Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Martedì, 02 Marzo 2021

BiblioÀP, centro nevralgico del progetto di ÀP, l'Accademia Popolare dell'antimafia e dei diritti di Roma, situata all'interno dei locali dell'Istituto scolastico Enzo Ferrari di Cinecittà-don Bosco, è pronta ad accogliere tra i suoi scaffali donazioni di libri e dossier da parte di associazioni, enti e case editrici per potenziare il proprio patrimonio di testi e volumi e dare nuova visibilità a quelli realizzati dalle realtà che aderiranno all'iniziativa. La campagna "Che ci faccio qui? Storie di libri" è promossa dall'Associazione daSud.

Dai libri di letteratura per l'infanzia e per ragazzi a testi, volumi e pubblicazioni che affrontano temi sociali importanti, come l'antimafia, i diritti, l'antifascismo e l'importanza dello sport. Sono questi i principali argomenti e filoni d'interesse, ricercati in linea con la specificità di una biblioteca che già oggi ospita oltre 6 mila volumi. Tra questi, quelli della mediateca di daSud intitolata all'intellettuale ucciso dalla 'ndrangheta Giuseppe Valarioti, del fondo di fumetti del collettivo Magville dedicato al grafico e illustratore Daniele Magrelli e del fondo sulla Resistenza intitolato al partigiano Mario Bottazzi.

Dietro ogni opera esistono infinite storie. Dall'idea narrativa iniziale alla pubblicazione, dal suo approdo in libreria all'incontro con lo sguardo e la mente dei lettori, fino all'arrivo sugli scaffali di BiblioÀP: un modo quindi per far vivere ad ogni volume un nuovo capitolo della propria esistenza. 

«Grazie a questa iniziativa - spiega il responsabile BiblioÀP per daSud, Andrea Meccia - vogliamo recuperare e dare nuova visibilità ai patrimoni di tutti quei soggetti che credono nel valore sociale e culturale di una biblioteca come la nostra, situata in una scuola, riportata a nuova vita grazie al contributo di tanti enti e centinaia di cittadini e da due anni cuore pulsante di un progetto ben più ampio aperto anche al quadrante in cui operiamo, al territorio del VII municipio e alla città».

Inaugurata a febbraio 2019 e ristrutturata grazie ad una campagna di crowdfunding, BiblioÀP è censita da ottobre 2020 nell'Anagrafe delle Biblioteche italiane dell'ICCU (Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane e per le informazioni bibliografiche) e iscritta al Polo SBN-DDS (Polo Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi). Tra i primi ad aderire all'iniziativa "Che ci faccio qui?", Save the Children che ha donato una selezione di proprie pubblicazioni su minori, donne e diritti e Round Robin editrice con una selezione di libri di narrativa e di fumetti antimafia tratti dal proprio catalogo.

«Una biblioteca è un bene prezioso - commenta l'editore di Round Robin Luigi Politano - Un bene necessario ancor di più oggi nella porzione di tempo in cui siamo stati costretti a imparare una parola nuova e spaventosa: lockdown. La possibilità di evadere grazie ai libri assume un valore aggiunto, semmai ce ne fosse stato bisogno. Una biblioteca aperta a tutti, nel cuore di una delle periferie romane più complicate, diventa un'opportunità concreta di guarigione da un male chiamato solitudine. Grazie a daSud e ÀP per il lavoro costante e per scegliere i libri come elemento di lotta che è cultura in sé. Nella Città Eterna si sta scrivendo un romanzo forse unico nel suo genere, fatto di antimafia e di diritti che sono un altro modo per definire gioia e rivoluzione, e un capitolo sarà scritto da Round Robin editrice. Buona lettura a tutti".

 

Ieri è scattata una vasta operazione di polizia contro Mediterranea Saving Humans. La Procura della Repubblica di Ragusa ha coordinato perquisizioni effettuate da decine e decine di agenti in tutta Italia, in abitazioni, sedi sociali, e sulla nave Mare Jonio. Le accuse sono pesanti, ma in realtà puntano a colpire la pratica del soccorso civile in mare che Mediterranea promuove dal 2018, attraverso la sua compagnia armatoriale, Idra social shipping, che fornisce all’associazione la nave di ricerca e soccorso e cura la gestione degli equipaggi.

