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Giovedì, 16 Luglio 2020

I rappresentanti di sei diverse realtà territoriali della Rete dei Numeri Pari hanno incontrato il governo, nella persona del Ministro per il Sud e la Coesione territoriale Giuseppe Provenzano, in un incontro organizzato dalla Rete dei Numeri Pari e dal Forum Disuguaglianze e Diversità. Al centro dell'incontro la lotta alle disuguaglianze e la necessità di alcune misure legate alla casa e al reddito, su cui hanno qualche giorno fa richiamato la politica ad intervenire, necessarie a rispondere alla drammatica situazione sociale del paese e per scongiurare un aumento senza precedenti delle disuguaglianze e della povertà.

Ha coordinato l'incontro Fabrizio Barca, Coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità. "Lavoriamo da mesi con la Rete dei Numeri Pari perché le sue esperienze di auto-organizzazione e mutualismo sono un punto di forza per il cambio di rotta di cui abbiamo bisogno. Ascoltarne le esperienze e le proposte è un modo per ricostruire il rapporto fra Istituzioni e società, ricordandoci della tante conoscenze che maturano nei luoghi e che vanno ascoltate quando si disegnano le politiche e gli interventi. E' importante per noi oggi la presenza del Ministro Provenzano".

Giuseppe De Marzo, Coordinatore nazionale della Rete dei Numeri Pari, ha ricordato che il momento attuale impone un realismo sulle reali condizioni in cui si troveranno molte persone. "In passato abbiamo chiesto coraggio alla politica per opporsi alle misure di austerità, sulla crisi finanziaria, sul collasso climatico, sulle mafie e non siamo stati ascoltati. Oggi chiediamo – ha continuato De Marzo - di essere realisti e pensare ai milioni di nuovi poveri che emergeranno nelle prossime settimane e rappresenteranno un esercito di manodopera di riserva per le mafie e la criminalità organizzata. Se la politica non metterà in campo misure adeguate, questa emergenza si tradurrà in disperazione sociale. Per questo crediamo sia necessario ed urgente dare spazio e forza ad un paradigma che mette insieme giustizia sociale, ambientale ed ecologica."

Mariangela Di Gangi - presidente del Laboratorio Zen Insieme, racconta che "nel quartiere Zen 2 di Palermo vivono 17mila persone, tutte occupanti non regolarizzabili e senza residenza a causa di quanto previsto dall'art 5 della legge Renzi-Lupi. Questo vuol dire che nessuna di loro potrà accedere agli ammortizzatori sociali previsti dal Decreto Cura Italia e senza il nostro sostegno si sarebbero trovavate immediatamente in situazioni di estremo disagio". Di Gangi ha ricordato la necessità di responsabilizzare i territori e le realtà sociali, attraverso la partecipazione e la possibilità di pesare sulle scelte e sulle strategie del Governo.

"Noi non siamo stati colti impreparati – afferma Don Angelo Cassano – Parroco San Sabino di Bari. Non ci aspettavamo il virus e la pandemia ma ci era chiaro che stavamo andando incontro a una situazione drammatica. Questa situazione ha raddoppiato il numero delle famiglie che sosteniamo, con le nostre attività e con la solidarietà della città, raggiungendo anche quelle non abituate a chiedere. In questo modo abbiamo impedito che scivolassero nelle mani delle mafie ma se le istituzioni non metteranno in campo misure adeguate questo rischio diventerà realtà".

"I numeri della povertà che abbiamo davanti ci rappresentano una situazione inquietante: 3milioni di nuclei familiari non potranno permettersi di pagare un affitto nelle prossime settimane, afferma Paolo Di Vetta – Movimenti per il diritto all'abitare, ricordando il paradosso dell'alto numero di case vuote e dell'enorme numero di persone senza una casa. "Per affrontare la questione abitativa bisogna tenere conto che il blocco degli sfratti deve tutelare le famiglie non solo fino a settembre ma per tutto il 2021. È importante ricordare che – prosegue Di Vetta – a causa dell'articolo 5 della legge Renzi-Lupi è stato creato un esercito di invisibili, che in gran parte vive nelle occupazioni abitative per necessità, che rimane escluso da tutti gli ammortizzatori sociali. È fondamentale che si affronti il tema del diritto alla casa non solo come legato all'emergenza ma che siano previsti piani nazionali strutturali che ripensino la creazione di alloggi popolari utilizzando il costruito".

"Ai centri di accoglienza oggi non è permesso di far entrare nuove persone a causa delle direttive nazionali ma sta diventando difficile anche tenere dentro chi c'è già, racconta Alessandro Radicchi, Presidente della Cooperativa sociale Europe Consulting Onlus, ricordando la necessità di investimenti per far fronte ai nuovi bisogni. In questa situazione, alle persone senza dimora non viene garantita l'assistenza necessaria e questo rappresenta un vuoto amministrativo enorme che impedisce di mettere insieme il diritto alla salute con la tutela delle persone più fragili. Non si tratta solo di tutelare i diritti delle singole persone ma di tutto il Paese – prosegue Radicchi - perché se decine di migliaia di persone continuano a vivere in strada, senza nessuna assistenza medica, non possiamo sorprenderci se il virus continua a circolare!"

"Essendo una realtà auto-organizzata e non dovendo rendere conto al manager controllore – afferma Luca Federici, Presidente della Società Cooperativa Rimaflow - siamo riusciti a rispondere alle necessità del territorio seguendo i criteri della giustizia ambientale ed ecologica. Occorre pensare a quali politiche riusciranno a rispondere ai bisogni dei milioni di poveri che ci saranno al termine dell'emergenza. È il tempo di lavorare a una legge partecipata – conclude Federici - che permetta ai lavoratori e alle lavoratrici di recuperare le fabbriche fallite o confiscate di potersi ricreare lavoro buono organizzandosi tra di loro usufruendo di linee di finanziamento nazionali".

