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Giovedì, 20 Febbraio 2020

JobLab è il nome breve di un progetto della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (FISH). Quello completo e significativo è JobLab – Laboratori, percorsi e comunità di pratica per l’occupabilità e l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità.

Il progetto è stato riconosciuto meritevole di finanziamento dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali attraverso lo specifico Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel terzo settore. Avviato a fine 2018, terminerà nel giugno 2020 con un evento finale a Roma.

L’obiettivo di JobLab è di affrontare il tema del diritto al lavoro delle persone con disabilità, nella consapevolezza che quello lavorativo è un ambito in cui si configura una delle forme più evidenti di discriminazione basata sulla disabilità e di preclusione alle pari opportunità. JobLab mette in campo azioni di formazione e animazione, di promozione di reti, di ricerca ed indagine, di diffusione e di comunicazione.

Molte sono le azioni in programma: dagli eventi di formazione e animazione territoriale – già realizzati a Torino, Milano, Roma, Terni, cui seguiranno altri 10 appuntamenti – alla comunità di pratica per la condivisione di conoscenze ed esperienze, alla ricerca sul disability manager, a strumenti di comunicazione e sensibilizzazione (podcast e docufilm).

Ma in queste ore si lancia una delle azioni centrali: un’indagine campionaria per conoscere le reali condizioni di lavoro e delle pari opportunità delle persone con disabilità.

Come lavora una persona con disabilità? Quali sono le sue condizioni di vita? Che difficoltà incontra sul posto di lavoro? Quali opportunità e quali ostacoli per il suo avanzamento in carriera? JobLab tenta di indagare il fenomeno in modo approfondito e con tutti i crismi della ricerca sociale. La ricerca interesserà tutto il territorio nazionale e sarà tra le prime ad approfondire questo argomento. L’indagine è curata, su incarico di FISH, da IREF – Istituto di Ricerche Educative e Formative.

I lavoratori con disabilità possono collaborare a questa ricerca compilando un semplice questionario online (https://it.surveymonkey.com/r/Joblab-QualitadelLavoro) e magari aiutando nella diffusione dello stesso.

 

Una valigia sul palco, l'unico oggetto portato da Rinor e i suoi genitori dalla Moldavia quando aveva 3 anni, una storia di immigrazione a lieto fine che fa sorridere anche per il suo spiccato accento umbro. Così si è aperto l'evento "Generare futuro: i giovani e il Servizio Civile in Legacoop" che si è svolto al Postmodernissimo di Perugia (14 fabbraio 2020) per celebrare la conclusione dei 30 progetti di Servizio Civile, realizzati da 12 Cooperative Sociali di Legacoop Umbria a cui hanno partecipato 160 ragazzi di età compresa tra i 18 e 29 anni.

La valigia è stata lasciata lì anche durante le testimonianze dei ragazzi che hanno appena concluso questo viaggio a rappresentare simbolicamente il bagaglio di nuove consapevolezze. Per ogni progetto una piccola presentazione dell'anno intenso trascorso e la proiezione dei video realizzati da loro dove non sono mancati momenti di commozione nel ricordare i bei momenti trascorsi.

"Hanno vissuto a stretto contatto con la disabilità –afferma Andrea Radicchi Responsabile Servizio civile Legacoop Umbria- con la salute mentale, gli anziani, i minori. Un primo approccio nel mondo del lavoro . Per noi è sempre emozionante e giusto dare risalto all'esperienza di Servizio Civile nelle nostre cooperative, consapevoli che oggi si chiude un ciclo che porterà comunque tanti di loro a fare di quest'esperienza la loro occupazione. A breve comunque altri 150 ragazzi inizieranno lo stesso percorso, e quest'iniziativa fa da trait d'union per chi finisce e per chi inizia questa nuova avventura".

Si è entrati nel vivo della giornata grazie al contributo di Michele Marmo – Presidente AssociAnimazione, Jacopo Teodori - Rappresentante Coop Centro Italia e Gabriele Biccini – Rappresentante Cooperativa sociale Asad i quali hanno stimolato i ragazzi nel vivere con fiducia e da protagonisti il proprio tempo per contribuire così a realizzare una società più equa e più giusta.

