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Sabato, 23 Gennaio 2021

Il Tavolo Asilo esprime profonda preoccupazione sui contenuti della proposta avanzata dalla Commissione UE il 23.09.2020 di adottare un "Patto per le migrazioni e l'asilo", che considera allarmante sia per le misure che riguardano la dimensione esterna delle politiche migratorie della UE, che per quelle di politica interna.

Per ciò che attiene alla "dimensione esterna", la proposta di Patto propone “l'adozione di misure estremamente dure volte a contrastare i flussi migratori verso l'Unione, a rafforzare la cooperazione tra i Paesi Ue e con Paesi terzi per attuare i rimpatri, nonché a rinforzare ulteriormente il controllo delle frontiere esterne dell'Unione anche attraverso Frontex”.

Nel Patto si afferma di volere aiutare i Paesi terzi a gestire la migrazione irregolare e a rafforzare i loro "sistemi di asilo ed accoglienza", ma quel che emerge “è soltanto la volontà di sostenere tali Paesi perché blocchino le persone transitanti verso l'Europa”. Anche gli interventi di cooperazione internazionale “rischiano di essere orientati solo verso gli Stati che collaborano con le politiche migratorie della UE, stravolgendone senso e finalità”.

“Come si possa garantire a tutte le persone così bloccate in Paesi terzi l'accesso a una protezione legale effettiva, dando loro una prospettiva di vita che non sia il confinamento in campi profughi, è questione del tutto ignorata, così come è rinviata ad una discussione futura l'attuazione di percorsi legali di accesso alla UE per motivi di protezione”, si chiede il Tavolo Asilo.

Inoltre, non si prevede nulla rispetto alla gestione comune degli ingressi per lavoro/ricerca lavoro, studio e formazione, a parte una minima apertura verso azioni che possono "attirare talenti". Manca dunque una politica generale della UE, che orienti i comportamenti dei singoli stati.

Sulla "dimensione interna", il Patto prevede la formale abrogazione del Regolamento di Dublino, ma in realtà vengono confermati i criteri in vigore, tra cui quello della competenza all'esame della domanda da parte del primo Paese di ingresso, particolarmente penalizzante per il nostro paese. La redistribuzione dei richiedenti asilo tra gli stati membri resta sostanzialmente volontaria. Ma l'aspetto “più irricevibile” del testo riguarda la proposta di adozione di una "procedura di frontiera fluida" da applicarsi a "tutti i cittadini di paesi terzi che attraversano senza autorizzazione" e in ogni caso ai richiedenti "provenienti da paesi con bassi tassi di riconoscimento".

Si tratta di procedure accelerate, con garanzie ridottissime, che “trasformerebbero l'Italia e gli altri paesi di primo ingresso in giganteschi hotspot, con i richiedenti asilo collocati in strutture sorvegliate e senza interazioni con l'esterno”. Per coloro la cui domanda è stata respinta si applicherebbe la "procedura unionale di rimpatrio alla frontiera". Gli Stati possono divenire responsabili, in termini logistici e finanziari, del rimpatrio di cittadini stranieri che si trovano in altri Paesi UE e se entro otto mesi il rimpatrio non è effettuato (si va dunque verso una nuova dilatazione dei tempi di trattenimento) allora lo stato "sponsor" deve prendere in carico i migranti trasferendoli nel suo territorio.

Si delinea così una nuova, “inaccettabile nozione” di "solidarietà" che assomiglia a una sorta di permanente mercato tra gli Stati dell'Unione nel quale accettare quote di richiedenti asilo oppure pagare per non averne, o ancora pagare i rimpatri di coloro che sono presenti in altri Stati sono azioni tutte liberamente disponibili. Queste misure sollevano serie preoccupazioni relative al rispetto dei diritti fondamentali e possono portare a gravi violazioni che coinvolgerebbero anche i minorenni, accompagnati e non.

Il Tavolo Asilo chiede al Governo che in occasione del Consiglio Europeo del 14 dicembre “l'Italia dichiari la propria volontà di discostarsi nettamente dall'attuale impostazione del Patto nella direzione di una riforma legislativa del sistema di asilo e immigrazione UE ancorata al rispetto dei valori fondamentali dell'Unione quale spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia”.

Nel Tavolo Asilo nazionale fanno parte A Buon Diritto, ACLI, ActionAid, Amnesty International Italia, ASGI, ARCI,  Caritas Italiana, Centro Astalli, CNCA, Comunità Papa Giovanni XXIII, Emergency, Europasilo, Focus - Casa dei Diritti Sociali, Fondazione Migrantes, Intersos, Legambiente, Medecins du Monde Missione Italia,  MSF, Oxfam Italia, Refugees Welcome Italia,  Senza Confine, SIMM

Durante il primo lockdown il 78% ha fermato o dimezzato la propria attività. Il 41% prevede una riduzione delle entrate per il 2020 superiore al 50%. Il Covid-19 sta colpendo duramente anche il Terzo Settore.

