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Domenica, 21 Luglio 2019

Giunge alla 18^ edizione il Festival Teatrale di Resistenza che si svolgerà dal 7 al 25 luglio negli spazi esterni di Casa Cervi, rassegna di teatro civile contemporaneo, ideata e promossa da Istituto Alcide Cervi insieme a Cooperativa Boorea con il sostegno di Proges, con il patrocinio di Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna, Comune di Reggio Emilia, Restate 2019, Unione Terra di Mezzo, Comune di Castelnovo di Sotto, Provincia di Reggio Emilia, Comune di Parma, Provincia di Parma, Comune di Casalmaggiore, in collaborazione con I Teatri di Reggio Emilia, Arci, ErmoColle, Associazione Culturale dai CampiRossi, Strada dei Vini e dei Sapori di Scandiano e Canossa.

Il Festival Teatrale di Resistenza, che rappresenta il momento centrale delle iniziative dell’Istituto Alcide Cervi legate al teatro, tese ad innovare la memoria e a sollecitare nuove riflessioni intorno alle questioni che riguardano la società contemporanea stimolandone l’incontro con il pubblico, anche quest'anno porterà in scena 7 compagnie di rilievo nazionale provenienti da tutta Italia individuate sulla base di un Bando di Concorso che ha portato alla selezione di 7 spettacoli di Teatro Civile.

Casa Cervi rinnova attraverso il Teatro la necessità della memoria e la riflessione sulla Storia più recente, il richiamo alla Resistenza e ai suoi valori, promuovendo nel contempo indagine e attenzione, presa di posizione sulle urgenze del presente, e sulle più importanti questioni che attraversano la vita individuale e collettiva. Le disuguaglianze sociali, gli anni ’70, le lotte per le conquiste democratiche collettive, i vecchi e i nuovi nazionalismi, la perdita di memoria, il lavoro e le storie di riscatto sociale: questi alcuni dei temi che attraversano gli spettacoli ospiti e che manifestano l’urgenza, forse più degli altri anni, di stimolare attraverso la scena una riflessione profonda in riferimento al nostro presente e una reazione che non può più essere di disimpegnato distacco.

Il Festival Teatrale di Resistenza è un Festival militante.

Spettacoli

Ad aprire il Festival domenica 7 luglio - data che coincide con l’Anniversario del Martiri di Reggio Emilia del 7 luglio 1960 – sarà alle ore 19  l’”Oratorio II di Resistenza Democratica”, risultato del laboratorio teatrale, ideato e condotto da Adriano Engelbrecht con cittadini di Brescello, Sorbolo, Parma e Traversetolo, realizzato in collaborazione con il Comune di Brescello e la rassegna Ermo Colle. Saranno gli stessi cittadini a restituire, attraverso voci e suoni, le parole asciutte, penetranti e vivide che lo scrittore Marco Mancassola nel libro "Non saremo confusi per sempre" usa per raccontare la storia di Giuseppe Di Matteo, il bambino sequestrato e ucciso brutalmente dalla mafia più di venti anni fa. Voci autentiche daranno vita ad una riflessione in forma scenica e di lettura per riconsegnare alle parole il loro valore democratico, unico strumento possibile contro qualsiasi tipo di illegalità.

Alle ore 21.30 primo spettacolo in concorso sarà “Fontamara”, adattamento e drammaturgia di Francesco Niccolini, regia di Antonio Silvagni, una coproduzione Teatro Stabile d'Abruzzo/Teatro Lanciavicchio. Cinque attori - Angie Cabrera, Stefania Evandro, Alberto Santucci, Rita Scognamiglio, Giacomo Vallozza - daranno voce a "Fontamara" la prima opera di Ignazio Silone, raccontandola come una “sinfonia di testimonianza”: la storia dei Fontamaresi, di Berardo Viola e di Elvira, delle condizioni di estrema povertà dei “cafoni” della valle abruzzese del Fucino, mentre l’ombra incombente del fascismo si sposa con gli interessi dei poteri forti.

Mercoledì 10 luglio alle ore 21.30 la Compagnia Animanera presenta “Figli senza volto” con Natascia Curci, regia di Aldo Cassano, una produzione Animanera/CRT Centro Ricerche Teatrali. Adattamento teatrale del racconto di Ida Farè “Come voi", lo spettacolo restituisce lo spaccato di una generazione guardata con gli occhi di oggi. Anni '70 nella periferia di una città del Nord: in un casermone dell’edilizia popolare vive una coppia simile a tante. Ma dietro i gesti e le azioni delle normalità si nascondono due terroristi in clandestinità, alle prese con i sentimenti contrastanti della scelta della lotta a una società fondata sulle disuguaglianze e la dimensione di una vita consumata nell’ombra.

Sabato 13 luglio alle ore 21.30 Teatro della Cooperativa e Aparte Ali per l'arte presentano “Dita di Dama”, con Laura Pozone, adattamento drammaturgico e regia di Laura Pozone e Massimiliano Loizzi. Lo spettacolo è tratto dall’omonimo romanzo di Chiara Ingrao - che sarà presente alla serata -  ambientato nell’autunno caldo del 1969 e restituito dalla storia di due amiche che lavorano nella fabbrica Voxon di Roma. Attraverso il loro racconto, che diventa corale, vengono ripercorsi anni centrali delle conquiste democratiche e collettive, dei diritti e della dignità del lavoro, dove forte era il senso di appartenenza collettiva e l’esigenza di lottare per una vita più dignitosa, guardando al futuro con leggerezza, pur non essendo lontani dagli anni di piombo.

Martedi 16 luglio alle ore 21.30 Beppe Casales presenta “Nazieuropa”, uno spettacolo che viaggia su due binari: la parola e le immagini. È allo stesso tempo una lettera a una figlia e un viaggio che parte dalla Germania degli anni '30 e arriva fino all'Europa di oggi, quella dei confini, del nuovo nazionalismo e del razzismo diffuso. Nel corso del monologo Beppe Casales ci parla del desiderio e della necessità di sottrarsi all'indifferenza, di guardare con gli occhi ben aperti e di chiamare le cose con il loro nome lasciando intuire un’analogia (pericolosa) di quello che succede oggi con quello che in Europa è già successo alla metà del secolo scorso.

Venerdi 19 luglio alle ore 21.30 Ippogrifo Produzioni presenta “Riccardo Perso” con Diego Facciotti e Chiara Mascalzoni, regia di Alberto Rizzi. Realizzato con il patrocinio dell'Associazione Nazionale Alzheimer Italia-sezione di Verona, la pièce si ispira alla vita e alla storia di Riccardo III di York, re inglese del XV secolo, protagonista del dramma omonimo di W.Shakespeare. L’azione si snoda come viaggio emozionante e commovente in diverse epoche, seguendo la storia d’amore fra un uomo e una donna che si trovano ad affrontare, con paura e coraggio, la fragilità della mente umana e le diverse dimensioni della memoria. Una domanda infatti aleggia lungo tutta la rappresentazione: e se Riccardo III avesse l’Alzheimer?

