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Martedì, 22 Settembre 2020

La morte assurda di Maria Paola Gaglione ha scatenato ondate di indignazione. Le associazioni Lgtb non solo rivendicano una legge contro la omo-lesbo-bitransfobia ma protestano anche contro la narrazione mediatica sull’uso di termini non corretti.

Arcigay: serve la legge

"Nel dramma che si è consumato ad Acerra e che è costato la vita a Maria Paola Gaglione, una giovane di appena 22 anni, ci sono tutte le tracce di una violenza strutturale che da molto tempo, assieme a molti altri e altre, denunciamo": così Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay.

 "La relazione tra Maria Paola e Ciro – aggiunge Piazzoni - il suo compagno trans, diventa il bersaglio di una società transfobica, che elegge a suo sicario un maschio, il fratello di Maria Paola, che in linea con la cultura patriarcale del nostro Paese si sente in diritto di decidere della vita della sorella e che è pronto a sanzionare con la violenza ogni trasgressione a questo comandamento”. Maria Paola per il fratello è "infetta" perciò occorre darle "una lezione".

“Ci piacerebbe poter inserire questa storia tra i fatti straordinari – prosegue il numero uno di Arcigay che capitano una volta ogni mille anni. Ma non è così: sfidiamo chiunque, specie chi in Parlamento è sempre pronto a minimizzare questi fatti, a dire che transfobia, violenza, oppressione delle donne, sono fenomeni eccezionali e non - come da sempre sosteniamo - ordinari e strutturali nella nostra cultura dominante. La nostra battaglia a sostegno della proposta di legge contro omobitransfobia e misoginia sta nel solco di questa convinzione e soprattutto nella consapevolezza che una legge da sola non riuscirà ad estirpare fenomeni così radicati. Ma quella legge serve, è un passaggio ineludibile per produrre un cambiamento. E serve subito: ogni rinvio, ogni tentativo di indebolimento, ogni ostruzionismo sposta quel cambiamento in avanti, rafforzando la cultura della violenza. Di questo portano la responsabilità tanto il Parlamento quanto il Governo. Oggi per noi è un'altra giornata tristissima, in un calendario denso di giornate tristissime”.

“Mandiamo il nostro affetto e la nostra vicinanza alle persone che hanno amato Maria Paola e la sua libertà e un abbraccio particolare a Ciro, che in queste ore di dolore straziante deve anche fare i conti con i tanti che ancora oggi nei mass media non riescono a parlare con rispetto della sua identità di genere", conclude Piazzoni.

Appello all’Ordine dei giornalisti

“La relazione tra una donna ed un uomo trans ancora descritta con frasi sbagliate ed incapaci di mostrare progresso e rispetto”. Così dichiara Carlo Cremona, presidente I-Ken Onlus.

“L'odio di un uomo verso una donna non capita, è il frutto di processi culturali mancati o falliti e che in parte genera la violenza che diviene distruttiva, mortale, omicida. Ora tocca alle parole scritte e narrate ammazzare ed ammazzare ancora, quando finirà lo scempio sui nostri lutti? Esortiamo Carlo Verna e Ottavio Lucarelli alla mobilitazione immediata”, aggiunge Cremona chiamando in causa i presidenti di Odg nazionale e Campania.

Un pomodoro simile al ciliegino, molto resistente agli ambienti caldi e aridi, all'attacco dei patogeni e molto ricco di vitamina C. Questo l'oggetto e i primi risultati di uno studio in corso, realizzato dal CREA Orticoltura e Florovivaismo e l'Università Politecnica di Valencia nell'ambito del progetto HORIZON 2020 – BRESOV, coordinato dall'Università di Catania e che vede coinvolti 22 Istituzioni di Ricerca di 13 Paesi.   

Lo studio si propone di identificare nuove varianti genetiche responsabili delle caratteristiche di lunga conservazione nelle tipologie di pomodoro "da serbo" e in grado di conferire resistenze all'attacco di malattie e adattabilità a condizioni di coltivazione in zone con scarsa disponibilità di acqua. Sono state studiate circa 150 varietà da serbo, pomodorini con forme a ciliegino ovoidale e piriforme, cuticola spessa e colore variabile dal rosso al giallo. Dal punto di vista qualitativo, studi precedenti hanno dimostrato che questi pomodori hanno elevato contenuto in vitamina C, beta-carotene, e spiccate proprietà organolettiche.  

I pomodori da serbo sono tipiche varietà autoctone, poi diversificatesi nel tempo, tradizionalmente coltivati nel sud Italia e in Spagna, dove sono state selezionate negli anni per la loro elevata qualità e conservabilità nonché per la loro capacità di adattarsi agli ambienti caldi e allo scarso regime irriguo. 

Responsabili del progetto per il CREA sono il direttore Teodoro Cardi e il ricercatore Pasquale Tripodi. Nell'ambito dello studio, il centro di ricerca Orticoltura e Florovivaismo, coadiuvato dalle unità operative dei centri di Ingegneria e Trasformazioni Agroalimentari e Cerealicoltura e Colture Industriali, ha coordinato le analisi sui geni mettendo in condivisione le collezioni di pregio che sono state selezionate nel corso degli anni. In tal modo è stata svolta un'attività fondamentale di valorizzazione delle risorse genetiche, per cui il CREA è riconosciuto come eccellenza Internazionale.   

"L'aspetto principale della ricerca – afferma Pasquale Tripodi – è la possibilità di ottenere pomodori che sappiano adattarsi alle condizioni ambientali provocate dai mutamenti climatici in atto. Pertanto, oggi è fondamentale selezionare varietà produttive in grado di tollerare condizioni di stress dovute a scarso regime idrico, elevate temperature climatiche e attacchi di patogeni. Ciò permette di ampliare gli areali di coltivazione e allo stesso tempo di assicurare una maggiore sostenibilità ambientale".  