Poi il contributo di Sabrina Mancini responsabile nazionale del Servizio Civile in Legacoop che ha messo in luce l'importanza del Servizio Civile per la crescita personale e professionale dei giovani. Ha proseguito sulla stessa linea Gabriele Goretti - Formatore Servizio Civile evidenziando quale obiettivo principale di questa esperienza il creare nei giovani un senso civico e di appartenenza consapevole alla comunità in cui si vive.

I lavori si sono conclusi con la consegna, da parte di Dino Ricci – Presidente Legacoop Umbria, degli attestati di partecipazione. Nel suo saluto Ricci ha sottolineato l'importanza di un ruolo attivo dei giovani "senza la vostra energia, senza il valore che le nuove generazioni sono in grado di portare difficilmente si possono creare nuove risposte alle sfide del proprio tempo".

 

Ieri al Campus Bovisa del Politecnico di Milano la presentazione della seconda edizione di  “Cantieri ViceVersa – Network finanziari per il Terzo Settore ”, il progetto promosso dal Forum Nazionale del Terzo Settore e dal Forum per la Finanza Sostenibile per facilitare l ’incontro e il dialogo tra Enti di Terzo Settore (ETS) ed operatori finanziari ed analizzare strategie e strumenti di finanza sostenibile in g rado di rispondere alle esigenze delle organizzazioni di Terzo settore.

Cantieri ViceVersa sta contribuendo a innovare la cultura del Terzo settore e degli operatori finanziari, aprendoli a nuove opportunità di mercato. Il successo della prima edizione, l’accresciuto interesse degli operatori di finanza sostenibile per un mondo in costante crescita (l ’unico che registra valori positivi secondo i dati ISTAT, con oltre 350mila enti e più di 844mila impiegati) e la necessità degli ET S di utilizzare i nuovi strumenti anche finanziari per generare impatto e cambiamento sociale, sono gli ingredienti che hanno portato a dare vita alla seconda edizione del progetto.

“I Cantieri ViceVersa ci danno l’opportunità di realizzare un’importante esperienza di ibridazione tra i due mondi – dichiara Claudia Fiaschi, Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore –. Una opportunità che porta un valore aggiunto sia agli Enti di Terzo settore, che familiarizzano con nuovi strumenti per dare maggi ore sostenibilità e efficacia ai propri progetti, sia agli operatori finanziari che grazie a questa esperienza di coprogettazione hanno modo di c ostruire una vera e propria alleanza progettuale con gli Enti di Terzo settore, un mondo in crescita, capace di creare non solo sviluppo economico ma anche coesione sociale e più felicità pubblica nelle nostre comun ità. Un progetto che punta sulle buone pratiche di collaborazione tra Terzo settore e mondo dell’economia e della finanza, e che culturalmente intende promuovere questo approccio nella riflessione anche a livello europeo rispetto al tema Sociale della Sostenibiltà posta dagli SDGs.”

“La versione 2.0 dei Cantieri ci conferma come l’interesse della finanza per il Terzo settore sia molto forte e il dialogo che si sta aprendo tra i due mondi molto interessante ”. Così Francesco Bicciato, Segretario Genera le del Forum per la Finanza Sostenibile. “La scorsa edizione – ha proseguito – ha dimostrato come attraverso la conoscenza reciproca si possa rimuovere gli ostacoli che impediscono la collaborazione tra ETS e operatori di finanza sostenibile. Siamo ormai avviati verso un percorso che porterà la finanza a essere sempre più sostenibile: iniziative come il progetto Cantieri ViceVersa ci consentono di avvicinarci a questo obiettivo.”

Nella prima edizione sono state individuate dieci esperienze esemplari di organizzazioni non profit che hanno portato alla realizzazione di 6 Cantieri di lavoro, coinvolgendo oltre venti operatori finanziari tra banche, imprese assicuratrici, fondi di investimento e fondazioni. La seconda edizione presenta due novità: oltre alle dieci esperienze dal Terzo settore ne verranno valutate anche cinque di rilevanza sociale, candidate da soggetti for profit. La sec onda novità consiste nella centralità maggiore accordata al ruolo dei tutor per facilitare ed adeguare il lessico tra i due soggetti.

