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Venerdì, 20 Settembre 2019

Dal 17 al 24 agosto a Senigallia  si terrà la settimana della pasta solidale e della legalità. Una iniziativa  promossa dall’ Auser  - associazione per l’invecchiamento attivo - con il patrocinio del Comune di Senigallia e l’adesione di CNA, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Associazione Albergatori Senigallia, Unione Regionale Cuochi Marche.

In tutti gli esercizi che aderiscono all’iniziativa, dal 17 al 24 agosto 2019,  verrà cucinata o offerta la pasta dell’Auser. Una pasta molto speciale perché unisce il sapore buono della solidarietà con quella della legalità. La pasta dell’Auser nasce infatti dalla collaborazione con Libera Terra Mediterraneo che gestisce terreni  confiscati alle mafie, sui quali si applicano i principi dell’agricoltura biologica. 
Assaporando rigatoni, penne rigate e caserecce, si  farà un gesto di amicizia  e un sostegno concreto a chi è più fragile e in difficoltà. 
Gli esercizi commerciali interessati possono aderire e ricevere informazioni scrivendo alla email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.    o chiamando il numero 068440771.

I fondi raccolti verranno destinati a progetti  per favorire la socializzazione degli anziani e dei bambini residenti nelle zone terremotate delle Marche. Tutte le donazioni verranno  versate sul conto corrente dedicato:
“Il Filo d’Argento – Auser Onlus”. presso Banca Popolare Etica Iban IT 13 H 05018 03200 000000515253

La rendicontazione dei fondi raccolti ed il loro utilizzo sarà pubblicata sul sito www.auser.it  

 

 

Su nelpaese.it continua la pubblicazione delle prove finali degli studenti del Master Sociocom in comunicazione sociale dell'Università Roma Tor Vergata: qui l'articolo di Silvia Fois

 

Sul territorio meraviglioso di Arzachena ritroviamo finalmente un luogo sconosciuto a un consistente numero di persone, ma di pura bellezza: stiamo parlando dei terreni che circondano lo stagno di Saloni.

Confiscati nel 2004 alla criminalità organizzata, sette dei nove ettari di macchia mediterranea all'ingresso di Cannigione saranno trasformati in un parco pubblico. Dopo una lunga diatriba, questi terreni sono finalmente nelle mani del Comune di Arzachena che ha iniziato i lavori per la sua valorizzazione. Un progetto di cui si parla da tempo, ma che fino ad adesso nessuna amministrazione ha mai realizzato, anche a causa di disavventure dovute all’assegnazione dei terreni.

Queste aree venivano utilizzati dalla banda della Magliana per investire i “soldi sporchi”. La zona all'ingresso di Cannigione era stata sequestrata nel 1996 a Matilde Ciarlante prestanome della banda della Magliana che aveva deciso di lavare in costa i soldi sporchi delle azioni criminali. Dopo un lungo iter giudiziario, i terreni sono stati acquisiti nel patrimonio dell'ente locale.

L'amministrazione guidata dal sindaco Roberto Ragnedda ha ripreso in mano l'idea di trasformare l'area in un parco naturale. «È un primo intervento con una scelta precisa: gli arzachenesi si devono riappropriare di un bene finalmente diventato pubblico» commenta Ragnedda.

Il presidente del Consiglio Rino Cudoni è molto soddisfatto per questo traguardo raggiunto e dice «le aree verdi sono dei luoghi che contribuiscono non solo a una migliore qualità di vita, ma anche al benessere mentale degli individui».

Questa porzione di territorio sarà destinata ai cittadini e a tutti coloro che visiteranno Arzachena: verranno realizzate aree attrezzate alla didattica, al ristoro e sarà istituita una zona dedicata agli appassionati di arrampicata sportiva.

Lo stagno di Saloni e l’area umida alla foce del rio San Giovanni, risultano essere l’habitat naturale per numerose specie protette di uccelli, insetti e piante, una vera ricchezza del territorio di Arzachena. Dietro i muretti a secco che separano lo stagno dall’arteria che porta a Cannigione, si apre un'oasi naturalistica che si distende quasi fino al mare. La tenuta ricca di sugherete e lecci comprende una zona umida ad alto valore ambientale. Un angolo incantato strappato alla speculazione edilizia all’interno del quale si trova un piccolo edificio di pietra che verrà recuperato e messo a disposizione dei residenti e dei turisti.

Si attendono pertanto l’ultimazione dei lavori di ripristino ambientale, al fine di poter fare quanto prima un’escursione in quest’angolo di paradiso paesaggistico ancora incontaminato.E se poi, a così tanta bellezza  ritrovata, ci si aggiunge di aver bonificato doppiamente questo territorio sottraendolo alla mafia, vien da dire che la soddisfazione nell’operato acquista un valore aggiunto davvero notevole.