Il Procuratore di Ragusa, ha più volte esternato pubblicamente la sua crociata contro le Ong arrivando a sostenere che “bisogna che non passi l’idea che sottrarre i migranti dalle mani dei libici possa essere una cosa consentita”.

Quello di ieri è un vero e proprio “teorema giudiziario, in cui si ipotizza che le attività di soccorso e salvataggio siano preordinate allo scopo di lucro. La ‘macchinazione’ ipotizzata è talmente surreale da rendere evidente quale sia il primo e vero obiettivo di questa operazione: creare quella ‘macchina del fango’ che tante volte abbiamo visto in azione nel nostro paese, dal caso di Mimmo Lucano alle inchieste di questi giorni contro chi pratica la solidarietà ai migranti che attraversano la rotta balcanica, e sparare ad alzo zero contro chi come noi non si rassegna al fatto che da inizio gennaio ad oggi siano già centinaia le donne, uomini e bambini lasciati morire nel Mediterraneo, e si contino già a migliaia i catturati in mare e deportati nei campi di concentramento libici, finanziati con i soldi dell’Unione Europea e dell’Italia. Le perquisizioni cercano ‘prove’ perché in realtà l’accusa, nonostante migliaia di ore di intercettazioni telefoniche e ambientali, si fonda solo su congetture che si scioglieranno presto come neve al sole”.

Così scrive in una nota Mediterranea. La vicenda in esame riguarda il soccorso prestato ai 27 naufraghi della Maersk Etienne che da 38 giorni erano abbandonati in mezzo al mare tra Malta e Lampedusa, a bordo della portacontainer che li aveva tratti in salvo. Fu definito la “vergogna d’Europa” quel disumano abbandono, il più lungo stand – off che si ricordi per dei naufraghi che in teoria, secondo ciò che impongono le Convenzioni Internazionali, avrebbero dovuto raggiungere “tempestivamente” un porto sicuro.

“Idra social shipping non ha mai fatto nulla di illegale – conclude la Ong e lo dimostrerà presto nelle sedi competenti. E Mediterranea non si fermerà a causa di questo attacco, triste e prevedibile, e continuerà ad essere in mare, lì dove i crimini che vengono commessi e sono quelli di strage, tortura, stupri, sevizie”.

Le reazioni

“Mentre migliaia di persone vengono lasciate morire disidratate nel Sahara, violentate e schiavizzate nei campi di concentramento libici, congelate in Bosnia, oppure annegate nei vari mari che circondano la Fortezza Europa, la Magistratura italiana che fa? Continua ad indagare su chi, a spese sue, organizza i (comunque sempre insufficienti) salvataggi e la solidarietà. Mica pretenderemo che la Magistratura indaghi seriamente sui governanti, italiani ed europei, responsabili del caos climatico, dello sfruttamento coloniale del Sud del mondo, e dell'abbandono ad bestias di tanta gente?”, si domanda il responsabile di Legacoopsociali Friuli Venezia Giulia Gian Luigi Bettoli.

“Questa volta, dopo i volontari di ‘Linea d'Ombra’ a Trieste, l'obiettivo è ‘Mediterranea’, l'unica Ong di soccorso navate italiana, presieduta dal nostro collega Alessandro Metz”, conclude Bettoli.

Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) lancia l’allarme sull’indebitamento che affligge individui e famiglie in Italia promuovendo il dossier “Cortocircuito. Come la spirale del debito impoverisce il tessuto sociale”, presentato ieri sera in un webinar a cui hanno partecipato gli autori del dossier ­– Filippo Torrigiani, consulente del CNCA e della Commissione parlamentare antimafia, e Armando Zappolini, esponente del CNCA e della campagna contro i rischi del gioco d’azzardo “Mettiamoci in gioco” ­–, il presidente del CNCA Riccardo De Facci, l’ex presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi e lo psicologo e criminologo Mauro Croce.

