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Martedì, 18 Febbraio 2020

Il dramma sportivo che ha colpito il giocatore della Roma e della Nazionale Nicolò Zaniolo, vittima ieri della rottura del legamento crociato al ginocchio nel corso del big match dell’Olimpico tra Roma e Juventus, è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più esteso. 

Ogni anno infatti le distorsioni e le rotture del legamento crociato anteriore colpiscono circa 150.000 persone, la maggior parte delle quali sono atleti. È quanto risulta dalle statistiche della SIOT, la Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, secondo cui si tratta di un tasso di incidenza tra gli infortuni sportivi particolarmente elevato e in aumento nel calcio visto l’elevato numero di praticanti.

Secondo il professore Francesco Falez, Presidente SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia) “il numero delle lesioni ai legamenti del ginocchio tra i calciatori è in aumento proprio per l’alto numero di quanti praticano questo sport. Gli infortuni si registrano infatti a livello amatoriale, tra i semi professionisti e tra i professionisti del “pallone”. Proprio a causa della natura di questo sport, che comporta salti, torsioni e cambi di direzione improvvisi, oltre ad un forte impatto fisico, le lesioni legamento crociato anteriore sono un incidente comune sui campi di calcio di tutto il mondo”.

Fortunatamente la maggior parte di questi infortuni può essere efficacemente trattata grazie a tecniche chirurgiche ormai collaudatissime e a un percorso riabilitativo corretto. Tuttavia è anche possibile ridurre il rischio di questi infortuni con un adeguato programma di prevenzione.

“Oggi – spiega il Professor Falez - grazie ai moderni trattamenti chirurgici, con tecniche spesso personalizzate a seconda dell’età, del tipo di sport praticato e del livello dell’atleta colpito da tale lesione, ed uniti ad un valido programma riabilitativo che segue all’intervento chirurgico, tutti possono tornare tranquillamente a praticare attività sportiva dopo un periodo di 6 mesi di recupero”.

Secondo la SIOT per diminuire i rischi e arrivare preparati all’evento sportivo è fondamentale seguire un programma di prevenzione. Gli ortopedici si soffermano così sulle misure da prendere e sulle varie modalità di esercizio:

Attuare un allenamento mirato per la forza muscolare

Eseguire un programma di allenamento mirato al potenziamento muscolare degli arti inferiori, migliorare la cosiddetta propriocezione degli arti (con esercizi mirati e consigliati da preparatori atletici o fisioterapisti) che riduce il rischio di infortuni soprattutto con il gesto atletico tipico del calcio (cambi di direzione, contrasti, salti, etc.). Non ultimo un buon programma di allungamento muscolare (stretching) è necessario per completare un corretto programma di preparazione atletica mirata anche alla prevenzione.

Il ruolo dello specialista in medicina dello sport

Fondamentale individuare potenziali carenze muscolari e tendinee (valutazione con il medico dello sport) e personalizzare, in questo caso, il programma di prevenzione.

La SIOT è attivamente impegnata nell’informazione e nella prevenzione degli infortuni sportivi e ha certificato il convengo “Soccer Diseases”, a cura della Fondazione C. Rizzoli per le scienze motorie in programma il 24 gennaio a Bologna e dedicato all’esame completo degli infortuni e delle patologie più frequenti che interessano il corpo nella pratica del calcio.

 

 

Con "Andante andantino" sabato 18 gennaio alle ore 16.00 gli anziani della Casa di riposo del Comune faranno il loro debutto sulla scena del Teatro di Cormòns. Lo spettacolo – a ingresso gratuito e aperto a tutti – è l'ultimo atto del laboratorio di teatro sociale "La cenere e il fiore" rivolto agli ospiti della Residenza, progetto organizzato da Codess FVG Cooperativa Sociale Onlus (che gestisce la struttura), condotto da Elisa Menon (Compagnia teatrale Fierascena) e reso possibile grazie al sostegno della Fondazione Carigo, attraverso il "Bando Integrazione e Prevenzione 2018", e del Comune di Cormòns.

