le tre centrali cooperative Agci, Confcooperative e Legacoop hanno sottoscritto un accordo con le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, per promuovere la diffusione e il consolidamento dei workers buy out cooperativi, in applicazione degli impegni presi nell’Accordo Interconfederale del 2018. 

L’Italia è uno dei paesi che registra il maggior numero di soluzioni alle crisi attraverso  esperienze di workers byout, trasferimenti di aziende a rischio chiusura a favore di cooperative costituite dai dipendenti che ne rilevano l’attività. 

Oltre alla soluzione di crisi, il WBO può essere di particolare aiuto per risolvere difficoltosi ricambi generazionali (specie se la proprietà è in mano a una famiglia), situazioni legate alla necessità di utilizzare i beni confiscati alla criminalità organizzata, ma anche l’ipotesi di aziende i cui titolari intendano trasferirle ai lavoratori a prescindere dalla sussistenza di uno stato di crisi e, più in generale, garantire una soluzione di forte coinvolgimento dei lavoratori nella vita e nella gestione dell’impresa, realizzando concretamente il protagonismo del lavoro.  

Le centrali cooperative e i sindacati intendono promuovere i WBO come strumento di democrazia economica e di partecipazione diretta dei lavoratori  per scongiurare la perdita di occupazione, riducendo il ricorso agli ammortizzatori , dando continuità alla impresa e generando un aumento del gettito fiscale per vie delle entrate derivanti da imposte e oneri previdenziali corrisposti dalla nuova impresa. 

L’accordo prevede la nascita di un Tavolo di confronto nazionale permanente per monitorare l’andamento delle situazioni aziendali che potenzialmente potrebbero essere inserite in un percorso di workers buyout promuovendo la formula dell’impresa recuperata dai lavoratori organizzati in cooperativa come possibile soluzione dei negoziati aperti presso i “tavoli di crisi”.  Centrali cooperative e sindacati hanno, inoltre, messo a punto un vademecum che rappresenta una guida esplicativa a supporto delle iniziative che congiuntamente nei diversi settori e nei diversi territori le parti sociali decideranno di mettere in campo”. 

Arriva sulle nostre tavole un piatto antibatterico “unico al mondo” capace di respingere il 99,9 percento di batteri. Un piatto totalmente made in Umbria, made in Città di Castello, made in Ceramiche NOI. Questa è la nuova innovazione tecnologica presentata dalla cooperativa Ceramiche Noi che ha già depositato il brevetto di invenzione presso il Ministero dello sviluppo Economico.

Prodotti similari fino ad ora erano sviluppati a freddo sui piatti che nel tempo perdono la loro efficacia, ma è la prima volta che si testa una marchiatura a caldo che trasmette alla stoviglia la particolarità a vita.

La cooperativa composta da 11 operai di Ex-Ceramisia di Città di Castello che uniti in cooperativa e grazie al supporto di Legacoop Umbria hanno fondato Ceramiche Noi recuperando l'azienda pronta alla delocalizzazione, nel periodo del lockdown con il calo degli ordinativi ha deciso di puntare sulla Ricerca e Sviluppo con un prodotto estremamente utile in ogni campo di applicazione: dal semplice consumatore privato, alla grande catena di distribuzione globale, alla boutique-shop, passando per gli hotel e le filiere navali .

“Siamo orgogliosi e fieri – afferma Matteo Ragnacci di Legacoop Produzione e Servizi Umbria – di aver contribuito alla nascita e alla crescita di questa azienda. Una cooperativa che non smette mai di stupirci e che siamo sicuri farà ancora parlare di se in futuro”.

 Grazie anche alla collaborazione Universitaria e del partner GEMICA è stata ottenuta una certificazione di Laboratorio, e con i test è stato possibile accertare che il “PiattoAntibatterico” per le sue particolari proprietà, per il suo diverso ed unico processo produttivo è unico nel suo genere.

Altra grande caratteristica è che le sue proprietà antibatteriche non alterano in alcun modo l'aspetto del piatto, con una patina micro-puntinata bianca impercettibile all'occhio umano.

“Il deposito di questo brevetto – dice Lorenzo responsabile commerciale dell'azienda- è per NOI motivo di grande orgoglio, non è solo un traguardo ma un nuovo punto di partenza, un trampolino di rilancio verso un mondo del lavoro incerto ed insidioso, questo obbiettivo raggiunto è l'emblema del nostro io, siamo nati da una sfida in cui nessuno credeva, oggi guardando quella sfida ci facciamo coraggio più che mai e andiamo avanti, Sempre”. Un piatto sostanzialmente “ecologico” che tutti posso utilizzare, rivolto soprattutto a settori dove la monoporzione la fa da padrona con conseguente aumento di rifiuti e imballaggi che grazie a questa straordinaria invenzione potrebbero essere superati.

Un risparmio considerevole per le aziende che così non saranno soggette alla plastix tax e una boccata d'ossigeno per l'ambiente dato che ogni anno una famiglia consuma 250 kg di plastica in media. Prodotti simili, ma non uguali, venivano fino ad ora utilizzati nella ceramica dei servizi igienici, ma adesso potranno essere usati non solo su qualsiasi oggetto da tavola liscio (piatti, pirofile, bicchieri, vassoi), ma anche sulla, particolarità unica al mondo, “decalcomania” cioè sui piatti decorati.

Vicinanza è stata espressa dalle istituzioni che comunque hanno seguito negli anni l'evolversi della vicenda di questi workers buyout: “E’ davvero una notizia straordinaria di resilienza - ha affermato Luciano Bacchetta Sindaco di Città di Castello - speranza e grande ingegno. Marco Brozzi e tutti i soci lavoratori ora più che mai con questo brevetto di utilità estrema sono il simbolo dell’Italia che lavora e che supera problemi e situazioni come il COVID e tutto quello che questa pandemia ha generato negativamente anche sull’economia ed occupazione. Bravi ragazzi la vostra e’ una famiglia sempre al lavoro di cui essere orgogliosi e non a caso abita qui in umbria ed in altotevere terra di grandi tradizioni imprenditoriali e artigianali di qualità”, e’ quanto dichiarato dal sindaco Luciano Bacchetta oggi nel corso di una breve visita in azienda per complimentarsi con il titolare e tutti i dipendenti e toccare con mano il piatto che “farà il giro delle tavole in Italia in europa ed in tutto il mondo”

La storia

Agli operai di Ceramisia di Città di Castello era stata comunicata la delocalizzazione in Armenia ad agosto 2019. Dopo i primi attimi di sconforto, messi si fronte alla possibilità di perdere il lavoro hanno deciso di investire nel proprio futuro e nel futuro del territorio. Si sono uniti in cooperativa ed hanno fondato Ceramica Noi, investendo 180 mila euro, acquistando i macchinari utilizzati dalla vecchia proprietà e affittando il capannone.

“Tutti per uno un sogno per tutti “ recita lo slogan impresso sulla pelle con un tatuaggio dei dipendenti che adesso acquista un significato maggiore, diventando il tratto distintivo di chi ce l'ha fatta.

E così hanno riconquistato i vecchi clienti, per il 90 percento negli Stati Uniti, riuscendo a non fermare la produzione e ripartendo con la produzione. L’esperienza di Ceramica Noi  indica una strada percorribile da tante altre imprese in crisi che anziché cessare l’attività possono essere salvate dai lavoratori in forma cooperativa.

 

 

 

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