"In questa fase è mancato totalmente un approccio di genere all'emergenza e se mancasse ancora si creerebbe un problema strutturale – afferma Maura Cossutta, Presidente della Casa Internazionale delle Donne. È necessario implementare il lavoro buono delle donne e affrontare il tema della cura e del reddito universale. I diritti sociali – conclude Cossutta - devono essere sganciati dal lavoro altrimenti si rischia di ritornare nelle dinamiche di assistenzialismo e di workfair che abbiamo conosciuto in questi anni".

 

Il Ministro ha chiuso l'incontro con l'impegno che nella seconda fase venga raccolto il contributo e la conoscenza di queste esperienze, che svolgono un lavoro di irrobustimento del capitale sociale di cui abbiamo la società ha bisogno. L'impegno, su cui si sta adoperando su suggerimento di Carlo Borgomeo, Presidente della Fondazione Con il Sud, è volto ad assicurare alle organizzazioni della società e della cittadinanza attiva il supporto finanziario necessario per la loro accresciuta funzione. Ha infine ricordato che la politica ha bisogno di costruire alleanze, basate sul confronto e il conflitto democratico, che va garantito anche nelle attuali condizioni.

 

"Un buon risultato, raggiunto grazie al senso di responsabilità di tutte le parti sociali e al supporto assicurato dal governo, che consentirà una graduale ripresa delle attività produttive e la salvaguardia dell'occupazione nel rispetto della salute e della sicurezza dei lavoratori".

Il Presidente di Alleanza delle Cooperative, Mauro Lusetti, commenta così, anche a nome dei Copresidenti Maurizio Gardini e Giovanni Schiavone, l'intesa raggiunta questa mattina sull'integrazione del protocollo sicurezza che era stato siglato il 14 marzo.

"In vista dell'avvio della graduale ripresa delle attività imprenditoriali -sottolinea Lusetti- il protocollo è stato integrato sia per raccogliere i suggerimenti e le indicazioni fornite dall'Inail riguardo le procedure di corretta gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro sia per correggere i limiti mostrati dalla sua applicazione".

"Il protocollo -conclude l'Alleanza- rappresenta un insieme di linee guida per le nostre cooperative che riprenderanno l'attività; non escludiamo che possano essere anche raggiunte intese a livello settoriale per entrare più dettagliatamente nel merito dei requisiti di sicurezza in funzione dei processi produttivi caratteristici dei singoli comparti di attività".

 

 

 

 

A poco più di un mese dalla pubblicazione di un position paper sulla 'Valutazione della potenziale relazione tra l'inquinamento da particolato atmosferico e la diffusione dell'epidemia da Covid-19', la Societa' Italiana di Medicina Ambientale (Sima) fa sapere che il Coronavirus Sars-Cov-2 e' stato ritrovato sul particolato (PM).

 "Questa prima prova- commenta all'agenzia Dire Alessandro Miani, presidente Sima- apre la possibilita' di testare la presenza del virus sul particolato atmosferico delle nostre città nei prossimi mesi come indicatore per rilevare precocemente la ricomparsa del Coronavirus e adottare adeguate misure preventive prima dell'inizio di una nuova epidemia".

Questa prima parte della ricerca, prosegue il professor Leonardo Setti, coordinatore del gruppo di ricerca scientifica insieme al professor Gianluigi De Gennaro e al professor Miani, mirava "espressamente a cercare la presenza dell'Rna del Sars-CoV-2 sul particolato atmosferico. Le prime evidenze relative alla presenza del coronavirus sul particolato provengono da analisi eseguite su 34 campioni di PM10 in aria ambiente di siti industriali della provincia di Bergamo, raccolti con due diversi campionatori d'aria per un periodo continuativo di 3 settimane, dal 21 febbraio al 13 marzo".

I campioni sono stati analizzati dall'Universita' di Trieste in collaborazione con i laboratori dell'azienda ospedaliera Giuliano Isontina, che hanno verificato la presenza del virus in "almeno 8 delle 22 giornate prese in esame. I risultati positivi- precisa Setti- sono stati confermati su 12 diversi campioni per tutti e tre i marcatori molecolari, vale a dire il gene E, il gene N ed il gene RdRP, quest'ultimo altamente specifico per la presenza dell'Rna virale Sars-CoV-2. Possiamo confermare di aver ragionevolmente dimostrato la presenza di Rna virale del Sars-CoV-2 sul particolato atmosferico rilevando la presenza di geni altamente specifici, utilizzati come marcatori molecolari del virus, in due analisi genetiche parallele".

Secondo il professor De Gennaro questa è "la prima prova che l'Rna del Sars-CoV-2 può essere presente sul particolato in aria ambiente, suggerendo così che, in condizioni di stabilita' atmosferica e alte concentrazioni di PM, le micro-goccioline infettate contenenti il coronavirus Sars-CoV-2 possano stabilizzarsi sulle particelle per creare dei cluster col particolato, aumentando la persistenza del virus nell'atmosfera come gia' ipotizzato sulla base di recenti ricerche internazionali.