La ricerca è stata condotta su un'ampia gamma di varietà autoctone per il consumo fresco, tipologie da serbo recuperate dal bacino del Mediterraneo, cultivar tradizionali e d'élite di pomodoro coltivato (S. lycopersicum) diffuse in tutto il mondo. Mediante metodi "next generation sequencing", consistenti in tecniche di sequenziamento su larga scala di piccoli frammenti di DNA, sono stati identificati i geni soggetti a pressione selettiva e presumibilmente responsabili delle caratteristiche fenotipiche delle cultivar da serbo.   

 Lo studio, che ha incluso anche varietà di pomodoro da mensa e da industria, ha permesso di identificare nelle cultivar da serbo i geni coinvolti nelle risposte di resistenza a patogeni e siccità. Inoltre, sono stati evidenziati i cromosomi che regolano i meccanismi di maturazione del frutto. Grazie alle analisi genomiche e alle prove di coltivazione, sono state selezionate varietà migliorate, in grado di tollerare carenze idriche, stress da caldo e con un buon livello di resistenza a patogeni fungini. Attualmente le selezioni sono in fase di valutazione in diversi ambienti del bacino del Mediterraneo, con l'obiettivo di valutare le performance produttive nei più ampi areali e studiare il contenuto di sostanze antiossidanti.  

Le nuove conoscenze potranno essere utili nell'ambito dei programmi di miglioramento genetico e per la valorizzazione delle cultivar studiate sui mercati globali. Nuovi esperimenti per identificare potenziali geni di interesse agronomico e qualitativo sono attualmente in via di svolgimento. Lo studio è stato pubblicato il 1° settembre scorso sulla rivista Horticulture Research del gruppo "Nature" (la prima secondo gli indici bibliometrici impact factor 2019 per quanto riguarda il settore orticoltura) al seguente link: https://www.nature.com/articles/s41438-020-00353-6   

 

Quando c'è di mezzo la salute non sono possibili scorciatoie. Lo abbiamo vissuto durante il Lockdown a causa del Covid.19 e in ambito sportivo mi permetto - da Presidente del Gruppo di Interesse Specialistico in Fisioterapia Sportiva di AIFI - di fare la stessa considerazione a seguito del nuovo incidente a Nicolò Zaniolo. Molteplici sono state in questi giorni le reazioni sportive, cliniche e popolari che ha suscitato. Reazioni che ci interrogano e ci pongono delle domande che intrecciano il profilo professionale con quello sociale e sportivo.

Lo scrive in una lettera Andrea Piazze, Presidente Nazionale GIS Sport - AIFI (Associazione italiana fisioterapisti italiani). 

La lettera

Nel merito cosa è accaduto a questo fortissimo centrocampista ventunenne? Lo scorso 12 gennaio 2020, durante la sfida con la Juventus, Zaniolo era incorso nel peggiore infortunio immaginabile per un calciatore: la lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio. Per lui questa lesione significava Campionato ed Europei (non si poteva ancora immaginare che questi ultimi sarebbero stati posticipati di un anno) a rischio.

A seguito di quel primo grave incidente avevamo mandato un messaggio chiaro: non ci sono "panacee" che possano permettere a Zaniolo di ridurre i tempi di recupero dalla rottura del legamento crociato anteriore. La parola d'ordine – avevamo detto - era 'prudenza', utilizzare il tempo indicato da chi fa ricerca in argomento (9-12 mesi) per lavorare con l'atleta e raggiungere quel livello di funzioni e capacità necessarie al suo ritorno in campo in sicurezza, altrimenti il rischio di recidiva sarebbe stato dietro l'angolo. Il consiglio che avevamo dato alle società, ma anche ai media, era quello di non aumentare la pressione su questi atleti per abbreviare il loro ritorno in campo. In quella sede avevamo suonato un campanello d'allarme: i recuperi a tempi record rischiano di diventare "prassi" perché a volte direttamente incentivati anche.... da aspetti extrasportivi ed extraclinici.

Alcuni giorni fa, purtroppo, durante la partita della Nazionale contro l'Olanda, calendarizzata in maniera scellerata al rientro dalle "miniferie" tra un finale di campionato posticipato dal lockdown, caratterizzato da diverse e "inesplorate" modalità di allenamento, e l'inizio della preparazione della prossima stagione, il ginocchio di Nicolò ha fatto crack. Stesso infortunio: lesione del legamento crociato anteriore, ma ginocchio diverso da quello operato a inizio anno. Si è fatto male al ginocchio sano! Quindi casualità e pura sfortuna...

Cosa è accaduto esattamente questa volta al centrocampista della Roma e della Nazionale? Ebbene, prima di tutto si tratta di un nuovo infortunio, ed in quanto tale si tratta di un evento traumatico legato alla stessa pratica sportiva del calcio. Ma tutti i clinici, da chi opera ai colleghi Fisioterapisti, sanno che la letteratura scientifica e le statistiche cliniche parlano chiaro: esiste un nesso ben evidente su infortuni al ginocchio controlaterale di quello operato in precedenza. Ad un follow up di 10 anni dal primo intervento ben il 33% dei calciatori ha subito un nuovo infortunio al ginocchio. Di questi, nella metà dei casi, è stato lesionato il legamento crociato del ginocchio controlaterale.