Sperimentato una prima volta nel 2015, il laboratorio di teatro ha coinvolto per tre mesi, con incontri settimanali, una decina di ospiti della Casa di riposo di Cormòns, insieme a operatori e volontari.

Concepito come terapia non farmacologica innovativa nel contesto dell'età molto avanzata, il percorso è costruito sugli anziani che partecipano e poggia sulle loro peculiarità, proponendo attività di espressione e scambio, nella convinzione che lo spazio teatrale restituisca all'"anziano" la qualità di individuo protagonista e la pienezza della sua presenza: nel cerchio protetto della scena, le persone ritrovano la propria interezza, ovvero la possibilità di agire qui e ora con i propri  mezzi e i propri tempi per compiere un gesto di affermazione e libertà al di là di ogni possibile limitazione fisica o di altra natura.

 

C'è tempo fino al 6 marzo 2020 per partecipare al premio giornalistico "Finanza per il sociale" promosso da ABI, FEDUF e FIABA, con il patrocinio del CNOG - Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, e rivolto a giornalisti professionisti, pubblicisti, praticanti e allievi delle Scuole di Giornalismo o di Master riconosciuti dall'Ordine dei Giornalisti, di età inferiore ai 35 anni.

La partecipazione è gratuita; al primo classificato un premio di 1.200 euro.

Gli articoli o servizi radiotelevisivi sul tema "Storie di inclusione: come l'educazione finanziaria, anche grazie alle innovazioni, supporta i cittadini nelle scelte economiche" dovranno evidenziare come le nuove tecnologie e i nuovi approcci didattici al servizio dell'educazione finanziaria e al risparmio possano aiutare a promuovere l'inclusione sociale e l'autonomia delle persone.

Ogni concorrente, singolarmente o in gruppo potrà partecipare con un solo articolo/servizio, pubblicato o trasmesso tra il 1° marzo 2019 e il 1° marzo 2020.

Gli elaborati dovranno essere spediti entro il 6 marzo 2020 via mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. indicando come oggetto 'Premio Finanza per il Sociale V Edizione' o per posta a FIABA – Premio Giornalistico 'Finanza per il Sociale', Piazzale degli Archivi, n. 41, 00144 Roma. Farà fede la data del timbro postale. Dovranno comunque pervenire entro e non oltre il 13 marzo 2020.

Bando e maggiori informazioni su www.abi.it, www.fiaba.org, www.feduf.it, www.curaituoisoldi.it.   

La V edizione è indetta con la partnership del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, del MdR - Museo del Risparmio e del CeRP-Fondazione Collegio Carlo Alberto.

 

A 10 anni dal devastante terremoto che colpì Haiti, il sistema sanitario dell'isola caraibica è sull'orlo del collasso. È quanto esce fuori dal rapporto "Haiti 10 anni dopo" di Medici Senza Frontiere (MSF), lanciato per far emergere le difficoltà di funzionamento delle strutture mediche in un contesto di conflitto politico ed economico, nonché per ricordare le vittime.

"Quel catastrofico terremoto ha ucciso migliaia di persone, causato lo sfollamento di milioni di uomini, donne, bambini e distrutto il 60% di un sistema sanitario già inefficiente" dichiara la dott.ssa Claudia Lodesani, coordinatrice medico a Port-au-Prince e presidente di MSF, che prese parte nel 2010 all'intervento post-terremoto di MSF. "Dieci anni dopo, la maggior parte delle organizzazioni medico-umanitarie ha lasciato il paese e il sistema sanitario di Haiti è ancora una volta sull'orlo del collasso nel mezzo di una crescente crisi politica ed economica".