L'individuazione del virus sulle polveri potrebbe essere anche un buon marker per verificarne la diffusione negli ambienti indoor come ospedali, uffici e locali aperti al pubblico. Le ricerche hanno ormai chiarito che le goccioline di saliva potenzialmente infette possono raggiungere distanze anche di 7 o 10 metri, imponendoci quindi di utilizzare per precauzione le mascherine facciali in tutti gli ambienti". La prova che l'Rna del Sars-CoV-2 puo' essere presente sul particolato in aria ambiente, aggiunge ancora De Gennaro, "non attesta ancora con certezza definitiva che vi sia una terza via di contagio. Tuttavia, occorre che si tenga conto nella cosiddetta fase 2 della necessita' di mantenere basse le emissioni di particolato per non rischiare di favorire la potenziale diffusione del virus".

A tal proposito, l'epidemiologo Prisco Piscitelli spiega: "Ad oggi le osservazioni epidemiologiche disponibili per Italia, Cina e Stati Uniti mostrano come la progressione dell'epidemia Covid-19 sia piu' grave in quelle aree caratterizzate da livelli piu' elevati di particolato. Esposizioni croniche ad elevate concentrazioni di particolato atmosferico, come quelle che si registrano oramai da decenni nella Pianura Padana, hanno di per se' conseguenze negative sulla salute umana, ben rilevate e quantificate dall'Agenzia Europea per l'Ambiente, rappresentando anche un fattore predisponente a una maggiore suscettibilita' degli anziani fragili alle infezioni virali e alle complicanze cardio-polmonari. È arrivato il momento di affrontare il problema".

Commenta infine all'agenzia Dire Miani: "Siamo in stretto contatto con l'Organizzazione Mondiale della Sanità e con la Commissione Europea per condividere i risultati delle nostre analisi. Sono in corso ulteriori studi di conferma di queste prime prove sulla possibilità di considerare il PM come 'carrier' di nuclei contenenti goccioline virali, ricerche che dovranno spingersi fino a valutare la vitalità e soprattutto la virulenza del Sars-CoV-2 adesso al particolato. Intanto, la presenza del virus sulle polveri atmosferiche e' una preziosa informazione in vista dell'imminente riapertura delle attività sociali, che conferma l'importanza di un utilizzo generalizzato delle mascherine da parte di tutta la popolazione. Se tutti indossiamo le mascherine, la distanza inter-personale di 2 metri e' da considerarsi ragionevolmente protettiva permettendo cosi' alle persone di riprendere una vita sociale".

(Fonte: agenzia Dire)

"La Regione Emilia-Romagna ha confermato la validità del sistema integrato di welfare, riconoscendo alla cooperazione sociale un ruolo fondamentale nella co-progettazione e nella gestione di servizi alla persona, a partire da quelli per anziani e disabili".

Lo segnalano le centrali cooperative riunite nell'Alleanza Cooperative Sociali Emilia-Romagna dopo l'incontro di ieri con la vicepresidente della Regione Elly Schlein e l'assessore alla Sanità Raffaele Donini.

"Le cooperative sociali gestiscono attualmente quasi il 70% dei posti accreditati in Regione dalla direttiva 514/2009" dichiarano i presidenti delle federazioni regionali di Confcooperative Federsolidarietà, Legacoopsociali e Agci Solidarietà". "Parliamo – precisano Luca Dal Pozzo, Alberto Alberani ed Emanuele Monaci - di circa 500 servizi accreditati frequentati da 23.000 persone nelle residenze e 4.500 nei centri diurni, con altri 18.200 utenti fragili che vengono seguiti con assistenza domiciliare".

Dal confronto di ieri è emersa la condivisione delle azioni da adottare nei prossimi giorni per proseguire nella collaborazione tra Regione e cooperazione sociale. “Elaborazione di linee guida chiare e condivise per le procedure di accoglienza e di diagnostica all'interno delle strutture per anziani. La possibilità per le cooperative sociali di procedere con l'autofornitura e gli acquisti in autonomia di mascherine e dispositivi di protezione individuale, evitando così incomprensioni con la Protezione Civile. Una modalità chiara e condivisa per la fatturazione dei servizi sospesi durante l'emergenza, come i centri diurni per anziani e disabili. La possibilità di impiegare a supporto delle operatrici e degli operatori socio-sanitari (e per svolgere solo compiti ausiliari e non professionali verso i pazienti no Covid) anche personale con esperienza nella cura di persone anziane e caregiver, prevedendo formazioni specifiche. La previsione di una nuova co-progettazione dei servizi in accreditamento rivolti alle persone con disabilità e anziane, alla luce dell'esperienza maturata con l'emergenza sanitaria Covid-19”.

 

 

 

Lo stato di emergenza connesso alla pandemia da SARS-CoV-2 ha prodotto una repentina modifica nella modalità di comunicazione con i familiari dei malati in tutti i setting di cura CoViD19, a causa delle misure di completo isolamento sociale. Il carico di enorme sofferenza psicologica si manifesta con una paura diffusa. Gli stessi operatori sanitari sono isolati dalle proprie famiglie, e devono gestire le conseguenze dell’isolamento dai propri congiunti anche nei malati che assistono.

Per offrire indicazioni operative condivise e basate su evidenze ed esperienze internazionali, le quattro società scientifiche maggiormente coinvolte nella prima linea CoViD19 (SOCIETA' ITALIANA DI ANESTESIA, ANALGESIA, RIANIMAZIONE E TERAPIA INTENSIVA-SIAARTI; ASSOCIAZIONE NAZIONALI INFERMIERI DI AREA CRITICA-ANIARTI; SOCIETA' ITALIANA CURE PALLIATIVE-SICP e SOCIETA' ITALIANA MEDICINA EMERGENZA URGENZA-SIMEU) hanno messo a punto e diffuso il Position Paper Intersocietario intitolato: “ComuniCoViD - Come comunicare con i familiari in condizioni di completo isolamento”. È un Documento operativo progettato e realizzato per essere utile a tutta la comunità sanitaria nazionale.