Domenica 21 luglio alle ore 21.30 Compagnia ErosAntEros presenta “Vogliamo tutto!”, drammaturgia di Agata Tomsic, regia e music design di Davide Sacco, con Agata Tomsic, produzione TPE-Teatro Piemonte Europa, Polo del ‘900, ErosAntEros. “L’immaginazione al potere!”, “Non è che un inizio!”, “La bellezza è per strada!”: questi alcuni degli slogan che hanno invaso le strade delle città studentesche nel ’68, mentre una vera e propria rivoluzione invadeva tutti gli ambiti della società. Una rivoluzione ripercorsa dalla giovane militante in scena che, in abiti contemporanei, vuole trasmettere lo slancio e la dimensione collettiva delle lotte, creando un collegamento fra le testimonianze raccolte dai protagonisti del ‘68 e le interviste ai giovani attivi nei movimenti di oggi.

Martedì 23 luglio alle ore 21.30 il Teatrodallarmadio presenta “Alfonsina Panciavuota” di e con Fabio Marceddu, con la collaborazione drammaturgica di Francesco Niccolini, ideazione scenica e regia di Antonello Murgia. Alfonsina classe 1932, ultima di nove figli, è venduta a soli 10 anni come serva al padrone di una miniera. Diventa così una delle tante pance vuote della Sardegna del II dopoguerra quando 'i figli si vendevano come bestie' perché erano troppi. Nonostante gli ingranaggi delle regole sociali e dell’ordine costituito, a cui sembra impossibile ribellarsi, Alfonsina riesce a mettere in atto una parabola di riscatto sociale e di coraggio, tutta al femminile.

La Giuria, presieduta da Maurizio Bercini (regista) e composta da Roberta Biagiarelli (autrice, attrice, regista), Stefano Campani (Boorea), Maddalena Massafra (Fondazione A.Toscanini), Damiano Pignedoli (critico teatrale) - decreterà lo spettacolo vincitore del Premio Museo Cervi – Teatro Memoria (2.000 Euro) e il secondo premio (1.000 Euro). Verrà infine assegnato anche un terzo premio secondo il giudizio del pubblico (Premio del Pubblico – 1.000 Euro).

La Premiazione avverrà il 25 luglio alle ore 22 nell’ambito della Festa della Storica Pastasciutta Antifascista di Casa Cervi (che avrà inizio alle ore 19.30).

Incontri

Ogni sera, al termine dello spettacolo, seguirà il ciclo di conversazioni “Degustando il teatro. Voci autorevoli incontrano la compagnia”: conversazioni con il pubblico e gli artisti, approfondimenti degli spettacoli e riflessioni più ampie sul rapporto che intercorre tra la scena del teatro e il paesaggio umano, sociale e politico contemporaneo. A condurre gli incontri saranno: Gabriella Bonini, responsabile Biblioteca Archivio Emilio Sereni, Istituto Cervi, Iefte Manzotti, studioso di storia contemporanea, Roberta Biagiarelli, autrice, regista e attrice, Tullio Masoni, critico cinematografico, Gigi Dall’Aglio, regista, autore, attore, Gemma Bigi, storica, Istoreco Reggio Emilia.

Quest’anno saranno inoltre presentati i due libri: “Le figlie dell’epoca. Donne di pace in tempo di guerra” (incontri editrice) di Roberta Biagiarelli, autrice, regista e attrice, e “Antonio Gramsci. il teatro lancia bombe nei cervelli. Articoli, Critiche, Recensioni 1915-1920” (ed. MIMESIS) a cura di Fabio Francione, critico teatrale, saggista, curatore.

Le serate saranno allietate, come sempre, da degustazioni dei prodotti tipici offerte dalle aziende del territorio, opportunità di intrattenere in modo piacevole l’incontro tra pubblico e artisti.

Fuori festival

Il Festival Teatrale di Resistenza da sempre instaura sinergie con realtà del territorio: artisti, rassegne, Comuni. In questo contesto si inseriscono tre appuntamenti fuori concorso. Con Ermo Colle e con il Comune di Brescello si realizza l’”Oratorio II di Resistenza Democratica” ideato e condotto da Adriano Engelbrecht, che debutta a in Piazza Matteotti a Brescello sabato 29 giugno (ore 21) e che sarà presentato al Festival Teatrale di Resistenza nella serata inaugurale del 7 luglio (ore 19).

Sabato 27 luglio alle ore 21 a Casa Cervi-Biblioteca Emilio Sereni la Compagnia Pietribiasi/Tedeschi presenta “Dal trattore all'archivio” casacervi#memoriedelsuolo con  Pierluigi Tedeschi, Katia Capiluppi, regia di Cinzia Pietribiasi, con musiche e canzoni di Rocco Rosignoli, un ponte teatrale e narrativo, ideale e reale, che collegherà Casa Cervi e Biblioteca Sereni, trasformandosi in un viaggio itinerante fra i due luoghi, alla scoperta di nuove connessioni.

Martedì 27 agosto alle ore 21 al Parco della Rocca di Castelnovo Di Sotto sarà presentato lo spettacolo “Terra matta parte prima: questa è la vita bella che ho fatto” narrazione teatrale a cura di Stefano Panzeri, una produzione Compagnia Stefano Panzeri e Teatro del Buratto, che racconta la Sicilia della I guerra e il viaggio nel continente vissuto dal punto di vista di un ‘ultimo’, Vincenzo Rabito, che diventa però protagonista di un passaggio storico nodale.

Il Festival, grazie al contributo di un Gruppo di lavoro composto da esperti, ha costruito nell’arco dell’anno un progetto che si allarga ad altri soggetti e con azioni che disseminano il Festival lungo l’arco dell’anno e contaminando altri ambiti. È il caso del coinvolgimento delle scuole del territorio, per dare voce e spazio di rappresentazione ai lavori che vi si producono e di un progetto di formazione rivolto agli insegnanti per lavorare didatticamente attraverso il teatro.

Prosegue per il terzo anno la rubrica “Sotto la Grande Quercia. Appunti dal Festival, riflessioni, interviste, approfondimenti” a cura di Raffaella Ilari che terrà unite, come in una comunità ideale, le tante voci, suggestioni e spunti che daranno vita al Festival.

