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Martedì, 15 Ottobre 2019

 “Ci auguriamo che il Governo che sta per nascere possa avere la stabilità e la coesione necessarie per adottare politiche di lungo respiro: fiducia tra le persone e nel futuro, solidarietà, inclusione, sviluppo sostenibile, devono diventare le parole guida di questa nuova fase. Civismo attivo organizzato e economia sociale nelle sue diverse forme possono dare un grande contributo per rafforzare la coesione sociale del Paese e ricostruire i legami sociali indeboliti in questi anni di crisi. Serve quindi un cambio di passo.” Così Claudia Fiaschi, Portavoce del Forum del Terzo Settore, commenta la possibile formazione nelle prossime ore di un nuovo Esecutivo.

“Abbiamo un’agenda articolata su diversi punti e siamo pronti per aprire il confronto nel merito delle singole questioni con il nuovo Governo. Tra queste – spiega Fiaschi – innanzi tutto, il contrasto a povertà, discriminazioni e disuguaglianze sociali, l’impegno per uno sviluppo inclusivo e sostenibile, attento alle persone e alle comunità, una risposta alle emergenze umanitarie con politiche integrate. Vanno avviate politiche per i giovani, perché abbiano una speranza di futuro migliore nel nostro Paese e costruire i presupposti per invertire in modo strutturale il destino demografico del nostro Paese. Infine è indispensabile portare rapidamente a compimento la riforma del Terzo Settore. Migliaia di associazioni, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, imprese sociali attendono da troppo tempo di uscire dall’incertezza di un quadro normativo promettente, ma incompiuto.”

“Con il premier incaricato Giuseppe Conte, a cui facciamo i nostri auguri, avevamo già avviato un confronto in vista della prossima legge di bilancio che contiamo di proseguire, convinti del valore di una costruttiva sinergia fra istituzioni e organizzazioni sociali. Ci aspettiamo che con il nuovo Governo le nostre proposte possano avere un ulteriore impulso” Conclude Fiaschi.

Disabilità: le richieste di Fish Onlus

Sul tema della disabilità anche la Fish onlus avanza richieste ben precise al nuovo esecutivo guidato dal Conte bis: “ascoltando con attenzione il primo apprezzato intervento del professor Giuseppe Conte, incaricato oggi di formare il nuovo Governo, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap non può che esprimere conseguenti aspettative per le condizioni di vita di milioni di persone con disabilità e per i loro familiari. Sono istanze complesse, note, drammaticamente presenti i n tante quotidianità di Cittadini che vivono in Italia, ma che ancor a non hanno trovato adeguate e strutturali risposte”.

“In questo senso non va interrotto il percorso iniziato con l’istituzione del Ministero per le Disabilità e la Famiglia, ma anzi ne va ridisegnato il ruolo, rafforzandone le attribuzioni delegate, la struttura, le competenze in modo che non possa essere ritenuto una “riserva” in cui confinare un te ma considerato erroneamente marginale, ma che diventi davvero la cabina di regia e di monitoraggio affinché tutte le politiche – tutte, non solo quelle di “settore” – assumano sempre come rilevante la disabilità che riguarda milioni di persone”.

E sono ancora tanti i temi che la Fish presenta al nuovo governo, questioni ferme al palo da anni nelle decisioni politiche. La revisione dei criteri per il riconoscimento delle disabilità funzionali all’inclusione e ai progetti personali; le misure e i servizi per il sostegno alla buona occupazione e al mantenimento del posto di lavoro; i supporti per i caregiver familiari; le misure per favorire la vita indipendente, il diritto all’autodeterminazione, le pari opportunità; i sostegni e i servizi per l’abitare; il miglioramento dell’inclusione scolastica; l’accesso ai diritti e alla partecipazione civile; gli interventi per migliorare la mobilità, l’accessibilità grave; e la qualità dei luoghi e dei servizi; il diritto alle cure migliori, all’abilitazione, alla diagnosi; il contrasto alla discriminazione plurima ad iniziare dalle condizioni di vita delle donne e delle ragazze con disabilità; il contrasto deciso all’impoverimento derivante dalla disabilità

 

Il 28 agosto la città di Aden, in Yemen, è stata colpita da nuovi pesanti combattimenti tra diversi gruppi armati. Le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) hanno ricevuto 51 feriti nel giro di poche ore, 10 erano già morti all’arrivo in ospedale.

