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Lunedì, 17 Febbraio 2020

Arriva al Teatro Franco Tagliavini di Novellara giovedì 13 febbraio alle ore 21 la nuova creazione di Festina Lente Teatro "UBU al Luna Park" liberamente tratta dall'Ubu Re di Alfred Jarry, regia di Andreina Garella, che cura il progetto di teatro e salute mentale insieme a Mario Fontanini, realizzato in collaborazione con Regione Emilia-Romagna AUSL Dipartimento di Salute Mentale di Reggio Emilia, Scandiano, Fondazione I TEATRI di Reggio Emilia, Associazione Sostegno e Zucchero.

Immaginato in un Luna Park, luogo di divertimento, magico e surreale, ma anche di distrazione, superficialità, noncuranza, spazio che diventa specchio del genere umano, lo spettacolo vede in scena un gruppo di persone con fragilità e disagio psichico, che con sensibilità e creatività, tra verità e finzione, contendono lo spazio scenico alle convenzioni sociali, alla prepotenza, all'egoismo, nel tentativo di liberarsi da imposizioni che imprigionano: Stefano Barbieri, Elena Beltrami, Francesco Campana, Marco Cavalli, Giovanni Coli, Antonio Cirillo, Carmine Cirillo, Marco Di Franco, Gaia Gambarelli, Giampaolo Gualtieri, Caterina Iembo, Giuliano Iembo, Paola Iotti, Patrizia Marcuccio, Stefano Marzi, Laura Nocca, Antonia Prandi, Igli Senka, Aurelio Vergai accompagnati dalle musiche travolgenti della Banda di Quartiere di Reggio Emilia diretta da Emanuele Reverberi.

Ubu vuole a tutti i costi diventare re e prendere il potere e, per fare questo, tutto è possibile. Ubu è grottesco e ingombrante, è vigliacco, vittima, carnefice, buffone, ma soprattutto feroce, fornisce una prospettiva sulla realtà, perché se di Ubu ce n'è uno solo, i suoi imitatori sono tanti e non hanno del suo modello la consistenza fantastica. Non c'è più differenza fra bene e male, giusto e ingiusto, onesto e disonesto, non c'è differenza tra i personaggi tronfi e ridicoli, folli e tragici, sul palcoscenico e quelli della vita reale. Forse siamo tutti diventati un po' Ubu?

«Ubu costringe a misurarci con una umanità ormai deformata, incapace d'empatia e di condivisione - scrive Andreina Garella -  Chi ci salverà? Ci salverà la luna, quella luna raggiunta da tanti viaggi poetici istantanei come dardi, senza implicazioni tecnologiche, consumata da analogie, riflessioni, sogni. Ci salverà la scienza delle soluzioni immaginarie che ci può fare vedere un universo fatto di eccezioni. Ci salveranno i lunatici, i fragili portatori di mille sensazioni piacevoli, quelli che manifestano ogni volta una dolce illusione, quelli che ci fanno volare nello spazio salvi e liberi di pensare, quelli che ci guardano come magnifico sogno, quelli che parlano alla luna e passeggiano nell'attesa di una poesia». 

Festina Lente Teatro da ormai numerosi anni propone un teatro attento alla società, indicatore di eventi e cambiamenti che modificano il modo di essere, un teatro in cui impegno artistico e impegno civile permettono di non sfuggire dalla responsabilità del presente. La necessità del fare teatro è l'urgenza del dire, per creare relazioni, scambi, incontri, per difendersi da un mondo che spesso spaventa e non riconosciamo. È un teatro che fa drammaturgia con i racconti di donne migranti, con le visioni poetiche dei matti, con le storie di donne indigene, con i disagi, con i razzismi e le discriminazioni. Raccoglie nella grande discarica dei valori ciò che quotidianamente viene dispensato dalle relazioni tra gli uomini, fino ad entrare nell'animo dello spettatore attraverso i difetti di fusione del suo sentire.

La Banda di Quartiere è un laboratorio musicale aperto e rivolto a musicisti principianti, 20 elementi coordinati dal maestro Emanuele Reverberi che affrontano un repertorio che tocca varie geografie e tradizioni musicali: dalla tradizione popolare emiliana, ai colori dei Balcani, alle luci della musica ebraica, restituendo il tutto in una personalissima versione.

 

Accoglienza, interazioni e migrazioni. Si chiama Meetu l’incontro con operatori e referenti di progetti provenienti da 12 paesi europei che si terrà a Roma il 19 febbraio alle 14.30. A organizzarlo la coop sociale Idea Prisma 82, Arci Roma, Alternata Silos e Forum Terzo Settore Lazio, Accoglienza libera integrata e Naim

Partecipano gli studenti e le studentesse del corso: Welchome Refugees to Lazio nell’aula consiliare del III Municipio Roma-Montesacro di piazza Sempione, 15.