Dai ragni alle zecche, dalle zanzare alle pulci, dalle cimici agli imenotteri, passando per le meduse e le tracine, fino ad arrivare alle vipere.Al mare come in montagna, in Italia come in Paesi esotici, in estate sono sempre più frequenti le punture di insetti e i morsi di animali che, se non curati correttamente, possono rappresentare un rischio per la salute. L’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) fornisce, quindi, alcune raccomandazioni utili per affrontare incontri (non proprio desiderati) con insetti e altri animali.

“Eruzioni cutanee, reazioni allergiche, e manifestazioni neurologiche come meningoencefaliti sono tutte gravi complicanze che possono presentarsi a seguito di punture di insetti o morsi di animali – ha commentato la Professoressa Susanna Esposito, Presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) e Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia -. In ciascun caso, la prima cosa da fare è quella di mantenere la calma: l’agitazione, infatti, accelera il battito cardiaco contribuendo ad una dispersione più veloce del veleno dell’animale in questione. Se non si è correttamente informati, dunque, evitare manovre da ‘manuale di sopravvivenza’ e consultare il medico. Opportuno evidenziare, poi, come il medico debba essere immediatamente contattato nel caso in cui vi siano manifestazioni respiratorie o calo pressorio. In questi casi, un intervento tempestivo può salvare la vita”.

Qui di seguito le raccomandazioni di WAIDID per affrontare brutti con insetti e altri animali.

Ragni

Sebbene il 98-99% dei loro morsi sia innocuo, nei casi restanti il morso comporta ferite necrotiche, tossicità sistemica e, più di rado, la morte. Se la lesione non causa sintomi troppo intensi, per limitare i disagi si possono attuare delle semplici manovre di pronto soccorso (es. applicazione di ghiaccio, riposo e sollevamento dell'arto). Nel caso in cui si sviluppi una reazione più grave (allergia o tossicità sistemica), è consigliabile richiedere l'intervento medico immediato. In Italia, le specie il cui morso è di importanza medica per l'uomo sono principalmente tre: Il Loxosceles rufescens, comunemente chiamato “ragno violino” per via di una macchia scura presente sul dorso a forma di violino (Sardegna, Sicilia e isole minori) ; Lycosa tarentula, o tarantola, ragno ricoperto di peli neri e marroni (si trova nel centro e sud italia); Latrodectus mactans, conosciuto anche come “vedova nera”(soprattutto nel Nord America) .

Zecche

La caratteristica della zecca è quella di inserirsi sottopelle. Per questo la prima cosa da fare è procedere con la sua rimozione attraverso una procedura ben precisa. E’ opportuno afferrare la zecca con una pinzetta dalle punte sottili. Il movimento volto ad estrarre il parassita non dovrà essere deciso, bensì continuo e rotatorio. In alcuni casi, potrebbe rimanere comunque qualche traccia della zecca che andrebbe rimossa, in tempi brevi, mediante un ago sterile. Una volta eliminata, è opportuno disinfettare l'area interessata dal morso e tenerla sotto costante osservazione per un mese. La puntura di zecca può trasmettere all’uomo malattie molto pericolose. Un esempio ne sono la malattia di Lyme (diffusa in Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige) e la meningoencefalite da zecche (diffusa in Veneto e, in generale, nell’Europa settentrionale e centro orientale).

Zanzara tigre

Nel nostro Paese Aedes albopictus (zanzara tigre, caratterizzata dal corpo nero a bande trasversali bianche sulle zampe e sull’addome), attiva al mattino presto e al tramonto da marzo fino all’inizio di dicembre, è vettore di malattie come la febbre di Chikungunya e la Dengue, che possono manifestarsi con sintomi simil-influenzali o con manifestazioni neurologiche. La terapia è esclusivamente sintomatica.

Pulci

Le punture delle pulci degli animali domestici (es. gatti e cani) nell’uomo provocano delle piccole lesioni di tipo eritemato-pomfoide che circondano il punto in cui la pulce ha morso l'ospite. Sembrano prediligere gli arti inferiori. Eventualmente, per ottenere sollievo, è possibile fare impacchi di ghiaccio sulle lesioni. Tuttavia, se i pomfi o le vescicole derivanti dalle punture delle pulci sono particolarmente fastidiose, possono essere utilizzati cortisonici per uso topico. In caso di reazioni allergiche sistemiche, si possono antistaminici per uso topico o sistemico. Fondamentale è la prevenzione con trattamenti antiparassitari negli animali domestici e, in caso di infestazioni da pulci in casa, è opportuna una adeguata disinfestazione effettuata da aziende specializzate.