“Ieri ad Aden è stato il caos totale. Ci sono stati combattimenti per tutto il giorno. Le cose sembrano essersi un po’ calmate oggi, ma le ostilità possono riprendere in qualunque momento” dice Caroline Seguin, coordinatore di MSF in Yemen, che si trova in città.

Gli scontri ad Aden si sono intensificati nelle ultime settimane e oggi all’ospedale di MSF, aperto nel 2012 al centro della città, sono ricoverati 80 pazienti. Ieri sera, un quartiere vicino all’ospedale è stato colpito da un bombardamento della coalizione internazionale.

“Questo è il terzo grosso afflusso di persone ferite in tre settimane e le nostre équipe sono pronte a riceverne altre” continua Caorline Seguin di MSF. “A questo punto è difficile capire quali gruppi controllano i diversi quartieri di Aden. L’aeroporto e l’area circostante sono chiusi e c’è un serio rischio di restare intrappolati nei combattimenti.”

Da quando è iniziata la guerra nel marzo 2015, le strutture di MSF sono state colpite sei volte, di cui cinque da attacchi aerei della coalizione. MSF ha informato i diversi gruppi armati e la coalizione della propria presenza all’ospedale di Aden e della sua localizzazione.

A combattere ad Aden sono principalmente le forze leali al presidente Hadi e le truppe del movimento separatista del sud, il Southern Transition Council (STC). Già alleati contro Ansar Allah, nelle ultime settimane stanno combattendo per il controllo dei governatorati meridionali.

Violenti scontri sono scoppiati anche nei governatorati di Abyan e Shabwah, dove MSF fornisce supporto al sistema sanitario locale attraverso donazioni di farmaci, forniture e attrezzature mediche.

Gli intensi combattimenti delle ultime settimane hanno trasformato Aden in un campo di battaglia con decine di vittime. Tra il 9 e il 12 agosto le équipe di MSF all’ospedale della città hanno ricevuto un afflusso ininterrotto di feriti, fornendo cure mediche a 119 pazienti in meno di 24 ore,di cui 62 richiedevano cure di urgenza. Il 1° agosto, dopo diversi attacchi in due distretti della città, MSF ha ricoverato 16 persone.

MSF lavora in Yemen dal 1986. Attualmente è presente in 12 ospedali e centri sanitari e fornisce supporto a oltre 20 strutture in 11 governatorati. Da marzo 2015 ad aprile 2019, 1.110.771 persone sono state ammesse nei pronto soccorso degli ospedali di MSF o supportati dall’organizzazione. Nello stesso periodo, le équipe di MSF hanno curato 132.859 feriti di guerra o vittime di violenze, effettuato 90.208 interventi chirurgici, fatto nascere 77.905 bambini e curato più di 127.680 casi sospetti di colera.

 

 

Il 30 agosto alle 19:30 in Piazza Trento e Trieste a Ferrara si esibisce, come evento del Ferrara Buskers Festival, il gruppo musicale Camelot Combo formato da richiedenti e titolari di protezione internazionale accolti dalla cooperativa CIDAS.

Il gruppo si è costituito nel 2017 grazie a un laboratorio promosso da CIDAS nell'ambito dei progetti SPRAR/SIPROIMI – Sistema di Protezione per Titolari di Protezione Internazionale e per Minori Stranieri Non Accompagnati del territorio ferrarese, realizzato in collaborazione con i Maestri della AMF - Scuola di Musica Moderna di Ferrara per dare la possibilità alle persone accolte di svolgere attività musicali come occasione di aggregazione e di riattivazione delle proprie abilità.  

Lo studio e l’improvvisazione con strumenti percussivi permette ai partecipanti al progetto da una parte di riavvicinarsi alla propria cultura musicale e ritmica, e dall’altra di trovare un modo personale per comunicare il proprio potenziale espressivo. Il gruppo è composto da giovani provenienti prevalentemente da paesi dell’Africa Subsahariana.