Il 12 gennaio 2010, quando un terremoto di magnitudo di 7.0 devastava Haiti, MSF, già presente nel paese da 19 anni, perdeva dodici membri dello staff e due delle tre strutture mediche supportate venivano seriamente danneggiate. In risposta ai bisogni enormi e urgenti della popolazione, MSF ha avviato uno dei suoi più grandi interventi di emergenza mai realizzati prima, curando più di 350.000 persone, assistendo oltre 15.000 parti e realizzando più di 16.500 interventi chirurgici in soli dieci mesi.

Dieci anni dopo, problemi economici e tensioni politiche si sono intensificati e le strutture mediche – incluse quelle di MSF – rispondono faticosamente ai bisogni della popolazione. Dalla crisi del luglio 2018, scatenata dall'aumento dei prezzi del carburante, le strutture mediche hanno avuto grosse difficoltà nel fornire servizi di base a causa della carenza di farmaci, ossigeno, sangue, carburante e personale.

L'accesso alla salute è diventato troppo costoso per gran parte della popolazione, con un aumento del 35% del prezzo dei farmaci e del 26% del costo per un ricovero ospedaliero.

"Il sostegno internazionale che il paese ha ricevuto, o che è stato promesso in seguito al terremoto, è ormai in gran parte esaurito o non si è mai concretizzato" dichiara Sandra Lamarque, capomissione di MSF ad Haiti. "L'attenzione dei media si è spostata altrove mentre la vita quotidiana per la maggior parte degli haitiani diventa sempre più precaria a causa dell'inflazione galoppante, della mancanza di sviluppo economico e delle continue ondate di violenza".

Nel 2019 il paese è rimasto paralizzato per diversi mesi da numerosi blocchi (cosiddetti "peyi lok"). Le strade sono state bloccate da barricate fatte con pneumatici bruciati, cavi e persino muri costruiti durante la notte che hanno ostacolato il movimento di ambulanze, operatori sanitari, forniture mediche e pazienti. Inoltre, il Centro nazionale delle ambulanze e alcune strutture mediche sono stati attaccati in diverse occasioni. 

L'anno scorso il centro di MSF per la stabilizzazione delle emergenze nell'area di Martissant, a Port-au-Prince, ha ricevuto in media 2.450 pazienti al mese, il 10% dei quali aveva ferite da arma da fuoco, lacerazioni o altre lesioni causate da atti di violenza. Nella zona di Drouillard, l'ospedale di MSF per gravi ustionati, l'unica struttura specializzata per questi pazienti nel paese, ha registrato un picco di attività a settembre, arrivando a ricoverare 141 pazienti con gravi ustioni, principalmente causate da incidenti. Nello stesso periodo a Delmas, dove MSF gestisce una clinica per vittime di violenza sessuale e di genere, si è registrato invece un calo degli accessi perché era troppo difficile per i pazienti raggiungere la struttura.

Nelle aree rurali, come Port-à-Piment nel dipartimento meridionale, l'effetto della crisi sul sistema sanitario haitiano è molto evidente. MSF supporta da tempo i servizi sanitari d'emergenza e di salute materna nell'area. Nei casi più gravi, quando è necessario il ricovero in ospedale, le équipe di MSF faticano a trovare una struttura aperta dove poter trasferire i pazienti. Il principale ospedale e la banca del sangue dell'area sono stati chiusi ad ottobre dopo essere stati saccheggiati e non sono ancora completamente funzionanti. Per alcuni pazienti in condizioni critiche, ci vogliono a volte fino a 5 ore prima di trovare un ospedale in grado di ricoverarli. Nel dipartimento del Nord, dove MSF stava per aprire due cliniche per vittime di violenza sessuale e di genere, le attività sono state sospese a causa di problemi di accesso e per la mancanza di carburante nell'area.

"Sapevamo di rispondere alle esigenze di casi gravi e urgenti ma la situazione è peggiore di quanto immaginassimo" dichiara Lamarque di MSF. "Ora è necessario che altri attori si mobilitino per rispondere ai bisogni sanitari di Haiti".