Il “cortocircuito” denunciato nel titolo del dossier è quello prodotto da un aumento consistente della povertà e della disuguaglianza e da una difficoltà di accesso al credito offerto dal sistema bancario, che finisce per favorire altri circuiti di reperimento di denaro, in particolare i Banchi dei pegni, i Compro oro e l’usura. Il dossier sottolinea l’enorme volume di affari generato da questi circuiti e la loro capillare presenza sul territorio.

I Banchi dei pegni, già Monti di pietà, nascono nel Quattrocento ad opera soprattutto di ordini religiosi per aiutare gli indigenti. Forniscono un finanziamento a breve termine a fronte della consegna di determinati beni mobili di valore quali oro, argento, mobilia antica di pregio, opere d’arte, pellicce, diamanti, ecc. Nel nostro paese sono in media tra le 270.000 e le 300.000 le persone delle più diverse estrazioni sociali che, ogni anno, ricorrono al sistema dei pegni, che muove un volume d’affari annuo di circa 800 milioni di euro. Colpisce il fatto che questi esercizi risultano di proprietà di circa una quarantina di banche tra le quali Unicredit, Gruppo Monte dei Paschi di Siena, Intesa San Paolo, Carige, Banco BPM.

I Compro oro, attività oggetto di numerose inchieste per riciclaggio, hanno segnato un exploit attorno al 2010. Da quell’anno, anche a causa della crisi, molti italiani hanno fatto ricorso ai Compro oro per vendere i propri gioielli così da arrivare più agevolmente a fine mese. Ciò si è tradotto in una notevole crescita delle aperture di attività di Compro oro: nel 2018 le licenze per il commercio di preziosi – esercitato anche dalle gioiellerie – ­erano, in Italia, 24.877; nel 2019 le licenze in corso di validità hanno raggiunto quota 29.511. Nel 2019 il maggior numero di licenze era stato rilasciato in Campania (5.098), seguita dal Veneto (4.387). Nel 2019 erano presenti nella penisola oltre 6.000 sportelli con una ripartizione geografica che vede al primo posto della classifica la Lombardia con oltre 1.000 negozi, seguita dal Lazio e dal Piemonte che ne annoverano oltre 500.

Per quanto riguarda l’usura, il dossier ricorda due dati: secondo l’Eurispes, almeno un italiano su dieci (11,9%) è caduto nelle maglie degli usurai, non potendo accedere al credito bancario (era il 7,8% nel 2018 e il 10,1% nel 2019); a quanto si apprende da SOS Impresa, a fine 2017 il mercato del credito illegale ha raggiunto in Italia un giro d’affari di circa 24 miliardi di euro, coinvolgendo all’incirca 200mila imprenditori e professionisti. Il dossier evidenzia che, nonostante vi sia una legge che tuteli le vittime dell’usura, le denunce trasmesse alle autorità competenti hanno subito una sistematica contrazione: si è passati dalle 1.436 denunce presentate nel 1996, alle 408 del 2016, non certamente a causa della decrescita del fenomeno.

Il dossier riporta diversi dati sulla povertà e la disuguaglianza. Segnaliamo, in particolare, il numero dei pignoramenti eseguiti dall’autorità giudiziaria nel solo 2017: 47.694 in Lombardia, 23.957 in Sicilia, oltre 19mila in Piemonte e Veneto. Nel giro di poco più di un quinquennio ­­- dal 2012 al 2017 - oltre 1 milione di cittadini italiani sono risultati oggetto di requisizione di beni a loro intestati. Il documento evidenzia inoltre ­- tra le situazioni che portano a una condizione di sovraindebitamento – la dipendenza da gioco d’azzardo.

Il dossier rimarca anche le contraddizioni che riguardano il sistema bancario, che concede prestiti in modo del tutto insufficiente rispetto ai bisogni di singoli, famiglie e imprese, che controlla ­i Banchi dei pegni ­e, contemporaneamente, investe in modo massiccio in due settori altamente problematici dal punto di vista morale e politico: il commercio delle armi e il mercato dei combustibili fossili. Il “mercato bellico” rappresenta un business con numeri da capogiro: 41 miliardi di euro di esportazioni di sistemi militari nel periodo 2018-2019. Dalla Relazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 2019 risultano transazioni bancarie attinenti ad operazioni di export di armamenti per un valore complessivo di 3.833.849.671 euro di “importi segnalati” e di 5.612.452.670 per “importi accessori segnalati”. Per quanto riguarda, invece, il settore dei combustibili fossili, fra le 35 principali banche mondiali finanziatrici di fonti fossili figurano anche istituti italiani quali UniCredit e Intesa San Paolo, con finanziamenti destinati a questo mercato di 23,2 e 12,1 miliardi di dollari nel periodo 2016-2019.