Quindi, oltre che poter affermare che circa la metà dei calciatori (di tutti i livelli, dal professionista all’amatore) non tornano alla pratica sportiva per più motivi dopo il primo intervento, quelli che tornano alla pratica sportiva, sono fortemente soggetti a recidiva di infortunio sul ginocchio operato ma anche sul controlaterale sano.
Nicolò non ne è il primo caso, anche a livello nazionale professionistico. Quindi entriamo nel campo degli infortuni da considerare evitabili, su cui un forte atteggiamento precauzionale e procedurale sarebbe auspicabile.

Come è dunque possibile tutto questo? Perché un nuovo incidente, così simile al primo e così nuovamente grave? Restiamo proprio convinti sia questione di sfortuna, di casualità? Puro destino? La domanda che oggi il sistema calcio probabilmente è obbligato a farsi è: il calcio può continuare a rischiare di sacrificare così i suoi campioni? Forse è giunto il tempo di una nuova (e più stringente) alleanza tra i soggetti coinvolti: calciatori, società, procuratori, medici dello sport, fisioterapisti, media, sponsor, anche con i tifosi, vista la loro giustificata richiesta di continuo spettacolo e risultati, per impedire che interessi non direttamente coinvolti con la salute dei calciatori facciano pressioni indebite e giungano a governare non tanto la guarigione di un atleta, quanto il suo ritorno in campo anche in condizioni "non precauzionali".

Ormai, la realtà dei fatti ci insegna tristemente che non sia più utile, al mondo del calcio, raccontare cosa la scienza consigli e indichi sia corretto fare in situazioni del genere (cosa che tutti gli operatori del settore dovrebbero fare al massimo grado di serietà e competenza) ma serve che il mondo stesso del calcio protegga i suoi atleti come un “bene” da custodire e preservare di fronte a eventi del genere.

Tornando all’inizio, collegandosi al problema della pandemia che stiamo vivendo, rimarchiamo come in ogni ambito di quotidianità e partecipazione sociale, non siano possibili scorciatoie, pena la mancanza di safety, ed in questo, il mondo dello sport non fa differenza. Infatti anche nel caso del grave infortunio di un calciatore, non sono possibili scorciatoie, pena la possibile rovina della carriera di un campione.

L'84% ha rinviato progetti di vita o di lavoro a causa dell'emergenza sanitaria, il 41% ha intenzione (o lo ha già fatto) di ridurre pranzi e cene al ristorante, il 29% prevede che nel 2021 la sua vita personale peggiorerà. Gli italiani vivono sospesi in una sorta di bolla, in cui casa e famiglia rimangono ancore di salvezza.

È quanto emerge dall'anteprima digitale del “Rapporto Coop 2020 – Economia, Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani” redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori). Nel rapporto sono contenuti i dati si due sondaggi, dal titolo“Italia 2021 il Next Normal degli italiani”, condotti in agosto: il primo ha coinvolto un campione di 2mila italiani rappresentativo della popolazione over 18, mentre il secondo 700 opinion leader e market maker fruitori delle passate edizioni del Rapporto. Tra questi sono stati selezionati 280 soggetti (imprenditori, amministratori delegati e direttori, liberi professionisti) che secondo Coop sono “in grado di anticipare più di altri le tendenze future del Paese”.

C'è poco ottimismo negli italiani. Il 56% ritiene che ci sarà un peggioramento della situazione dell'Italia in generale, il 32% è pessimista sul destino della “situazione finanziaria ed economica famigliare”, il 26% teme che peggiorerà il suo benessere psicologico e il 22% ha paura che nel 2021 la sua situazione lavorativa cambi negativamente. Tra coloro che pensano di avere nei prossimi mesi problemi economici, il 60% afferma che attingerà ai propri risparmi, il 48% agli aiuti del Governo, il 36% si rivolgerà a parenti e amici.

Nella bolla degli italiani hanno un grande ruolo internet e i social. Il 30% degli intervistati sostiene che nel 2021 aumenterà il tempo trascorso su internet e il 19% quello passato sui social. 

Su cosa l'Italia debba puntare per ripartire, il gruppo di opinion leader intervistati da Coop ritiene che siano prioritarie l'istruzione (42%), il lavoro (36%), la digitalizzazione (36%), le infrastrutture (34%) e la sanità (28%). Inoltre un italiano su cinque prevede di aumentare il tempo dedicato ai corsi di formazione.

La casa come salvagente a cui tenersi stretti fa il paio con un’altra costante che distingue ancora nel postcovid gli italiani dai cugini europei: il cibo. Alla spesa alimentare, pur nell’emergenza e in una evidente contrazione generalizzata degli acquisti, gli italiani non rinunciano e solo il 31% dichiara di voler acquistare prodotti di largo consumo confezionato più economici a fronte di un 37% della media europea; un dato decisamente inferiore al 50% registrato lo scorso anno e al 57% del 2013 (anno in cui eravamo in piena crisi economica con un Pil a -1,8%). E anche a emergenza sanitaria finita solo il 18% dice di voler acquistare prodotti più economici. Guardando dentro al carrello si nota una straordinaria inversione di tendenza rispetto alla fotografia scattata appena un anno fa dal RapportoCoop2019.

Allora era fuga dai fornelli, un fenomeno che in realtà continuava in progressione costante tanto da dimezzare in 20 anni il tempo passato a cucinare ogni giorno ridotto allora a appena 37 minuti. Complice il lockdown invece gli italiani hanno rimesso le mani in pasta e continuano a farlo, tanto che si registra una costante crescita nelle vendite degli ingredienti base (+28.5% nella grande distribuzione su base annua) a fronte della contrazione dei piatti pronti (-2,2%). Supportati o meno da aiuti tecnologici (la vendita dei robot da cucina ha fatto registrare a giugno +111% rispetto all’anno prima), il 30% dedicherà ancora più tempo alla preparazione del cibo e il 33% sperimenterà di più.