Per rispondere alla crescente crisi economica e politica, MSF ha lanciato nuovi progetti per curare quei pazienti che il sistema medico haitiano non è in grado di curare, in particolare aprendo a novembre scorso un nuovo ospedale traumatologico nell'area di Tabarre, a Port-au-Prince, con 50 posti letto. Nelle prime cinque settimane di attività, questa struttura ha ricoverato 574 pazienti: 150 persone con ferite potenzialmente mortali, il 57% delle quali provocate da arma da fuoco.

MSF ha inoltre rafforzato la sua assistenza al Ministero della Sanità pubblica e della popolazione fornendo gratuitamente attrezzature, farmaci e articoli essenziali come l'ossigeno, ristrutturando una parte del pronto soccorso nell'Ospedale Universitario statale di Haiti, supportando un ospedale a Port Salut nel dipartimento del sud e 10 centri sanitari in tutto il paese e formando il personale sanitario locale.

 

 

 

Un momento di confronto tra le cooperative bolognesi e diversi candidati, di tutti gli schieramenti, nella circoscrizione di Bologna alle elezioni regionali. Lo ha promosso l'Alleanza delle Cooperative Italiane di Bologna, che rappresenta 460 imprese cooperative con 72.300 occupati e 2,7 milioni di soci. Le cooperative associate, in base ai preconsuntivi 2019, stimano di sviluppare un fatturato aggregato di circa 20 miliardi di euro.

Nel corso dell'incontro, aperto da Rita Ghedini con Daniele Passini e Massimo Mota, rispettivamente presidente e copresidenti dell'associazione.  I cooperatori bolognesi hanno sollecitato i candidati al confronto su alcune proposte principali:

“Qualità della relazione tra le forze economiche e sociali con le Istituzioni regionali mediante il confronto costante e la concertazione di impegni condivisi per sostenere lo sviluppo territoriale. Attenzione al lavoro: alla fase della ripresa occupazionale, deve seguire una fase di attenzione alla qualità del lavoro, alla piena partecipazione dei giovani e alla tenuta dei redditi. Qualità della committenza pubblica: la pubblica amministrazione ha in mano leve fondamentali per favorire l'innovazione, la qualità delle realizzazioni, la promozione di un'economia locale attenta alla sostenibilità. Le cooperative chiedono che nell'esercizio della committenza questo parametro sia tenuto al centro e che il lavoro, in tutte le sue componenti, sia definitivamente escluso dai parametri di concorrenza, come prevede il Protocollo Appalti sottoscritto a novembre dal Comune di Bologna con le Organizzazioni economiche e sociali. Infrastrutturazione, materiale ed immateriale, del territorio, insieme alla sua costante manutenzione, per essere leva sostanziale della competitività territoriale, deve divenire strumento per superare le diseguaglianze. Aggiornamento del modello di welfare regionale che tenga al centro il valore della persona con tutti i suoi bisogni ed un più esteso e appropriato impiego del principio di sussidiarietà”.

 

In un freddo venerdì di dicembre, il professore De Vitis, ordinario di diritto penale comparato ormai prossimo alla pensione, viene ritrovato senza vita nel suo studio, al Cubo 12C, di un grande campus universitario calabrese. Cosa è accaduto? Chi poteva voler morto l’illustre cattedratico?  Questo il tema del nuovo romanzo “Mistero al cubo” del collettivo calabrese Lou Palanca pubblicato da Rubettino editore (Collana: Velvet 2019, pp 230, 16 euro)

Il commissario Gironda e la dottoressa Musso indagano tra le ombre scure che avvolgono l’ateneo alla difficile ricerca di colpevoli e moventi. Un giallo atipico e corale in cui i personaggi, ciascuno con il proprio carico di angosce e inquietudini, si muovono tra il campus ed il tessuto urbano circostante raccontando con disincanto il mondo accademico e le sue contraddizioni.