È quanto emerge dall'indagine, condotta da Italia Non Profit, su 1.378 enti. Per oltre la metà di associazioni, cooperative sociali, fondazioni, onlus o consorzi, la pandemia sta incidendo negativamente in particolare sulle attività istituzionali e sulle raccolte fondi. Il blocco delle attività istituzionali, cioè quelle rivolte ai cittadini, ha riguardato in maniera trasversale tutti i settori: il 30% degli intervistati ha dichiarato un blocco nella attività formative ed educative; il 28,4% ha dovuto sospendere le iniziative dedicate al tempo libero e alle attività culturali; il 18,7% ha dovuto bloccare l’assistenza alle persone.

A farne le spese non solo le persone, spesso fragili, a cui le attività sono rivolte. Ma anche i dipendenti di questi enti. Il 30% delle realtà che hanno risposto sostengono che dal 20 al 50% dei propri dipendenti rischiano il posto di lavoro. Per ora il 38,5% degli enti è ricorso alla cassa integrazione per fronteggiare la crisi. Gli effetti della pandemia incide anche sulle attività di raccolta fondi: infatti solo il 7% dei rispondenti dichiara una crescita delle entrate da raccolta fondi rispetto al 2019.

Per continuare ad operare gli enti hanno necessità di fondi, formazione specifica per la gestione di pandemie e supporto nell’utilizzo di strumenti digitali. Anche perché il 54,2% non ha risorse per finanziare una propria trasformazione digitale.

I dati completi dell'indagine sono consultabili sul portale “Non Profit_Philanthropy_Social Good Covid-19 Report 2020”, che racconta e illustra lo stato degli enti non profit italiani in relazione all’emergenza sanitaria e gli aiuti a supporto del Terzo Settore messi in campo da fondazioni ed enti filantropici. Il portale è un vero e proprio Data Hub, in costante aggiornamento, accessibile e gratuito che permette di comprendere attraverso dati, mappe e testimonianze quali sono le necessità delle organizzazioni non profit, di conoscere le azioni realizzate dalla filantropia a sostegno degli enti, e di ascoltare le visioni sul futuro del settore. Per tutto il 2021 verranno inoltre attivati tavoli permanenti di confronto tra enti, fondazioni ed enti filantropici per discutere del futuro, esprimere desiderata e progettare strategie.

 (Fonte: Redattore Sociale)

Una nuova ondata di combattimenti colpisce lo Yemen, con un pesante bilancio tra civili uccisi e feriti. A sud del Porto di Hudaydah sul Mar Rosso, una delle aree più intense del conflitto, l'ospedale traumatologico di Medici Senza Frontiere (MSF) a Mocha ha trattato da ottobre 122 feriti di guerra, nelle ultime settimane soprattutto donne e bambini. Sabato mattina a Taiz il campo da calcio dell'Al Ahly Football Club è stato colpito da una granata che ha ucciso un allenatore e suo figlio, mentre due bambini con meno di 10 anni sono rimasti feriti e sono stati portati al pronto soccorso traumatologico di MSF presso l'ospedale Al Thawrah.

Le equipe di MSF nelle ultime settimane stanno assistendo a un notevole aumento di civili che necessitano di interventi chirurgici per ferite di guerra. "Nel nostro centro traumatologico di Mocha curiamo tutti coloro che hanno bisogno di interventi chirurgici d'emergenza: feriti di guerra, vittime di incidenti stradali, donne incinte che necessitano di un parto d'urgenza" dichiara Raphael Veicht, capomissione MSF. "Ma quando ad arrivare sono quasi solo civili con terribili ferite da arma da fuoco, si sollevano seri interrogativi. Ciò che vediamo nel nostro piccolo ospedale è allarmante e atroce. Uccidere e ferire civili in un conflitto non è solo una grave violazione del diritto umanitario internazionale, ma è molto di più: tra i nostri pazienti ci sono bambini, donne incinte, madri in allattamento, gli operai di una fabbrica di imbottigliamento del latte colpita da un bombardamento – non c'è niente che possa giustificare tutto questo".

Il 29 novembre è arrivata all'ospedale di MSF una donna le cui gambe erano state amputate da un intervento salvavita d'urgenza che richiedeva una chirurgia correttiva. Ha raccontato che era in una delle abitazioni del villaggio di Al Qazah, nel distretto di Ad Durayhimi, con altre donne e bambini per comprare dei vestiti. Non sa esattamente cosa è accaduto ma c'è stata un'esplosione - suo padre le ha poi detto che si è trattato di un bombardamento – e si è risvegliata all'ospedale di MSF. La casa era fatta di canne e foglie di palma e per questo non li ha protetti. La donna ha elencato i parenti rimasti uccisi nell'attacco: "Quattro donne: mia zia, mia cognata, due cugine. Cinque bambini: mio nipote, due cugini e due figli di altri cugini".

Tra le persone colpite in questo attacco, l'ospedale MSF di Mocha ha curato un altro paziente e ha stabilizzato le condizioni di un bambino di 11 mesi che doveva essere immediatamente trasferito in ambulanza all'ospedale di Aden. Il bambino è morto prima di arrivare. Il 24 novembre, l'ospedale di Mocha ha ricevuto sette civili rimasti feriti durante un'esplosione avvenuta sul ciglio della strada mentre tornavano da un matrimonio. Cinque persone sono morte, tra cui un bambino.