Il Position Paper è destinato alle realtà assistenziali in cui vengono gestite persone affette da CoViD19, in particolare se con quadri clinici instabili, ed il suo scopo è “facilitare l’équipe di cura nella comunicazione con i familiari, anche nelle condizioni estreme di completo isolamento”, visto che è noto che i malati e i loro familiari “ricordano quanto hanno ricevuto in termini non solo di risultati clinici ma anche di umanità, vicinanza e sostegno psicologico da parte delle équipe di cura”. La percezione di un'autentica partecipazione umana alla vicenda di malattia, sottolinea il Documento, “sarà particolarmente importante in caso di morte del paziente, e potrà influenzare il processo di elaborazione del lutto”.

“Ci è sembrato necessario mettere a punto questo Documento in tempi rapidissimi”, sottolinea Giovanni Mistraletti, responsabile del Progetto Intensiva 2.0 di SIAARTI, “perché ricevevamo numerose richieste da parte di colleghi, che si domandavano come comunicare le notizie cliniche senza potersi vedere di persona con i familiari. Ci sono problemi tecnici, giuridici, psicologici ed etici non scontati; era necessario che qualcuno esprimesse opinioni chiare ed autorevoli, presentandole in modo immediatamente fruibile. Certo, questo nostro contributo è una goccia nel mare, ma crediamo possa migliorare davvero il benessere dei familiari, e anche quello degli operatori”.

“Per noi infermieri di area critica, la partecipazione a questo Documento” afferma Silvia Scelsi, presidente ANIARTI, “è l'espressione di una esigenza che viene dal profondo sentire della professione, di presa in carico totale e di accompagnamento della persona malata e dei suoi familiari, nell'espressione dei loro bisogni, in un momento di totale difficoltà, rappresentato dalla malattia e dal ricovero in area critica. L'infermiere stabilisce una relazione di cura che gli permette di poter leggere i bisogni espressi dalla persona e progettare risposte adeguate, ma la relazione in questo particolare contesto viene alterata dalle necessità poste dall’isolamento sanitario: gli strumenti di comunicazione devono essere quindi adeguatamente modificati per raggiungere comunque l'obiettivo ed evitare che la persona ricoverata e la famiglia aggiungano all'esperienza già dura anche il senso di abbandono che genera l'isolamento.”

“Abbiamo ritenuto di proporre congiuntamente questo Position paper - commenta Salvatore Manca, presidente nazionale SIMEU - perché la gestione dell'emergenza è una filiera complessa, costituita da competenze complementari che hanno però basi comuni: il fattore tempo e la necessità di affrontare e comunicare momenti emotivamente molto impegnativi, per i pazienti, i familiari e gli stessi sanitari. È necessaria una cultura della comunicazione che deve essere parte integrante del bagaglio delle competenze sanitarie. Migliorare la comunicazione, fra professionisti e verso i pazienti e i loro familiari, non significa solo migliorare l'efficacia delle cure, ma rinsaldare un rapporto di fiducia reciproca".

“L'importanza della comunicazione con i familiari in questa drammatica fase”, precisa Italo Penco, Presidente SICP, “è essenziale in quanto va incontro ad un bisogno fondamentale dei familiari stessi, quasi sempre confinati in casa e impossibilitati ad accedere ai luoghi di cura, di avere regolari informazioni sulle condizioni cliniche del loro caro ricoverato e di essere rassicurati sul controllo delle sofferenze anche in caso di peggioramento".

Il Documento intersocietario “COMUNICOVID. COME COMUNICARE CON I FAMILIARI IN CONDIZIONI DI COMPLETO ISOLAMENTO” è composto da tre parti concettuali ed operative, che si integrano dando vita ad un approccio complessivo che risponde sia a problematiche teorico-organizzative che a necessità pratico-operative: presentazione degli Statements per la comunicazione ai familiari in condizioni di isolamento; istruzioni per gli operatori sanitari sulla comunicazione telefonica, corredate da checklist e da scheda operativa; discussione di tematiche chiave della situazione attuale, quale cornice teorica degli Statements.

Ma quali sono in una fase così intensa e convulsa come quella emergenziale gli scopi della comunicazione clinica con i familiari? Secondo il Position Paper – posti i cardini essenziali della comunicazione, che rimangono la verità dei contenuti, la coerenza e la gradualità – la comunicazione clinica ha questi obiettivi: fornire in modo comprensibile le notizie circa la malattia e le possibili opzioni di cura; ottenere informazioni sulle aspettative dei familiari riguardo alla malattia e sui valori e le scelte della persona ricoverata; manifestare empatia, dimostrare partecipazione e modularla caso per caso, per creare la migliore relazione di cura possibile con i familiari; rendere possibile l’espressione delle emozioni; prevenire incomprensioni e conflitti con l’équipe di cura.

Posti questi elementi essenziali, SIAARTI, ANIARTI, SICP E SIMEU hanno identificato Dieci dichiarazioni (Statements) fondamentali della comunicazione tra team sanitario e famiglia: Comunicare al familiare di riferimento le notizie cliniche almeno una volta al giorno e nel caso di ogni aggravamento sostanziale ed imprevisto. La comunicazione di notizie cliniche va effettuata dal medico che ha in cura il paziente. Esentare da questo compito un operatore che lo percepisca come troppo gravoso. Considerare e tutelare l’equilibrio emotivo degli operatori sanitari.Utilizzare una comunicazione telefonica, di videochiamata o, in casi particolari, scritta. Comunicare tramite email/sms può essere una utile strategia complementare.Comunicare con modalità adeguate all’interlocutore, inequivocabili, veritiere, argomentate. Ricostruire insieme ai familiari le volontà del malato. Informare esaustivamente sul controllo della sofferenza. Lasciar spazio ed accogliere le emozioni del familiare.