Uno su tre lo farà per “mangiare cose salutari”, ma c’è anche un 16% che lo ritiene un modo per mettersi al riparo da possibili occasioni di contagio. La preparazione domestica dei cibi è probabilmente anche la nuova strategia degli italiani per non rinunciare alla qualità e contemporaneamente alleggerire il proprio budget familiare.

 

L'Italia ha ufficializzato la proposta di realizzare in Sardegna, nel territorio del Nuorese, l'Einstein Telescope (ET), un osservatorio pionieristico di terza generazione per le onde gravitazionali che contribuirà in modo decisivo a migliorare la nostra conoscenza dell'universo e dei processi fisici che lo governano. 

L'Italia è alla guida del gruppo di nazioni che hanno presentato la proposta nell'ambito dell'aggiornamento per il 2021 della roadmap ESFRI, il forum strategico europeo che definisce quali saranno le future grandi infrastrutture di ricerca in Europa, in virtù della sua lunga tradizione scientifica nel settore della rivelazione diretta della Onde Gravitazionali. 

L'impegno assunto dal Ministero dell'Università e della Ricerca italiano ad ospitare in Sardegna questa infrastruttura è supportato dalle espressioni di interesse da tre enti di ricerca nazionali italiani: l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN, coordinatore del progetto insieme agli olandesi del Nikhef, Istituto Nazionale di Fisica Subatomica), l'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). La regione Sardegna, così come le università di Sassari e di Cagliari hanno espresso il loro vivo interesse all'installazione di questa infrastruttura di ricerca avanzata.

"Le grandi infrastrutture di ricerca sono volano per la crescita scientifica, tecnologica ed economica", sottolinea Antonio Zoccoli, presidente dell'INFN. "Ospitare grandi infrastrutture di ricerca – prosegue Zoccoli –  significa attrarre nel proprio Paese giovani ricercatori e scienziati di altissimo livello da tutto il mondo, significa favorire lo sviluppo di un tessuto industriale dell'alta tecnologia, significa conquistare una leadership internazionale in campo scientifico".

"Poter realizzare questi ambiziosi progetti in Italia rappresenterebbe un'opportunità unica per catalizzare sul nostro territorio l'afflusso di nuove risorse, in termini sia di competenze scientifiche e tecnologiche sia economici, rafforzando l'eccellenza della ricerca italiana in questi ambiti, e favorendo l'innovazione e la competitività dell'industria nazionale sul mercato globale", conclude il presidente dell'INFN.

"ET consentirà agli scienziati di rivelare eventi di coalescenza di due buchi neri di massa media nell'intero universo contribuendo alla comprensione della sua evoluzione - spiega Michele Punturo, responsabile internazionale del progetto - e consentirà di vedere sotto una nuova luce l'universo oscuro chiarendo quali ruoli giochino l'energia e la materia oscura nella struttura dell'universo".

ET esplorerà in dettaglio la fisica dei buchi neri. Questi corpi celesti, caratterizzati da un campo gravitazionale di intensità estrema e la cui esistenza è predetta dalla relatività generale di Albert Einstein, ma per questo sono anche il luogo dove cercare di osservare fenomeni non predicibili da questa teoria, aprendo nuovi capitoli della Fisica. ET rileverà migliaia di eventi di coalescenze di stelle di neutroni binarie all'anno migliorando la nostra comprensione del comportamento della materia in condizioni estreme di densità e pressione, impossibili da riprodurre in qualsiasi laboratorio. Inoltre, potremo avere la possibilità di studiare la fisica nucleare che domina le esplosioni delle supernove.

"Si tratta di un progetto molto ambizioso, che apre prospettive di follow-up nello spettro elettromagnetico a tutte le lunghezze d'onda, in cui l'INAF, con le sue avanzate infrastrutture da terra e il suo coinvolgimento in prestigiose missioni spaziali, darà un contributo di portata storica" afferma Nichi D'Amico, Presidente dell'INAF e Professore Ordinario a Cagliari. "Il progetto - prosegue D'Amico - vede come territorio ospite la Sardegna, una regione che già ha dato prova della sua determinazione nel facilitare e sostenere l'insediamento nell'Isola delle nostre Infrastrutture scientifiche; l'Ateneo di Cagliari è già coinvolto in progetti di avanguardia dell'astrofisica moderna, e possiede al suo interno expertise di fisica e ingegneria, che trovano pieno riscontro nelle tematiche scientifiche e tecnologiche che nell'Einstein Telescope rappresentano una vera sfida. L'iniziativa - conclude D'Amico - vede istituzioni scientifiche e accademiche non solo di alto profilo, ma già radicate in un territorio che manifesta una evidente volontà di investire nella scienza e nella cultura".

ET sarà installato in una nuova infrastruttura e utilizzerà tecnologie molto avanzate e innovative e lo renderanno almeno dieci volte più sensibile nella rilevazione di onde gravitazionali rispetto agli strumenti attuali, gli interferometri per onde gravitazionali di seconda generazione Advanced Virgo, che si trova in Italia, all'osservatorio EGO European Gravitational Observatory gestito dall'INFN e dal CNRS francese, e i due LIGO negli Stati Uniti.