 

Orario di inizio spettacoli: ore 21.30. L’ingresso agli spettacoli è a offerta libera. In caso di maltempo gli spettacoli si terranno al chiuso. Durante le serate di spettacolo, Casa Cervi rimane aperta ai visitatori. Dalle ore 19 alle ore 24 è disponibile il servizio di caffetteria e bar presso il Ristoro di Casa Cervi.

 

È stata pubblicata a Turriaco a cura della cooperativa Duemilauno Agenzia Sociale il numero unico della rivista "Granelli di sabbia" che completa e aggiorna quanto scritto a fine 2017 sulla rivista “Sconfinamenti”.

“Era necessario per noi rifare il punto della situazione su quanto abbiamo vissuto insieme a persone richiedenti asilo (e) abitanti in questa piccola località nel cuore della Bisiacaria” scrive Duemilauno.

Questa piccola pubblicazione è anche utile come dimostrazione e narrazione della buone pratiche che sono state sviluppate da portare come testimonianza all'interno della rete europea che con noi collabora allo SMILES project (Supporting Migrants Integration Life Experience Skills) che, confrontando metodi e strumenti utilizzati dalle diverse organizzazioni aderenti al progetto, vuole concentrarsi sulla costruzione di percorsi di inclusione per soggetti migranti che portano con sé la vulnerabilità dello svantaggio.

“Simbolicamente – aggiunge la cooperativa - abbiamo deciso di diffondere questa piccola rivista nella giornata dedicata dall'Organizzazione delle Nazioni Unite ai rifugiati adottando a partire dal 2017, anno di apertura del locale Centro di accoglienza, l'hashtag #WithRefugees lanciato dall'Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR), che vuole dare visibilità alle espressioni di solidarietà verso i rifugiati, amplificando la voce di chi accoglie e rafforzando l’incontro tra le comunità locali e i rifugiati ed i richiedenti asilo”.

“Per il momento siamo ancora a Turriaco dove riteniamo di avere lasciato un segno non solo avendola resa più colorata ma, ci auguriamo, anche per l'idea di convivenza e umanità che abbiamo cercato di proporre convinti di aver animato un Centro in cui l'Accoglienza è stata Straordinaria davvero e che speriamo di poter continuare”, conclude la nota.

 

Con a fianco Luigi Ciotti e nel cuore le parole di Ettore Scola, mai così urgenti come in questo momento, prosegue nel 2019 l’impegno di Libero Cinema in Libera Terra. Quasi ultimato l’allestimento, il cine-furgone di Libero Cinema si prepara a partire per portare le emozioni del cinema direttamente alle persone montando schermo e proiettore nelle piazze, nei beni confiscati, parchi, centri sociali.

Col suo carico di film, durante il mese di luglio, la carovana percorrerà le strade della penisola per promuovere, attraverso la cultura, l’allargamento degli spazi democratici, la difesa dei diritti universali e i valori di accoglienza e di solidarietà. Focus del Festival il tema dei migranti nella convinzione che le politiche di chiusura sono disumane e non servono a contrastate il traffico di esseri umani, in mano alle mafie, ma mettono a rischio i principi affermati dalla nostra Costituzione e dalle Convenzioni internazionali.

Il viaggio di Libero Cinema sarà anche un momento di incontro gli studenti che partecipano a Schermi in Classe – l’Etica Libera la Bellezza, un progetto di Cinemovel e Libera, sostenuto da Miur e Mibac nell’ambito del Piano Nazionale Cinema per la scuola. In particolare, per questa edizione, saranno coinvolte le scuole nelle tappe di Assisi, Galbiate, Lecco, Carcare, Polistena, Messina. Libero Cinema Autunno: in ottobre il cine-furgone di Libero Cinema farà tappa a Ferrara per il Festival di Internazionale e proseguirà il cammino “montando schermi nelle scuole”.

"Abbiamo deciso di dedicare questo festival al tema dei migranti – dichiara Elisabetta Antognoni, presidente di Cinemovel - a tutte le persone che sono costrette a migrare perché in cerca di un futuro migliore. Perché siamo convinti che le politiche di chiusura dei confini e dei porti siano disumane e ingiuste. Sette degli undici film selezionati affrontano proprio questo tema così scottante e drammatico"

Per Don Luigi Ciotti "si sta trasformando una tragedia umanitaria in una questione di sicurezza e di ordine pubblico. Il decreto sicurezza 1 e il decreto sicurezza-bis sono contro la nostra Costituzione, contro la Dichiarazione universale dei diritti umani, contro la Carta europea. Sono un insulto all'umanità. Sono una vergogna. E di questo dobbiamo prenderne atto. Oggi una persona su sei muore nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. E dov'è l'Europa? Un giorno dovrà rendere conto di tutto questo. E allora, anche impedire l'operato di soccorrere in mare alle ong è una vergogna. Questa emorragia di umanità dobbiamo denunciarla. Dobbiamo dirci con chiarezza che l'immigrato non è un nemico ma una vittima"  

 

 

“Mediterranea non si è mai fermata, perché non è sequestrando una nave che si ferma Mediterranea. Ma adesso siamo tornati. Di nuovo. In mare”. Così la Ong italiana Mediterranea annuncia il suo ritorno nel Mediterraneo nel bel mezzo dello scontro Sea Watch 3 e l’arresto della comandante Carole Rackete.

“Non con Mare Jonio – continua la nota - che assurdamente rimane dietro il cancello di un porto per avere salvato 30 vite, tra cui la nostra piccola Alima, da morte certa. Non con i nostri comandanti, ad oggi indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, come Carola, semplicemente per avere fatto quello che è giusto e quello che il diritto del mare e dei diritti umani prevede”.

“Siamo partiti con quella che fino a ieri era la nostra barca di appoggio, la Alex, che adesso naviga nel Mediterraneo centrale per portare avanti la missione di Mediterranea: monitorare e denunciare le violazioni dei diritti umani in un mare che i governi europei hanno trasformato in un cimitero e un deserto, e prestare il primo soccorso, se incontreremo qualcuno che ha bisogno di aiuto. Raggiungeremo la cosiddetta SAR libica, una zona controllata da milizie colluse coi trafficanti di esseri umani legittimati dalle politiche italiane e dell’Unione europea. La nostra presenza è l’unico vero deterrente alla loro azione”, continua il comunicato.

“Ancora una volta – sottolinea Mediterranea - siamo andati dove non vorremmo essere, perché nessuno dovrebbe più essere ridotto a naufrago per fuggire dalle bombe e dalle torture, e nessuno dovrebbe essere costretto ad andare in mare per difendere i diritti e la dignità delle persone contro la violenza e l’arbitrio di scelte politiche crudeli e illegittime. Ancora una volta siamo andati dove è necessario essere: in quel Mediterraneo dove oggi si gioca il futuro di tutte e tutti, perché in quel mare annega la nostra umanità, la parte migliore della nostra civiltà giuridica, la speranza di vivere in un mondo libero e più giusto. Ancora una volta siamo in mare per salvarci”.