Il 25 novembre, due bambini sono stati portati all'ospedale di MSF dopo aver giocato con un ordigno inesploso trovato per strada, con gravi ferite addominali e trauma toracico. Il 3 dicembre, MSF ha ricoverato sei persone rimaste ferite durante un bombardamento che ha colpito una fabbrica di imbottigliamento del latte a Hudaydah – i pazienti hanno detto che almeno dieci dei loro colleghi sono morti.

In un'area diversa, a Taiz, il campo da calcio colpito è un centro sportivo noto e lontano dalle linee del fronte, si trova fronte all'ospedale pediatrico supportato da MSF e all'Al Amal Cancer Hospital ma non è la prima volta che gli abitanti dell'area assistono ad attacchi simili: "Gli impianti sportivi sono forse uno dei pochi luoghi rimasti in grado di offrire ai civili di Taiz, in particolare ai bambini, momenti di felicità in un periodo così difficile, una delle uniche cose che ci fanno ancora sentire esseri umani che meritano di godere della vita nonostante quello che sta accadendo in città" ha raccontato a MSF un uomo di Taiz.

L'aumento del numero di pazienti con ferite da arma da fuoco all'ospedale di MSF a Mocha conferma che il governatorato meridionale di Hudaydah è una delle zone più colpite dal conflitto in tutto lo Yemen. Centinaia di famiglie sono costrette a fuggire dalle loro case e, a causa dell'aumento delle aree a rischio di bombardamenti e attacchi, l'assistenza sanitaria e la distribuzione di cibo sono sempre più limitate proprio nel momento in cui sono più necessarie.

"Che siano mirati o indiscriminati, questi attacchi violano tutte le regole della guerra" dichiara Veicht di MSF. "Anzi, di più: le persone uccise e mutilate sono civili, persone che cercano semplicemente di sopravvivere o di essere buone madri, padri, fratelli o sorelle. Tutto questo deve finire".

La pandemia di Covid-19 non si ferma, ma neanche i nostri operatori. Ogni giorno 104 uomini e donne affrontano la malattia e i suoi pericoli nelle 13 strutture gestite dalla Cooperativa Il Cerchio di Spoleto oppure a domicilio, assistendo quasi mille persone. Tutti i giorni siamo a contatto con i più fragili, con gli anelli deboli della nostra comunità. Il lavoro prosegue in maniera regolare, gli operatori della Cooperativa affrontano il proprio dovere con dedizione ma anche - è comprensibile - con paura, soprattutto per le proprie famiglie. Ma sulla paura prevale, ogni giorno, quel senso di responsabilità e di comunità che, da sempre, contraddistingue chi svolge questo lavoro non come un mestiere, ma come spirito di servizio.

Anziani, disabili, minori e soggetti in situazione di difficoltà possono contare sui nostri servizi, che non sono mai stati interrotti neanche per un solo giorno dall’inizio della pandemia. I nostri 104 operatori ogni giorno portano sollievo, assistenza e cure a chi, nella nostra comunità, è meno fortunato di noi.

Il tutto a fronte di una spesa supplementare di oltre 100 mila euro, necessaria per i presidi sanitari divenuti fondamentali per lavorare in piena pandemia. A partire dalla scorsa primavera, infatti, la spesa per l’acquisto di mascherine, camici, copriscarpe, visiere e vari dispositivi di protezione individuale ammonta a circa 2 mila e 300 euro a settimana.

"Durante questa seconda ondata, inoltre, non abbiamo dovuto fronteggiare solamente la paura del contagio: il Covid-19 è entrato nelle nostre strutture, tra i nostri assistiti e operatori. A maggior ragione, quindi, abbiamo aumentato i nostri sforzi implementando i dispositivi di sicurezza, formando personale, organizzando nuovi servizi e riorganizzando i vecchi, tentando di combattere con tutte le nostre forze questo spaventoso virus", scrive la cooperativa.

"La sicurezza degli utenti, dei nostri operatori, delle loro famiglie e quindi della comunità stessa è la nostra priorità. Ma come otto mesi fa, anche oggi abbiamo bisogno di aiuto: è per questo che abbiamo messo in campo una seconda raccolta fondi per l’acquisto di DPI. In queste settimane abbiamo inviato una richiesta di aiuto a banche, fondazioni, associazioni ed aziende certi che, come successo durante la prima ondata, riceveremo una buona risposta", prosegue la nota.

"Ringraziamo fin d’ora chi deciderà di aiutarci e tutti coloro che lo hanno già fatto: Fondazione CaRiSpo, Fondazione Fendi, Istituzione Cesare e Mina Micheli, Banco Desio, Associazione mogli medici italiani, Rotary club Spoleto, l’azienda agricola San Giuseppe di Giorgio Pizzi, Meccanotecnica Umbra, Carrozzeria Piacenti, azienda Fabiana Filippi, Banca Intesa e la Senatrice Emma Pavanelli. È anche grazie a loro che possiamo continuare a svolgere il nostro lavoro in totale sicurezza", conclude la coop sociale.