A dirigerli è il Maestro Flavio Piscopo, con l'accompagnamento al piano di Corrado Calessi. Il gruppo è seguito dagli operatori di CIDAS, impegnati, oltre che nell'accoglienza delle persone migranti, anche nella loro integrazione all’interno del tessuto sociale in cui vivono. La musica diventa così scoperta e condivisione delle radici e occasione di incontro ed inclusione tra persone con differenti provenienze ed esperienze di vita.

Una valenza sociale, quando non terapeutica che si dimostra efficace anche nel dare sollievo alle persone più fragili, come gli anziani ospiti delle Case Residenza e nel vivacizzare i pomeriggi dei minori delle Comunità Educative gestite da CIDAS.

Grazie alla collaborazione con il Festival ed alla disponibilità e sensibilità dei buskers, anche chi vive in queste strutture ha potuto godere delle coinvolgenti esibizioni degli artisti di strada che, in più momenti durante la settimana della kermesse, si sono recati a far visita agli anziani ed ai ragazzi, portando loro un po’ di allegria e spensieratezza.

Un’attività questa che si integra con gli altri servizi offerti da animatori, educatori e operatori socio sanitari di CIDAS, che hanno trovato nel Ferrara Buskers Festival il partner ideale per proporre un altro modo di prestare tutela ed assistenza attraverso l’arte, l’ascolto ed il coinvolgimento, con lo scopo di mantenere viva la socialità e stimolare la partecipazione delle persone di cui si prendono cura.

 

Per gli studenti di tutta Italia stanno per riaprirsi le porte della scuola. L’estate e le vacanze sono quasi finite e stanno per lasciare il posto al rientro sui banchi e allo studio. Per l’occasione la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale ha stilato un decalogo per affrontare al meglio il ritorno in classe:

Secondo gli esperti della SIPPS l’organismo del bambino ha bisogno di regolarità in tutte le sue funzioni. Questo aspetto aiuta a riprendere il ritmo giusto, quindi:

Impostare l’orario di sveglia adeguato alla ripresa dell’attività scolastica. Andare a letto prima la sera per avere ore di sonno sufficienti a far riposare l’organismo, evitando l’uso di tablet, videogiochi o televisione. Utilizzare un’alimentazione regolare basata su 5 pasti al giorno scanditi come segue: colazione, spuntino di metà mattino, pranzo, merenda, cena, applicando i principi della dieta mediterranea, con cibi provenienti da coltivazione biologica, abbandonando gli inevitabili strappi alimentari fuori programma dell’estate.   

Finire i compiti delle vacanze dando spazio alla ripresa di periodi di studio alternati al gioco: una ripresa graduale del leggere o dello scrivere serve a non arrivare a scuola con in testa solo il divertimento e il gioco. Programmare o riprendere uno stile di vita sano nell’accompagnare il bambino a scuola: sì a percorsi pedonali condivisi, no all’accompagnamento in auto fin sotto i gradini della scuola. Non trasmettere ansie al bambino per l’organizzazione dei tempi e degli impegni che inevitabilmente i genitori devono considerare nella ripresa della vita quotidiana. Prendersi del tempo tra genitori e figli per ripensare alle esperienze estive (positive e/o negative per memorizzarle e renderle un patrimonio importante nel percorso di crescita).

Coinvolgere il bambino nelle scelte per il nuovo anno scolastico: acquisto di una nuova cartella, ovvero sistemazione degli “arnesi di lavoro” pronti per la ripresa delle attività (penne, astuccio, quaderni, ecc.). Riprendere i contatti con i coetanei compagni di scuola per ricollegarsi in modo piacevole alla prossima routine scolastica. Pensare all’iscrizione a corsi di sport o di giochi strutturati per l’anno a venire in base alle attitudini del bambino

 

“Si tratta – spiega il Dottor Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS – di semplici ma efficaci regole per consentire agli studenti di avere un rientro a scuola piacevole e soprattutto graduale. Fondamentale è anche praticare sport durante il giorno: fare regolare attività fisica scarica lo stress, combatte i malumori in maniera naturale ed è fondamentale per conciliare il sonno”.