“Non siamo soli – conclude la nota - Open Arms e Aylan Kurdi di Sea-Eye saranno insieme a noi. Non siamo soli, soprattutto, perché Mediterranea siete voi, voi tutte e tutti che riempite le vie di terra, che siete a bordo in ogni istante, ovunque vi troviate, proteggendo i naviganti e aspettandoli nei porti, sempre”.

 

 

La Convezione, appena inviata dal Comune di Roma alle case famiglia, prevede che “in caso di malattia e/o ospedalizzazione della persona con disabilità” non venga corrisposta alcuna retta.
Una lettera aperta inviata alla Sindaca del Comune di Roma Capitale, Virginia Raggi, e all’Assessore alle Politiche sociali, Laura Baldassarre, chiarisce la posizione di Federsolidarietà Lazio, Agci Solidarietà Lazio, Legacoopsociali Lazio, Forum Terzo Settore Lazio e Casa al Plurale: “Quando una persona con disabilità viene ricoverata, le spese per la casa famiglia aumentano, non diminuiscono. Ma soprattutto avete mai trascorso, giorno e notte, in un ospedale accanto ad una persona fragile?”.

La storia di Marco

Marco ha 50 anni. Ha una disabilità gravissima, vive a Roma in casa famiglia. Ha imparato a riconoscere, ha imparato a sorridere. Non parla, ma come canta Niccolò Fabi: “insegna il silenzio in tutte le lingue del mondo” Non è autonomo in nulla: per mangiare, vestirsi, per andare al bagno serve una persona vicina a lui. È il mestiere faticoso e bellissimo dell’operatore sociale: un factotum capace di “esserci”.

È il verbo “essere” che caratterizza il profilo professionale di un buon operatore. Saperci essere. Sempre, in tutte le occasioni. A febbraio Marco sta male, la febbre sale: 38, poi 39. Analisi: c’è una infezione. Di corsa in ospedale, dove viene ricoverato. Dovrebbe fare una tac. Una tac particolare una “uro tac in sedazione”, ma non esiste ospedale in grado di farla. Marco resta ancora in ospedale, per tanti giorni. Sono necessari accertamenti, flebo, cure. Ogni giorno, ogni notte un operatore della casa famiglia dove vive Marco è al suo fianco. Marco non ha un papà né una mamma. Di chi è la responsabilità della vita di Marco? Di tutta la comunità. Che si chiama città, che si chiama Politica. Marco è un adulto, ma con i bisogni, quelli primari, di un bambino piccolissimo. A chi verrebbe in mente di dire che un bimbo deve essere lasciato da solo in ospedale? Ve lo immaginate un bambino di tre anni lasciato da solo in ospedale? Andrebbe contro il buon senso, contro le linee guida, contro la Carta dei diritti dei bambini in ospedale e si potrebbe ipotizzare addirittura il reato (591 cp) di abbandono di incapace! In tutta Italia dovrebbero essere riconosciuti diritti simili alle persone con disabilità in ospedale. Esistono libri, documenti in cui sono raccolte tutte le buone prassi, redatte da un comitato scientifico (composto dai medici più esperti di tutta Italia) che hanno scritto la “Carta dei diritti delle persone con disabilità in ospedale”, adottata in diverse regioni d’Italia. Potremmo definirle “passi avanti di civiltà”. E allora perché scriviamo? Perché senza pensarci in un attimo, con poche righe scritte in una convenzione, all’apparenza innocue, la “civiltà” si trasforma in “inciviltà”.

“Il Comune di Roma, senza ascoltare nessuno, ha scritto le nuove convenzioni per le case famiglia, nelle quali si prevede che “in caso di malattia e/o ospedalizzazione, verrà corrisposta una retta pari all’80% per un’assenza fino a 7 giorni, al 50% se l’assenza si protrae fino a 30 giorni, nel caso in cui l’assenza superi i 30 giorni non verrà corrisposta alcuna retta”.

La lettera delle centrali cooperative del Lazio

“Cara Sindaca, caro Comune di Roma, ci sarebbe piaciuto incontrarti e parlarne”. Inizia così la lettera di Legacoopsociali, Federsolidarietà e Agci Solidarietà Lazio al sindaco Virginia Raggi.

“Ci saremmo aspettati una convocazione per la coprogettazione delle nuove regole. Un buon politico, un bravo dirigente ascolta chi ha esperienza sul campo. Poi sceglie, anche in libertà; ci mancherebbe. Ma dopo aver ascoltato. E, invece, ci arriva una comunicazione in cui si dice: “se vuoi gestire il servizio firma qui, entro 24 ore” e dove si dice praticamente di abbandonare le persone in ospedale da sole! Siamo certissimi che Lei, se avesse letto queste righe o se ci avesse ascoltati, mai avrebbe scritto una cosa simile. Le avremmo spiegato che quando Marco si è ricoverato, le spese per la casa famiglia sono aumentate, non diminuite! La casa famiglia a malapena ha risparmiato i 3 euro per il pasto, ma il numero di operatori in turno in casa famiglia è rimasto lo stesso! Mica il comune dà i soldi per mettere un operatore per ogni persona con disabilità! (magari fosse così!) Ce ne sono tre in tutto (e ne viene pagato meno di uno, ma questa è un’altra storia!) Non si può mica prendere una sciabola e dividere un quarto di operatore e mandarne una parte in ospedale e un’altra parte in casa (una narice, una mano, un orecchio e un ginocchio di qua, la lingua la spalla e i piedi di là?) …! No, in questi tanti giorni, a fianco a Marco c’è stato un operatore in più! Rispetto a quelli necessari in casa. E lo sa, Sindaca, quanto costa tutto questo? Costa esattamente QUATTRO VOLTE l’importo di una singola retta. Quindi Lei avrebbe potuto e dovuto scrivere: “Quando una persona con disabilità si ricovera, per prima cosa un immenso grazie agli operatori che se ne prendono cura, perché non è per nulla facile per nessuno: state facendo un gesto a nome e per conto del Comune, che ho l’onore di rappresentare. Per seconda cosa ecco i denari che occorrono per tutelare questa persona: per ogni giorno di ricovero sarà riconosciuto, oltre alle rette normali, una ulteriore retta pari al quadruplo! Ci viene il mal di stomaco.