Le esperienze sono state scelte seguendo criteri differenti che vanno dalla replicabilità, alla scalabilità, l’innovatività, ma anche l’ambito di interesse ed il territorio di appartenenza. Il lavoro inizierà a partire dalla narrazione delle storie; verranno poi individuate le soluzioni finanziarie disponibili; in seguito, la fase di ‘cantierizzazione’ avvicinerà progetti e soluzioni più affini; infine, il processo si concluderà con la realizzazione di un report narrativo.

 

 

 

Le autorità del Sudan hanno annunciato l'intenzione di consegnare al Tribunale penale internazionale l'ex presidente Omar al-Bashir e altre persone incriminate per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio commessi nella regione del Darfur.

"Omar al-Bashir è ricercato dal Tribunale penale internazionale per l'omicidio, lo sterminio, il trasferimento forzato, la tortura e lo stupro di centinaia di migliaia di persone durante il conflitto del Darfur. La sua consegna al Tribunale sarebbe un passo avanti in direzione della giustizia per le vittime e i loro familiari. Che al-Bashir, contro il quale era stato spiccato un mandato di cattura oltre 10 anni fa, sia riuscito finora a evadere la giustizia è uno scandalo di proporzioni storiche", ha dichiarato Julie Verhaar, segretaria generale ad interim di Amnesty International.

"Le autorità sudanesi devono ora tradurre le loro parole in azione e trasferire immediatamente al-Bashir e le altre persone ricercate dal Tribunale penale internazionale. Devono andare avanti, mostrando che l'impunità dell'era al-Bashir è finita e portando di fronte alla giustizia tutti gli altri presunti responsabili degli orrendi crimini commessi sotto il passato regime", ha concluso Verhaar.

 

 

 

La Somalia è diventata uno dei luoghi più pericolosi al mondo per fare giornalismo. Lo ha dichiarato oggi Amnesty International, presentando un rapporto sull'aumento degli attacchi, delle minacce, delle intimidazioni e delle uccisioni nei confronti di giornalisti e giornaliste.

Il drastico deterioramento della libertà di espressione e di stampa è conciso con l'inizio, nel febbraio 2017, della presidenza di Mohamed Abdullahi "Farmajo". Gli attacchi mirati del gruppo armato "al-Shabaab" e delle forze governative somale hanno inasprito la censura e causato un aumento degli arresti arbitrari. Da allora, sono stati uccisi almeno otto giornalisti e altrettanti, a partire dall'ottobre 2018, sono stati costretti a lasciare il paese.

"In Somalia i giornalisti sono sotto assedio. Sopravvissuti per miracolo ad attentati, assassinati, picchiati e arrestati arbitrariamente, si trovano a operare in condizioni terribili", ha dichiarato Deprose Muchena, direttore di Amnesty International per l'Africa orientale e meridionale.

"Il giro di vite nei confronti della libertà di espressione e di stampa va avanti nell'impunità: raramente le autorità aprono indagini o processano i responsabili degli attacchi contro i giornalisti", ha aggiunto Muchena.

Uccisioni

Dall'inizio della presidenza Farmajo, sono stati uccisi almeno otto giornalisti: cinque in attacchi indiscriminati di "al-Shabaab", uno da un poliziotto e due da soggetti non identificati.

Abdirirzak Qassim Iman, 17 anni, operatore di ripresa di Sbs Tv, è stato ucciso il 26 luglio 2018 da un poliziotto che gli ha sparato alla testa nel quartiere Waberi della capitale Mogadiscio. Insolitamente, il responsabile è stato condannato per omicidio, in contumacia, a cinque anni di carcere e a risarcire la famiglia della vittima con 100 cammelli.