Cimici da letto

Comuni negli alberghi, si annidano in punti nascosti tra materassi e cuscini, ma talvolta anche in divani e poltrone. Causano punture molto fastidiose, anche se in pochi giorni spariscono. Chi soffre di allergia alla saliva delle cimici, può sviluppare bolle e lesioni difficili da guarire. Per eliminarle definitivamente, si raccomanda di fare una lavatrice di vestiti e indumenti vari a 90°.

Imenotteri

Nel caso di punture di api, vespe e calabroni, se ancora presente il pungiglione, è necessario provvedere alla sua rimozione entro 20 secondi controllando che non rimangano residui. Impacchi di ghiaccio, da applicare per almeno 20 minuti, saranno utili per lenire il dolore e diminuire l'infiammazione. Lavare poi con acqua fredda. È utile anche identificare, se possibile, l’insetto responsabile. Nel caso in cui tali precauzioni non siano sufficienti, sarà necessaria la somministrazione di cortisonici per uso topico ed eventualmente antistaminici per via orale.  Va valutata la possibilità di reazioni allergiche. Se il paziente presenta orticaria ed edema, potrà essere trattato solo con un ciclo orale di antistaminici e steroidi e dovrà essere tenuto sotto osservazione per almeno 4 ore.Se la situazione si presenta in modo più severo, ovvero con crisi respiratorie o dolori addominali, il farmaco di prima scelta è rappresentato dall’adrenalina.

Vipera

Le vipere italiane hanno un morso che risulta fatale soltanto nello 0,1% dei casi e quasi sempre la mortalità dipende da complicazioni collaterali come reazioni allergiche, infarti o ictus e non dall’effetto diretto del veleno. Le vipere del Trentino e quelle dell’Appennino tosco-emiliano generalmente hanno un veleno più concentrato. La persona morsa deve evitare qualsiasi movimento perché questo velocizzerebbe la distribuzione del veleno nell’organismo. Per questo, la posizione ideale è quella supina. La porzione di cute interessata deve essere lavata con acqua e sapone, poi disinfettata con soluzioni prive di alcol dal momento che questo aumenta la tossicità del veleno. Se il morso è localizzato nell’arto superiore, è consigliabile sfilare anelli e bracciali o orologi prima della comparsa del gonfiore. Deve essere poi applicato un laccio a circa 5-6 cm a monte della ferita per fermare la circolazione linfatica che veicola il veleno. Attenzione però a non stringere eccessivamente il laccio (deve poterci passare un dito) perché si corre il rischio di bloccare la circolazione sanguigna. Sulla zona del morso può essere applicato del ghiaccio. Si possono somministrare bevande eccitanti come the o caffè perché aiutano ad evitare un pericoloso calo pressorio. Indispensabile è il trasporto dell’infortunato al Pronto Soccorso (muovendolo il meno possibile!).

Medusa

Le punture di medusa provocano bruciore e prurito intenso, mentre sulla pelle rimane una zona eritematosa ed edematosa con possibile formazione di una bolla. Dopo una puntura di medusa, è necessario disinfettare con acqua di mare e poi con bicarbonato medicando, poi, la parte con un gel a base di cloruro d’ alluminio. La stessa cura può risultare efficace anche in caso di contatto con le attinie o anemoni di mare. Non usare ammoniaca, limone, aceto, o alcol. Non strofinare o grattare perché si corre il rischio di mandare in circolo le tossine rilasciate. Non utilizzare pinzette per rimuovere eventuali frammenti di tentacoli perché la lacerazione di tessuti provocherebbe la fuoriuscita di tossine. Non disinfettare con acqua dolce, troppo fredda o ghiaccio.

Tracina (o pesce ragno)

Tipiche dei fondali sabbiosi da 2 a 50 metri di profondità, può capitare che, passeggiando o giocando sul bagnasciuga, si poggi inavvertitamente una mano o un piede sui suoi aculei. Questi penetrano nella pelle e rilasciano una tossina che provoca un dolore immediato molto intenso, il punto di inoculazione del veleno siarrossa e si gonfia. Talvolta possono comparire formicolii, perdita di sensibilità nella parte interessata dalla puntura, nausea, vomito e febbre. Per alleviare il dolore bisogna sciacquare la parte colpita con acqua dolce. Procedere, eventualmente, con la rimozione degli aculei conficcati nella pelle. Poi, considerando che il calore distrugge il veleno e ne blocca la diffusione, è utile mettere il piede sotto la sabbia molto calda (o anche acqua calda): questo dona un'immediata sensazione di sollievo. Evitare assolutamente di applicare ghiaccio o ammoniaca.

Il veleno della tracina non è considerato “pericoloso” per l'uomo, anche se il dolore intenso può sfociare in nausea, vomito e qualche linea di febbre, soprattutto nei più piccoli.