Domandiamo a chi ha pensato, scritto e poi firmato queste righe: “Siete mai stai in ospedale con un bambino? Avete mai passato notti e giorni dentro un ospedale, al suo fianco, con un magone che vi stringe la gola, con l’orecchio poggiato sul materasso per cogliere se “respira” o no? Con l’angoscia di sapere se si sveglierà? Vi siete mai interrogati di fronte all’infinita bellezza di una persona fragile che dorme in ospedale? Avete mai tenuto la mano a una persona che muore?” No, non pensiamo che lo abbiate mai fatto. Altrimenti una cosa così non la avreste mai scritta. E non riusciamo a immaginare che qualcuno possa dire: “non lo sapevo che ci fosse scritta”. Non ci si dica che ci attacchiamo a un dettaglio. Viviamo in un tempo in cui la cura dei dettagli, l’attenzione tra ciò che è inferno e ciò che non lo è, come direbbe Calvino, può salvarci. I dettagli… che non sono dettagli.”

Trasformare le stanze di un reparto oncologico in sale concerto: una pausa di bellezza e convivialità durante un percorso terapeutico difficile e pieno di incertezze. Grazie a Donatori di Musica, quella che può sembrare un’utopia è da dieci anni una sorprendente realtà. Sin dal 2009, infatti, grazie ad un’intuizione del compositore e producer discografico Gian Andrea Lodovici e dell’oncologo Maurizio Cantore, le note hanno iniziato a risuonare nei reparti di oncologia, partendo da Carrara e Bolzano per poi diffondersi velocemente in oltre venti centri di tutta Italia e in alcune sedi statunitensi e austriache.

Musicisti della scena italiana e internazionale hanno offerto la loro arte in forma volontaria e gratuita, coinvolgendo più di 20.000 pazienti con circa 800 concerti. Il 6 e il 7 luglio prossimi la rete di Donatori di Musica si dà appuntamento per celebrare il decennale di attività, nella splendida Val di Non, a Malosco (Trento), in occasione del suo secondo convegno.

Durante le due giornate di Malosco, si terranno tre momenti musicali con la partecipazione del Trio Broz – composto dai fratelli Barbara (violino), Giada (violino e viola) e Klaus (violoncello) -, della “Bifo Combo”, ensemble musicale molto noto della scena musicale veronese e di Roberto Prosseda, tra i pianisti più attivi della scena concertistica internazionale, oltre che socio fondatore e direttore artistico di Donatori di Musica.

“Con Donatori di Musica si compie la transizione dalla terapia alla cura, o meglio ancora, al prendersi cura - afferma Claudio Graiff, Oncologo Medico e Socio Fondatore di Donatori di Musica, Presidente del convegno - e così la terapia, atto tecnico che richiede competenze scientifiche e formazione specialistica non delegabili, si inscrive compiutamente nella cura, in quel prendersi cura gli uni degli altri che tanto è importante per il vissuto di chi si trova ad affrontare esperienze difficili e dolorose quale indubbiamente è la condizione dell’ammalato oncologico. La cura quando intesa nella sua accezione più estensiva, a differenza della terapia, non compete al solo personale sanitario. L’ingresso dei Musicisti nelle comunità chiuse degli Ospedali, quali portatori di valori universali di autentica bellezza, trasforma la segregazione in inclusione e simboleggia il coinvolgimento dell’intera società umana nei percorsi di cura. I musicisti portano vita nei luoghi della sofferenza, trasformandoli con la loro arte in luoghi della speranza, della condivisione e del benessere. In occasione del nostro evento, il nostro progetto si arricchirà di nuova energia grazie allo scambio di esperienze tra i diversi centri che già aderiscono e alla partecipazione di nuovi reparti che intendono unirsi alla nostra rete”.

Donatori di Musica intende contribuire all’affermazione di una nuova cultura della cura che faccia emergere le emozioni e il vissuto delle persone coinvolte nel percorso terapeutico anche nei luoghi solitamente deputati al trattamento. Pazienti, medici e personale sanitario tornano ad indossare i propri abiti, vivendo cosi una vera e propria parentesi di arte.

“L’esperienza emotiva e umana dell’ascolto della musica dal vivo è preziosa per tutti, e in particolare per chi si trova ad affrontare situazioni critiche come quelle caratterizzano un trattamento oncologico - spiega Andrea Mambrini, Direttore Divisione di Oncologia Medica Ospedale di Massa Carrara, Segretario e Socio Fondatore di Donatori di Musica - I pazienti non sono solo spettatori, vengono coinvolti direttamente nella preparazione delle quattro fasi che costituiscono il format degli eventi, dalla preparazione e organizzazione al concerto vero e proprio, ad un’occasione conviviale, fino a quella che noi definiamo ‘di tutti i giorni dopo’. Quest’ultima fase è quella più importante, quando si mantiene la relazione instaurata, a tratti magica, e che si è creata durante l’evento.”. 

Studi scientifici hanno dimostrato i benefici del progetto sui pazienti, con diminuzione dei livelli di ansia e alleggerimento del peso psicologico legato alla cura1.  Creare un legame emotivo con i medici aiuta il paziente ad abbattere le barriere, facilitando il dialogo e lo scambio per tutta la durata del trattamento.

“Donatori di musica - dichiara Maurizio Cantore, Direttore Divisione di Oncologia Medica Ospedale di Mantova, Presidente e Socio Fondatore di Donatori di Musica - è nato dall’incontro con il famoso produttore di musica classica Gian Andrea Lodovici, quando venne presso il mio studio di Carrara per un ulteriore parere medico sul percorso terapeutico che stava affrontando per un cancro allo stomaco. Incontrai Lodovici in un momento di forte difficoltà, non aveva più energie e non riusciva neanche più a pensare alla sua principale fonte di ispirazione, la musica”. “Capii allora che - prosegue Maurizio Cantore - oltre alle terapie, dovevo proporgli qualcosa di diverso, ad esempio organizzare dei concerti nel reparto che dirigevo. Da lì iniziò il cambiamento, trascorse gli ultimi mesi con gioia, impegnato a creare eventi e stagioni musicali nel reparto dove era ricoverato. Fu l’inizio della nostra storia e da quel momento in poi, un’atmosfera di magia caratterizza da sempre i nostri concerti: è un’esperienza in grado di arricchire profondamente ogni singola persona che partecipa e che ci rende tutti talmente grati al punto di decidere, gli uni con gli altri, di non usare più la parola Grazie!”.