“Con la pubblicazione di questo dossier-denuncia”, dichiara Filippo Torrigiani, “abbiamo inteso accendere un faro su una questione drammatica che probabilmente, con la pandemia, andrà ad acuirsi ancora di più e a cui la politica deve guardare con maggiore attenzione.”

“Il presente rapporto”, afferma Armando Zappolini, “offre un’ulteriore prova di quanto sia grave e urgente bloccare la crescente povertà di tante persone, cominciando dal limitare tutto ciò che la provoca. L’azzardo, nelle sue molteplici forme, ne è sicuramente una delle cause più evidenti, specialmente in tempi di crisi economica e sociale. I dati riportati nel dossier sono un’ennesima occasione offerta alla politica per fare scelte coraggiose che antepongano il bene comune agli interessi economici. I numeri sono persone, sono storie vere di fatica e di dolore che non ci possono più lasciare indifferenti. La cronaca di questi giorni del femminicidio compiuto a Genova ci dice quanto l'indebitamento provocato dalla dipendenza da gioco d’azzardo può sfociare anche in gesti di violenza. In questo cortocircuito lo stato non può più continuare a nascondersi.”


“Il CNCA promuove questo documento” dichiara Riccardo De Facci. “perché ci sembra racconti i processi profondi che stanno alla base di una parte di quelle problematiche e di quei bisogni che incontriamo nel nostro quotidiano lavoro con le vulnerabilità sociali. In questo dossier ci sembra di ritrovare, attraverso le analisi presentate, i volti di molte delle persone che sui territori ci chiedono aiuto o di cui cogliamo le difficoltà e a cui proviamo a dare supporto. Un lavoro che cela nella sua oggettività i vari problemi di povertà economica e indebitamento dovuti a vari fattori come la disoccupazione di lunga durata o l’improvvisa mancanza di lavoro, la dipendenza, il grave coinvolgimento nel gioco d’azzardo (come confermato dal recente caso di Genova), le difficoltà sociali di inclusione o di grave instabilità economica.” 

Medici Senza Frontiere (MSF) interviene nella risposta all'epidemia di Ebola nel Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo nord-orientale, attraverso un intervento mobile a beneficio dei pazienti, delle loro famiglie e delle comunità che vivono nell'area colpita. Si tratta della dodicesima epidemia di Ebola nel paese. 

"Stiamo supportando l'ospedale di Matanda, nel distretto sanitario di Vungi, e il centro sanitario del distretto di Muchanga, potenziando il triage, l'individuazione precoce, la diagnosi e l'accettazione alle cure delle persone potenzialmente colpite da Ebola. Forniremo trattamenti efficaci per aumentare le possibilità di sopravvivenza e ridurre le sofferenze causate dal virus" dichiara Homam Shahhoud, coordinatore della risposta medica di MSF nel Nord Kivu.

"Lavoriamo con le comunità per identificare i contatti dei pazienti confermati e proteggerli con strumenti appropriati, in base al loro livello di esposizione al rischio di infezione. Se necessario forniremo i mezzi per l'isolamento e per ricevere supporto medico immediato in caso di sintomi. Supporteremo anche le strutture sanitarie esistenti nella zona di Katwa e in altre aree colpite dall'epidemia per rafforzare la prevenzione e il controllo delle infezioni e limitare la diffusione di questo virus mortale" aggiunge Shahhoud di MSF.

L'importanza del coinvolgimento delle comunità

La sfiducia e la resistenza delle comunità sono state spesso indicate come il principale ostacolo nella lotta contro l'Ebola. MSF ha sviluppato un approccio basato sulla comunità e incentrato sul dialogo con i pazienti e le loro famiglie, oltre che sul supporto alle persone colpite dalla malattia.