“Il decalogo – aggiunge il Dottor Leo Venturelli, Responsabile della Comunicazione e della Educazione alla salute della SIPPS – è inoltre uno strumento per rendere più piacevole il suono della campanella del primo giorno di scuola e per lasciarsi definitivamente alle spalle il ricordo delle nuotate in mare, delle passeggiate in montagna e degli strappi alla regola in tema di alimentazione”.

“Queste regole – conclude il Dottor Luca Bernardo, Responsabile Rapporti con Enti e Istituzioni della SIPPS e Direttore Casa Pediatrica ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano – sono davvero utili per tornare tra i banchi, riaprire i libri e ricominciare a fare i compiti senza particolare stress. Nelle ore serali, infine, si consiglia fortemente di non utilizzare videogiochi, tablet, computer o televisione, che possono provocare ansia e agitazione, anche per vivere a pieno un momento di riunione, che è sempre più raro, in famiglia”.

 

A 28 anni dal suo omicidio Palermo ha ricordato Libero Grassi, imprenditore che si ribello' al racket. Grassi, isolato anche dalle associazioni di imprenditori del tempo, fu ucciso dalla mafia in via Vittorio Alfieri, mentre si recava nella sua azienda, la mattina del 29 agosto 1991. La cerimonia si e' svolta nel punto in cui i sicari entrarono in azione e dove ogni anno viene affisso un manifesto con la scritta: "Il 29 agosto 1991 qui e' stato assassinato Libero Grassi, imprenditore, uomo coraggioso, ucciso dalla mafia, dall'omerta', dell'associazione degli industriali, dall'indifferenza dei partiti, dall'assenza dello Stato".

A ricordare il sacrificio dell'imprenditore, insieme con i figli Davide e Alice, questa mattina c'erano l'associazione Addiopizzo, cittadini, amici della famiglia Grasso e anche alcuni commercianti bengalesi che hanno denunciato i propri estortori.
In via Alfieri anche i vertici carabinieri e guardia di finanza, oltre al questore, Renato Cortese, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, l'assessore regionale al Territorio, Toto Cordaro, e il presidente della Fai (Federazione associazioni antiracket e antiusira italiane) Tano Grasso.

La cerimonia di commemorazione e' iniziata con Alice Grassi che ha spruzzato della vernice rossa sul luogo dell'omicidio. Un gesto che ha dato il via a un lungo pellegrinaggio di cittadini, ciascuno dei quali ha deposto un piccolo omaggio floreale davanti al manifesto che ricorda il sacrificio dell'imprenditore che disse 'no' al pizzo. Addiopizzo, associazione che da anni lotta contro il racket, ha comunque ricordato che "quando si rievoca la storia di Libero Grassi in molti ancora oggi tendono a dare una rappresentazione fuorviante di quanto accadde il 29 agosto 1991. Tanti - sostiene l'associazione - ritengono che Libero Grassi fu ucciso perche' si ribello' alle estorsioni e non considerano, in realta', che l'uccisione fu provocata dalla solitudine e dall'isolamento a cui fu relegato da istituzioni, colleghi imprenditori e cittadini.

A ventotto anni dall'assassinio, Libero Grassi avrebbe a fianco diversi commercianti e imprenditori che nel frattempo si sono finalmente liberati da ogni forma di taglieggiamento - ancora Addiopizzo -. Tuttavia la giornata del 29 agosto sara' un momento per interrogarsi su cosa sia rimasto dell'esempio di Libero Grassi, sul valore delle scelte di chi trova il coraggio di denunciare, sulle difficolta' che si incontrano lungo tale percorso e su come cambiano le dinamiche criminali attraverso cui si perpetra il racket delle estorsioni". La giornata in ricordo di Grassi proseguira' alle 15:30, al parco che porta il nome dell'imprenditore, con la terza edizione di 'Vela per l'inclusione sociale', veleggiata in barche d'altura con i ragazzi di piazza Magione accompagnati da Addiopizzo, la Lega navale italiana e Alfredo Chiodi, nipote di Libero Grassi.

L'iniziativa, finalizzata alla prevenzione e alla riduzione del disagio socio-culturale e a favorire l'inclusione sociale, si inserisce nell'ambito delle attivita' di educativa territoriale svolte da Addiopizzo nel quartiere palermitano della Kalsa. Alle 19, infine, al Nautoscopio di piazza Capitaneria di porto, 'Le cicatrici della crescita', dialogo con Massimiliano Noviello, Alice e Davide Grassi. Nel corso dell'incontro ci sara' la testimonianza di uno dei commercianti di origine bengalese che si sono ribellati al racket con il sostegno di Addiopizzo.