All’incontro partecipano Emanuele Petrella - referente Well(c)home (ex Sprar- Siproimi) -  di coop sociale Ideaprisma82,  Francesca Danese - Forum Terzo settore Lazio, Luisa Tarantino - assistente sociale III municipio roma, Ahmad Hassani - storie di autoimprenditoria - Tm20 e Pisù, Federica Marciano – presidentessa coop sociale Alternata s.i.lo.s.  e “La casa giusta Formia”, Sara Grimaldi - referente Arci roma immigrazione / “Nonnaroma”, Moez Chamkhi - referente ass. Naim - Osservatorio mediterraneo sulle migrazioni, Lodovico Mariani - referente ass. Ali - accoglienzaliberaintegrata

Nel corso dell’evento ci saranno le suggestioni video, sonore e d’arti-già-nate musiclive: “Bluesamor” - brano singolo: Machebellaumanità e la proiezione: “Notjustfood” di Projectfoodrelations
E ancora “Trame”, la mostra fotografica a cura di Alternatasilos e Arciroma e le degustazioni Meltingfood di cucinameticcia a cura delle famiglie ospiti di Well(c)home e progetto Gabri
con il supporto di “Gecobar”, “Petitcaffè” e “Mozzafiato”

 

“Effetto Impresa Sociale - Il ruolo dell’impresa sociale di tipo B per l’inclusione, lo sviluppo e la rigenerazione economica e sociale nelle comunità e nei territori” è il tema del convegno che si svolgerà martedì 18 febbraio 2020, dalle ore 14 e 30 alle 18 e 30, a Roma, presso la Sala Convegni della Città dell’Altra Economia in Largo Dino Frisullo.

L’iniziativa vuole fare il punto sulla situazione della cooperazione sociale di tipo B a Roma e nel Lazio dopo le vicende giudiziarie, che ne hanno coinvolto una piccola parte, infliggendo, però, anche un pesante danno d’immagine a tutto il settore, con ripercussioni a livello nazionale.

Lo scopo è andare oltre, per proporre un percorso virtuoso che faccia uscire la cooperazione sociale dallo stigma mediatico e le permetta di crescere nei territori e nelle comunità per contribuire al loro sviluppo economico e sociale della Regione Lazio, attraverso il dialogo con il territorio, la società civile e le comunità sui loro bisogni e attraverso l’inclusione lavorativa e sociale.

Un dialogo ad ogni livello

“I temi su cui vogliamo aprire un dibattito – spiegano le coop sociali Maggio ’82 e Tandem - con i Consiglieri Regionali della Regione Lazio, i rappresentanti dei sindacati e gli esponenti del Terzo Settore e delle centrali della cooperazione sociale, sono le leggi e le norme in essere per il nostro settore – nazionali, regionali e locali – e la loro reale applicazione sul territorio da parte delle pubbliche amministrazioni”.

Punti di riferimento sono il nuovo contesto che ha creato la riforma del Terzo Settore per il nostro modello d’impresa e, di conseguenza, il processo revisione della Legge Regionale del Lazio 24 del 1996, che regola la Cooperazione Sociale nella nostra regione, anche alla luce di quanto già fatto da altre regioni, come la Toscana e l’Emilia Romagna.

Saranno, infatti, presenti al convegno l’On Sergio Pirozzi, Consigliere Regionale promotore del progetto di legge di revisione della Legge 24 del 1996 presso il consiglio regionale del Lazio, e la On. Marta Bonafoni, Consigliere Regionale del Lazio, che ha contribuito con convinzione a sostenerne il percorso di riforma.

“Affronteremo, inoltre – prosegue la nota delle cooperative romane - il tema dell’agricoltura sociale, con Matteo Amati, presidente della Cooperativa Sociale Consortium – visto che Roma è il più grande comune agricolo d’Europa e molte realtà della nostra cooperazione sociale regionale operano in questo settore - e quello delle Cooperative di Comunità, una realtà innovativa e di prossimità, rispetto a territori e comunità, su cui la Regione Lazio, al contrario di molte altre Regioni, non ha ancora legiferato”.

“Ci auguriamo che questa occasione di confronto possa aprire un dialogo costruttivo con le istituzioni regionali e locali, in un momento in cui, al di là della crisi economica e sociale complessiva dei territori e delle comunità in cui operiamo, noi stessi viviamo le difficoltà di una concorrenza, soprattutto di soggetti privati tradizionali, che usa spregiudicatamente il dumping contrattuale e il varco ‘dell’offerta economicamente più vantaggiosa’ per farsi spazio, ignorando, in latitanza di applicazione, le regole di mercato esistenti”, conclude la nota.