"Dobbiamo assicurarci che le persone abbiano i mezzi per proteggersi e farsi curare. Il nostro intervento sarà flessibile e centrato sui bisogni dei pazienti: interverremo nei distretti sanitari che hanno bisogno di aiuto, coordinandoci con le autorità locali e altri partner" conclude Shahhoud di MSF.

A due mesi dalla prima vaccinazione in un paese ricco, è partita ieri la prima spedizione di vaccini contro il Covid-19 tramite il programma COVAX, un'iniziativa internazionale dell''Organizzazione Mondiale della Sanità, in collaborazione con Gavi, per accelerare lo sviluppo e la produzione di vaccini e garantire un accesso giusto ed equo a tutti i paesi del mondo.

In Ghana sono arrivate 600.000 dosi (pari all'1% della popolazione), ma ad oggi il 75% dei vaccini è stato somministrato in soli 10 paesi del mondo, mentre oltre 130 non hanno ancora ricevuto alcuna fornitura.

Silvia Mancini, esperta di salute pubblica di MSF, sottolinea: "la prima spedizione tramite COVAX rappresenta un passo importante per molti paesi che non hanno ancora ricevuto una singola dose di vaccino contro il Covid-19 e hanno bisogno di questo strumento salvavita per proteggere la propria popolazione. Resta comunque un primo passo insufficiente e tardivo: per colmare questa pericolosa disuguaglianza che può compromettere la lotta alla pandemia, c'è bisogno di un massiccio invio di dosi in molti altri paesi. Ancora oggi il 75% delle dosi di vaccino sono state somministrate in soli 10 paesi del mondo, mentre altri 130 paesi non hanno ricevuto una singola dose.  Dall'inizio della pandemia, la corsa sfrenata dei governi ricchi ad accaparrarsi la scarsa offerta globale di vaccini ha lasciato molti paesi senza alcuna fornitura, rendendo ancora più evidente le disuguaglianze e gli squilibri esistenti tra il Nord e il Sud del mondo, rischio costante di tensione e fonte possibile di reintroduzione del virus".

Medici Senza Frontiere (MSF) chiede ai paesi che hanno firmato accordi bilaterali con le imprese farmaceutiche "di condividere le loro dosi così da vaccinare gli operatori sanitari in prima linea e le persone ad alto rischio nei paesi in via di sviluppo prima di quelle a basso rischio dei paesi ricchi. I governi devono sollecitare le case farmaceutiche a lavorare immediatamente con il programma COVAX perché sia garantita una fornitura sufficiente di vaccini Covid-19 a prezzi accessibili destinati a proteggere i gruppi prioritari nei paesi a medio e basso reddito".

"L'evidente squilibrio che si sta consumando intorno all'accesso ai vaccini Covid-19 è la prova tangibile di un sistema di ricerca farmaceutica e accesso all'innovazione che a più riprese si è dimostrato fallimentare, a tutto discapito della capacità globale di fermare la pandemia. Se vogliamo evitare questa deplorevole situazione in futuro, abbiamo bisogno di un sostanziale cambiamento nel modo in cui i prodotti farmaceutici vengono sviluppati e resi accessibili in tutto il mondo", conclude Mancini.

Ieri la Digos ha perquisito la casa di Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi, attivisti dell'associazione di solidarietà triestina "Linea d'Ombra", accusandoli paradossalmente di favorire l'immigrazione clandestina, sequestrando loro oggetti personali e di lavoro.

Gian Andrea ha 84 anni, Lorena 68 sono molti attivi per l’accoglienza dei migranti sulla rotta balcanica in Friuli. Sul caso è intervenuto Gian Luigi Bettoli di Legacoopsociali Fvg: “è sconcertante che, in questo paese dove dilaga la delinquenza organizzata e gran parte delle risorse pubbliche sono rapinate sotto gli occhi di tutti dall'evasione fiscale, la magistratura e le forze dell'ordine siano impegnate a perseguitare chi è colpevole solo del ‘reato di solidarietà’, cercando di lenire con il proprio, gratuito, impegno personale alla gravissime condizioni di ‘vita’ dei migranti. D'altronde, pochi anni fa abbiamo assistito ad un caso analogo, quello del sindaco di Riace Mimmo Lucano: delegittimato, cacciato dalla sua carica e costretto ad assistere allo smantellamento del suo imponente piano di accoglienza e rinascita civica finché tutte le accuse si sono sgonfiate. Evidentemente viviamo in un mondo che funziona alla rovescia”.