 

Per maggiori informazioni: www.donatoridimusica.it

 

 

La peggiore epidemia di Ebola nella storia della Repubblica Democratica del Congo, la guerra in Yemen dove si intrecciano epidemie e attacchi agli ospedali e la mobilitazione in Bangladesh per far fronte alla crisi dei rifugiati Rohingya. Il 2018 è stato un anno complesso e pieno di sfide per Medici Senza Frontiere (MSF)le cui équipe sono intervenute in 72 Paesi del mondo effettuando oltre 11 milioni di visite mediche. Sono state 488 le partenze di operatori umanitari italiani, l’11,41% in più rispetto all’anno precedente. Sotto il profilo finanziario, le donazioni raccolte in Italia hanno superato i 61.4 milioni di euro, con una crescita del 6% rispetto all’anno precedente che è stata però frenata dal clima di criminalizzazione e sfiducia nei confronti dell’operato delle ONG.

Questa è la fotografia scattata dal “Rapporto delle attività 2018” di MSF, che viene pubblicato ogni anno per trasparenza e per dire grazie a chi ha sostenuto l’organizzazione. I dati di bilancio, certificati da una nota società di revisione, sono pubblicati in un dossier di cinquantasei pagine, ricco anche di testimonianze e foto dai progetti, e in una pagina web (www.msf.it/bilancio) ricca di un video informativo, info grafiche e altri materiali multimediali utili a conoscere a fondo l’operato dell’organizzazione.

“La trasparenza per noi è tutto: come ogni anno pubblichiamo un rapporto delle attività per rendere noto come investiamo i fondi raccolti a chi ci sostiene. È anche una forma di ringraziamento sincero per il sostegno ricevuto da tante donatrici e donatori” dichiara Gabriele Eminente, direttore generale di MSF.

Nel 2018 l’impegno medico umanitario di MSF è aumentato, nonostante un clima globale che resta difficile: in molti contesti, di guerra ma non solo, continuiamo purtroppo a confrontarci con livelli di insicurezza costanti e tentativi di mettere in discussione l’indipendenza e imparzialità dell’azione umanitaria. Ad esempio in Yemen la Coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati (SELC) è arrivata fino al punto di attribuire a MSF la responsabilità del bombardamento del Centro di trattamento del colera ad Abs (giugno 2018) per non aver preso le misure appropriate per prevenire il bombardamento, nonostante la struttura fosse regolarmente contrassegnata da loghi e segnalata 12 volte per iscritto alle autorità competenti.

Il 2018 è stato anche l’anno della cacciata dal Mediterraneo. “Viviamo anche in una realtà sempre più indifferente alle sofferenze e vulnerabilità di chi fugge da guerre e povertà. Allo stesso tempo emerge più forte l’Italia che aiuta e offre solidarietà” dichiara la dott.ssa Claudia Lodesani, presidente di MSF.

Proprio per reagire a questo clima di sfiducia, nel 2018 MSF ha lanciato la campagna #Umani, per riportare al centro il gesto umanitario nella sua essenza e invitare a riscoprire il naturale istinto all’aiuto incondizionato che non fa differenze, che muove da persona a persona. Un invito all’umanità e al sostegno reciproco, oggi necessario più che mai.

Il 2018 in numeri (finanziari e umani)

Le donazioni raccolte in Italia nel 2018 hanno superato i 61.4 milioni di euro, con una crescita del 6% rispetto all’anno precedente. Si tratta del miglior risultato di sempre della sezione italiana, anche se il clima di criminalizzazione e sfiducia nei confronti dell’operato delle ONG e dell’azione umanitaria ha rallentato questa crescita.

“Se da un lato siamo cresciuti grazie alla generosità di chi ancora si fida di noi, dall’altro abbiamo comunque registrato quanto il clima di sospetto renda molto più difficile rispetto al passato acquisire nuovi donatori, che è invece vitale per continuare a salvare vite umane in un mondo che ha invece sempre più bisogno di noi” dichiara Eminente di MSF.

Il 100% dei fondi che raccogliamo in Italia proviene da donazioni private. Di questi, circa il 97%, arriva da scelte fatte da privati cittadini mentre il 3% proviene da aziende selezionate e fondazioni. Grazie al 5 per mille abbiamo raccolto oltre 11 milioni, il 13% in più rispetto al 2017, e grazie ai lasciti testamentari si confermano come un’importantissima entrata, arrivando a rappresentare il 18% dell’intera raccolta fondi.

Per ogni euro raccolto, 0,81 centesimi sono destinati a progetti e sensibilizzazione, 0,17 sono le spese sostenute per la raccolta fondi e 0,02 per la gestione dell’organizzazione.

Il contributo di MSF Italia ai progetti non è stato solo finanziario: nel 2018 abbiamo gestito 488 partenze di operatori umanitari italiani, circa 6 persone su 10 con un profilo sanitario, e anche in questo caso si tratta del dato migliore di sempre di MSF Italia. Si sono principalmente occupati in progetti di chirurgia d’urgenza in Medio Oriente (Iraq, Siria e Gaza), oltre che della risposta alle crisi umanitarie in Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana e Nigeria.

In totale sono stati 42.000 gli operatori sul terreno, 38.000 selezionati a livello locale e 4.000 internazionali.

 

La Finale del Premio Scenario 2019, spettacoli, film, laboratori: con questo ricco programma approda a Bologna la seconda edizione di Scenario Festival che si svolgerà dall’1 al 6 luglio nell’area della Manifattura delle Arti, un progetto dell’Associazione Scenario, direzione artistica di Cristina Valenti, realizzato con DAMSLab - Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna, nell'ambito di Bologna Estate 2019, il cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune di Bologna e dalla Città metropolitana di Bologna - Destinazione Turistica, con il contributo di Mibac, Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna e Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna (che sostiene in particolare il Premio Scenario Periferie), in collaborazione con Cassero LGBTI Center, Cronopios, Il Cameo, Mercato Ritrovato.

Promosso da 33 strutture associate distribuite sul territorio nazionale e appartenenti all'ambito del teatro di innovazione, il Premio Scenario da più di trent’anni scommette sulla creatività giovanile, la va a scovare, la fomenta e la sostiene, spinge giovani artisti al di sotto dei 35 anni a mettersi insieme, a inventare progetti, a tradurre le proprie visioni in proposte sceniche, ad affrontare lo sguardo e il giudizio di altri artisti, operatori, critici, studiosi che in alcuni casi li premieranno, sempre costruiranno con loro un dialogo fecondo, fondato sull’attenzione reale e sulla complicità di chi, puntando sui giovani, scommette sul futuro del teatro (e non solo). Scommesse più che mantenute, se si pensa ai tanti artisti che oggi rappresentano l’eccellenza del panorama teatrale e che devono a Scenario i loro primi passi.