 

 

Le Finali "Live from Everywhere" dell'11^ edizione del Premio Musica contro le mafie si svolgeranno Domenica 20 Dicembre dalle ore 16. Il Premio giunge alle Fasi Live che quest'anno saranno realizzate tra virtuale e reale, nella modalità che sta sempre più diventando cifra stilistica dell'organizzazione. La direzione artistica ha tramutato le difficoltà in nuovi stimoli che hanno portato alla rielaborazione dell'evento in un nuovo format web-tv, con la conduzione dell'inviato de Le Iene - Ismaele La Vardera.

Lo scenario che ospiterà l'evento sarà nel cuore pulsante della città antica di Cosenza, il Teatro Comunale Alfonso Rendano, l'unico teatro di tradizione della Calabria con una storia prestigiosa e che ha attraversato il tempo segnando una traccia indelebile nel tessuto culturale dell'intera regione.

"A prescindere dall'emergenza sanitaria - dichiara il Presidente Gennaro de Rosa - questa edizione segna un cambiamento nel percorso della manifestazione, sia presente che futuro. Tutto progredisce e il periodo che stiamo vivendo ha solo accelerato la mutazione di un concept che sin dalla sua nascita ha sempre dimostrato di sapersi rinnovare.  Non abbiamo però mai perso l'obiettivo principale che è quello della diffusione di buone idee e buone prassi insieme alla promozione di giovani talenti musicali. Tutto il mondo dell'arte e della cultura sta vivendo uno dei momenti più complessi della storia dal secondo dopoguerra - continua de Rosa - le conseguenze più dure le stanno affrontando quegli artisti che vivono grazie ai live nei club. E' proprio per questo motivo che abbiamo deciso, nella finale, di puntare tutta l'attenzione su di loro".

Gli ospiti di questa undicesima edizioni sono molteplici ed ognuno apporterà la propria esperienza a partire dal conduttore Ismaele La Vardera de Le Iene; che conferma una collaborazione oramai consolidata.

Un momento importante delle fasi finali sarà vissuto con Don Luigi Ciotti Fondatore e Presidente di Libera (Associazioni, nomi e numeri contro le mafie), presidente onorario di "Musica contro le mafie" secondo il quale alimentare il cambiamento etico, sociale e culturale è necessario per spezzare alla radice i fenomeni mafiosi e ogni forma d'ingiustizia, illegalità e malaffare.

Giudici ed ospiti grandi artisti del panorama nazionale, punto di riferimento per tanti giovani musicisti: il produttore e bassista dei Litfiba e dei C.S.I. Gianni Maroccolo, il cantautore Dario Brunori dell'omonima ditta Brunori SAS, Erica Mou e Gabriella Martinelli, tra le più interessanti cantautrici del panorama italiano.

La diretta streaming di domenica 20 dicembre, oltre che dalla pagina Facebook ufficiale di Musica contro le mafie, sarà visibile in cross posting anche attraverso le piattaforme social dei partner della 11^ edizione:  dall'Associazione Libera a Casa Sanremo a Tuttorock a Rockit, al fine di creare un network da oltre 1milione e mezzo di followers. L'iniziativa gode anche del supporto di Radio Popolare Network.

I 10 Finalisti in gara - selezionati tra oltre 700 iscritti - oltre ad essere valutati dai "giudici on streaming" in studio saranno votati da una giuria social, una commissione artistica interna all'associazione e da una importantissima "Giuria Generation Z", una novità assoluta che avrà il compito di dare un'ulteriore punto di vista critico in quanto formata da giovanissime musiciste che hanno già un importante percorso artistico. La giuria è composta da: Giovanna Camastra (Semifinalista Sanremo Young), Noemi Bruno (Premio Critica Mia Martini, Finalista Musicultura), Bianca Provenzano (Finalista All Togheter Now, Next Generation 2019), Giulia Aloia (Premio Gianni Ravera, dal 2019 lavora in USA con Royal Caribbean come Broadway Performer e Lead Vocalist).

Questi i Finalisti e i titoli dei brani della 11^ Edizione del Premio Musica contro le mafie: 

Davide Ambrogio con "A San Michele" da Roma
Cobram con "Rivoluzione" da Torino
Emanuele Conte con "Ridono" da Povegliano (TV)
Lucio Leoni con "Francesca" da Roma
Joseph Foll con "Sbadiglio" da Mondragone (CE)
Daniele De Gregori con "Prima gli Italiani" da Roma
Donix con "Siriana" da Napoli
Marte con "Fiesta" da Genova
De Almeida con "Rosalia" da Palermo
Alessandra Chiarello con "My Gun is my voice" da Rende (CS).

 

Decorazioni natalizie, piccoli centritavola, segnaposti, originali alberi di Natale, e molti altri doni, tutti realizzati a mano, dagli ospiti dei Centri Diurni gestiti dalla Cooperativa sociale Cadiai, sono stati consegnati oggi all’Emporio Solidale “Il Sole” dell'Unione dei Comuni Valli Reno Lavino e Samoggia.