Come associazione di cooperative sociali, che hanno come finalità la promozione del benessere pubblico, ed in particolarità delle categorie più deboli della società umana, “protestiamo vivacemente ed esprimiamo la nostra solidarietà a Lorena, Gian Andrea ed alle altre ed altri volontari/e di Linea d'Ombra".

Non ci sarà l’estensione della garanzia dello Stato per l’accesso al Fondo PMI per gli enti non profit che non svolgono attività commerciale. È l’allarme lanciato dal Forum del Terzo Settore all’indomani del varo del decreto Milleproroghe in Commissione I Affari Costituzionali e V Bilancio della Camera.

“Nonostante i molti emendamenti presentati da quasi tutti i gruppi parlamentari e tutte le assicurazioni che ci erano state date – spiega la portavoce Claudia Fiaschi – gli emendamenti presentati che prorogavano la garanzia pubblica al credito per il Terzo settore non commerciale sono stati tutti bocciati. È una vicenda incomprensibile e sconcertante. Ci siamo battuti a lungo affinché anche le associazioni potessero godere degli stessi benefici degli enti commerciali.”

Finalmente con la pubblicazione in GU del 13/10/2020 della Conversione in Legge del DL 104/20 era stato introdotto questo provvedimento. Tra autorizzazioni EU e circolari applicative la misura si è effettivamente resa disponibile solo a novembre scorso. Nel testo della finanziaria una dimenticanza aveva escluso dalla proroga questa tipologia di enti. Tutti i partiti che sostengono l’attuale Governo hanno presentato emendamenti per rispristinare la misura con il Milleproroghe. Ora di nuovo lo stop.

“Sembra non si voglia capire che le associazioni sono una componente fondamentale dell’economia sociale del Paese che da sole danno lavoro ad oltre quattrocentomila persone – prosegue la portavoce –. Si tratta spesso di piccole realtà che hanno difficoltà di accesso al credito e che rappresentano un presidio fondamentale di solidarietà e socialità. Se non le si mette nelle condizioni di riprendersi dalla crisi, le ricadute negative per le nostre comunità saranno gravissime. Le attività che svolgono sono fondamentali: dall’assistenza ai malati, alla promozione culturale, all’aiuto alle tantissime persone fragili, in condizioni di esclusione sociale o di povertà. Ma i provvedimenti varati finora sono assolutamente insufficienti a partire dall’estrema esiguità del Fondo ristori.”

“Non si può un giorno ringraziare l’impegno e il sacrificio dei volontari e il giorno dopo dimenticarsene. Bisogna passare dalle parole ai fatti, il Terzo settore italiano si aspetta iniziative concrete. Ci auguriamo – conclude Fiaschi – che Parlamento e Governo ci ripensino e ripristinino il provvedimento nella discussione in aula.”

Si terrà il 2 marzo 2021 alle ore 11:15 a Casa Sanremo, presso il Palafiori della città ligure, la cerimonia di premiazione dell'11^ edizione del Premio Musica contro le mafie. Nel giorno d'apertura della 71° edizione del Festival della Canzone Italiana i promotori e gli artisti del Premio, ideato e diretto da Gennaro de Rosa, saranno ospiti del prestigioso aggregatore di ospiti ed eventi sanremesi organizzato dalla società Gruppo Eventi di Vincenzo Russolillo.

Completamente rinnovata Casa Sanremo è riuscita a costruire, anche in un momento così complicato per gli organizzatori di eventi dal vivo, la programmazione trasformando il suo palco in studi Web/TV dai quali verranno trasmesse numerose iniziative e in particolare l'appuntamento del Premio Musica contro le mafie.

Sarà possibile seguire la diretta collegandosi su www.casasanremo.it e su una rete di social network collegati alle manifestazioni. La conduzione della premiazione è affidata alla conduttrice e showgirl Veronica Maya.