Le prossime presentazioni sono previste a Catanzaro il 16 e 17 gennaio.

 

Non si conosce ancora il suo nome e la sua età precisa, forse circa dieci anni: è morto di freddo, sognando l’Europa, nel carrello di un aereo che viaggiava da Abidjan a Parigi. “Passaggio clandestino” è il termine usato dalla compagnia per rendere noto il drammatico fatto accaduto sul volo del Boeing 777 partito da Abidjan in Costa D’Avorio.

“La scoperta di questo terribile dramma dell’emigrazione, all’aeroporto di Roissy - Charles de Gaulle, non può lasciarci indifferenti.  La Comunità di Sant’Egidio, che da anni, con le Scuole della Pace, si impegna in tante parti del mondo - anche in Costa d’Avorio – ad offrire un futuro ai minori delle periferie esprime il suo cordoglio al popolo ivoriano e ai familiari della vittima”.

Questa tragedia, simile a quella dei due adolescenti guineani, Yaguine e Fodé, morti nell’agosto del 1999 sull’aereo che li portava Belgio, deve spingere l’Europa ad ascoltare il grido dell’Africa favorendo in modo concreto e urgente il suo sviluppo e i Paesi africani a preoccuparsi dei tantissimi loro giovani che chiedono scuola, lavoro, futuro”.

 

Solo il 7 per cento degli over 65 italiani utilizza i social network. Meno della metà rispetto alla media europea. È risultato di uno studio condotto nell’ambito del progetto  Ageing in a Networked Society, coordinato da Emanuela Sala, docente del dipartimento di Sociologia e ricerca sociale di Milano-Bicocca, e sostenuto da Fondazione Cariplo.

I dati

I ricercatori hanno analizzato un campione di oltre 32 mila europei, tutti over 65 (fonte dati Eurostat Community Statistics on Information Societies). Nel 2016, solo il 7 per cento degli anziani italiani utilizzava i social network, ma con un trend in crescita rispetto al 2013 quando ad accedere ai social network era solo il 3 per cento degli over 65.

Ciò nonostante, il cosiddetto grey digital divide, ovvero il divario tra l’utilizzo delle nuove tecnologie da parte della popolazione anziana rispetto al resto della popolazione, è ancora marcato. Confrontando i dati italiani con quelli europei, è emerso che gli over 65 del nostro Paese che utilizzano le nuove tecnologie sono meno della metà rispetto ai loro omologhi europei (il dato medio sull’utilizzo dei social network in Europa è pari al 16%). Il divario rispetto alle generazioni più giovani in Italia (39%) è in linea con la media europea (38%).

Il 13 gennaio presso il dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca (Edificio U7, Aula Pagani) si terrà la presentazione dei primi risultati della ricerca e si discuterà del rapporto degli anziani italiani ed europei con le nuove tecnologie. Nel corso dell’incontro, verranno presentati anche i risultati di altri due studi volti a capire quali App preferiscano gli anziani e quanto l’utilizzo dei social incida sulle relazioni sociali. 

Quali App e per quanto tempo

Amano WhatsApp, hanno un profilo su Facebook e accedono a Youtube. Per studiare modalità e tempi di utilizzo delle nuove tecnologie, è stata installata una app di monitoraggio ad hoc direttamente sugli smartphone di 30 volontari dell’associazione Auser di Monza e Brianza di età compresa fra i 65 e 75 anni. L’analisi dei dati così raccolti ha rivelato che ogni partecipante accede allo smartphone 127 volte al giorno per un totale di un’ora ed 8 minuti. Nell’arco di un mese i partecipanti passano sullo smartphone, complessivamente, 35 ore in media; tuttavia il tempo medio di permanenza sul telefono, ogni volta che vi accedono, è di 32 secondi.