Ciò si traduce, spesso, in servizi al cittadino economici, è vero, ma anche meno efficaci, effettivi ed efficienti e vicini al cittadino, che precarizzano i lavoratori.

Il convegno “Effetto Impresa Sociale”, vuole essere l’inizio di un percorso comune e condiviso tra cooperazione sociale, parti sociali, politica e pubblica amministrazione per lo sviluppo sociale ed economico del nostro territorio e delle nostre comunità.

Al convegno, promosso dalle cooperative sociali ed integrate Maggio ’82 e Tandem e dalla testata online di settore sociale.it, e coordinato da Mario Dany De Luca, Presidente della Cooperativa Sociale Integrata Maggio ’82, e da Giovanni Sansone, Presidente della Società Cooperativa Sociale Integrata Tandem. Intervengono i  consiglieri della Regione Lazio: Marta Bonafoni,  Francesca DE Vito, Emiliano Minnucci, Sergio Pirozzi;  per i Sindacati la Segreteria Cgil Fp Roma e Lazio, con Giovanni Alfonsi, la Cisl Fp Roma e del Lazio, con Stefania Gunnella, la Segreteria Uil - Fpl Roma e Lazio, con Massimo Mattei; per la Cooperazione Sociale ed Il terzo Settore Anna Vettigli, Responsabile Legacoop Sociali Lazio, Filomena Iezzi, Presidente Confcooperative Federsolidarietà Lazio, Eugenio De Crescenzo, Presidente Agci Solidarietà e Vicepresidente Agci Lazio, Francesca Danese, Portavoce Forum del Terzo Settore del Lazio, Carlo De Angelis - Cnca Lazio, Matteo Amati - Presidente Cooperativa Sociale Integrata “Consortium”, Silvana Giovannini - Presidente Ats “Mastri Biscottai Crescono”

 

E' stato sottoscritto oggi a Firenze dal ministro dell'Ambiente Sergio Costa e dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi un accordo di programma per il miglioramento della qualità dell'aria nella Regione. L'accordo prevede l'adozione di una serie di misure che la Regione Toscana si impegna ad attuare: dalla limitazione della circolazione per alcune autovetture e veicoli commerciali a diesel al divieto di utilizzo dei generatori di calore alimentati a biomassa con una classe di prestazione emissiva inferiore a "3 stelle" a incentivi per la loro sostituzione, dal potenziamento nelle aree urbane delle infrastrutture per la mobilità ciclo-pedonale all'incentivazione dell'uso del trasporto pubblico locale alla piantumazione di specie arboree utili per la riduzione dell'inquinamento atmosferico.

Il ministero, dal canto suo, contribuisce all'attuazione delle misure con finanziamenti fino a un massimo di 4 milioni di euro e si impegna ad attivarsi con i ministeri competenti, per esempio per individuare le risorse necessarie a finanziare la sostituzione dei veicoli oggetto dei divieti e aggiornare il decreto ministeriale del 2016 sul "Conto termico".

"Siamo in infrazione europea per la qualità aria – osserva il ministro Costa. Se non si fa squadra, il problema non si risolve. Oggi qui a Firenze abbiamo fatto squadra: la progettazione per salvaguardare la salute dei cittadini italiani prende corpo anche con questo accordo, che va declinato con la legge clima - da noi fortemente voluta per dare una svolta ai modelli produttivi e di consumo italiani, oltre che agli stili di vita quotidiani -, gli accordi di programma sulla qualità dell'aria con le altre Regioni italiane, i 180 milioni di euro assegnati recentemente dal ministero alle Regioni del Bacino Padano. La strada è segnata, con un percorso strutturale Ministero-Regioni-Comuni".

"Un accordo che dà il via a una situazione premiale per la qualità dell'aria della Toscana per la quale stiamo lavorando da tempo – afferma il governatore Rossi. Apprezzo molto il lavoro del governo e il nuovo dialogo che abbiamo avviato con il ministero dell'Ambiente, un dialogo che ci permette di dare le gambe a un'azione di sistema. Avremmo potuto uscire da soli, ma non avremmo avuto la stessa forza e la stessa efficacia che ci dà il fatto di rientrare all'interno di un sistema di politiche nazionali. Sono convinto che nel prossimo futuro, per il miglioramento ambientale della nostra regione, grazie al rapporto instaurato potremo portare a termine altre partite".

Sono 219 i progetti di volontariato realizzati dai Csv nelle scuole, con il coinvolgimento di quasi 1.800 istituti (primari e secondari di primo e secondo grado), oltre 118 mila studenti, 4.741 insegnanti e 3.429 istituzioni non profit.