Abdullahi Osman Moalim è morto il 13 settembre a causa di un attentato suicida in un ristorante di Beledweyne, nello stato di Hirshabelle. Ali Nur Siyad è stato una delle oltre 500 vittime di un camion bomba fatto esplodere a Mogadiscio il 14 ottobre 2017. Awi Dahir Salad è stato ucciso in un attentato a Mogadiscio nel dicembre 2018. Infine, Mohamed Sahal Omar e Hodan Nalayeh, sono risultati tra le 26 vittime dell'attentato di "al-Shabaab" contro un albergo a Kisimayo, nel luglio 2019.

Ismail Sheikh Khalifa, attivista e giornalista di Kalsan Tv, è sopravvissuto miracolosamente a una bomba piazzata nella sua automobile e fatta esplodere a distanza il 4 dicembre 2018. Si trova attualmente in Turchia, dove sta ricevendo cure mediche per le gravi ferite riportate.

Assediati da ogni lato

Zakariye Mohamud Timaade, già giornalista di Universal Tv, ha lasciato la Somalia nel giugno 2019 dopo essere stato minacciato sia da "al-Shabaab" che da ambienti governativi a causa di due diversi servizi che aveva realizzato. Il gruppo armato lo aveva minacciato di morte per aver riferito della cattura di tre miliziani da parte delle forze di sicurezza, il governo si era infuriato per aver rivelato la presenza attiva di "al-Shabaab" a Mogadiscio.

"La paura più grande era la Nisa [Agenzia nazionale per la sicurezza e l'intelligence]. So che volevano uccidermi. A Mogadiscio puoi nasconderti da 'al-Shabaab' ma non dalla Nisa. Possono venirti a prendere in ufficio in ogni momento. Per questo ho deciso di lasciare il paese.

Tentativi di corruzione

Amnesty International ha documentato casi di censura e tentativi di corruzione dei giornalisti da parte del governo somalo. Funzionari dell'ufficio del presidente pagano regolarmente tangenti mensili ad alcuni editori e direttori affinché non pubblichino articoli "sfavorevoli".

Un ex direttore ha dichiarato: "Ricevevo la telefonata dal funzionario, mi recavo in un albergo per incontrarlo e mi dava il denaro in contanti. Non ha mai accettato di versarli sul mio conto bancario".

Alcuni giornalisti hanno raccontato ad Amnesty International che i loro editori gli hanno ordinato di non scrivere articoli critici nei confronti degli uffici del presidente e del primo ministro o sui temi dell'insicurezza, della corruzione e delle violazioni dei diritti umani.

Amnesty International ha verificato che in quattro casi altrettanti giornalisti sono stati licenziati dai loro datori di lavoro.

"L'esigenza di fornire di sé un'immagine positiva ha spinto le autorità somale ad adottare tattiche repressive che violano gli standard internazionali sui diritti umani. Le autorità hanno però l'obbligo di rispettare i diritti alla libertà d'informazione, di espressione e di stampa", ha sottolineato Muchena.

Inseguimenti sui social media

Il clima di censura ha costretto molti giornalisti a spostarsi sui social media per poter esprimere le loro opinioni. La reazione delle autorità è stata di costituire unità dedicate specificamente a monitorare e a segnalare post contenenti critiche.

Giornalisti hanno riferito che ricevono frequenti e minacciose telefonate in cui vengono invitati a cancellare i loro post. Un giornalista ha perso il posto di lavoro per aver appoggiato un candidato dell'opposizione sulla sua pagina Facebook. A seguito dei suoi rifiuti di cancellare quei contenuti, dall'ufficio del presidente hanno chiamato persino un suo ex insegnante per convincerlo ad abbandonare del tutto la professione giornalistica.

Amnesty International ha documentato la disattivazione permanente di 16 pagine Facebook, 13 delle quali appartenenti a giornalisti, tra il 2018 e il 2019, sempre per aver violato "gli standard della comunità".

"Facebook deve garantire di non essere manipolata dalle autorità somale, specialmente in vista delle elezioni in programma nel corso dell'anno, e assicurare la massima diligenza quando si tratta di esaminare denunce di violazione degli standard della comunità", ha commentato Muchena.