Protagonisti sul palco degli studi Web/TV di Casa Sanremo i due vincitori del Premio che l'associazione, della quale è presidente onorario Don Luigi Ciotti, assegna ai brani che hanno ottenuto più voti nelle varie fasi: Davide Ambrogio con la canzone "A San Michele" e De Almeida con il brano "Rosalia". 

Insieme a loro riceveranno due menzioni speciali Donix per "Siriana" (menzione speciale Musica contro le mafie) e Alessandra Chiarello con "My Gun is my Voice" (menzione speciale su segnalazione del Club Tenco) e il premio Speciale "Once Upon a Star" in collaborazione con TIMMUSIC, assegnato alla migliore reinterpretazione di un brano di John Lennon in occasione dei 40 anni dalla sua scomparsa, risultata essere quella di Joseph Foll con la rivisitazione della celebre "A Working Class Hero".  

Trovare nuovi clienti, fronteggiare il peso dei vincoli normativi, sopportare l’aumento dei costi, rispettare le normative anti-Covid. Sono queste le maggiori difficoltà affrontate dalle imprese italiane secondo quanto emerge da un sondaggio sulle loro dinamiche attuali, condotto nell’ambito dell’Osservatorio Legacoop, ideato e realizzato dall’AreaStudi dell’associazione insieme con il partner di ricerca IPSOS.

Il panel del sondaggio era composto da imprese unipersonali per il 56%, con dipendenti da 1 a 9 per il 31%, da 10 a 49 per il 10% e da 50 dipendenti in su per il 4%. Interpellati riguardo ai problemi più pressanti che stanno affrontando, gli imprenditori e i lavoratori autonomi hanno indicato al primo posto la difficoltà di trovare nuovi clienti (22%), seguita a pari merito dal peso dei vincoli normativi e dall’aumento dei costi di produzione o del lavoro (entrambi al 14%) e dall’operatività nel rispetto delle regole per la prevenzione del contagio da Covid 19 (13%).

Riguardo alle prospettive nel prossimo futuro, il 53% (con punte del 69% al Nord Est e al Centro Nord) ritiene che la situazione della propria impresa resterà negativa o peggiorerà (con un 5% che pensa di dover chiudere l’attività), mentre il 33% (con una punta del 50% nelle imprese con più di 50 dipendenti) nutre aspettative di segno positivo, prevedendo maggiore stabilità (il 15% indica un possibile miglioramento).

In caso di chiusura forzata della propria attività, il 45% cercherebbe un lavoro come dipendente (con punte del 56% nel Nord Est e nella fascia d’età 31-59 anni), il 38% (percentuale che sale al 67% nella classe dimensionale 10-49 dipendenti) aprirebbe una nuova attività (la metà nello stesso settore, l’altra in un settore diverso), mentre il 16% si ritirerebbe (il 34% negli over 50).

Quanto alle prospettive dell’occupazione, il 12% delle imprese pensa di ridurre il numero dei dipendenti (il 23% nelle imprese con 1-9 dipendenti), il 66% di mantenerlo invariato (l’85% nel Nord Est), il 6% di aumentarlo (il 22% nel Centro Sud). Il 16% preferisce non fare previsioni.

“L’impatto della pandemia sul sistema produttivo è stato fortemente differenziato e il proseguire dell’incertezza sanitaria -commenta Mauro Lusetti, Presidente di Legacoop- di certo non aiuta: si spiega così il pessimismo sull’immediato futuro di oltre la metà degli imprenditori, con un picco nelle zone più produttive del paese, le più colpite dai lockdown. In questo momento, però, occorre guardare il bicchiere mezzo pieno, per progettare la ricostruzione. Non solo i numeri, ma pure le opinioni ci confermano che sotto la cenere cova la brace, e le imprese italiane stanno resistendo pronte alla reazione, non appena sia possibile. Occorre sostenerle in questo momento difficile, e prevedere che i piani in fase di elaborazione valorizzino il pluralismo e la varietà delle imprese italiane e la loro capacità di adattarsi, innovare e intravvedere il futuro”.

Infine, un focus sullo smart working, con una comparazione sul ricorso a questa tipologia di prestazione lavorativa nel 2020 rispetto al 2019 e le previsioni per il 2021 rispetto al 2020.