Per questo ET, ricoprirà un ruolo unico e fondamentale nell'ambito dell'astronomia multimessaggera. L'eccezionale scoperta del 17 agosto 2017, con l'osservazione di onde gravitazionali e di radiazione elettromagnetica emesse dalla stessa sorgente, ha aperto una finestra su questo nuovo campo scientifico che verrà pienamente esplorato da ET insieme alla nuova generazione di telescopi per la rivelazione di onde elettromagnetiche da terra e dallo spazio nei quali INAF è coinvolto direttamente, come ELT, SKA, CTA, Vera Rubin Telescope, ATHENA, THESEUS, per citarne alcuni.

Per operare al meglio delle sue potenzialità, l'osservatorio ET dovrà essere realizzato in un'area geologicamente stabile e scarsamente abitata; le vibrazioni del suolo di origine sia artificiale (traffico di veicoli, attività industriali) che naturale (terremoti) possono infatti mascherare il debole segnale generato dal passaggio di un'onda gravitazionale. Dal marzo 2019 l'INGV ha installato, in collaborazione con l'INFN e Sapienza - Università di Roma, alcune stazioni sismiche presso la miniera dismessa di Sos Enattos (nel comune di Lula, in provincia di Nuoro) che potrebbe ospitare uno dei vertici del futuro osservatorio. I primi risultati, in corso di pubblicazione sulla rivista "Seismological Research Letters", indicano che Sos Enattos è caratterizzato da un rumore sismico estremamente ridotto, tanto da collocarsi tra le 50 installazioni più "silenziose" al mondo.

"L'INGV sta contribuendo nella scelta dell'area più idonea per l'infrastruttura che rappresenterà anche una grande opportunità di misure del funzionamento della Terra, delle sue oscillazioni continue, della sua struttura interna, degli effetti astronomici che la deformano quotidianamente" affermano Carlo Doglioni e Gilberto Saccorotti, rispettivamente presidente e consigliere dell'INGV.

Il nuovo rivelatore gravitazionale è una occasione di sviluppo unica nel suo genere: si tratta di un investimento infrastrutturale di almeno un miliardo e mezzo di euro. In fase di costruzione porterà lavoro a più di 2500 persone in un territorio poco popolato; sul lungo termine sarà un grande polo scientifico di valore internazionale, destinato ad attrarre nuove risorse da investire alla frontiera della scienza e della tecnologia nuove, un motore di sviluppo e di crescita culturale per la Sardegna e per l'Europa intera.

"Il coinvolgimento dell'Università di Cagliari è una nuova dimostrazione delle politiche che l'Ateneo cagliaritano porta avanti – dichiara il Rettore Maria Del Zompo – La cultura è la base dell'innovazione, a sua volta fondamento della crescita economica. Le eccellenze presenti nell'Università di Cagliari nel campo della fisica, dell'ingegneria mineraria, energetica ed elettronica, dell'informatica, della geologia e delle telecomunicazioni rendono il contributo dell'Ateneo non solo di conoscenza, ma anche di competenza, e sarà sbocco naturale per i nostri studenti, dottorandi e ricercatori contribuendo a rafforzare la candidatura italiana. L'innovazione è il risultato di un percorso in cui la conoscenza aumenta di valore nel tempo fondandosi sulle scoperte del passato che diventano la base delle conoscenze future: l'esempio sono le miniere. Poter utilizzare una realtà del passato della Sardegna come base per lo sviluppo del futuro dimostra l'importanza della cultura universitaria, perché sono più solide le basi di chi costruisce sul passato rispetto a chi si limita solo al presente, anche in realizzazioni come questa che negli anni supereranno l'attuale stato dell'arte".

"ET è un'impresa scientifica e tecnologica di rilevanza globale, ed esprimo quindi tutta la mia soddisfazione per questo primo traguardo, che è stato possibile raggiungere grazie in primo luogo all'impegno dell'Università di Sassari, dell'INFN e di tutti gli enti scientifici coinvolti" commenta il Rettore dell'Ateneo di Sassari Massimo Carpinelli. "Ora ci auguriamo che il nostro grande progetto venga incluso nella prossima Roadmap di ESFRI e che possa essere ospitato in Sardegna. La presenza di un centro di ricerca di prima grandezza in territorio sardo apre prospettive di eccezionale rilevanza per lo sviluppo della Regione e per il futuro di tutti i giovani sardi", conclude Carpinelli.

Il secondo sito in fase di valutazione per la realizzazione dell'infrastruttura ET è l'Euregio Meuse-Reno, ai confini di Belgio, Germania e Paesi Bassi. La decisione sulla futura localizzazione di ET sarà presa entro i prossimi 5 anni.

 

Cresce l'interesse per l'evento "Un aquilone per Patrick Zaky" pensato da Amnesty International – Italia, Festival dei Diritti Umani e Articolo21. Segno che l'ingiusta carcerazione subita dallo studente egiziano sta indignando chi crede nei valori della libertà.

Il Comune di Bologna e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana si aggiungono ai patrocini concessi all'iniziativa, cui hanno dato la propria adesione anche la casa editrice People, Libera – Emilia-Romagna, il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, Pressenza Italia e il Festival del giornalismo civile Imbavagliati.

Sono passati sette mesi da quando Patrick Zaky è stato imprigionato in Egitto. Pochissime le visite permesse, censurate le lettere spedite e ricevute dallo studente egiziano. È accusato di incitamento alla protesta e terrorismo, ma in realtà paga il prezzo del suo attivismo per i diritti umani.

L'iniziativa "Un aquilone per Patrick" fa parte dell'intesa mobilitazione in Italia - dove Patrick studiava, presso l'Università di Bologna - per la sua liberazione. Nasce dopo aver appreso la notizia del divieto deciso dal governo egiziano di far volare gli aquiloni: l'ennesima libertà negata in uno stato dove dal 2017 è tornato in vigore lo stato di emergenza e in cui arresti, condanne, sparizioni forzate e torture sono prassi comuni.  