Alla consegna erano presenti la Presidente Cadiai, Franca Guglielmetti, il Presidente dell’Unione e Sindaco del Comune di Casalecchio, Massimo Bosso, l’Assessore al Welfare, Massimo Masetti, la Presidente dell’Associazione Emporio Solidale Reno Lavino Samoggia, Milena Bellini.

Decine e decine di piccoli pensieri che verranno regalati nei prossimi giorni a chi frequenta l’Emporio e che sono stati confezionati uno a uno dagli oltre 50 anziani delle strutture Cadiai. Il progetto ha una duplice valenza, da una parte il desiderio di fare qualcosa di concreto per chi ha meno, dall’altra la volontà di coinvolgere gli anziani dei Centri Diurni che dopo essere stati tanti mesi in casa, tra le mille difficoltà, da qualche tempo hanno potuto ricominciare a frequentare queste strutture, sebbene nel rispetto di rigorosi protocolli. Una realtà ora necessariamente diversa rispetto al passato, in particolare nel periodo natalizio quando si dedicavano ad attività manuali, fondamentali per il mantenimento delle loro abilità, volte a costruire, creare, allestire, dipingere piccoli oggetti che avrebbero poi condiviso con le proprie famiglie, durante le feste natalizie che ciascun centro avrebbe organizzato.

«Di fronte all’impossibilità di organizzare qualsiasi tipo di evento in cui promuovere lo scambio di doni, occorreva trovare un’alternativa – spiega Franca Guglielmetti, Presidente Cadiai –, dare una motivazione affinché gli ospiti non sentissero la difficoltà del momento. Da qui l’idea di realizzare regali per chi ha meno, per le famiglie che avrebbero potuto apprezzarli e averne anche bisogno. Un’idea che ha motivato i nostri ospiti e li ha resi orgogliosi di ciò che stavano facendo. Perché anche per loro, per cui è fondamentale mantenersi attivi, condividere questo progetto è stato vitale quanto lo è la funzione dell’Emporio Solidale “Il Sole” che provvederà alla distribuzione. In un anno così difficile, si è creato un grandissimo ponte, un grandissimo slancio da chi ha bisogno di “cura” a chi ha bisogno di altro supporto. Perché se accolte, se curate, anche le fragilità diventano una grande energia».

La Cooperativa Cadiai ha inoltre regalato all’Emporio Solidale un quadro realizzato con la tecnica Batik dal Centro Diurno Arboreto di Bologna.

 

Animazione e rigenerazione urbana, valorizzazione di produzioni locali sostenibili, promozione del turismo ambientale e culturale, recupero e riqualificazione di immobili abbandonati per attività culturali e sociali.  

Sono alcune delle attività al centro dei 9 progetti vincitori di Coopstartup Rigeneriamo Comunità, un’iniziativa promossa da Legacoop e Coopfond, in partnership con Banca Etica, Fondazione Finanza Etica e Produzioni del Basso, per favorire la creazione e il consolidamento di cooperative di comunità nei piccoli comuni, nelle aree interne e nelle aree urbane degradate.

Il Bando Coopstartup Rigeneriamo Comunità -lanciato il 4 giugno 2019 per dare una risposta concreta allo spopolamento dei luoghi e al degrado degli spazi, favorendo la cooperazione ed il coinvolgimento delle comunità- è rimasto aperto fino al 31 agosto 2019. Hanno partecipato 144 gruppi, comprese alcune neo cooperative. La prima fase si è conclusa a novembre 2019 con la selezione di 25 progetti, i cui promotori hanno partecipato ad un articolato programma di formazione, tutoraggio e accompagnamento, che ha portato alla redazione dei business plan e alla preparazione delle campagne di crowdfunding.

La fase del crowdfunding, svoltasi tra giugno e novembre 2020, con un periodo di apertura delle campagne di massimo 60 giorni, ha coinvolto 16 progetti. L’esito delle campagne, unitamente alla valutazione dei piani di impresa, ha portato alla selezione di 9 progetti, 7 dei quali, dopo la costituzione in cooperativa, riceveranno da Coopfond, oltre a quanto raccolto da ciascuno tramite il crowdfunding, i premi ordinari previsti dal bando (raddoppio di quanto raccolto con il crowdfunding, fino a un massimo di 10 mila euro a fondo perduto). Saranno inoltre assegnati 2 premi speciali di importo minore (raddoppio di quanto raccolto con il crowdfunding, fino a un massimo 5 mila euro a fondo perduto), istituiti da Coopfond dopo la selezione, per includere tra i premiati due gruppi particolarmente meritevoli per sostenibilità economica del progetto e/o capacità di coinvolgimento dei donatori.

Per promuovere la partecipazione al bando e l’opportunità di agire nella e per la propria comunità, Legacoop e Coopfond hanno coinvolto nel progetto, oltre a Banca Etica, Fondazione Finanza Etica e Produzioni del Basso, numerosi partner - Arci, Assoprovider, Borghi Autentici d’Italia, Consorzio Sale Della Terra, Cooperare con Libera Terra, CittadinanzAttiva, Fon.Coop, Fondazione Futurae, Fondazione Noi Legacoop Toscana, Labgov; Legambiente, Rete Piccoli Comuni del Welcome, Slow Food Italia. Inoltre, nell’estate del 2019 sono stati organizzati 22 incontri in tutta Italia, ai quali hanno partecipato, complessivamente, circa un migliaio di persone. Il programma di formazione e accompagnamento ha visto promotori e partner impegnati in un’intensa relazione con i progettisti e con la vasta rete di collaboratori, interni ed esterni al sistema Legacoop.