 

 

"Tra i 15 miliardi sbloccati dal Cipe per gli investimenti nelle infrastrutture ferroviarie ci sono oltre 550 milioni da utilizzare per l'eliminazione delle barriere architettoniche nelle 100 stazioni più frequentate d'Italia. Una notizia veramente positiva, che si inserisce nel lungo e impegnativo lavoro che stiamo portando avanti, su più fronti, per migliorare la condizione delle persone con disabilità". Lo dichiara, in una nota, Vincenzo Zoccano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Famiglia e Disabilità, del MoVimento 5 Stelle.

"Rendere i luoghi pubblici accessibili è primariamente una questione di civiltà: queste risorse saranno fondamentali per far sì che chiunque si possa sentire libero di viaggiare senza quegli impedimenti materiali che spesso, purtroppo, mortificano e alimentano un ingiusto senso di esclusione. Un grazie sentito al ministro Danilo Toninelli per questo importante risultato e per quelli già ottenuti nello sbloccare tante opere pubbliche ferme da anni", conclude Zoccano.

 

Oggi è stato presentato un rapporto attraverso il quale Antigone ha voluto fotografare il sistema penitenziario italiano in questi primi mesi del 2019. Ciò che emerge è il perdurare dello stato di sovraffollamento. Al 30 giugno 2019 i detenuti ristretti nelle 190 carceri italiane erano 60.522.

Negli ultimi sei mesi sono cresciuti di 867 unità e di 1.763 nell'ultimo anno. Il tasso di sovraffollamento è pari al 119,8%, ossia il più alto nell'area dell'Unione Europea, seguito da quello in Ungheria e Francia. Il Ministero della Giustizia precisa che i posti disponibili nelle carceri italiane sono 50.496, un dato che non tiene conto delle sezioni chiuse. Ce ne sono ad Alba, a Nuoro, a Fossombrone e in tantissimi altri istituti. Il carcere di Camerino è vuoto dal terremoto del 2016 ma tutti i posti virtualmente disponibili sono contegiati.

Secondo il Garante nazionale delle persone private della libertà alla capienza attuale del sistema penitenziario italiano vanno dunque sottratti almeno 3.000 posti non agibili. A Como, Brescia, Larino, Taranto siamo intorno a un tasso di affollamento del 200%, ossia vivono due detenuti dove c'è posto per uno solo. Nel 30% degli istituti visitati da Antigone in questi primi mesi dell'anno sono state riscontrate celle dove non era rispettato il parametro minimo dei 3 mq. per detenuto, al di sotto del quale si configura per la giurisprudenza europea il trattamento inumano e degradante.

"Questo aumento del sovraffollamento - sottolinea Patrizio Gonnella, presidente di Antigone -, al di là dei luoghi comuni agitati da alcune parti politiche, non è dovuto ad un aumento della criminalità, in particolare quella straniera. Infatti, da una parte, il numero di reati è in costante calo e anche gli ingressi in carcere sono in conseguente diminuzione. Il numero più alto di detenuti si spiega dunque con l'aumento delle durata delle pene, frutto anche delle politiche legislative degli ultimi anni. Gli stranieri in carcere poi, negli ultimi 10 anni, sono diminuiti del 3,68%. Se nel 2003 ogni 100 stranieri residenti regolarmente in Italia l'1,16% degli stessi finiva in carcere, oggi la percentuale è scesa allo 0,36%".

Dall'osservazione di Antigone si evidenzia anche come la vita in carcere stia peggiorando. Questa è fatta di momenti di socialità, di occasioni di dialogo e di crescita culturale, di rapporti con i familiari e con l'esterno. Nonostante questo nel 30% delle carceri visitate non risultano spazi verdi dove incontrare i propri cari e i propri figli. Solo nell'1,8% delle carceri vi sono lavorazioni alle dipendenze di soggetti privati.

Nel 65,6% delle carceri non è possibile avere contatti con i familiari via skype, nonostante la stessa amministrazione e la legge lo prevedano. Nell'81,3% delle carceri non è mai possibile collegarsi a internet. Inoltre alcune recenti circolari hanno previsto dei cambiamenti in peggio poco giustificabili soprattutto nella stagione estiva, quale ad esempio l'obbligo di tenere spenta la televisione dopo la mezzanotte. "Non permettere ai detenuti di guardare la tv quando fa caldo, si fatica a prendere sonno e durante il giorno si è sempre stati nella cella a oziare significa contribuire a innervosire il clima generale" sottolinea Gonnella. In alcuni istituti penitenziari inoltre stanno chiudendo i corsi scolastici e per molti detenuti non sarà possibile frequentarne a partire da settembre.