Amnesty International Italia, il Festival dei Diritti Umani e Articolo21 hanno lanciato l'idea di far volare Patrick metaforicamente fuori dalla prigione. Come? Con un aquilone, uno di quelli vietati in Egitto.  L'idea è diventata concreta grazie all'Associazione Cervia Volante che ha costruito l'aquilone, all'artista Gianluca Costantini che ha realizzato il disegno che ritrae Patrick e al Comune di Cervia che ha appoggiato l'iniziativa.

L'aquilone con l'immagine di Patrick Zaky volerà il pomeriggio del 12 settembre, alle 14.30, nel corso dell'iniziativa Sprint Kite, a Tagliata di Cervia. Prima del volo dell'aquilone per Patrick si svolgerà un incontro sulla situazione dei diritti umani in Egitto, alle 10.30 al Bagno Sabrina, sempre a Tagliata di Cervia (Viale Sicilia, 99). Incontreranno il pubblico e la stampa Bianca Maria Manzi (assessore al Welfare, Volontariato, Politiche Giovanili del Comune di Cervia), Giulia Groppi (Amnesty International Italia), Danilo De Biasio (Festival dei Diritti Umani), Donato Ungaro (Articolo 21), Gianluca Costantini (artista attivista), Roberto Guidori (Cervia Volante).  Emma Petitti, presidente dell'Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, invierà un saluto via videomessaggio. Sempre in videomessaggio sarà possibile ascoltare le parole di Bahey El Din Hassan, il fondatore del Cairo Institute for Human Rights Studies, da pochissimo condannato a 15 anni da un tribunale egiziano.

L'iniziativa ha il prezioso patrocinio dell'Alma Mater Studiorum Università di Bologna, l'ateneo che Patrick Zaky frequentava e che spera di rivederlo presto tornare agli studi.

 

Valentina Petrillo è la prima atleta transgender italiana a correre per qualificarsi nelle Paralimpiadi di Tokyo 2021. L’11 e 12 settembre, ai Campionati italiani paralimpici di atletica leggera di Jesolo, gareggerà per la prima volta nella categoria femminile. La sua storia verrà raccontata nel film documentario “5 nanomoli - Il sogno olimpico di una donna trans”.

Il film, attualmente in lavorazione, è prodotto da Ethnos e da Gruppo Trans, con il sostegno di Uisp-Unione Italiana Sport Per tutti e Arcigay- Associazione Lgbti italiana. Il film viene sviluppato con la consulenza di Joanna Harper, studiosa canadese, autrice di numerosi studi sugli atleti transgender, e con il coinvolgimento di organizzazioni statunitensi, tra le quali la rivista Outsports, che si occupano della corretta rappresentazione delle persone trans nei media.

“5 nanomoli-Il sogno olimpico di una donna trans” racconterà la vicenda sportiva di Valentina Petrillo, atleta ipovedente che da poco più di un anno ha iniziato la sua transizione, anche farmacologica, verso il genere femminile. Forte dei titoli italiani conseguiti in passato nella categoria maschile, ha intenzione di coronare la sua carriera sportiva tentando di centrare la qualificazione alle Paralimpiadi di Tokyo. Se ci riuscisse, sarebbe la prima atleta trans* a rappresentare l’Italia in una competizione internazionale.

“L’idea di raccontare attraverso un documentario la mia vicenda di persona e di sportiva mi ha incuriosita sin da quando mi fu proposta – dice Valentina Petrillo - Ho consentito alla telecamera di entrare nella mia vita e di raccontare quello che mi succedeva. Attraverso questa esperienza mi sono trovata a specchiarmi nel mio mondo e a riguardarmi dall’esterno. Vorrei trasmettere quello che provo ogni giorno nella mia vita, quando corro e quando affronto le mie difficoltà ad esprimere quella che sono, in una società che per forza vuole darti un nome, una collocazione e definirti attraverso un genere sessuale. Vorrei arrivare soprattutto a chi, ancora oggi, crede che essere trans* sia un peccato, a chi crede che esistano solo due colori. Vorrei trasmettere la mia esperienza a tanti ragazzi smarriti che sentono dentro ‘qualcosa’ ma sono costretti a nascondersi e si chiudono in se stessi. Vorrei non sentire mai più dire avevo paura”.

Il film seguirà il percorso sportivo e umano di Valentina fino a Tokyo 2021, e le sue battaglie contro il pregiudizio e contro la burocrazia. Particolarmente importante è il coinvolgimento dell'Uisp, l'unico Ente di promozione sportiva italiano che contempli la presenza di persone trans* fra i suoi iscritti, tutelandoli con lo strumento del tesseramento Alias.

“Da tempo siamo impegnati per i diritti delle persone Lgbti nello sport – dice Manuela Claysset, responsabile nazionale Uisp per le politiche di genere e i diritti -  Insieme al Gruppo Trans abbiamo avviato un lavoro comune per far sì che Valentina potesse gareggiare come chiedeva: per questo abbiamo contattato Fispes e Cip presentando loro i nostri progetti sui diritti Lgbti, in particolare il tesseramento Alias per le persone transgender. Come Uisp diamo la possibilità alle persone che lo richiedono di acquisire una identità Alias, cioè essere riconosciute con un nome allineato al genere a cui si sentono di appartenere e differente dal sesso attribuito loro all'anagrafe, superando così una delle difficoltà che atleti trans possono riscontrare nello svolgimento dell'attività sportiva. Questa scelta è stata possibile grazie alla collaborazione di Rete Lenford Avvocatura Lgbt e la disponibilità di Marsh, broker assicurativo. Crediamo che questi impegni vadano assunti anche da altre associazioni e federazioni, per uno sport sempre più inclusivo e sensibile ai diritti di tutte le persone”.