"Il presidente Farmajo deve prendere misure immediate per assicurare indagini rapide, esaurienti, indipendenti ed efficaci sulle miriadi di denunce di violazioni dei diritti umani e della libertà di stampa e per sottoporre a processi equi i presunti responsabili", ha concluso Muchena.

 

 

La loro idea di teatro è unanimemente riconosciuta come una tra le più influenti della scena contemporanea: questo weekend (sabato 15 e domenica 16) la compagnia Berardi Casolari sarà al Teatro Tram con lo spettacolo di nuova drammaturgia "In fondo agli occhi". In scena con la regia di César Brie ci saranno Gianfranco Berardi, che ha vinto il Premio UBU come "Miglior attore" nel 2018, e Gabriella Casolari.

"Il percorso artistico e biografico di Berardi e Casolari rappresenta bene il valore della ricerca teatrale, di quanto sia importante essere se stessi e continuare ad esserlo anche dopo aver raggiunto il successo – commenta Mirko Di Martino, direttore artistico della sala di via Port'Alba -. Il TRAM si muove in questa linea, ospitando le compagnie teatrali con l'identità artistica più coerente. Siamo felici che questo incontro con Berardi e Casolari, a cui abbiamo lavorato a lungo con pazienza e perseveranza, sia stato possibile".

Una storia autobiografica che parte dalla cecità come duplice punto di vista: uno reale, in cui la malattia fisica diventa filtro speciale attraverso cui analizzare il contemporaneo, e l'altro metaforico, in cui la cecità è la condizione di un intero Paese rabbioso e smarrito che brancola nel buio alla ricerca di una via d'uscita. Chi è più cieco di chi vive, senza avere un sogno, una prospettiva davanti a sé, di chi essendone consapevole, non può far altro che cedere alla disperazione? Un paese cos'è in fondo se non le persone che al suo interno vivono e si muovono? Un paese non sono le case, non sono le chiese, né i bar o le istituzioni ma la gente che al loro interno abita e ne dà il valore. Un paese malato quindi è fatto da gente malata, come noi. Ma come raccontare tutto questo poeticamente, ironicamente, senza essere retorici o superficiali?

Qui l'incontro con César Brie: "L'autobiografico e l'universale vanno di pari passo: quando mi parli precisamente di te, mi parli del tuo paese, quando mi parli del tuo paese mi parli esattamente di te". L'illuminazione allora: la cecità, la malattia di Gianfranco, maniera autentica e necessaria, di condividere empaticamente il nostro tempo; metafora attraverso cui raccontare la crisi, in quanto fonte di dolore ma al contempo di opportunità  per rivalutare l'essenziale e mettersi in gioco in prima persona, svelando ciò che si è così come si è. Inevitabile quindi è diventato affrontare l'aspetto complementare della malattia: la cura, reale esperienza che Gabriella, in scena e nella vita, vive. Come ogni punto di forza può essere nella vita, punto di debolezza, allo stesso modo la fragilità, in scena, può divenire perno su cui esprimere tutto il proprio potere. È nata così la voglia di costruire, a partire da noi, da ciò che sta in fondo ai nostri occhi, un affresco del contemporaneo.

Sul palco una barista, Italia, donna delusa e abbandonata dal suo uomo, e Tiresia, suo socio e amante, non vedente, raccontano la propria storia, i propri sogni mancati, le proprie debolezze e le proprie speranze in un bar, metafora di un paese dove: "...non è rimasto più nessuno... perché ci vuole talento anche per essere mediocri...". Sono stati, sono e saranno sempre in "crisi" come il paese in cui vivono, logorati dalla propria esistenza oltre che dal proprio rapporto.

 

Il 13 febbraio alle 11 la Scuola secondaria di primo grado "Amerigo Vespucci" di Marano Lagunare (Ud) ospiterà l'incontro per la presentazione finale del progetto di riqualificazione artistica "Immagina, puoi!". Coordinato dall'equipe educativa della Cooperativa sociale Itaca con il sostegno dell'Amministrazione comunale e dell'Uti Riviera Bassa Friulana Tavolo Politiche giovanili, il progetto ha visto la preziosa collaborazione dei docenti della scuola Vespucci.