Nel 2020, il 38% dichiara di averlo aumentato rispetto al 2019 (il 67% nelle imprese con oltre 50 dipendenti), il 53% di averlo mantenuto invariato (il 58% per gli under 30) e il 9% di averlo diminuito.

Riguardo alle previsioni per il 2021 rispetto al 2020, il 13% pensa di aumentare il ricorso allo smart working (18% nel Nord Ovest), il 73% di lasciarlo invariato (92% nel Nord Est) e il 14% di diminuirlo (il 22% nel Centro Sud).

 

Prorogare la cassa integrazione Covid oltre la scadenza attuale; attivare subito nuovi e più efficaci strumenti di politiche attive; avviare, alla fine dell’emergenza, una riforma degli ammortizzatori sociali in direzione di un ammortizzatore unico, in grado di superare limiti e differenze degli strumenti attuali; prevedere un percorso graduale di allentamento del divieto di licenziamento, che si ponga in alternativa al ricorso agli ammortizzatori sociali.

Sono queste, in sintesi, le principali proposte avanzate dal Presidente dell’Alleanza delle Cooperative, Mauro Lusetti, e dai Copresidenti Maurizio Gardini e Giovanni Schiavone, in occasione dell’incontro con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Andrea Orlando. 

“Le difficoltà che investono l’economia del Paese -dicono i rappresentanti dell’Alleanza- continuano a far sentire i loro pesanti riflessi sull’attività delle imprese e sull’occupazione; pensiamo, perciò, che dal divieto di licenziamento in scadenza il 31 marzo sia opportuno uscire attraverso un percorso graduale, prevedendo un regime differenziato: impossibilità di licenziare per le imprese che utilizzano gli ammortizzatori Covid, possibilità di farlo per quelle che non li usano. Va anche previsto l’affiancamento di specifiche politiche attive, promuovendo strumenti che favoriscano, ove possibile, prepensionamenti in ottica di ricambio generazionale e attivando una collaborazione diretta tra Centri per l’impiego e azienda”.

Per rendere effettivo questo percorso graduale, è necessario, secondo l’Alleanza delle Cooperative, estendere oltre le attuali scadenze l’intervento degli ammortizzatori sociali COVID, seppur contenuto nel tempo e in modo differenziato in relazione a situazioni aziendali e di settore.

L’Alleanza delle Cooperative sottolinea, inoltre, la necessità di “attivare da subito nuovi e più efficaci strumenti di politiche attive in termini di ricollocazione, formazione, riqualificazione dei lavoratori, immaginando un’interazione tra pubblico e privato, anche attraverso il supporto delle agenzie di somministrazione, nel processo di ricollocazione. Sarebbe anche opportuno valorizzare percorsi di autoimprenditorialità in forma cooperativa, in particolare sostenendo con specifiche politiche fiscali o contributive l’esperienza dei workers buyout, uno strumento che consente di dare risposta a crisi aziendali salvaguardando occupazione, competenze, patrimoni produttivi”.

Per quanto riguarda la riforma complessiva degli ammortizzatori sociali, da calendarizzare ad emergenza finita, l’Alleanza delle Cooperative auspica la definizione di un ammortizzatore sociale unico, che ampli la platea dei soggetti attualmente garantiti, con un mix di politiche contributive, assicurative e mutualistiche, alimentato da tutte le imprese e, in quota parte, dai lavoratori, e con aliquote di costo progressive che scoraggino usi strumentali. Infine, tale strumento, dovrebbe coesistere sia con le attività lavorative che con quelle di formazione e riqualificazione professionale.

Su quota 100, l’Alleanza delle Cooperative sottolinea come le domande pervenute siano di gran lunga inferiori alle stime iniziali e ribadisce l’opportunità che l’accesso del lavoratore a questa opzione possa essere anche incentivata economicamente in forma diretta dalle imprese, prestando particolare attenzione alle fasce più vulnerabili. Da questo punto di vista si potrebbero immaginare meccanismi di potenziamento di alcuni strumenti, come ad esempio la R.I.T.A. (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata).

 

 

 

  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Marzo 2021 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31