L'analisi mostra come l’uso dello smartphone sia abbastanza stabile nell’arco della giornata (nello specifico dalle 8 di mattina fino alle 8 di sera). Tuttavia, si nota una flessione tra l’una e le 5 del mattino ed un picco alle 8 del mattino e alle 8 della sera. “Questi dati sembrano suggerire che lo smartphone è la prima cosa che i partecipanti controllano appena svegli e l’ultima prima di andare a dormire”, si afferma.

Dall’indagine è emerso che WhatsApp è l’applicazione social di gran lunga più utilizzata dai partecipanti (52% del tempo totale passato sullo smartphone); seguono Facebook (36%), YouTube (10%), LinkedIn (1%) ed Instagram (1%). I dati mostrano come i partecipanti facciano un largo uso di siti di social network, ed in particolare di piattaforme come WhatsApp e Facebook, che incrementano le possibilità connessione ed interazione sociale tra gli utenti. Curiosamente, non è stato rilevato un uso significativo di applicazioni legate allo shopping ed alla salute.

Nessuna relazione tra utilizzo dei social e riduzione della solitudine

Durante l’evento verranno inoltre presentati i risultati di un esperimento sociale condotto dalla Fondazione Golgi Cenci di Abbiategrasso, in collaborazione con i ricercatori di Milano-Bicocca. Un esperimento sociale per analizzare l’effetto dell’utilizzo dello smartphone e delle applicazioni Facebook e WhatsApp sulla solitudine e sulle funzioni cognitive degli anziani.

I ricercatori hanno studiato quanto l’utilizzo di queste nuove tecnologie possa aiutare a combattere la solitudine e a mantenere integre le funzioni cognitive più di quanto avvenga attraverso le relazioni sociali tradizionali. All’esperimento sociale hanno partecipato quasi 150 anziani. L’analisi preliminare dei dati ha rivelato che chi ha utilizzato lo smartphone per due mesi (la durata dell'esperimento) non ha riportato miglioramenti significativamente diversi da coloro che sono stati impegnati in attività di socializzazione tradizionali.

(Fonte: Redattore Sociale)

 

 

La zona di Lavinio, frazione del comune di Anzio a circa cinquanta chilometri a sud di Roma, è interessata da un rilascio anomalo di gas endogeno di origine profonda costituito in prevalenza da anidride carbonica e idrogeno solforato. L'accumulo di tali gas all'interno di una vasca interrata per la raccolta dell'acqua di scarico di una vicina piscina può individuarsi come l'evento naturale che ha determinato il gravissimo incidente accaduto a Lavinio nel 2011.

Sono questi i risultati cui è giunto lo studio Anomalous Discharge of Endogenous Gas at Lavinio (Rome, Italy) and the Lethal Accident of 5 September 2011, condotto da un gruppo di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e recentemente pubblicato sulla rivista internazionale GeoHealth.

"L'area metropolitana di Roma Capitale", spiega Maria Luisa Carapezza, ricercatrice dell'INGV e coautrice della pubblicazione, "è compresa tra due vulcani quaternari: i Monti Sabatini a nord ovest e i Colli Albani a sud est. In quest'area vi sono vari siti dove un gas endogeno di origine profonda, costituito in prevalenza da anidride carbonica e con una minore percentuale di idrogeno solforato, arriva in superficie attraverso faglie".

"Abbiamo condotto indagini geochimiche dettagliate, mirate ad accertare le cause dell'incidente, che hanno incluso misurazioni del flusso e delle concentrazioni di anidride carbonica e idrogeno solforato nel suolo e nell'aria" prosegue la ricercatrice. "I risultati suggeriscono che l'incidente è avvenuto a causa di una elevata concentrazione di gas all'interno della vasca di raccolta, affluito tramite le condutture di trasporto dell'acqua in eccesso dalla piscina attigua e non attraverso infiltrazioni di gas dal pavimento o dalla porta".