Il peggioramento della qualità della vita si ripercuote anche sul numero dei suicidi. Il 2018 fu un anno drammatico e nel 2019, quelli che si sono verificati negli istituti di pena italiani, sono già 27. "La soluzione dinanzi a questa situazione di affollamento e a tutto ciò che questa comporta - dichiara ancora il presidente di Antigone - non può essere rintracciata nella costruzione di nuovi istituti. Primo perché sarebbe una soluzione a lungo periodo, secondo perché i costi sarebbero elevatissimi e, almeno ad oggi, non sembrano esserci le necessarie coperture finanziarie". 

Da una analisi di Antigone emerge infatti che, a copertura delle disposizioni dell'art. 7 del Decreto Semplificazione, ci sarebbero circa 20 milioni derivanti dalla legge di Bilancio del 2019 e una quota non specificata di 10 milioni derivanti dal Fondo per l'attuazione della riforma dell'ordinamento penitenziario. Se si considera che il Piano Carceri del 2010 aveva uno stanziamento di circa 460 milioni di euro e che alla fine del 2014 ne sono stati spesi circa 52 per la realizzazione di 4.400 posti, è facile capire come meno di 30 milioni di euro in due anni non sarebbero lontanamente sufficienti. Inoltre nuove carceri significa rafforzare il personale e le opportunità trattamentali senza le quali questi posti in più servirebbero solo a "stoccare" più detenuti. Anche in questo caso dunque bisognerebbe prevedere ingenti risorse aggiuntive al bilancio dell'amministrazione penitenziaria che, già oggi, è di circa 3 miliardi di euro all'anno.

"Ciò che bisognerebbe fare dunque - conclude Gonnella - è investire sulle alternative alla detenzione e nel rendere la custodia cautelare un istituto utilizzato solo nei casi dove essa è realmente necessaria". Sotto questo punto di vista la buona notizia è che rispetto allo scorso anno il tasso di persone presenti in carcere in assenza di condanna definitiva è diminuito di quasi due punti, attestandosi al 31,5%. Un dato però ancora lontano dalla media Europa del 21% circa.

 

Si chiama Hostability il progetto della Cooperativa aCapo che partirà a settembre 2019, finanziato dall’avviso pubblico “Percorsi di inclusione attiva” – Assessorato alle Politiche Sociali e Welfare della Regione Lazio. Il progetto è rivolto a giovani con disabilità fisiche e sensoriali che dispongano di una casa accessibile adatta a ospitare turisti con problematiche simili, in un luogo turistico della regione Lazio.

La Cooperativa aCapo ha iniziato le selezioni per 18 giovani disabili disoccupati, con età compresa tra i 18 e i 35 anni, a cui offrire un’opportunità unica per formarsi nel campo della gestione di strutture turistiche non alberghiere, come appartamenti e bed & breakfast. A questi giovani verrà erogata una formazione molto specifica, articolata nel corso di 10 mesi, con l’obiettivo di trasformarli in veri auto-imprenditori del turismo per tutti.

La mission fondante del progetto è l’aspetto inclusivo, che tiene in considerazione l’esigenza di contatto diretto e di sviluppo relazionale che le persone con disabilità vivono ogni giorno. Attraverso una rete di contatti si offre la possibilità di creare nuove conoscenze e scambiare esperienze comuni.

Si tratta di un percorso impegnativo, per diventare professionisti del settore turistico, che darà l’accesso diretto ai circuiti di Booking e Airbnb, con la piena autogestione delle proprie risorse.
Il corso di formazione sarà di 6 ore giornaliere per 3 giorni a settimana, per un totale di 600 ore di impegno nell’arco di 10 mesi, e si svolgerà da settembre 2019 fino a giugno 2020 presso le aule dell’Università Tor Vergata di Roma. Il percorso prevede Seminari, Master Class, Laboratori ed attività di Training con situazioni simulate su casi reali che si potranno presentare una volta avviata l’attività.

L’obiettivo è far emergere, nei partecipanti al progetto, tutte le qualità che un imprenditore turistico deve avere: buone capacità comunicative, competenze turistiche e di digital marketing, accoglienza e capacità di soddisfare con servizi di qualità la clientela. Per sostenere motivazione e aderenza al percorso è previsto un rimborso spese di 6 euro ora per un totale di 3600 euro.

Il progetto Hostability della Cooperativa aCapo, finanziato dalla Regione Lazio e dedicato al turismo accessibile e all’inclusione sociale, è realizzato in collaborazione con il Caris dell’Università Tor Vergata di Roma e con l’ENS, l’Ente Nazionale Sordi.

Tutte le info relative al progetto e le modalità di selezione sono disponibili sul sito web hostability.acapo.it/it/.