Ampio spazio è offerto all'interno del Position Paper alla riflessione sullo “spazio relazionale” che anche in emergenza è utile e necessario creare per stabilire una forma di contatto, con il malato, con i familiari, tra operatori, mosso da un sentimento di vicinanza che non si rivolge solo verso gli altri, ma che diviene bisogno per noi stessi, per dare un senso a questo terribile isolamento degli affetti. In questo senso “una telefonata, una videochiamata, una email, un racconto scritto, tendono a sostituirsi alla mancanza di un contatto fisico che il virus proibisce: poter comunicare con i familiari consente di creare uno spazio di ascolto in cui si raccolgono paure, angoscia di morte, timori per sé stessi e per i propri cari lontani, e in cui si tenta di infondere fiducia e speranza”.

Il Documento – che si presenta anche nella sua presentazione grafica con un'immagine autentica, una fotografia scattata all'interno di una terapia intensiva proprio in tempo di CoViD19 – è stato scritto da autori appartenenti a diverse discipline (medici, infermieri, psicologi, giuristi) ed è stato poi revisionato da un gruppo di esperti che include professionisti, persone che hanno vissuto l'esperienza del ricovero in Terapia Intensiva e loro familiari. È stato infine approvato dal Consiglio Direttivo di SIAARTI, ANIARTI, SICP e SIMEU.

La presentazione dei contenuti del Position Paper “COMUNICOVID. COME COMUNICARE CON I FAMILIARI IN CONDIZIONI DI COMPLETO ISOLAMENTO” sarà tema di un Webinar promosso dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nella giornata di Venerdì 24 aprile (alle ore 17), con la partecipazione di Giovanni Mistraletti (SIAARTI), Alberto Giannini (SIAARTI), Silvia Scelsi (ANIARTI), Luciano Orsi (SICP) e Fabio De Iaco (SIMEU).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono 120 i giovani umbri fra i 18 e i 28 anni che hanno ripreso lo scorso 16 aprile il proprio impegno nei progetti di servizio civile di Legacoop Umbria, rimodulati dopo l'esplosione dell'emergenza Covid-19.

Il Dipartimento per le Politiche Giovanili ed il Servizio Civile Universale ha pubblicato la Circolare di “impiego operatori volontari nell’ambito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”. La finalità è consentire la riattivazione dei progetti sospesi: è dovere delle Istituzioni, degli Enti e dei volontari continuare ad assicurare, con responsabilità e consapevolezza, il loro contributo quotidiano. Gli operatori volontari di Legacoop saranno operativi nel sostegno agli anziani e ai soggetti fragili, assistenza Sociale, supporto al sistema scolastico, attività di comunicazione, realizzazione di progetti educativi o culturali, welfare leggero e supporto alla diffusione degli strumenti di prevenzione

«Le nostre Cooperative, anche se tuttora si trovano ancora in una fase emergenziale, condividono lo spirito e le finalità del Servizio Civile Universale . Per queste motivazioni abbiamo analizzato ogni singola situazione - spiega Andrea Radicchi Responsabile Servizio Civile Legacoop Umbria – e siamo riusciti a riattivare il servizio per 120 operatori volontari. In molti casi questa operazione ha richiesto energie e versatilità, in altri ha portato ad attivare collaborazioni con altre cooperative del sistema Legacoop e gemellaggi con altri enti. Le nuove emergenze ci fanno riscoprire il senso profondo del servizio civile: difendere la Patria in modo nonviolento per noi significa avere cura delle persone più fragili e dell’intera collettività umbra. Abbiamo inoltre riscontrato una importante risposta da parte degli operatori volontari consapevoli che la loro scelta possa aiutare il nostro territorio ad affrontare questa sfida al meglio».

Lo strumento del servizio civile ha dato, da subito, una spinta veloce per la ripartenza in quanto le forze giovani e motivate della nostra Regione stanno dando quell’energia e quella freschezza di cui il nostro sistema ha bisogno anche nella fase “2”.

“Ho scelto il progetto “Gli altri siamo noi” per fare un’esperienza diretta in una Comunità diurna per minori - racconta Raffaele 24enne operatore volontario di Assisi – ma ho accettato la rimodulazione del progetto perché lo spirito di squadra e umanità non devono mai mancare donando un pezzo del proprio cuore e del proprio coraggio per ripartire più forti di prima”

“La riattivazione del mio progetto in una comunità residenziale per disabili – spiega Federico 23enne di Foligno – mi ha permesso di sperimentare una modalità di comunicazione da remoto con alcuni ragazzi della struttura, soprattutto con una ipovedente. Attraverso la mia passione per i libri e la letteratura abbiamo creato uno spazio di lettura, un incontro virtuale che si estenderà a breve ad altri gruppi di lettura.”