Il gruppo di ricerca dell'INGV è stato in grado di definire l'origine delle emissioni gassose mutuando tecniche del monitoraggio vulcanico e adattando la strumentazione scientifica da campo. "Il lavoro rappresenta un importante contributo scientifico di geologia medica, non solo per i nuovi dati presentati ma soprattutto per l'approccio metodologico utilizzato nello studio di emissioni di gas endogeni in un contesto antropizzato. Negli ultimi vent'anni, infatti, nella zona di Roma sono avvenuti numerosi incidenti per emissione di gas endogeno.

A tal proposito, l'INGV ha creato fin dal 1999 un gruppo di ricerca ad hoc nella Sezione di Roma1 che proprio attraverso l'uso delle tecniche del monitoraggio vulcanico ha sviluppato un protocollo d'intervento in grado di definire l'origine del gas emesso, di valutarne la pericolosità e, collaborando con le istituzioni preposte al controllo del territorio, suggerire in tempi brevi e con rigore scientifico le opportune misure per la riduzione del rischio."

A novembre 2019, gli occupati crescono di 41 mila unità rispetto al mese precedente (+0,2%), con un tasso di occupazione che sale al 59,4% (+0,1 punti percentuali).

L’andamento dell’occupazione è sintesi di un aumento della componente femminile (+0,3%, pari a +35 mila) e di una sostanziale stabilità di quella maschile. Gli occupati crescono tra i 25-34enni e gli ultracinquantenni, mentre calano nelle altre classi d’età; al contempo, aumentano i dipendenti permanenti (+67 mila) a fronte di una diminuzione sia dei dipendenti a termine (-4 mila) sia degli indipendenti (-22 mila).

In crescita risultano anche le persone in cerca di lavoro (+0,5%, pari a +12 mila unità nell’ultimo mese). L’andamento della disoccupazione è sintesi di un aumento per gli uomini (+1,2%, pari a +15 mila unità) e di una lieve diminuzione tra la donne (-0,2%, pari a -3 mila unità); crescono i disoccupati under 35, diminuiscono lievemente i 35-49enni e risultano stabili gli ultracinquantenni. Il tasso di disoccupazione risulta comunque stabile al 9,7%.

La stima complessiva degli inattivi tra i 15 e i 64 anni a novembre è in calo rispetto al mese precedente (-0,6%, pari a -72 mila unità), e la diminuzione riguarda entrambe le componenti di genere. Il tasso di inattività scende al 34,0% (-0,2 punti percentuali).

Anche nel confronto tra il trimestre settembre-novembre e quello precedente, l’occupazione risulta in crescita, seppure lieve (+0,1%, pari a +18 mila unità), con un aumento che si distribuisce tra entrambi i sessi. Nello stesso periodo aumentano sia i dipendenti a termine sia i permanenti (+62 mila nel complesso), mentre risultano in calo gli indipendenti (-0,8%, -43 mila); inoltre, si registrano segnali positivi per i 25-34enni e per gli over 50, negativi nelle altre classi.

Gli andamenti mensili si confermano nel trimestre anche per le persone in cerca di occupazione, che aumentano dello 0,3% (+7 mila), e per gli inattivi tra i 15 e i 64 anni, in diminuzione dello 0,4% (-59 mila).

Su base annua l’occupazione risulta in crescita (+1,2%, pari a +285 mila unità), l’espansione riguarda sia le donne sia gli uomini di tutte le classi d’età, tranne i 35-49enni. Tuttavia, al netto della componente demografica la variazione è positiva per tutte le classi di età. La crescita nell’anno è trainata dai dipendenti (+325 mila unità nel complesso) e in particolare dai permanenti (+283 mila), mentre calano gli indipendenti (-41 mila).

Nell’arco dei dodici mesi, l’aumento degli occupati si accompagna a un calo sia dei disoccupati (-7,1%, pari a -194 mila unità) sia degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-1,5%, pari a -203 mila).

 

 

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