Su nelpaese.it continua la pubblicazione delle prove finali degli studenti del Master Sociocom in comunicazione sociale dell'Università Roma Tor Vergata: qui l'articolo di Alice Cardia

 

“La Casa che Muta, infatti, non si chiama così soltanto perché cambia sé stessa, ma perché cambia anche quelli che ci abitano. E questo era molto importante per il bambino, perché fino a quel momento egli aveva sempre voluto essere un altro, ma non aveva mai desiderato di cambiare sé stesso.”

Conoscere Casa Emmaus e la sua storia ha fatto subito ricordare questo frammento del capolavoro di Michael Ende, “La Storia Infinita”, da cui seguì anche un fortunato film nel 1984.

Ed è alla fine dello stesso decennio che nella città di Iglesias, nella ex provincia di Carbonia-Iglesias, nasce Casa Emmaus, dalla volontà di Domenico Grillo, noto Nico. Quelli sono anni in cui la droga segna profondamente città e paesi di tutta Italia, e anche il Sulcis non ne resta indenne. Nico non resta indifferente a questo problema, e nel 1988 acquista un terreno su cui nascerà la prima sede di Casa Emmaus.

Casa Emmaus si presenta come una Casa che Muta perché in questi 31 anni si è plasmata e adattata ai bisogni nuovi e alle necessità del territorio in cui è nata, non come un corpo rigido e avulso dal suo contesto, ma come una realtà viva e pulsante, strettamente connessa con il suo tessuto sociale; una Casa che Cambia anche chi ci abita, perché i suoi ospiti non hanno davanti nessuna porta chiusa, nessun obbligo, mi racconta Fernando, il suo Presidente. Quello che li tiene lì è solo la loro scelta personale e la loro volontà di cambiare sé stessi, e la Casa è un luogo sicuro, una famiglia, in cui questo è aiutato e favorito.

Nata quindi come una Comunità che si occupa di persone con problemi di tossicodipendenza, sopperendo ad una mancanza del pubblico, si estende per andare a rispondere ad altri bisogni, aprendo altri spazi per donne, per sofferenti psichici, per minori, poi CAS, SPRAR, per arrivare al primo centro in Sardegna che si occupa di problemi alimentari, di recentissima nascita.

La comunità in questo suo mutare, trasforma ovviamente anche il suo organico: inizia esclusivamente con il supporto del volontariato, in seguito, stipulando convenzioni con ASL, Regione e Enti Pubblici, i volontari sono affiancati da figure professionali come Psicologi, Psicoterapeuti e altre, fino a raggiungere, oggi, i 70 dipendenti. Un numero non da poco in un territorio come il Sulcis, con un altissimo tasso di spopolamento e numeri di disoccupazione da far rabbrividire.

Le attività svolte in questi 31 anni sono tante e differenti, così come la rete intessuta in tutta la provincia, con enti culturali, associazioni, compagnie teatrali con cui casa Emmaus ha realizzato progetti di integrazione e di valore sociale e culturale in tutto il territorio del Sulcis Iglesiente. A sottolineare come il ritorno generato dal Terzo Settore va molto oltre al numero delle buste paga, ma riguarda anche la sicurezza, la fiducia e il benessere che è in grado di creare per l’intero territorio.

Non va mai dimenticato che la trasformazione di un territorio e del benessere dei suoi abitanti, come del loro immaginario, è un qualcosa che avviene “lentamente, come tutte le vere trasformazioni, in silenzio, come la crescita di una pianta.” e per fortuna certe realtà non smettono mai di alimentare quella trasformazione, giorno per giorno.

 Alice Cardia

 

Non le mafie, la violenza di genere e morti sul lavoro: la sicurezza ha altri nemici secondo il nuovo l’esecutivo. Il governo ha messo la fiducia sul Decreto sicurezza bis (dl 53 in materia di immigrazione e ordine pubblico). Ad annunciarlo è stato il ministro per i rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro. Il testo dovrebbe essere approvato oggi, per poi passare di nuovo al Senato per l’approvazione definitiva. 

Il decreto, che scade il 13 agosto, interviene su diversi temi: innanzitutto sul salvataggio in mare, inasprendo le sanzioni per le ong che operano nel Mediterraneo. Ma una parte del provvedimento è anche dedicata alla regolamentazione delle manifestazioni. Per questo il decreto sicurezza bis è aspramente criticato da mesi, ed oggi, mentre in aula si svolgerà la votazione, è stata programmata una manifestazione a Montecitorio di diverse associazioni. 

Cosa prevede 

In tutto, il dl si compone di 18 articoli, divisi in due parti: il contrasto all’immigrazione irregolare e le disposizioni relative all’ordine pubblico. Il testo, passato per le Commissioni, è stato modificato. Tra le novità più rilevanti, le multe da 150 mila fino a un milione di euro per le ong che non rispettano il divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane. Inoltre se il capitano della nave non si ferma davanti allo stop della Guardia costiera viene immediatamente arrestato e può andare incontro a una sanzione da 10 mila a 50 mila euro (articolo 2). Nel caso in cui il capitano non sia in grado di pagare la multa, devono risponderne armatore e proprietario della nave. E’ previsto il sequestro della nave e la confisca, in questo caso l’imbarcazione diventa proprietà dello Stato.