"La tematica delle persone trans e del loro diritto allo sport è da anni oggetto di progetti e iniziative sia a livello nazionale che territoriale nella nostra associazione – dice Marco Arlati della segreteria nazionale Arcigay con delega allo sport - Questo film può essere uno strumento funzionale nel dare rilievo all’argomento e iniziare un dibattito approfondito su quali azioni mettere in atto per garantire a tutte le persone trans l’accesso allo sport, a tutti i suoi livelli, in tutta Italia. Arcigay vuole nei prossimi anni abbattere al minimo il tasso di abbandono delle attività sportive da parte delle nuove generazioni di persone trans".

“Raccontare la storia di Valentina in un film documentario è una grande sfida – dice Elisa Mereghetti di Ethnos - Troppo spesso l’approccio alle storie di transizione scade nello stereotipo, nello sguardo morboso, nella condiscendenza. Per evitare queste trappole, questi luoghi comuni, abbiamo scelto un approccio condiviso. Ci relazioniamo quasi quotidianamente con Valentina e con il Gruppo Trans, cerchiamo il giusto modo di inquadrare questa storia, le giuste sfumature. Sarà un film che mostra come lo sport e l’agonismo siano un possibile terreno di crescita sociale e di confronto sui diritti delle persone. Sarà anche uno dei primi casi in Italia in cui un’associazione di attivisti trans e una persona trans sono responsabili in prima persona della scrittura di una narrazione documentaristica. Noi, in quanto osservatori e interpreti della realtà, metteremo a disposizione immaginazione ed esperienza professionale, ma la storia di Valentina è veramente una storia unica. Lavorare così, attraverso il confronto creativo continuo, rappresenta una grandissima opportunità di crescita per tutti noi".

“In questi anni abbiamo lavorato molto per rivendicare l’esistenza di persone trans anche nel mondo dello sport – dice Milena Bargiacchi, del Gruppo Trans - l’incontro con Valentina ha alzato l’asticella dei nostri obiettivi. Quando l’ho incontrata per la prima volta era combattuta fra la necessità di essere se stessa e la consapevolezza delle sue doti atletiche. Non si dava pace all’idea di dover abbandonare la pista. Correre con le donne le era impedito perché legalmente non è riconosciuta come tale; continuare a farlo con gli uomini avrebbe significato tradire se stessa e il suo percorso. Ci chiese di restarle vicin*. È nata così l’idea di documentare la sua storia, anche per provare ad offrire a Valentina il supporto di cui avrebbe avuto bisogno per poter continuare a lottare. Le sue vicende, infatti, restituiscono un quadro di transfobia diffusa, ma sono anche un bellissimo esempio di quei valori di impegno e tenacia che lo sport, ad ogni livello, dovrebbe valorizzare e difendere. Grazie all’introduzione di norme internazionali che regolano la partecipazione di persone trans alle competizioni sportive, e all’iniziativa dell’Uisp di introdurre il tesseramento Alias, che rappresenta un primato a livello italiano, la storia di Valentina è già diventata il racconto di una grande vittoria, indipendentemente dai risultati in gara”.

Il film

Film documentario prodotto da Ethnos e Gruppo Trans aps con il sostegno di Uisp - Unione Italiana Sport Per tutti e Arcigay - Associazione Lgbti italiana. Da un’idea di Milena Bargiacchi, Christian Leonardo Cristalli. Sceneggiatura: Leonardo Arpino, Elisa Mereghetti, Valentina Petrillo. Regia: Elisa Mereghetti e Marco Mensa. Consulenza: Joanna Harper

Ethnos è una società di produzione cinetelevisiva fondata nel 1995, con base a Bologna e attiva a livello internazionale, specializzata in documentari e campagne di comunicazione sociale. www.ethnosfilm.tv

Gruppo Trans aps è un progetto di empowerment sociale fondato a Bologna nel 2016 da un collettivo di persone trans*. L’azione politica del gruppo mira a promuovere la visibilità delle persone trans*, decostruendo stereotipi e combattendo lo stigma legato alla transfobia. www.gruppotransbologna.com

L’Associazione L’Uovo di Colombo, l’Associazione Bisse, Associazione I Miei Tempi, presentano l’Esibizione finale dei Laboratori di Musica e Teatro di “Progetti in Cantiere. Il progetto ha avuto la collaborazione l’IIS Sansi-Leonardi-Volta di Spoleto, il Comune di Spoleto, La MaMa Umbria International, l’associazione ContemporaneaMente gruppo Danza e la Cooperativa Immaginazione.

Il laboratorio di “Teatro e Musica”, si è svolto per 11 settimane in collaborazione con l’Associazione Bisse, sotto la guida esperta di Claudio Scarabottini per la parte musicale e di Jared McNeil di La MaMa Umbria International per la parte di Teatro, presso la sede del Creative Hub Cantiere Oberdan.

Sono stati coinvolti 15 ragazzi con età dai 14 ai 20 anni che hanno potuto sperimentare ed apprendere nuove tecniche per esprimere la propria arte e creatività. Inoltre è stata una occasione per promuovere l’inclusione sociale, grazie alla partecipazione della “Sbrock Band”, il gruppo musicale composto dai ragazzi del Centro Semiresidenziale Young People di Spoleto, guidati da Roberto Carlini, grazie anche al contributo dell’Associazione AIAS e dell’Associazione Peter Pan nell’ambito del progetto “Musica in Centro”.