“Voglio esprimere i miei complimenti ed un augurio sincero di buon lavoro -sottolinea Mauro Lusetti, Presidente di Legacoop- ai promotori dei progetti vincitori del bando Rigeneriamo Comunità. Insieme con tutte le altre persone coinvolte nelle diverse fasi di questa iniziativa, rappresentano una bella testimonianza che nel nostro Paese esistono energie, creatività, voglia di partecipazione che meritano di essere promosse e sostenute. Questa disponibilità ad impegnarsi per costruire nuove opportunità di sviluppo sostenibile e inclusivo per le proprie comunità è un valore davvero importante, un esempio per tutti soprattutto in una fase difficile come quella attuale”.   

 

La premiazione dei progetti vincitori avverrà il 23 dicembre 2020 alle ore 16 in un evento online in diretta Facebook sulla pagina di Coopstartup https://www.facebook.com/social.coopstartup.

Parteciperanno, oltre ai rappresentanti dei progetti, il presidente di Legacoop, Mauro Lusetti, il Direttore Generale di Coopfond, Simone Gamberini, la presidente di Banca Etica, Anna Fasano, il Fondatore di Produzioni dal Basso, Angelo Rindone e il direttore di Legacoop, Giancarlo Ferrari.

 

Mentre la Food and Drug Administration (FDA) si riunisce oggi per discutere l'autorizzazione all'uso di emergenza dei candidati vaccini contro il Covid-19 Pfizer/BioNTech e Moderna, Medici Senza Frontiere (MSF) avverte che l'eventuale approvazione del vaccino contro il Covid-19 non sarà sufficiente per risolvere la pandemia globale a meno che le aziende non intraprendano misure urgenti per aumentare la cooperazione con altri produttori e vendere i vaccini al prezzo di costo. Ciò significherà condividere tutta la proprietà intellettuale necessaria, le tecnologie, i dati e il know-how, in modo che quante più aziende possibile possano produrre questi vaccini salvavita e renderli accessibili a tutto il mondo.

"Mentre il mondo aspetta con il fiato sospeso la possibile approvazione di questi vaccini contro il Covid-19, non è ancora il momento di festeggiare" dichiara la dott.ssa Stella Egidi, referente medico di MSF. "In questo momento, siamo in una situazione in cui buona parte del numero limitato di prime dosi è già stata prenotata da una manciata di paesi come gli Stati Uniti e il Regno Unito, nonché l'UE, lasciando molto poco alla restante popolazione mondiale. Quello che vogliamo veramente vedere è una rapida espansione dell'offerta globale. In concreto, più vaccini disponibili e priorità assegnate in base ai criteri di salute pubblica dell'OMS, non alla capacità di spesa di un paese".

I limiti alla capacità produttiva del vaccino sono di fatto il risultato del monopolio imposto dalle aziende farmaceutiche. Moderna è stata l'unica azienda a impegnarsi a non far valere i propri brevetti durante la pandemia. Per rendere questa promessa più significativa però, Moderna dovrebbe anche condividere tutta la proprietà intellettuale, le tecnologie, i dati e il know-how, in modo che altri produttori possano aumentare la produzione di questi vaccini potenzialmente salvavita. Pfizer/BioNTech non ha indicato alcun piano per concedere in licenza o trasferire le proprie tecnologie protette da proprietà intellettuale. Inoltre, per aumentare la capacità di produzione e l'offerta globale, Pfizer/BioNTech dovrebbe perseguire licenze aperte e impegnarsi in trasferimenti tecnologici completi ad altri produttori di vaccini. Il Regno Unito ha autorizzato l'uso di emergenza del loro vaccino la scorsa settimana.

Entrambi i vaccini candidati hanno ricevuto dai governi finanziamenti pubblici significativi, ma senza alcuna garanzia sull'accesso, sul trasferimento della tecnologia ad altri produttori di vaccini, sulla trasparenza dei costi o sulla vendita del prodotto al prezzo di costo. Anche la trasparenza su tutti i livelli è essenziale per garantire l'accesso. Entrambe le aziende continuano a secretare informazioni importanti come i costi di ricerca e sviluppo, test clinici e produzione. Al contrario di altre aziende che hanno promesso di vendere il vaccino Covid-19 a prezzi 'no profit' durante la pandemia, come AstraZeneca, Pfizer e Moderna hanno dichiarato che non venderanno il vaccino contro il Covid-19 a prezzo di costo.