L’articolo 3 inasprisce le pene relative al reato di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, mentre l’articolo 4 prevede uno stanziamento di circa due milioni di euro per il Fondo rimpatri. Nella seconda parte, quella relativa all’ordine pubblico, vengono inasprite le pene per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Per quanto riguardo eventi e manifestazioni il Daspo viene previsto per “coloro che risultino denunciati per aver preso parte attiva a episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive, o che nelle medesime circostanze abbiano incitato, inneggiato o indotto alla violenza”, per chi, anche all’estero, ha partecipato a episodi di violenza o per chi è stato denunciato, anche con sentenza non definitiva, nel corso dei 5 anni precedenti. 

Sanzioni più dure  sono previste anche nel caso di episodi di violenza durante manifestazioni pubbliche. 

Le critiche

Per l’Asgi, è "evidente la mancanza dei requisiti di necessità ed urgenza”, ma con l’ipotesi di decreto legge, spiega l’organizzazione in una nota “si persegue pervicacemente nella strada intrapresa e, addirittura, si decide di portare la guerra agli esseri umani anche in acque internazionali sbeffeggiando le convenzioni internazionali in materia di ricerca e soccorso in mare”. Per questo il provvediemnto è definito l’ “ennesimo attacco al rispetto della vita umana, ai diritti e alle libertà fondamentali”.

Le organizzazioni del Tavolo asilo hanno addirittura disertato le audizioni dopo che era stato revocato l’invito a partecipare all’ong Sea Watch. Anche  per Filippo Miraglia di Arci “è un decreto che non ha i presupposti di straordinarietà ed emergenza: siamo nel periodo in cui Italia ed Europa accolgono meno persone in assoluto. E’ solo propaganda per criminalizzare il salvataggio in mare.

Il metodo usato è quello che usavano i nazisti con gli ebrei, non solo perseguitando loro ma anche chi cercava di salvarli. Marco Bertotto, di Medici senza frontiere, ricorda che nell’ultimo anno “ci sono stati 19 incidenti e stalli in mare che hanno coinvolto  più di 2496 persone, uomini donne e bambini vulnerabili, trattenuti in mare per 165 giorni totali, ovvero 4 mesi che hanno provocato solo inutile sofferenza senza che nessun concreto risultato fosse raggiunto”. “I dati dicono che con le ong in mare si registra 1 partenza su 6 partenza, le altre 5 avvengono quando il mare è sprovvisto di assetti. Questa è la pietra tombale sulla narrazione del pull factor e dei porti chiusi mentre continua ad ad aumentare il tasso di mortalità nel Mediterraneo. Il decreto - conclude - infligge ulteriori inutili sofferenze”.

Oggi dalle ore 16 alle 22 le associazioni saranno in piazza Montecitorio per protestare. “Dobbiamo farci sentire fin nelle aule, far si che il nostro messaggio giunga alle orecchie dei parlamentari - scrive Baobab Experience sul suo profilo Facebook -.La partecipazione di tutti e tutte alla mobilitazione è fondamentale, in qualsiasi momento si riesca ad arrivare in piazza. Abbiamo iniziato a costruire un percorso insieme un mese fa, oggi è ancora più importante esserci con le proprie idee e proposte”.

(Fonte: Redattore Sociale)

 

Cala ancora il numero dei Neet italiani. Ma il nostro Paese rimane la maglia nera europea per giovani tra i 20 e i 24 anni che non lavorano, non studiano e non si formano (dall'inglese, appunto, Neet). Lo rileva una indagine del Centro studi Cna.

Un primato poco edificante. Alla fine del 2018 i Neet italiani erano 875mila, in diminuzione rispetto all'anno precedente sia in valore assoluto (-29mila unità) sia in termini relativi, dal 28,1 al 27,1%. Un calo, in verità, che prosegue dal 2014, quando i Neet rappresentavano il 32% della popolazione giovanile. Ma c’è poco da festeggiare. Non si può dimenticare, né tanto meno nascondere, che questo grandissimo problema rimane praticamente intatto. Enorme continua a essere, infatti, lo scarto tra Italia e resto d'Europa. Contro il 27,1% del nostro Paese la media dell'Eurozona si ferma al 15,3% e della Ue a 28 Stati al 14,9%. All'opposto dell'Italia si situa l'Olanda (6,3%) e seconda alle nostre spalle è la Grecia (20,7%). Tra i pari taglia, i Neet in Spagna rappresentano il 17,7%, in Francia il 17,1%, nel Regno Unito il 14,2% e in Germania l'8,6%.