“In un momento così difficile e carico di incertezze le nostre cooperative attraverso i propri operatori stanno quotidianamente fronteggiando in prima linea l’emergenza sanitaria continuando ad operare nei vari servizi – spiega Radicchi - Le cooperative, in particolare quelle sociali, sono state colpite duramente dai provvedimenti restrittivi che hanno sospeso tutte le attività didattiche, educative e culturali chiuso numerosi altri servizi. Tantissimi sono gli operatori sociali, sanitari, educativi che prestano ogni giorno la loro attività in condizioni anche di estrema criticità per fornire tutte le prestazioni necessarie e per trovare soluzioni al fine di non abbandonare anziani, minori, famiglie e tutte le persone fragili e far fronte a bisogni a cui da soli non si riesce a rispondere. Alla Circolare del Dipartimento abbiamo subito replicato con una riattivazione dei progetti, condivisa con i nostri operatori volontari, partendo anche dalle caratteristiche personali dei ragazzi per poter dare una risposta al nostro territorio con servizi a volte diversi da quelli offerti finora.”

Per i giovani sarà ancora di più una esperienza valoriale importante per la loro crescita personale e una iniezione di fiducia per la collettività e il bene comune. Con l’auspicio che nei prossimi mesi questi operatori volontari che oggi hanno risposto “si”, “noi ci siamo”, siano il volano da cui ripartire per costruire solide fondamenta per il futuro.

 

Nelle prime due settimane del mese di marzo 2020 le chiamate al 1522, il numero nazionale per le segnalazioni di violenza e stalking, sono diminuite del 55% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma la riduzione delle richieste di aiuto non è il riflesso di una riduzione del fenomeno: le misure restrittive adottate in questa fase di emergenza accrescono la difficoltà nel richiedere aiuto da parte di una donna costretta alla coabitazione forzata con un uomo maltrattante.

Per questo la cooperativa La Esse e la casa religiosa Domus Nostra hanno deciso di non rinviare oltre l’avvio del Centro delle donne libere dalla violenza, che da questa settimana sarà attivo da remoto e appena possibile aprirà, dal lunedì al venerdì, nella sua sede a Quinto di Treviso.

L’iniziativa nasce con finanziamento della Regione del Veneto grazie alla sinergia tra le due realtà trevigiane che mettono insieme le rispettive competenze e l’esperienza maturata in anni di lavoro con le donne e i minori, per garantire un contatto immediato. Per tutta la durata dell’emergenza sarà attivo il numero 3401008065, con segreteria h 24, disponibile anche con chat Whatsapp, e sarà possibile scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e attraverso la pagina Facebook.

Il nuovo Centro Antiviolenza accoglie e sostiene le donne nel loro percorso di uscita da situazioni di maltrattamento famigliare e violenza di genere, con il supporto di una rete di professioniste. L’equipe di lavoro coinvolge psicologhe, educatrici ed avvocate da anni impegnate in progetti e servizi per l’empowerment delle donne che subiscono maltrattamenti in famiglia, sia nel Centro Antiviolenza del Comune di Venezia che nel trevigiano, dove gestiscono la casa rifugio Casa Luna del Comune di Treviso che dispone anche di una pronta accoglienza.

In questo periodo il Centro Antiviolenza non è aperto al pubblico ma da remoto garantisce ascolto telefonico per la prima fase di accoglienza e valutazione del rischio e supporto nella messa in sicurezza per donne in pericolo. Un aiuto anche nella connessione con i Servizi Sociali Comunali e dell’Aulss di riferimento, e con le realtà del privato sociale, soprattutto per comprendere l’organizzazione di tutti questi servizi durante il periodo di emergenza.

Il servizio potrà dare inoltre sostegno psicologico, consulenza legale e orientamento nella ricerca di lavoro. Le operatrici concorderanno di volta in volta il canale più opportuno per agire in sicurezza, oltre al contatto telefonico, sarà possibile usare le piattaforme online skype, hangouts, zoom.

 

Amnesty International Italia, grazie ai dati raccolti da diverse associazioni, registra un generale e preoccupante incremento di episodi di violenza domestica nei confronti delle donne e sottolinea l’importanza, nell’ambito della campagna #nessunoescluso, di mantenere alto il livello di attenzione su questo problema nella gestione dell’emergenza da Covid-19. L’attuale stato di isolamento forzato sta intrappolando diverse donne nella situazione di subire le violenze dei propri partner che, in alcuni casi, diventano efferati omicidi.

In Italia, secondo le statistiche del Telefono Rosa, le richieste di aiuto delle donne, seppur calate di oltre il 55% rispetto all’analogo periodo del 2019 nelle prime due settimane di lockdown. La rete D.i.Re ha invece registrato una crescita esponenziale nella seconda metà del mese con circa 2900 casi di donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza nel mese di marzo, oltre il 74% rispetto alla media mensile registrata nel 2018 (ultimo anno in cui i dati sono disponibili). Le maggiori richieste di aiuto sono arrivate dalla Lombardia e dalla Toscana. 

Amnesty International Italia ricorda e invita tutte le donne che subiscono violenza domestica a contattare il numero gratuito 1522, servizio pubblico promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità che offre anche la possibilità di chat per chi non potesse parlare. In alternativa si possono contattare i centri antiviolenza della rete Di.Re e di Differenza Donna, quest’ultima offre anche sostegno legale.

In questo periodo la Polizia di Stato ha esteso YouPol, l’app realizzata dalla Polizia di Stato per segnalare episodi di spaccio e bullismo, anche ai reati di violenza domestica. L’Associazione WeWorld ha lanciato un numero verde - 800.13.17.24 - per dare supporto alle donne in difficoltà o che si sentono oppresse dalla quarantena.