È quanto emerge da “A lezione di volontariato. I progetti dei Csv per gli studenti italiani” il primo censimento realizzato da CSVnet - l’associazione nazionale dei centri di servizio - sull’intera mole di esperienze legate alla promozione del volontariato fra i giovani, ambito che fin dalla loro nascita ha visto i Csv protagonisti nel costruire collaborazioni fra il mondo della scuola e quello della solidarietà. La rilevazione prende in esame le iniziative attive nell’anno scolastico 2018- 2019, evidenziando i soggetti coinvolti, i temi affrontati, i punti di forza e gli elementi innovativi, ma anche i problemi e, dove possibile, le cause.

L’indagine ha coinvolto tutti i 62 Csv soci di CSVnet attivi a fine 2018 (è in corso una riorganizzazione territoriale che li ridurrà a 49 entro il 2020). Oltre un terzo dei progetti (81 su 219) è stato avviato negli ultimi due anni scolastici, mentre sono 86 le attività realizzate da almeno 5 anni, a dimostrazione di quanto queste iniziative siano capaci di creare relazioni stabili e sistematiche con le organizzazioni nei contesti educativi.
 
I protagonisti

Secondo il rapporto oltre il 15 per cento delle scuole secondarie superiori italiane hanno partecipato alle attività censite e i ragazzi che frequentano questo ciclo di studi risultano quindi i più impegnati (quasi 79.500). Rilevante anche il numero di scuole primarie (290) e secondarie (326) raggiunte, protagoniste di percorsi precoci di promozione e sensibilizzazione alla solidarietà e al rispetto degli altri.
Fra gli enti di terzo settore circa 2.500 sono organizzazioni di volontariato (il 73 per cento), che lavorano in rete nella maggior parte dei progetti - seguite da oltre 500 associazioni di promozione sociale. Eterogenea anche la platea dei soggetti che non appartengono al terzo settore: uffici scolastici regionali, comuni e realtà legate all’area delle pene riparative (ad esempio gli uffici di esecuzione penale esterna). Nell’82 per cento delle schede compilate i Csv hanno il ruolo di promotori e coordinatori, oltre a coordinare in molti casi le reti locali di volontariato.
 
5 tipi di attività

Cinque le tipologie di progetto individuate. La promozione del volontariato, soprattutto attraverso lezioni e testimonianze, è una delle attività più frequenti (42 per cento). Segue la diffusione di conoscenze su tematiche specifiche (38 per cento), in cui prevale l’educazione alla legalità e lotta alla mafia, interculturalità, integrazione delle persone migranti e sostenibilità ambientale. Innovativi, ma meno frequenti, gli interventi legati alla prevenzione e contrasto del disagio scolastico, alla dispersione e agli abbandoni, che hanno toccato anche temi come il mobbing e il cyber bullismo. La quarta categoria riguarda le iniziative per i ragazzi sottoposti a sanzioni disciplinari, ai quali è stato proposto di partecipare ad attività di volontariato in alternativa alla sospensione.
L’ultima è relativa ai progetti di alternanza scuola lavoro (oggi “Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento” - Pcto) realizzati nel terzo settore. In questo ambito i recenti cambiamenti normativi hanno provocato rallentamenti da parte delle scuole e un calo rispetto al passato degli interventi realizzati dai Csv e dalle associazioni (nel 2017 CSVnet aveva condotto una prima ricognizione interna); sono comunque 31 i progetti attivi: alcuni Csv hanno facilitato il matching fra scuola ed organizzazioni, altri hanno affiancato le scuole per lo sviluppo di percorsi personalizzati per gli studenti. Sono stati prodotti anche cataloghi con i percorsi di Pcto da realizzare nelle associazioni; diversi infine sono i centri che hanno accolto gli studenti in alternanza presso la propria sede.
 
Libri viventi, lotta agli sprechi, orti in onore delle vittime di mafia

La molteplicità delle azioni sviluppate è evidente già dai titoli dei progetti, spesso evocativi. Come ad esempio “Cittadini in erba”, “Da vicino nessuno è normale”, “Super eroi reali”, “Volo tra i banchi”, “il portavalori”.
Tra le proposte più originali un gioco di carte creato ad hoc per 120 bambini di una scuola primaria di Trento, che hanno potuto conoscere i volontari delle associazioni impegnati ogni giorno come “super eroi reali” – che è anche il titolo del progetto -  per difendere i diritti umani, l’ambiente ecc. Un’altra proposta inedita è “La caccia ai tesori” organizzata a Modena per far conoscere le associazioni ai bambini delle elementari, oppure i progetti di narrazione fra associazioni e studenti realizzati in provincia di Cremona e di Lecce, che hanno portato i volontari nelle classi, per raccontare la propria storia come “libri viventi”. Grazie a un progetto di alternanza scuola lavoro in provincia di Monza un gruppo di studenti ha sviluppato “Ri-cibo”, il prototipo di una piattaforma informatica “anti spreco” di supporto alle associazioni per il recupero del cibo. Legata alla memoria e all’ecologia è l’iniziativa che a Palermo ha coinvolto studenti e insegnanti, sotto la guida di esperti agronomi, per l’avvio di orti scolastici e la costruzione di vasche con piante ornamentali dedicate alle vittime della mafia. Diversi infine i progetti per il recupero degli studenti sottoposti a sanzioni disciplinari. A Cuneo per esempio sono quasi 70 gli alunni che hanno potuto rimettersi in gioco e recuperare ai guai combinati in classe con percorsi educativi ed esperienze di volontariato all’interno delle associazioni, che in molti casi non hanno più abbandonato, continuando a prestare servizio anche dopo la fine del percorso.
 