Finale del Premio Scenario 2019

Nucleo centrale del Festival è la Finale della XVII edizione del Premio Scenario dedicato ai nuovi linguaggi per la ricerca e per l’inclusione sociale e della I edizione di Scenario Periferie che rinnova lo storico impegno di Scenario dedicato all’interazione con i territori del sociale, rivolgendosi ai giovani artisti attivi in contesti periferici e in progetti di meticciato e dialogo fra culture.

Artisti under 35 provenienti da tutto il territorio nazionale presenteranno alla Giuria e al pubblico 12 corti teatrali di venti minuti a conclusione di un articolato percorso di selezione: una finestra di eccezionale valore sul panorama teatrale emergente. 

La Finale si svolgerà nelle giornate di mercoledì 3, giovedì 4 e venerdì 5 luglio negli spazi del DAMSLab/Teatro.

Mercoledì 3 luglio dalle ore 10.30 saranno presentati i seguenti lavori: “Calcinacci” di Usine Baug Teatre (Bresso, Mi), “Mezzo chilo” di Serena Guardone (Capezzano Pianore, Lu), “Fog” di Mind the Step (San Felice a Cancello, Ce); dalle ore 15: “Bob Rapsodhy” di Carolina Cametti (Milano), “L’inganno” di Alessandro Gallo/caracò teatro (Bologna), “Sammarzano” di Ivano Picciallo/I Nuovi Scalzi (Barletta).

Giovedì 4 luglio sempre dalle ore 10.30: “Una Vera Tragedia” di Favaro/Bandini (Milano), “Anticorpi” di bolognaprocess (Agropoli, Sa), “Io non sono nessuno” di Emilia Verginelli (Roma); dalle ore 15: “Sound sbagliato” di Le Scimmie (Napoli), “Il colloquio” di collettivo lunAzione (Napoli), “Forte movimento d’animo con turbamento dei sensi” di Margherita Laterza (Roma).

I 12 finalisti saranno valutati da una Giuria presieduta da Marta Cuscunà (teatrante e femminista, vincitrice del Premio Scenario per Ustica 2009) e composta da Gianluca Balestra (presidente di Elsinor e direttore del Teatro Cantiere Florida di Firenze), Stefano Cipiciani (vicepresidente dell’Associazione Scenario, presidente di Fontemaggiore), Elena Di Gioia (direttrice artistica Agorà), Cristina Valenti (presidente e direttore artistico dell’Associazione Scenario, docente di Storia del Nuovo Teatro e  Teatro sociale, Università di Bologna) che al termine della Finale assegnerà due premi di 8.000 euro ai vincitori rispettivamente del Premio Scenario e del Premio Scenario Periferie, come sostegno produttivo ai fini del completamento degli spettacoli. Un riconoscimento di 1.000 euro sarà conferito alle due compagnie segnalate.

Accanto ai finalisti del Premio Scenario 2019, il Festival ospiterà alcuni tra gli artisti più importanti emersi da oltre trent’anni di storia del Premio: Davide Enia, Babilonia Teatri, Anagoor, Fratelli Dalla Via, Chiara Bersani, Liv Ferracchiati, Emma Dante.

All’insegna del coinvolgimento più ampio dell’area della Manifattura delle Arti, lunedì 1 luglio, la giornata intitolata Aspettando il Festival accoglierà il pubblico al Cassero LGBTI Center / Giardino del Cavaticcio alle 19.30 per l’aperitivo con DJ set Madame Hussein, seguito alle ore 21.30 dallo spettacolo “Canti e Cunti. Piccolo concerto per parole, gesti, suoni”, dell’artista palermitano Davide Enia, finalista del Premio Scenario 2001, accompagnato alla chitarra da Giulio Barrocchieri.

Da martedì 2 luglio il festival si sposterà nel “quartier generale” del DAMSLab, affacciato su Piazzetta Pasolini, dove sarà allestito un palco con tribuna per gli spettacoli serali. Alle ore 19 nell’Auditorium del DAMSLab sarà presentato “Via Castellana Bandiera” il film di Emma Dante (Italia-Francia-Svizzera 2013, durata 90'), con un videomessaggio di presentazione dell’artista palermitana vincitrice del Premio Scenario 2001.

Dopo un brindisi di inaugurazione del Festival, alle ore 21.30 in Piazzetta Pasolini, Babilonia Teatri presenta “made in italy”, spettacolo cult della compagnia, vincitore del Premio Scenario 2007 e riallestito per l’occasione, di e con Valeria Raimondi e Enrico Castellani.

Mercoledì 4 luglio alle ore 21.30 in Piazzetta Pasolini Anagoor, compagnia segnalata del Premio Scenario 2009, presenta “Rivelazione. Sette meditazioni intorno a Giorgione” con Marco Menegoni, drammaturgia Laura Curino, Simone Derai, regia Simone Derai.

Giovedì 5 luglio alle ore 21.30 in Piazzetta Pasolini i Fratelli Dalla Via, artisti vincitori del Premio Scenario 2013, presentano “Drammatica Elementare” di e con Marta Dalla Via e Diego Dalla Via.

Artista finalista del Premio Scenario 2009, Chiara Bersani venerdì 5 luglio alle ore 18 nella Hall di DAMSLab accoglie il pubblico e gli artisti, in attesa della cerimonia di Premiazione, con una sua presa di parola, un “TALK” (15’), dichiarazione di poetica, riflessione politica e viatico per i giovani artisti che stanno concludendo il percorso della XVII edizione del Premio.

L’appuntamento di chiusura del Festival sabato 6 luglio alle ore 21.30 in Piazzetta Pasolini è affidato alla Compagnia The Baby Walk con lo spettacolo “Un eschimese in Amazzonia”, capitolo III della trilogia sull’identità, ideazione e testo di Liv Ferracchiati, scrittura scenica di Greta Cappelletti/Coro, Laura Dondi/Coro, Liv Ferracchiati/Eschimese, Giacomo Marettelli Priorelli/Coro, Alice Raffaelli/Coro, con Francesco Aricò, Greta Cappelletti, Laura Dondi, Liv Ferracchiati, Giacomo Marettelli Priorelli, spettacolo vincitore del Premio Scenario 2017. (Lo spettacolo precedentemente annunciato, Be Normal! di Sotterraneo, è stato annullato per motivi di forza maggiore, indipendenti dalla volontà di artisti e organizzatori).

Di fondamentale importanza la collaborazione con il DAMSLab del Dipartimento delle Arti - Università di Bologna che nei suoi spazi oltre alle finali, alla proiezione del film di Emma Dante, ai lavori della Giuria e alle premiazioni, ospiterà dal 2 al 5 luglio anche l’Osservatorio critico sul Premio Scenario, laboratorio condotto da Fabio Acca e che, riservato a 15 studenti dell’Università di Bologna, affiancherà la Giuria ufficiale del premio.