Ora tutti i ragazzi dei laboratori sono pronti a condividere la loro esperienza e di invitarvi nella splendida cornice del Palazzo Collicola il 10 settembre 2020 alle 18:30 alla presentazione finale del laboratorio di Teatro e Musica, per mettere in pratica le nozioni apprese e restituire alla cittadinanza una serata creativa, intrisa di cultura e leggerezza.

Appuntamento il giovedì 10 settembre alle ore 18.30 presso lo Spazio Collicola, sarà garantito il distanziamento nel rispetto di tutte le procedure di sicurezza. In caso di maltempo l’evento si terrà presso il Creative Hub Cantiere Oberdan.

La cooperativa sociale di tipo B partecipa al progetto europeo “Enable” con le sue competenze nell’inserimento lavorativo nel settore tecnologico di persone svantaggiate e diversamente abili. Dall’esperienza di coprogettazione europea nascerà un nuovo progetto sulle discriminazioni di genere sul lavoro, con particolare attenzione alle donne con autismo.

La disabilità come risorsa e non come limite. Fin dalla costituzione, nel 2017 grazie al Bando di FabriQ3 del Comune di Milano che la premia come startup innovativa ad alto impatto sociale, la cooperativa BES si occupa di inclusione lavorativa delle persone con disabilità. In particolare la cooperativa costruisce percorsi di formazione per le professioni dell’ICT che rappresentano un ambito marginale dell’inserimento lavorativo, in genere destinato ad attività di ristorazione e agroalimentare, come ci spiega Paola Baldini, presidente di BES, sottolineando la loro competenza nel lavorare con persone con diagnosi di autismo o Asperger.

L’esperienza dei soci e delle socie della cooperativa sono confluite nel progetto ENABLE (Enhancing Employability Skills of Persons with Disabilities) del programma Erasmus+ dell’ Unione Europea, nato con l’obiettivo di realizzare azioni per il potenziamento delle competenze e della capacità di autopromozione delle persone con disabilità allo scopo di migliorare la loro inclusione nel mercato del lavoro.

La cooperativa partecipa al progetto curando la parte di percorso formativo – rivolto a 15 persone con disabilità psichica dai 25 e i 40 anni – dedicata allo sviluppo di abilità digitali per la ricerca del lavoro, utilizzando social media, applicazioni e strumenti digitali. L’ultima fase prevederà la creazione di un video curricula a cui seguiranno iniziative di promozione e diffusione. Rallentato dall’emergenza Coronavirus, il corso dovrebbe partire ad ottobre, con la volontà di attivarlo in presenza, rispettando le norme di distanziamento vigenti.

L’esperienza di ENABLE ha attivato una rete virtuosa di partner europei tra i quali altre cooperative ed enti del terzo settore con cui BES si confronta, spesso riconoscendo il valore innovativo di pensieri e normative del modello italiano. “Non siamo secondi a nessuno”, il commento di Paola Baldini.

Con alcuni di questi partner sono nate relazioni e scambi confluite in un altro progetto – già approvato ma non ancora partito – che riguarda la problematica delle discriminizioni di genere sul lavoro. In questo progetto BES svilupperà la parte dedicata alle difficoltà di accesso al lavoro delle donne con autismo, aprendo un tema di assoluto rilievo. Come spiega Paola Baldini:

“L’attenzione sulle donne autistiche è recente e la causa è “culturale” perché in passato alcune caratteristiche comportamentali nelle donne sono state lette positivamente – essere taciturna e silenziosa vuol dire essere beneducata – mentre negli uomini erano lette come sintomi da approfondire e studiare. Sono molte le donne adulte a cui nell’infanzia o nell’adolescenza non è stata riconosciuta la condizione autistica; la maggior parte di loro non ha ricevuto diagnosi corrette”.

Per maggiori informazioni: CLICCA QUI

"La bomba a orologiera è esplosa. L'accampamento di Moria è stato raso al suolo dopo che gli incendi sono iniziati la scorsa notte. Dodicimila tra uomini, donne e bambini sono stati trasferiti e sono ora in mezzo alla strada". Lo riferisce su Twitter l'ong Medici senza Frontiere (Msf), una delle organizzazioni che fornisce assistenza nel campo rifugiati nell'isola greca di Lesbo.

La ricostruzione dell'organizzazione trova conferma anche nelle parole del vicegovernatore dell'isola, Aris Hatzikomninos, che ha detto alla stampa locale che il campo è ormai "completamente distrutto".

Il capo progetto di Msf nella localià, Marco Sandrone, ha reso inoltre noto che i cooperanti "sono al lavoro per rispondere alle necessità” dei rifugiati. Nel campo di Moria vivevano tra le 12.000 e le 13.000 persone, un numero pari a circa quattro volte la capienza autorizzata.

Secondo fonti concordanti, i migranti sarebbero stati bloccati dalla polizia mentre si dirigevano verso la città portuale di Mitilene e sarebbero ora tenuti in attesa.
Intanto, secondo la commissaria dell'Unione Europea agli Affari interni, Ylva Johansson, l'Ue ha accettato di finanziare il trasferimento sulla terraferma e l'alloggio di 400 minori non accompagnati.

"La sicurezza e il riparo di tutte le persone a Moria sono una priorità", ha scritto Johansson su Twitter. Ancora da chiarire le origini dell'incendio. Secondo alcuni testimoni, le fiamme sono state provocate dalle proteste dei migranti contro le limitazioni anti-Covid-19. Ricostruzioni, queste, non ancora però confermate.

(Fonte: agenzia stampa Dire)

 

 

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