Il volontariato si impara “sul campo”

La ricognizione di CSVnet ha analizzato anche i luoghi in cui si sono svolte le attività. In molti casi gli studenti hanno lavorato in classe - assistendo a presentazioni o ascoltando testimonianze - ma non mancano esempi più particolari come la partecipazione a giochi tematici o cineforum.
Tuttavia prevalgono le esperienze sul campo o nelle associazioni, come gli stage di volontariato, le visite alle sedi delle organizzazioni e dei Csv, percorsi per acquisire competenze trasversali e “informali” - utili un giorno per l’ingresso nel mondo del lavoro - ma anche attività più insolite come campi formativi, laboratori di scrittura, orti didattici. Meno frequenti, ma con alto livello di sperimentazione, gli interventi realizzati con i ragazzi di classi diverse, come percorsi di peer education, laboratori teatrali, incontri di orientamento.
 
I punti di forza

La collaborazione fra diverse realtà - reti di associazioni, famiglie, scuole, aziende etc. - e il coinvolgimento di tutto il personale scolastico sono i punti di forza riscontrati. Altro elemento di innovazione è la possibilità data agli studenti di fare esperienze concrete, allargare gli orizzonti e conoscere da vicino questioni nazionali (ad es. povertà, lotta allo spreco), sviluppare competenze specifiche ed entrare in contatto con realtà apparentemente lontane dal loro mondo, come migranti, anziani, persone con disabilità.
 
I problemi

Quasi la metà esatta dei progetti presi in esame non ha riscontrato problemi. Quelli che li hanno esplicitati sottolineano invece l’eccesso di burocrazia nelle procedure amministrative; difficoltà nel reperire risorse economiche e nel riuscire a conciliare le attività con la programmazione delle scuole; l’approccio disomogeneo degli insegnanti nel sostenere le attività (risulta spesso impossibile interessare il grosso del corpo docente non coinvolto nei progetti); le relazioni complesse, o assenti, con gli uffici scolastici regionali. Sul fronte delle associazioni, sono stati invece segnalati problemi nel mantenere viva la partecipazione delle reti associative, uno scarso appeal comunicativo dei volontari nei confronti dei giovani e anche qualche ostacolo allo svolgimento dei progetti causato dalla diffidenza preventiva dei genitori nei confronti del terzo settore.
 
Cosa succede dopo?

I Csv rispondenti hanno dimostrato in gran parte (108 casi) di seguire l’evoluzione dell’esperienza vissuta dai ragazzi coinvolti anche dopo la fine dei progetti, sviluppando strumenti e strategie per orientarli e stimolarli a proseguire. In molti casi sono stati messi a punto diversi strumenti per elaborare le esperienze, dai classici diario di bordo e report alla produzione di materiale informativo per le altre classi, fino a proposte più creative come la realizzazione collettiva di un video o di un fumetto. Il 28 per cento dei progetti sperimenta anche la valutazione e certificazione delle competenze acquisite.
Completa la pubblicazione una interessante riflessione sulle parole ricorrenti tra quelle usate per descrivere i progetti o i problemi riscontrati.
 
Volontariato e scuola, un incontro “inevitabile”

Nella presentazione del rapporto il presidente di CSVnet, Stefano Tabò, sottolinea quanto sia “naturale, quasi inevitabile” l’incontro fra il mondo dell’educazione e quello del dono. La scuola infatti è “il luogo principe in cui si forma la dimensione sociale e di cittadinanza di ragazzi e ragazzi. Ed in questo ambito il volontariato ha molto da dire insieme agli stessi centri di servizio, un’infrastruttura diffusa su tutto il territorio nazionale e che grazie alla riforma ha visto rafforzato, fra gli altri, il compito di promuovere la crescita della cultura della solidarietà e della cittadinanza attiva in particolare tra i giovani e nelle scuole”. I numeri illustrati nel rapporto danno conto di questa esperienza “ma possono e debbono ancora ampliarsi - sottolinea Tabò - verso un riconoscimento istituzionale che agevoli e diffonda sempre più la co-progettazione fra volontariato e s cuole, nell’alleanza del compito educativo”.