Moderna ha ricevuto circa 2,5 miliardi di dollari di fondi pubblici dal governo statunitense ed ha proposto un prezzo di 50-74 dollari a persona (per le due dosi necessarie) per i paesi ad alto reddito, inclusi gli Stati Uniti, uno dei prezzi più alti tra i potenziali vaccini contro il Covid-19 finora citati. Non è chiaro, quindi, quanto vogliano far pagare ai paesi a basso e medio reddito. Lo sviluppo del candidato vaccino Pfizer è stato finanziato da circa 443 milioni di dollari stanziati dal governo tedesco attraverso l'azienda partner BioNTech e un prestito di oltre 118 milioni di dollari dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI). Secondo quanto riferito, Pfizer punta a un prezzo di 40 dollari a persona (per le due dosi necessarie).

"In un momento di importanti progressi che fanno sperare per il meglio, è scoraggiante vedere le aziende farmaceutiche nascondere informazioni essenziali per garantire prezzi ragionevoli e l'accesso al vaccino" dichiara Silvia Mancini, epidemiologa di MSF. "Nascondendo informazioni essenziali come i costi di ricerca e sviluppo, dei test clinici e di produzione, i governi e le aziende farmaceutiche si stanno sottraendo alla loro responsabilità nei confronti dei contribuenti e degli enti pubblici che hanno finanziato lo sviluppo di questi vaccini e che li compreranno. Abbiamo il diritto di sapere. Senza trasparenza, la società civile non può stimare un giusto prezzo e i governi non possono negoziare per prezzi più bassi basati sul costo reale. Pfizer e Moderna dovrebbero assumersi le loro responsabilità e rendere i dati pubblici. Nessuna azienda dovrebbe trarre profitto da questa pandemia".

Garantire un accesso equo non è solo questione di quantità disponibili e di prezzi accessibili ma è anche un'enorme sfida logistica: entrambi i vaccini, infatti, richiedono una gestione straordinaria della catena del freddo. Il candidato vaccino di Moderna deve essere trasportato a -20° e il vaccino Pfizer/BioNTech richiede temperature a -70°, temperature più fredde di un inverno artico (ultra-catena del freddo). Tutto questo pone delle sfide nel trasporto, nello stoccaggio e nell'utilizzo del vaccino in tutti i contesti, specialmente in quelli con scarse risorse dove MSF lavora.

In occasione della cerimonia di celebrazione della Giornata internazionale delle Persone con disabilità svoltasi ieri a Palazzo Chigi le due Federazioni delle Associazioni della disabilità hanno incontrato il Presidente del Consiglio Conte, la Ministra dell’Istruzione Azzolina e il Ministro dell’Università Manfredi. È stato consegnato al Governo un documento congiunto Fand e Fish che riassume le loro proposte e richieste sulle politiche future per le disabilità. Eccone una sintesi.

“Le politiche future per la disabilità: un nuovo welfare per non lasciare indietro nessuno”

La disabilità durante la pandemia e le basi per il rilancio dei diritti. I principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità costituiscono un manifesto ideale per le Federazioni FISH e FAND e per l’intera rete associativa che vi si riconosce e che individua nelle Federazioni le proprie voci unitarie nei confronti delle principali istituzioni del Paese. Ripartendo dalle riflessioni espresse in occasione degli incontri con il Governo, nonché con la stessa Presidenza del Consiglio negli ultimi mesi per la gestione dell’emergenza, FISH e FAND intendono ora rilanciare tale confronto riguardo alle future politiche per la disabilità e agli aspetti organizzativi e funzionali necessari alla loro realizzazione.

Il dilagare del virus Covid-19, oltre che mettere a dura prova in Italia il Sistema Sanitario Nazionale ed il Sistema di Protezione Sociale, ha fatto precipitare moltissime persone in uno stato di forte preoccupazione, resa ancor più grave dall’incertezza del prossimo futuro. Queste preoccupazioni sono ancora più forti tra le migliaia di persone con disabilità del nostro Paese, le cui condizioni di vita sono già ampiamente determinate da livelli di protezione e inclusione sociale non adeguatamente compiuti. Non possiamo nascondere che l’impatto della pandemia ci obbligherà a rimodulare alcune priorità, in una direzione che preveda innanzitutto la garanzia di una maggiore tutela della salute e della sicurezza di coloro che sono più vulnerabili ed esposti ai rischi connessi alla condizione di salute e tra questi vi sono le tante persone con disabilità.

L’attuale sistema dei servizi di welfare è vistosamente inadatto a dare risposte flessibili alle Persone con disabilità, visto che esso per anni è stato basato su servizi standardizzati non idonei nel fornire risposte personalizzate alle persone ed ai lori bisogni differenti, in base ai loro specifici contesti di vita e al loro progetto di autonomia e indipendenza. Occorre da subito investire su un’azione sociale che tenga conto:

  1. a) della necessaria lotta alla segregazione e del relativo supporto alla domiciliarità (Fondo per la Non Autosufficienza);
  2. b) del supporto ai caregiver familiari affinché possano operare all’interno di un sistema integrato di interventi e servizi di sostegno (e non sia lasciato solo con un mero contributo economico a gestire le complesse necessità della persona con disabilità);
  3. c) della necessità di ripensare la costruzione degli interventi, in un’ottica di percorsi di vita indipendente (Fondo per la Vita Indipendente);
  4. d) del bisogno di definizione di piani nazionali per avviare processi di de-istituzionalizzazione e di contrasto ad ogni forma di segregazione con sostegni alla vita autonoma, indipendente e alla domiciliarità. Sostegni necessari per garantire la scelta di dove, come e con chi vivere, anche in modo supportato, “durante e dopo di noi”.