(Fonte: agenzia Dire/Sac)

Alle ore 6 di questa mattina la Mare Jonio ha raggiunto il limite delle acque territoriali a sud di Lampedusa. “Ieri sera alle 23:37 è stato notificato il decreto del Ministro dell’Interno, che ci vieta di entrare” annuncia in un comunicato la Ong Mediterranea.  Questa mattina, alle 7, la motovedetta CP312 della Guardia Costiera ha affiancato la Mare Jonio per fare salire a bordo due ufficiali della Guardia di Finanza, che “ci hanno notificato il decreto brevi manu”.

“Allegando un report medico – continua la nota - abbiamo richiesto assistenza al MRCC (Centro di Coordinamento Marittimo) e alla Capitaneria di Porto, per le condizioni di bordo dei 99 naufraghi, in particolare donne incinte e bambini. Alle nostre reiterate richieste di POS (Place of Safety, porto sicuro) fatte alle autorità della nostra bandiera, ancora nessuna risposta”.

“Stiamo condividendo le informazioni su questa situazione con i nostri fratelli e sorelle a bordo: siamo tutti sulla stessa barca. Per noi il salvataggio si concluderà solo quando ognuno dei naufraghi sarà a terra, curato e assistito. Fino ad allora noi con loro, loro con noi”. 

Nella mattinata il Viminale ha poi autorizzato lo sbarco di donne e bambini senza autorizzare quello degli altri naufraghi. 

 Chi arriva a Lampedusa

Mentre la Mare Jonio viene c'è chi sull'isola sbarca senza conseguenze rendendo ancora più sconcertante la decisione del ministero dell'Interno che sa di rappresaglia. Un gruppo di 78 migranti è sbarcato la notte scorsa a Lampedusa (Ag). Siriani e originari del Bangladesh sono giunti senza che si innescasse alcun allarme. Hanno riferito di essere partiti lunedì dalla Libia. Tutti sono stati portati all'hotspot di Contrada Imbriacola. 

Da martedì 3 settembre sarà in radio, disponibile sulle piattaforme streaming e in digital download "mi chiamo Gaetano" (Incipit Records/Egea), il brano del compositore, autore e sceneggiatore Giuseppe Fulcheri dedicato all'indimenticato campione calcistico Gaetano Scirea, per la ricorrenza dei trent'anni dalla sua prematura scomparsa.

La metà dei proventi ricavati dalla vendita del brano sarà destinata alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Onlus per sostenere l'Istituto di Candiolo, centro internazionale di ricerca e cura in ambito oncologico. Prodotto da Ettore Caretta, con la produzione artistica di Alberto Tafuri, la canzone è un omaggio di Fulcheri al fuoriclasse e all'uomo, diventato icona assoluta e leggenda sportiva al di là di ogni fede calcistica.

«Sono juventino dalla nascita e ancor di più dal periodo della Juventus di Scirea e Platini, i miei idoli da bambino e da ragazzo – racconta Giuseppe Fulcheri – Una notte dell'inverno scorso ho sognato Gaetano Scirea. Mi sono svegliato all'improvviso, sereno ed emozionato, mi sono alzato dal letto e sono andato a sedermi al pianoforte. In pochi minuti è nata Mi Chiamo Gaetano. Scirea, per me e per tantissima gente, è stato ed è un esempio di vera eleganza, perché la vera eleganza non è mai gridata né ostentata, ma si esprime sottovoce, senza clamore. Il piacere profondo di aver scritto questa canzone sta nell'aver provato a dimostrargli la riconoscenza che ho per lui e per tutto quello che ha regalato alla mia vita di bambino, di adolescente e di adulto».