 

 

 

 

 

 

La coop sociale Noncello, in collaborazione con la giornalista Orsola Casagrande, ha organizzato due incontri per presentare i protagonisti della scuola di cinema di Serekane (Kurdistan siriano). Gli eventi si terranno a Pordenone il 13 febbraio e a Venezia il 14.  

L'iniziativa si colloca tra le varie di cooperazione internazionale condotte da coop Noncello, in questo caso vede alcune realtà cooperanti, tra paesi Baschi e Kurdistan, nello spazio della produzione culturale.

Il 14 Febbraio alla Sala San Leonardo di Venezia ci sarà una giornata dedicata al cinema, musica eletteratura del Kurdistan e allo scambio con realtà letterarie, cinematografiche e musicali locali e basche. 

San Leonardo è stata infatti la sede del Padiglione Kurdistan (Planet K) alla Biennale di Venezia 2009. Un Padiglione che si è da subito convertito in luogo di incontri e incroci anche per altre nazioni senza stato, in particolare quella basca ma anche quella irlandese, attraverso una serie di iniziative (incontri tra letterature in lingue 'proibite', cinema, arte, musica) che hanno visto coinvolto artisti, intellettuali, scrittori dei tre territori. 

Quest'anno, a dieci anni da quella Biennale, ritorniamo a San Leonardo con questa giornata.  Dalla Rojava (Kurdistan siriano) ci saranno Sevinaz Evdike, regista e direttrice del Festival Internazionale di Cinema di Rojava e della Comune del Cinema di Rojava; Shero Hindi, regista ed attore e Mahmoud Berazi, compositore, autore delle colonne sonore di molti film realizzati e prodotti dalla Comune del Cinema. 

Alla giornata parteciperanno anche lo scrittore Gianfranco Bettin e alcuni musicisti e cineasti locali. Parteciperanno anche due musicisti baschi. La giornata prevede un incontro/scambio tra scrittori, registi, musicisti, per conoscere la produzione della Comune del Cinema di Rojava, ma anche più in generale la situazione attuale del Kurdistan siriano, dopo l'invasione turca iniziata il 9 ottobre 2019. 

All'incontro seguirà la proiezione del documentario di Shero Hindi, Dare Bi Tene, del corto di Sevinaz Evdike, Mal, del corto sul lavoro della Comune di Cinema. 

 

 

Patrick George Zaky, attivista e ricercatore egiziano di 27 anni, resterà in stato di detenzione preventiva per almeno 15 giorni. Con una lettera all'ambasciatore egiziano a Roma, Amnesty International ha subito espresso le proprie preoccupazioni per la situazione dello studente egiziano. Zaky era partito da Bologna, dove vive per motivi di studio, per trascorrere un periodo di vacanza nella sua città natale, Mansoura, in Egitto. Una volta atterrato all'aeroporto è scomparso per 24 ore. Nessuno, compresi i suoi genitori, è stato inizialmente informato del suo arresto.

“La sensazione è che si tratti dell'ennesima persecuzione verso un attivista politico: lo testimonia la storia di Zaky e la storia dell'Egitto sotto Al Sisi. In questa situazione di detenzione prolungata, con la scusa di condurre indagini, il rischio di tortura è elevato”.

Patrick George Zaky collabora con l'associazione egiziana Iniziativa egiziana per i diritti della persona, che in una nota stampa ha elencato una lunga lista di capi d'imputazione che sarebbero stati attribuiti all'attivista, tra i quali: "diffusione di false notizie che disturbano l'ordine sociale", "incitamento a protestare per minare l'autorità dello Stato", "incitamento alla destituzione del governo".

Come in altri casi, il rischio è che i reati imputati a Zaky “si riferiscano in realtà a legittime attività di denuncia, di informazione, di commento pubblico o critica: alibi per legittimare una procedura del tutto illegale”.

Amnesty International continuerà a seguire da vicino il caso, attivando tutte le iniziative utili. Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e l'Africa del Nord di Amnesty International ha dichiarato: "L'arresto arbitrario e la tortura di Patrick Zaki rappresentano un altro esempio della sistematica repressione dello stato egiziano nei confronti di coloro che sono considerati oppositori e difensori dei diritti umani, una repressione che raggiunge livelli sempre più spudorati giorno dopo giorno. Chiediamo alle autorità egiziane il rilascio immediato e incondizionato di Patrick, in stato di fermo esclusivamente per il suo lavoro sui diritti umani e per le idee espresse sui social. È necessario che le autorità conducano un'indagine indipendente sulle torture che ha subito e che sia garantita la sua protezione in maniera tempestiva".