Inoltre, anche in l’Italia è stata lanciata l’iniziativa “mascherina 1522", una frase che le donne in difficoltà, per problemi di violenza domestica, possono utilizzare nelle farmacie per ricevere informazioni o attivare una forma di aiuto. Si tratta di un accordo tra i centri antiviolenza e la Federazione Farmacisti. Un ulteriore dato emerso da queste statistiche è che il 98% delle donne che hanno chiesto aiuto sono italiane, ciò significa che le donne migranti – come sottolineato da DifferenzaDonna - sono le prime a essere diventate invisibili, si tratta di una forma di discriminazione che rende ancora più difficile l’uscita da una situazione di violenza che vale anche per le donne con disabilità.

Amnesty International Italia accoglie con favore il potenziamento e l’incremento delle attività per tutelare e proteggere le donne vittime di violenza e ricorda di avere recentemente lanciato la campagna #nessunoescluso proprio per chiedere che non ci siano discriminazioni di alcun genere nella gestione dell’emergenza sanitaria in corso e sollecitare il massimo impegno da parte delle Istituzioni ad attuare provvedimenti coerenti con gli obblighi in materia di diritti umani.

 

 

Dalla Grecia all'Islanda, dall'Italia alle Maldive. Tutto in un touch. Studenti, ricercatori o semplici curiosi potranno ritrovarsi, con un clic, sulle pendici di vulcani attivi, sui fondali oceanici, lungo faglie attive o all'interno di caldere vulcaniche. Ambienti reali fotografati con i droni e fruibili attraverso la realtà virtuale direttamente da casa.

Lo staff del Laboratorio di Realtà Virtuale per le Scienze della Terra – GeoVires (https://geovires.unimib.it/) del Dipartimento di Scienze dell'Ambiente della Terra dell'Università di Milano-Bicocca ha infatti deciso di mettere a disposizione quaranta siti geologici virtuali, denominati "Virtual Outcrops", per rendere esplorabili in prima persona siti geologici di varie parti del mondo. Sarà così possibile effettuare delle vere e proprie escursioni geologiche attraverso la realtà virtuale o i video a 360°, utilizzando degli appositi visori collegati a smartphone o PC. Chi non ha i visori, può comunque esplorare i siti in tre dimensioni.

Ogni Virtual Outcrop è arricchito da un'apposita spiegazione, in inglese, e dall'indicazione delle pubblicazioni scientifiche di riferimento, così da guidare gli utenti attraverso la fruizione e la comprensione del sito geologico. Tanti gli aspetti scientifici che potranno essere "studiati": dalla tettonica attiva ai vulcani, dai fondali marini del Mar Mediterraneo alle barriere coralline dell'Oceano Indiano fino ai fossili in laboratorio. La condivisione dei Virtual Outcrop continuerà anche dopo la pandemia, con lo scopo di mettere la scienza a disposizione di tutti. Sarà quindi sempre possibile esplorare siti che, in molti casi, sarebbero difficilmente raggiungibili a causa della loro localizzazione in regioni remote del pianeta.

“Riteniamo - spiega Fabio Bonali, tra gli ideatori dell'iniziativa e ricercatore di Geologia strutturale - che mai come in questo periodo sia importante condividere materiale utile per diffondere la conoscenza, rendendolo utilizzabile e fruibile da quante più persone possibili, in particolar modo usando tecniche di realtà virtuale. Da qui, la scelta di allestire il sito web, in collaborazione con altri istituti ed organizzazioni sia italiane sia straniere che da tempo lavorano sulla realtà virtuale all'interno di progetti condivisi”.

A livello italiano, stanno collaborando con GeoVires Lab il consorzio interuniversitario CRUST, l'Università degli Studi dell'Insubria di Varese e l'Osservatorio Etneo - INGV di Catania; a livello internazionale l'Università di Atene e l'European Geosciences Union.

“Il Laboratorio di Cartografia e Droni dell'Osservatorio Etneo dell'INGV - spiega Emanuela De Beni, ricercatrice dell'INGV che ha partecipato al progetto insieme al collega Massimo Cantarero -  ha messo a disposizione dei colleghi dello staff del Laboratorio di Realtà Virtuale per le Scienze della Terra dell'Università di Milano-Bicocca una serie di modelli "virtual outcrop" realizzati tramite tecniche fotogrammetriche SfM (Structure from Motion) per la loro diffusione in realtà virtuale. I droni mostrano ormai da anni delle grandi potenzialità quali strumenti indispensabili per il monitoraggio ambientale, la ricerca scientifica e la divulgazione. Siamo quindi fieri di condividere con altri colleghi i prodotti realizzati, con l'obiettivo comune di incrementare la possibilità di visitare siti unici e geologicamente molto interessanti come quelli che caratterizzano il territorio siciliano”.

GeoVires Lab nasce dall'esperienza maturata in due precedenti progetti, Argo3D (http://argo3d.unimib.it/) e 3DTeLC, coordinati da Alessandro Tibaldi, docente di Geologia strutturale. In quell'occasione è stato sviluppato un software mirato a consentire agli studenti di Milano-Bicocca di utilizzare la realtà virtuale immersiva per futuri studi geologici, con navigazione su modelli ad altissima risoluzione in grado di garantire una didattica innovativa e coinvolgente.

“Questo laboratorio rappresenta un'iniziativa di comunicazione scientifica estremamente innovativa, basata sull'utilizzo di immagini scattate ad altissima risoluzione, tramite droni, nel corso di una serie di spedizioni di ricerca in Islanda, sull'isola di Santorini e sull'Etna, alle quali ho recentemente partecipato - dice Federico Pasquaré Mariotto, docente di Comunicazione delle Emergenze ambientali dell'Università dell'Insubria -. Si tratta di una strategia di insegnamento virtuale che è particolarmente adatta ad essere utilizzata durante periodi di lockdown, ma che rappresenterà probabilmente uno dei capisaldi della didattica in ambito geologico e ambientale anche dopo il ritorno alla normalità”.