Sullo sfondo del tragico incidente stradale, la canzone tratteggia la figura di Gaetano Scirea, il mitico libero bianconero con la maglia numero 6, da sempre contraddistinto in campo e fuori per la classe e la signorilità. «Quando conobbi Giuseppe a casa mia, previa presentazione di un comune amico, ero abbastanza scettica – dichiara Mariella Scirea, la moglie di Gaetano – ma come iniziai ad ascoltare la registrazione del pezzo musicale, una forte commozione mi strinse la gola: Giuseppe era riuscito a mettere in musica i gesti, i sentimenti insomma tutto quello che rappresentava mio marito Gaetano. Così diventammo amici. Io gli sono grata per il pensiero che so essere sincero ma soprattutto per le emozioni che ha saputo far emergere dopo trent'anni in tutti noi familiari e in coloro che hanno conosciuto ed apprezzato Gaetano Scirea».

«Grazie a questo bellissimo brano dedicato a uno dei campioni più amati del calcio italiano per la sua classe e il suo stile – afferma il Direttore della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, Gianmarco Sala – potremo sostenere il talento dei nostri ricercatori che si impegnano quotidianamente nella sfida contro il cancro».

Gaetano Scirea, uno dei più grandi giocatori della storia della Juventus e della Nazionale Italiana (con cui si laureò campione del mondo nel 1982), apprezzato da tutto il mondo sportivo anche per le sue straordinarie doti umane, è morto in un incidente stradale il 3 settembre del 1989. Si trovava in Polonia nella veste di vice-allenatore della Juventus di Dino Zoff, ruolo assunto subito dopo la conclusione della sua carriera agonistica, per studiare da vicino il Górnic Zabrze, squadra che i bianconeri avrebbero dovuto affrontare nella fase iniziale della Coppa UEFA. L'auto sulla quale viaggiava per raggiungere l'aeroporto e rientrare a Torino prese fuoco, dopo un terribile scontro che non gli lasciò scampo.

Giuseppe Fulcheri è un autore, compositore e sceneggiatore italiano. Nato a Bologna il 29 gennaio del 1972, è docente di "Teoria e tecniche di elaborazione poesia per musica" al Conservatorio "D'Annunzio" di Pescara dal 2011. Ha scritto canzoni per artisti del calibro di Mina, Albano, Anna Oxa, Mino Reitano, Sergio Cammariere, Alexia, Neri Per Caso, Gianni Bella e Silvia Mezzanotte. Ha firmato le composizioni e le liriche di molti spettacoli teatrali e musical, e le colonne sonore di diversi film, fiction e trasmissioni televisive tra cui le canzoni dei film "Tutto l'amore che c'è" per la regia di Sergio Rubini e "Scacco pazzo" per la regia di Alessandro Haber, della fiction "Un medico in famiglia", delle miniserie "La Uno bianca" con Kim Rossi Stuart e "Il testimone" con Raul Bova, e i programmi televisivicondotti da Teo Mammucari "Libero", prodotta dalla RAI e "Mio fratello è pakistano", prodotta da Mediaset. Ha sceneggiato, musicato e prodotto in collaborazione con Rai Cinema, il lungometraggio "Vorrei vederti ballare" per il per la regia di Nicola Deorsola con Giulio Forges Davanzati, Chiara Chiti, Giuliana De Sio, Alessandro Haber, Gianmarco Tognazzi e Paola Barale.

La Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Onlus è stata costituita nel 1986 per offrire un contributo significativo alla sconfitta del cancro attraverso la realizzazione in Piemonte di un centro oncologico, l'Istituto di Candiolo (TO), capace di coniugare la ricerca scientifica con la pratica clinica e di mettere a disposizione dei pazienti oncologici le migliori risorse umane e tecnologiche. La Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro si occupa di reperire le risorse economiche attraverso attività di raccolta fondi e organizza tutte le iniziative e le manifestazioni necessarie per raggiungere questo scopo. L'Istituto di Candiolo è, infatti, l'unico centro di ricerca e cura del cancro italiano realizzato esclusivamente attraverso il sostegno di oltre 300 mila donatori privati che, grazie alla loro generosità, ne hanno fatto un centro di rilievo internazionale.