Non possiamo più permetterci una produzione non attenta all'ambiente. Soprattutto nel campo della moda. La produzione dei capi di abbigliamento è troppo spesso non sostenibile ed ha un impatto troppo alto sull'ambiente. Per questo Let’s do It! Italy ha deciso di sostenere la FashionAbleArtEco. Dopo l’appuntamento dello scorso settembre in occasione della Milano Fashion Week dello scorso settembre l’appuntamento sarà replicato in due eventi in questo mese di febbraio.

In primo evento avrà luogo in occasione del Carnevale di Venezia. Appuntamento sabato 15 febbraio alle 15 a Campo Margherita. Venti modelle, provenienti da diversi Paesi, si adopereranno in una azione di pulizia. A seguire la sfilata di alcuni capi di abbigliamento green, realizzati a basso impatto ambientale e con materiale da riciclo, con un incontro su moda e sostenibilità a Palazzo Zenobio.

Il secondo evento è organizzato da VITAru вИтаРу. Volontari Italia Russa, Вместе италия по русски e Adda International con il patrocinio del Comune di Milano – Unità Moda, Design e Creatività in occasione di uno dei più grandi eventi di moda a livello internazionale, la Milano Fashion Week - fall winter. Appuntamento sabato 22 febbraio alle 15 in piazza Duomo. Anche qui venti modelle si prodigheranno in un clean up prima di mostrare alcuni capi di abbigliamento green. A seguire un confronto su moda e sostenibilità a Palazzo dei Giureconsulti, sito in Piazza dei Mercanti 2.

«Siamo lieti che il concetto di sostenibilità e di cura dell’ambiente che abbiamo portato assieme a VITAru alla Milano Fashion Week di settembre abbia fatto proseliti. Il mondo appartiene a tutti ed è giusto che anche il settore della moda inizi ad impegnarsi per tutelarlo. Il messaggio che lancia la FashionableArtShow è importante per sensibilizzare una fascia di cittadini che possono essere lontani dal mondo della sostenibilità ambientale». A dirlo il presidente di Let’s Do It! Italy, Vincenzo Capasso, che prenderà parte all’evento di Milano.

 

 

In Italia si registra una crescita costante del numero di episodi di devianza giovanile e di comportamenti antisociali commessi da gruppi di adolescenti e giovani in spazi pubblici. Tra i vari fattori di rischio, che hanno portato a un aumento dei reati commessi in gruppo, fenomeno mediaticamente definito “baby gang”, si sottolineano l’assenza della famiglia o di adulti di riferimento, l’esposizione continua a modelli violenti o l’essere stato vittima a propria volta di violenza, nonché la necessità di vedere riconosciuta la propria identità all’interno di un gruppo. Un fenomeno trasversale ai contesti e alle estrazioni sociali: interessa giovani che appartengono ai ceti sociali più bassi o a famiglie disagiate, ma anche ragazzi ‘di buona famiglia’ apparentemente meno problematici, che possono diventare antisociali e violenti soprattutto per mancanza di valori positivi e di validi modelli sociali forniti dagli adulti.

Il bando “Cambio rotta. Percorsi di contrasto alla devianza minorile”, promosso da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, si propone di sostenere interventi socio-educativi rivolti a minori tra i 10 e 17 anni di età segnalati dall’Autorità giudiziaria minorile e già in carico agli Uffici di servizio sociale per i minorenni (USSM) o ai servizi sociali territoriali, in particolare per reati di gruppo, oppure in uscita da procedimenti penali o amministrativi.

Verranno promosse iniziative mirate a contrastare il fenomeno della devianza minorile attraverso la sperimentazione di soluzioni innovative e integrate che combinino efficacemente percorsi individualizzati e il lavoro centrato sulla relazione come risorsa, valorizzando le capacità personali e lo scambio di esperienze tra pari. Per contrastare efficacemente il fenomeno, sarà necessario prevedere un percorso comune che metta in rete gli Enti del Terzo Settore, gli organismi della giustizia minorile e i servizi sociali territoriali, le famiglie, la scuola e gli enti di formazione. Dovrà essere coinvolta tutta la ‘comunità educante’, compresi i gruppi di coetanei, con azioni nei luoghi di ritrovo dei ragazzi nei quartieri considerati particolarmente a rischio.

Il bando, che mette a disposizione complessivamente 15 milioni di euro, scade l’8 aprile 2020.  

I progetti devono essere presentati esclusivamente on line, tramite la piattaforma Chàiros su www.conibambini.org, e potranno avere una dimensione regionale o interregionale. In quest’ultimo caso, l’intervento potrà essere localizzato in più di una regione ma all’interno di una sola area geografica (Nord, Centro, Sud e Isole). I progetti, come i precedenti selezionati da Con i Bambini, prevedono l’introduzione della valutazione di impatto, ovvero una valutazione complessiva dell’efficacia delle azioni realizzate.