Di particolare significato la collaborazione con il Cassero LGBTI Center, che nell’ambito della rassegna estiva ‘L’Altra Sponda’, ospiterà, dal 2 al 6 luglio, il laboratorio teatrale “Čechov in stand up” a cura di Liv Ferracchiati, artista vincitrice ex aequo del Premio Scenario 2017, rivolto a 10 attori e attrici di età compresa tra i 19 e i 35 anni, il cui esito finale sarà mostrato al pubblico sabato 6 luglio alle ore 18 presso il Cassero.

Dal 2 al 6 luglio al termine degli spettacoli presso Il Cameo, in Piazzetta Pasolini, si svolgerà il DopoFestival con la selezione musicale di Madame Hussein ispirata agli spettacoli in rassegna.

Tutti gli spettacoli sono a ingresso libero fino a esaurimento posti, in caso di pioggia gli spettacoli previsti all’esterno si svolgeranno presso il damslab/teatro. Il programma completo sul sito www.associazionescenario.it

 

Nuova collezione d'arte contemporanea e l’associazione ‘Amici della Fondazione’: due le novità che interessano la vita della Fondazione Banco di Napoli.

Sculture, ritratti, fotografie e dipinti di eccellenza sono stati dati in comodato d'uso gratuito con la collaborazione della Fondazione Plart per una "mostra permanente" allestita  nelle sale e nei corridoi della sede di via Tribunali 213 della Fondazione bancaria che ha la promozione culturale tra le sue principali missioni. Ecco i nomi delle 13 grandi firme tutte di origine napoletana che hanno partecipato al bando della Fondazione Plart: Felix Policastro, Enza Monetti, Marcello Cinque, Maurizio Elettrico, Matteo Fraterno, Gaetano Di Riso, Cherubino Gambardella, Luciano Romano, Fabio Donato, Sergio Riccio, Enzo Palumbo, Antonio Cervasio, Ana Gloria Salvia.

“Vogliamo sperimentare percorsi di apertura verso mondi inesplorati consapevoli che l’arte è lo strumento per l'innovazione e l'inclusività”, ha spiegato il presidente della Fondazione Banco di Napoli, Rossella Paliotto. “Il linguaggio dell’arte è stimolo da sempre allo sviluppo delle idee e delle condotte umane”, ha aggiunto Orazio Abbamonte, delegato alla Cultura.

Ufficializzata inoltre la nascita dell’associazione senza scopo di lucro "Amici della Fondazione Banco di Napoli" presieduta dal magistrato napoletano Alfredo Guardiano che ha così commentato l’avvio di questa avventura culturale: “Respiro un particolare entusiasmo nella nuova governance della Fondazione. Svolgeremo con l’Associazione un’attività di natura culturale con grande convinzione – ha detto -. Siamo consapevoli che soltanto attraverso la cultura si rifonda una comunità in un tessuto sociale così sfrangiato come quello attuale. La cultura quindi come un ponte verso l'Europa”.

 

Carola libera subito. È il grido delle associazioni e delle Ong italiane dopo l’arresto del capitano di Sea Watch 3 per essere entrata a Lampedusa e aver infranto l’ordine delle autorità. Un atto di disobbedienza civile per mettere in salvo 42 persone che da due settimane erano sulla nave della Ong.

Da una parte Carola Rackete ha ricevuto insulti, attacchi e il fuoco giustizialista dell’opinione pubblica che vota i partiti di governo. Dall’altra ha sollevato un mare di solidarietà con la raccolta fondi per sostenere le spese legali. Un Paese completamente spaccato e diviso in due grandi blocchi sulla visione del mondo.

“Da un lato, dunque, un Governo violento che ha stracciato la nostra Costituzione resistente. Dall'altro, una donna che infrange regole inique ed ingiuste e che ha il nostro sostegno, ora e sempre. Una donna che evidenzia la nostra totale insufficienza”, dichiara la Campagna LasciateCIEntrare. “Tuttavia – aggiunge la Campagna - al di là degli appelli e dei proclami vanno moltiplicate le azioni di ribellione e di resistenza a tanta violenta disumanità.  Di fronte a chi fugge, a chi viene detenuto e torturato, violentato, le parole altisonanti che non conducono ad azioni concrete sono complicità nel disumano. Disobbedire alle nuove leggi ‘razziali’, rappresenta  l'unico destino possibile”.

Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) ritiene “necessario ribadire l'erroneità e la miopia della che la politica del governo italiano, di ottusa ostilità nei confronti delle imbarcazioni delle ONG che conducono attività di ricerca e soccorso nel mare Mediterraneo centrale e di criminalizzazione di coloro che supportano il diritto alla vita ed alla libertà di circolazione delle persone (politica che, iniziata con gli accordi con la Libia ed il cd. "codice di condotta del precedente Governo italiano ha, da ultimo, visto acutizzarsi gli effetti repressivi con l'incostituzionale d.l. 53/2019 approvato dall'attuale Consiglio dei Ministri - che auspichiamo non venga convertito in legge)”.

Asgi, nel contempo, sollecita “l'avvio di una rigorosa inchiesta sulle eventuali responsabilità, anche in sede penale, della condotta tenuta, a diversi livelli, dalle autorità italiane in relazione al rispetto delle norme internazionali in materia di soccorso in mare e per avere rallentato ed ostacolato in ogni modo le operazioni di soccorso dei naufraghi una volta che la Sea Watch3 ha fatto ingresso nelle acque territoriali”.

Anche Amnesty International esprime profonda preoccupazione: “siamo preoccupati per il perseverare dell’atteggiamento del Governo italiano che, senza soluzione di continuità e a prescindere dal colore politico, attua dal 2017 una sistematica criminalizzazione dell’operato della società civile, senza attuare alcun serio tentativo, a livello europeo, di creazione di canali legali per la migrazione né di assumendosi, insieme con l’Unione Europea, la responsabilità di garantire un sistema di soccorso efficace. Il continuo richiamo al salvataggio garantito dalle autorità libiche è un ulteriore elemento critico, dal momento che nessun porto libico può essere definito sicuro”.

“Esprimiamo la nostra solidarietà nei confronti della Capitana anche per gli attacchi subiti da rappresentanti delle nostre istituzioni, che hanno contribuito a generare, in rete e non solo, un clima d’odio nei confronti della sua persona”, conclude la nota di Amnesty Italia. 

Intanto da sabato e nei prossimi giorni sono previsti sit-in e manifestazioni in tante città italiane per chiedere la liberazione della giovane comandante della Sea Watch 3.

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