L'Istituto di Candiolo è anche l'unico "Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico" del Piemonte, riconosciuto dal Ministero della Salute, a testimonianza delle importanti scoperte fatte e pubblicate sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali.  A Candiolo lavorano circa 600 persone tra medici, ricercatori italiani e internazionali, infermieri, personale amministrativo e tecnici. La Fondazione ha previsto per i prossimi anni un importante piano di sviluppo che permetterà all'Istituto di crescere ulteriormente, dotandosi così di nuovi spazi da mettere a disposizione di medici, ricercatori e, soprattutto, dei pazienti e delle persone a loro vicine. L'obiettivo è di curare sempre più persone e sempre meglio.

 

Medici Senza Frontiere (MSF) esprime preoccupazione per la sorte di centinaia di persone sgomberate ieri mattina senza soluzioni alternative sufficienti dall'insediamento dell'ex Felandina, in Basilicata. "È più che mai necessario che a livello nazionale e locale vengano adottate concrete politiche di gestione di un fenomeno ormai strutturale e decennale, avverte MSF che da circa due mesi fornisce cure mediche e orientamento ai servizi socio-sanitari del territorio alle persone vulnerabili residenti all'interno dell'insediamento".

"Il numero di alloggi predisposti in centri di accoglienza e dormitori non è sufficiente. Centinaia di uomini e donne non hanno alcuna idea di dove trascorreranno la notte"dichiara Francesco Di Donna, coordinatore medico dei progetti di MSF in Italia. "Pur riconoscendo l'insalubrità del sito sgomberato, in cui questo mese ha perso la vita una giovane donna in un drammatico incendio, gli sgomberi senza soluzioni abitative alternative non possono essere considerati misure sostenibili perché aggravano le vulnerabilità di queste persone ed i rischi per la loro salute".

MSF ha cominciato a lavorare all'ex Felandina dallo scorso 4 luglio, in collaborazione con l'Azienda sanitaria di Matera, per rispondere ai bisogni essenziali degli abitanti dell'insediamento, impiegati stagionalmente come braccianti agricoli nelle campagne del Sud d'Italia. Nel corso dei due mesi di attività, MSF ha effettuato più di 400 visite mediche riscontrando che più di un quarto dei pazienti manifestava dolori e/o infiammazioni muscolo-scheletriche collegabili alla tipologia di lavoro svolto. In 55 casi sono state riscontrate patologie dermatologiche attribuibili alle scarse condizioni igienico-sanitarie nell'insediamento e/o al possibile contatto con prodotti chimici nocivi. Inoltre, a circa 60 pazienti sono state diagnosticate patologie di natura gastrointestinale dovute anche allo scarso accesso a fonti d'acqua potabile e alle condizioni igieniche precarie. 

In occasione dell'incendio del 7 agosto, in cui ha perso la vita una giovane donna, il team di MSF ha prestato assistenza medica alle persone coinvolte e distribuito circa 400 kit composti da vestiti, coperte e prodotti per l'igiene personale a coloro che avevano perso tutto nel rogo.

"Sebbene la presenza di migranti impiegati nel settore agricolo nell'area del Metapontino sia un fenomeno di lunga data si continua a trattarlo in modo emergenziale con vane promesse e sgomberi senza alternative. Sono invece necessarie soluzioni strutturate che tengano conto dei bisogni e diritti fondamentali delle persone" conclude ildottor Di Donna di MSF.

 

Appena fuori dal caos cittadino, nel cuore di Montesacro, a Roma nord, all’interno di un condominio è nato un insolito modello di integrazione. Si chiama Well-c-Home, una cooperativa sorta per tutelare i beneficiari di protezione internazionale. Il responsabile del progetto, Emanuele Petrella, nella scritta stampata sulla maglia nera che indossa, Refugees Welcome, definisce subito la sua missione: dare un contributo alla crisi umanitaria di cui leggiamo, passivamente, ogni giorno.