Il fenomeno della devianza minorile interessa ogni anno migliaia di minori. I ragazzi e i giovani adulti interessati da procedimenti penali avviati dall’Autorità Giudiziaria Minorile e in carico agli Uffici di servizio sociale per i minorenni del territorio italiano sono circa 20.000 l’anno. Si tratta di minori per la maggior parte italiani (74%) e maschi (89%), per circa il 40% composto da ragazzi di 16-17 anni. Per quanto riguarda gli illeciti, si registrano soprattutto reati contro il patrimonio (45%), in particolare furti e rapine, ma anche reati contro la persona (25%), con una prevalenza di lesioni personali e minacce.

Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD.

Con i Bambini ha pubblicato ad oggi cinque bandi (Prima Infanzia 0-6 anni, Adolescenza 11-17, Nuove Generazioni 5-14 anni, Un passo avanti e Ricucire i sogni), selezionando complessivamente 355 progetti in tutta Italia, con un contribuito di circa 281 milioni di euro. Gli interventi coinvolgono oltre 480.000 bambini e ragazzi, insieme alle loro famiglie, che vivono in condizione di disagio, interessando direttamente circa 6.600 organizzazioni, tra Terzo settore, scuole, enti pubblici e privati.

In occasione della Giornata Internazionale Epilessia che si celebra oggi 10 febbraio, la Società Italiana di Neurologia (SIN) fa il punto su questa patologia neurologica che risulta essere tra le più diffuse, tanto da venir annoverata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) tra le malattie sociali.

L’epilessia, infatti, colpisce circa 50 milioni di persone in tutto il mondo e nei paesi industrializzati interessa 1 persona su 100: si stima, pertanto, che in Europa le persone affette siano 6 milioni e in Italia circa 500.000.

Questa patologia si può manifestare in tutte le età, ma registra in particolare due picchi di incidenza: uno nei primi anni di vita, legato in misura maggiore a cause genetico-metaboliche, ma anche a rischi connessi a eventuale sofferenza perinatale, e l’altro in età più avanzata, in virtù delle maggiore incidenza, negli anziani, di malattie vascolari e neurodegenerative e anche per l’aumento  dell’aspettativa di vita.

L’aspetto più negativo della malattia riguarda il fatto che le crisi possono manifestarsi  all’improvviso, in qualsiasi momento e contesto, e possono provocare la perdita di coscienza con conseguenti cadute traumatiche e lesioni anche gravi; inoltre, se le crisi non sono ben controllate, causano forti limitazioni nella vita quotidiana dei pazienti, dalle attività lavorative alla vita affettiva e sociale, e un peso psicologico enorme da sopportare.

“I progressi scientifici degli ultimi anni – ha dichiarato il Prof. Giancarlo Di Gennaro, Direttore UO Centro per la Chirurgia dell’Epilessia IRCCS NEUROMED, Pozzilli (IS) e Coordinatore Gruppo di Studio Epilessia  SIN - hanno fatto registrare numerose scoperte nel campo della genetica e delle scienze di base, con significativi passi avanti nella comprensione dei meccanismi molecolari che generano le crisi epilettiche, così come hanno portato a un ricco armamentario di farmaci antiepilettici efficaci, con meccanismi d’azione sempre più innovativi e in genere con migliore tollerabilità”. 

In quel terzo dei pazienti che risultano farmacoresistenti, inoltre, è possibile valutare, dopo un accurato studio prechirurgico multidisciplinare, la possibilità di un trattamento chirurgico   finalizzato a rimuovere la regione di corteccia cerebrale responsabile delle crisi, spesso con ottime possibilità di guarigione. Infine, nei casi farmacoresistenti che non possono essere operati vi è la possibilità della cosiddetta “neuromodulazione”, ossia di un trattamento palliativo mediante l’impianto chirurgico di dispositivi (stimolazione vagale o stimolazione cerebrale profonda) che erogano stimoli elettrici diretti al cervello, in grado di ridurre il numero e la gravità delle crisi.

Ancora c’è molto da fare per le persone con epilessia: è necessario incrementare sempre di più la ricerca scientifica e rafforzare le politiche socio sanitarie a favore dei pazienti per migliorare così l’accesso alle cure ed elevare sempre di più gli standard diagnostico-terapeutici. Bisogna però soprattutto educare ed informare le persone circa l’epilessia, sostenendo su larga scala azioni informativo/educative, in particolare nelle scuole primarie e secondarie, allo scopo di abbattere i pregiudizi e le discriminazioni sociali che ancora purtroppo caratterizzano questa patologia.

 

 

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