Due italie anche per i Neet. Questi dati di sintesi sono, però, fuorvianti. Nascono da una media nazionale che accomuna due Italia compiutamente diverse. Secondo l'Eurostat, solo un neo-diplomato su due riesce a inserirsi nel mercato del lavoro entro tre anni dal conseguimento del diploma. Mentre i dati delle regioni centro-settentrionali risultano in linea con i Paesi europei più sviluppati, però, quelli delle regioni meridionali sono del tutto insoddisfacenti.

La crisi è tutt'altro che dietro le spalle.  Un altro dato risulta molto allarmante. Rispetto a prima della crisi (2008) i Neet italiani sono aumentati del 5,5% (151mila unità), l'incremento più alto in Europa. Per addurre qualche esempio, in Francia e in Spagna la crescita del loro numero è stata ben più lieve (rispettivamente +1,4 e +1,1%) mentre nel Regno Unito (-1,9%) e in Germania (-4,3%) si sono addirittura ridotti.

Quant'è ostico il mercato del lavoro. Che cosa determina questa situazione? La svogliatezza, forse? Se il 50,9%dei Neet davvero non studia, non si forma né cerca un'occupazione, il rimanente 49,1%, che un lavoro lo cerca, difficilmente lo trova e il suo periodo di disoccupazione può essere molto lungo. Un peso maggiore, quindi, nella proliferazione di Neet in Italia lo portano le difficoltà nel mercato del lavoro. Lo dimostra un altro dato. Anche chi cerca di associare allo studio una prima occupazione incontra ostacoli quasi insormontabili: ci riesce solo il 5% contro il 32% della Germania, il 21,3% del Regno Unito, il 19,5% della Francia e il 12,7% della Spagna.

Cause lontane, soluzioni (abbastanza) vicine. Da che cosa scaturisce il record negativo italiano dei Neet? Il nostro Paese è ormai caratterizzato da troppi anni da ritmi di crescita insufficienti. Ne discende la debolezza della domanda di lavoro, accentuata da una legislazione che spesso non facilita l'ingresso dei giovani, soprattutto nelle imprese micro e piccole, vale a dire oltre il 98% del tessuto produttivo. Proprio le imprese artigiane micro e piccole sono invece il luogo ideale per i giovani in cerca di occupazione. Rappresentano, infatti, una sorta di palestra dov'è possibile apprendere mestieri manuali specializzati potendo avvalersi dell'esperienza e della guida diretta del datore di lavoro.

La politica, allora, deve agire. Prima di tutto potenziando l'integrazione tra i diversi strumenti di occupazione e formazione: l'alternanza scuola-lavoro, gli Istituti tecnici superiori (Its), il contratto di apprendistato, i vari incentivi per l'assunzione dei giovani e dei residenti nel Mezzogiorno. Tutti strumenti che andrebbero tagliati su misura delle esigenze del sistema produttivo italiano, in particolare per rispondere alle necessità delle imprese artigiane, piccole e medie. Proprio grazie a questi strumenti, del resto, l'impresa diffusa ha già ottenuto risultati soddisfacenti in termini di occupazione e di trasmissione del sapere e dei saperi. Mentre per molti giovani hanno rappresentato il primo passo verso l'auto-imprenditorialità. Serve un ulteriore sforzo per eliminare le difficoltà tecnico-operative che le imprese ancora incontrano, a esempio, nella fruizione degli sgravi contributivi o nell'avviamento dei percorsi di tirocinio.

(Fonte: Redattore Sociale/Dire)

 

No Tav e galassia del radicalismo politico movimentista. Neofascismo e violenza razzista. Il nostro Paese vive un’apparente tranquillità ma sotto il tappeto scorre una rabbia che non crede più nel cambiamento “riformista” e “istituzionale”. Lo dice il sondaggio PoliticApp di Swg che dimostra come per il 30% degli italiani “c’è bisogno di una rivoluzione”, con un aumento del 2% rispetto a sei mesi fa.

Per il 36% bisogna fare come i gilet gialli in Francia: scendere in piazza e alzare barricate. Alla base di questo malcontento crescente ci sono le disuguaglianze sociali e di reddito. Per il 50% sono un ottimo motivo per sviluppare proteste radicali contro ricchi e privilegiati.

Oltre alle disuguaglianze un altro fattore scatena la rabbia degli italiani. I poteri forti sono motivo di tensione per il 78% degli italiani.

In questo scenario di rabbia e radicalismo è Salvini il beneficiario dei consensi volando al 37%. Con Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni l’estrema destra italiana avrebbe il 43% della maggioranza parlamentare.

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