In altre parole occorre una sostanziale riforma dell’attuale sistema di welfare, basato principalmente sul sistema di protezione, in favore di un nuovo modello basato sui Diritti umani, civili e sociali. Necessario, quindi, la definizione e l’adozione dei LEP (Livelli Essenziali di Prestazione) sociali, anche tramite la ricomposizione complessiva della spesa occorrente in capo ad un capiente Fondo Nazionale, tale da rispondere al fabbisogno della generalità delle Persone con disabilità e non autosufficienti, la definizione di percorsi di concreta inclusione nel mondo del lavoro completando le riforme e interventi previsti dal Programma Governativo per l’attuazione dei diritti delle Persone con disabilità e prorogando, consolidando e strutturando gli istituti, le misure e le soluzioni sperimentate durante il periodo emergenziale atte a garantire l’effettività nell’accesso e mantenimento dell’occupazione, la garanzia del pieno godimento del diritto ai percorsi di inclusione scolastica. Non può, inoltre, venir meno il sostegno anche ai servizi semiresidenziali e residenziali, che rischia ormai in pochissimi mesi di crollare e di lasciare centinaia di migliaia di persone con disabilità, soprattutto grave e non autosufficiente, prive di protezione.

 In occasione del 3 dicembre – Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità la Fand (Federazione tra le Associazioni Nazionali dei disabili) e la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) si appellano al Presidente Conte affinchè venga ricordato che la Convenzione ONU sui diritti delle Persone con disabilità prevede non solo il coinvolgimento dei diretti interessati nelle decisioni che li riguardano, ma la considerazione della disabilità in ogni politica che riguardi tutti i Cittadini.

La Giornata del 3 dicembre vuole quindi essere una celebrazione condivisa sotto il segno di dare sempre più futura concretezza alla Convenzione Onu e all’inclusione delle Persone con disabilità. Per questi motivi le due Federazioni chiedono che il 3 dicembre sancisca inequivocabilmente una forte volontà politica e un assetto istituzionale chiaro, con un intervento di coordinamento e innovazione dell’ attuale normativa vigente.

Per queste ragioni il movimento delle Persone con disabilità e dei loro familiari chiede che il Presidente del Consiglio possa farsi garante delle modalità sin qui proposte, affinchè si possano affrontare le numerose emergenze che riguardano milioni di cittadini con disabilità del nostro Paese. Molte di loro sono peraltro in larga misura oggetto del secondo Programma d’azione biennale sulla disabilità, anch’esso deficitario fino ad oggi di regia e concretezza. Le organizzazioni di Persone con disabilità e loro familiari chiedono che il 3 dicembre sia l’occasione per celebrare un concreto ed efficace impegno e una presa in carico del Governo delle richieste sin qui avanzate, affinchè davvero le Persone con disabilità siano Cittadini di un Paese inclusivo. Non solo a parole, ma con i fatti e l’impegno di tutti.

 

La solidarietà ha un Cuorecooperativo. Un cuore sempre attivo durante i giorni di questa difficile emergenza sanitaria, espressione dei valori e dei princìpi cooperativi. Un cuore che può essere sostenuto in occasione delle festività natalizie. Legacoop Marche lancia un’azione di solidarietà con una campagna di informazione e di promozione delle cooperative, dei loro prodotti e servizi che sono caratterizzati dalla cura dei luoghi e delle persone.

“Nella straordinaria e delicata situazione che sta duramente colpendo le nostre comunità a causa del coronavirus – afferma il presidente di Legacoop Marche, Gianfranco Alleruzzo -, la cooperazione ha continuato a svolgere un ruolo importante di coesione sociale e di interprete del bene comune”.

Sono state tante le imprese cooperative, dice Alleruzzo, “i cooperatori e le cooperatrici impegnate durante il lockdown nelle attività essenziali: nella cura e nell’assistenza socio sanitaria, nella produzione e distribuzione dei prodotti agroalimentari, lungo la catena della distribuzione ai cittadini, nei servizi e nel credito, nei trasporti e nella sanificazione e continuano ad esserlo anche ora, contribuendo con passione e tenacia a sostenere le comunità e i territori, anche quelli più marginali”.

La cooperazione, che si fonda su valori e princìpi che cercano di responsabilizzare e sostenere le persone e le comunità tenendo vivo lo scambio mutualistico, “non si è mai tirata indietro in questi mesi garantendo una presenza costante e spesso rassicurante”. Per questo, Legacoop Marche invita a sostenere il lavoro delle cooperative attive nella regione, a comprare i prodotti e ad usufruire dei servizi di qualità, con un’azione di solidarietà. Un invito rivolto ai cooperatori ed esteso a tutti i consumatori, “ad abbracciare il cuore cooperativo”.

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