Medici Senza Frontiere (MSF) sta rispondendo all’epidemia di Covid-19 in Brasile. Le équipe dell’organizzazione hanno iniziato a lavorare nella città di San Paolo, la più grande del paese e quella con il maggior numero di casi positivi di Covid-19, e a Boa Vista, nel Nord del paese, dove vive un numero significativo di migranti e richiedenti asilo venezuelani. 

A San Paolo, le attività MSF si concentrano in luoghi frequentati dalla popolazione dei senzatetto. A Boa Vista lavoriamo con i migranti e i richiedenti asilo venezuelani che vivono in condizioni precarie, in pochi spazi sovraffollati e spesso senza accesso regolare all’acqua potabile. MSF avvierà presto attività a Rio de Janeiro e un team è stato inviato nella città di Manaus, nello Stato di Amazonas, per valutare un possibile supporto alla risposta locale contro l’epidemia.  

In Brasile la complessità della pandemia è aggravata dal contrasto sorto tra diversi livelli di governo in relazione al distanziamento sociale, con pareri discordanti. 

“L’esperienza di altri Paesi in cui l’epidemia è arrivata prima che in Brasile ha mostrato l’importanza di adottare misure di distanziamento sociale” spiega Ana de Lemos, direttore generale di MSF Brasile. “È fondamentale rallentare il tasso di contagio quanto più possibile per ridurre il numero di casi gravi che raggiungono gli ospedali nello stesso momento. In una situazione come questa è cruciale avere un orientamento chiaro. Invece, stiamo assistendo alla diffusione di indicazioni contraddittore che ostacolano il rispetto delle misure necessarie”. 

A San Paolo tra i senzatetto: “Senza cure chi vive in strada morirà in strada” 

Il lavoro di MSF a San Paolo è iniziato nei primi giorni di aprile e si concentra su persone senza fissa dimora, migranti, rifugiati, tossicodipendenti e anziani. Questi gruppi di popolazione erano in uno stato di grande vulnerabilità già prima dell’epidemia. I nostri team forniscono visite mediche per la diagnosi e il tracciamento dei casi sospetti di Covid-19, indirizzano i pazienti in condizioni severe alle strutture ospedaliere e fanno attività di educazione alle misure di igiene. L’intervento è realizzato in collaborazione con le autorità locali e le organizzazioni che già lavoravano con i senzatetto in città. 

“Se non riusciamo a individuarli tempestivamente, i pazienti in condizioni gravi che vivono in strada moriranno in strada” afferma Silvia Dallatomasina, coordinatrice MSF per il Covid in Brasile. 

Le équipe di MSF stanno anche visitando i dormitori, le mense sovvenzionate dal governo e le realtà che distribuiscono cibo ai senzatetto. Inoltre, stiamo fornendo attività di formazione sull’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale agli operatori sanitari. 

A Boa Vista tra i migranti dal Venezuela 

Anche a Boa Vista, nello stato del Roraima, stiamo lavorando con le comunità vulnerabili, in particolare con i migranti e richiedenti asilo venezuelani. Il lavoro di MSF è realizzato in collaborazione con le autorità locali e con le altre organizzazioni, nell’ambito della “Operação Acolhida”, un’iniziativa delle autorità brasiliane e dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati per assistere i migranti venezuelani che arrivano in Brasile.  

Negli ultimi anni, è arrivato nel Roraima un alto numero di migranti e richiedenti asilo fuggiti dal Venezuela. Alla fine del 2018, MSF ha avviato attività a Boa Vista per supportare il sistema sanitario nazionale a gestire i bisogni in aumento. Con l’epidemia, MSF sta continuando questi progetti adattando parte delle attività per aiutare ad affrontare le nuove sfide del Covid-19. 

Le nostre équipe visitano regolarmente gli insediamenti informali dove vive un’ampia parte della popolazione migrante. La capacità dei campi ufficiali, dove le condizioni igieniche ed abitative sono ragionevoli, è di circa 7.000 persone. Ma ci sono decine di migliaia di persone che non trovano posto all’interno dei campi e vivono in insediamenti spontanei, spesso in condizioni di sovraffollamento, senza acqua potabile, rete fognaria e corrente. Altri ancora vivono in strada.  

“Il sistema sanitario nello stato di Roraima era già fragile e l’arrivo dell’epidemia ha peggiorato ulteriormente la situazione” spiega Silvia Dallatomasina di MSF. “Stiamo cercando di ridurre il peso sul sistema sanitario locale, sia in relazione al Covid-19 che alle altre malattie.”  I team di promozione della salute di MSF hanno visitato gli insediamenti informali, fornendo indicazioni sulle misure di igiene e distanziamento sociale. In collaborazione con altre organizzazioni, stiamo lavorando anche per ampliare l’accesso all’acqua nei campi ufficiali e informali e stiamo distribuendo kit per l’igiene sul posto.  

Il lavoro del personale sanitario a Boa Vista presta particolare attenzione alle persone con malattie pre-esistenti, perché sono le più vulnerabili al Covid-19. MSF fornirà anche formazione sulle misure di controllo e prevenzione dell’epidemia agli operatori sanitari che lavoreranno nell’ospedale allestito dal governo a Boa Vista per assistere i pazienti Covid. 

Oltre alle misure specifiche legate al Covid-19, MSF continua a portare avanti le attività dei suoi progetti, incluse cure mediche primarie in tre strutture sanitarie pubbliche, sessioni di salute mentale nei campi ufficiali e informali e le attività di promozione alla salute. 

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