«Quando mio figlio sarà grande e apprenderà sui libri delle migliaia di morti nel Mediterraneo,voglio che mi apprezzi per il mio impegno a migliorare questo disastro» rivela Emanuele, che ha fondato l’associazione nel giugno del 2014, non a caso il periodo in cui ricorre la giornata mondiale del rifugiato. Si tratta di una vera e propria avventura umana e comunitaria, una prova di inclusione anche per i più reticenti al tema. L’abitazione ospita quattordici persone fra cui Gabriella, una settantenne romana segnata da uno sfratto, dopo il quale era convinta di aver perso ogni speranza di vita. “Mamma Roma”, così la chiamano tutti in casa, ha fatto di Well-c-Home il suo nido o, se vogliamo, un incarico a tempo pieno da volontaria, mettendo in gioco ogni giorno spirito di cooperazione, competenza e un forte desiderio di riscatto. Anche grazie al lavoro quotidiano degli associati il progetto è un caso esemplare di connessione fra culture diverse e, soprattutto, come tiene a sottolineare Petrella, di interazione tra coinquilini e il territorio.

Infatti, come precisa con entusiasmo il responsabile, tutto il tessuto sociale in cui la cooperativa è inserita è corroborato dalle attività di auto-determinazione avviate da ex ospiti di Well-c-Home, divenuti oggi imprenditori impegnati a dare il loro apporto alquartiere in cui risiedono. Petrella lo dice senz’altro con orgoglio, ma lasciando intendere che questo è il fine ultimo della cooperativa: offrire opportunità agli inquilini anche dopo la permanenza nella struttura. Ogni azione qui è fatta di condivisione e si confonde con la dolcezza dell’ospite più giovane, una bimba vivacissima, i cui occhi non rivelano della vita in Libia nel ventre di sua madre. È probabilmente questa creatura innocente a rappresentare un esempio poetico di stella danzante in mezzo al caos. Caos che Emanuele, nel suo piccolo, ha deciso di mettere in ordine. Un’azione di civiltà che è un appello all’altruismo, all’interazione, a gesti capaci di fare la differenza.

Gaia Aiello, Beatrice Albertazzi, Federica Aresti, Chiara Bottazzi, Sabrina Campus, Alice Cardia, Silvia Fois, Claudia Loviselli, Carlo Mariozzi, Maria Dolores Picciau, Valentina Segato, Mario Tuti

(Studenti dell’edizione 2019 del Master in Comunicazione Sociale di Roma Tor Vergata – Visita allo Sprar Wel-c-home durante la settimana finale intensiva)

 

Installato all’Ospedale Monaldi il robot Da Vinci di ultimissima generazione. La piattaforma all’avanguardia per la chirurgia mininvasiva, nella struttura ospedaliera, è operativa già dal 2002 ed ora, con questa acquisizione, sarà possibile eseguire interventi di complessità sempre più elevata. 

“Si tratta di un’apparecchiatura dalle innumerevoli potenzialità che ci darà l’opportunità di effettuare interventi che prima era impossibile effettuare in via mininvasiva, come, ad esempio le ricostruzioni della parete addominale in caso di ernie ventrali particolarmente complesse e di fornire ulteriori vantaggi nella chirurgia del colon-retto” spiega Diego Cuccurullo, direttore della Uoc di Chirurgia Generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli. 

“Il nuovo modello di robot Da Vinci consente di effettuare un numero maggiore di interventi anche di Chirurgia toracica. Al Monaldi, dove fino ad ora sono stati effettuati già 110 interventi di chirurgia robotica sul mediastino, prevalentemente timectomie, con questo nuovo modello sarà possibile estendere le indicazioni ed effettuare anche lobectomie polmonari e rendere le timectomie più semplici” spiega Carlo Curcio, direttore della Uoc di Chirurgia Toracica e capo del Dipartimento di Chirurgia Generale e Specialistica. “Infine, disponendo di una doppia consolle sarà possibile effettuare formazione e tutoraggio dei nuovi chirurghi in maniera assolutamente sicura e con l’obiettivo di formare nuovi operatori in grado di sfruttare al massimo le potenzialità della chirurgia robotica” conclude Curcio. 

“La nuova piattaforma Da Vinci sarà impiegata dalle Uoc di Chirurgia Generale, Chirurgia Toracica, Urologia e Otorinolaringoiatria ed è dotata di una articolabilità dei bracci robotici più ampia che consente all’operatore maggiore libertà di movimento nel corso degli interventi” spiega Maurizio di Mauro, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli.

“L’acquisizione di questo macchinario all’avanguardia consente all’Azienda Ospedaliera dei Colli di ampliare ulteriormente l’offerta assistenziale in ambito chirurgico” conclude di Mauro.

 

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