Durante il percorso una cinquantina di studenti, guidati dagli educatori di Itaca e dall'artista Claudio "Daker" Paolini, hanno riqualificato attraverso i graffiti gli spazi al piano superiore della scuola cui si accede da via Serenissima, coinvolgendo le associazioni che vi hanno sede, la Teatrale Maranese, Asd Porto Maran, Banda Stella Maris, Afds Marano Lagunare e associazione Archeotipi.

Il progetto

Il progetto ha offerto a ragazzi e adulti l'occasione preziosa di vivere in prima persona un'esperienza di cittadinanza attiva, mettendosi in gioco e al servizio della comunità. Tema di "Immagina, puoi!" è stato un percorso grafico incentrato sul viaggio, grazie al quale i ragazzi hanno rappresentato e messo in collegamento le associazioni che vivono quotidianamente lo spazio comune. I ragazzi, protagonisti delle loro proposte, sono stati posti al centro dell'attenzione in un'iniziativa collettiva, dimostrando come un piccolo spazio di espressione possa essere un'occasione per favorire la loro partecipazione alla vita della comunità, diventando essi stessi preziosi strumenti di conoscenza, collegamento e scambio tra residenti e istituzioni.

Partito lo scorso dicembre e conclusosi pochi giorni fa, il progetto si è sviluppato in tre fasi, quella di conoscenza e scambio di esperienze, la progettazione partecipata e la realizzazione finale. Fondamentale in questa prospettiva il lavoro di apprendimento dentro e fuori la scuola da parte di ragazzi e adulti, che hanno imparato strumenti artistici come la calligrafia sperimentale, la forma e l'illustrazione, per poi arrivare al lettering e ad una serie di indicazioni pittoriche come la prospettiva, il chiaro-scuro, il movimento dinamico e la composizione dell'immagine. I ragazzi sono stati accompagnati, attraverso un percorso immaginazione-creatività-esperienza, in un'analisi delle loro esperienze di vita rispetto alle varie attività proposte dalle associazioni.

Non è la destinazione, ma il viaggio che conta

Ribaltando il concetto in base al quale è più importante ammirare l'opera artistica finita e conclusa, "Immagina, puoi!" ha scelto di puntare sull'importanza del viaggio e sull'evoluzione che il progetto artistico collettivo subisce grazie alla contaminazione di tutti gli abitanti, rendendo un elemento apparentemente "banale" del territorio vera e propria opera d'arte. La scelta delle immagini, che richiamano l'attività svolta dalle associazioni, è frutto di un lavoro svolto durante le ore di scolastiche di educazione artistica nelle classi prima, seconda e terza della scuola secondaria di primo grado Vespucci, attraverso un brainstorming con l'artista Claudio "Daker" Paolini, gli insegnanti e gli educatori di Itaca.

I graffiti come strumento educativo

Il fenomeno sociale e culturale del Graffiti Writing è storicamente legato ad azioni illegali e non autorizzate. Spesso considerato esclusivamente come una forma di vandalismo, viene banalmente inteso come espressione di inciviltà e scarso rispetto del bene comune. Il lavoro educativo portato avanti da Itaca è stato quello di ribaltare questo preconcetto: adulti e ragazzi, grazie a "Immagina, puoi!", hanno imparato assieme che libertà di espressione e legittimità di azioni contribuiscono allo sviluppo sociale culturale di una comunità.

Non è la prima volta che Itaca utilizza con i giovani questo linguaggio artistico ed espressivo, basti ricordare "Dreams On The Wall" (2016-2017), progetto di creatività urbana promosso dalla Cooperativa sociale friulana che si fondava su interventi a sfondo socio culturale in cui l'opera d'arte veniva accompagnata da processi di coinvolgimento dei residenti di Marano Lagunare.

Anche in "Immagina, puoi!" ragazzi e residenti sono diventati il fulcro di un'operazione tanto complessa e articolata quanto dirompente: tradurre umori, sensazioni, odori, emozioni, storie, desideri, difficoltà e rapporti sociali in forme e colori su muro.

 

Le nuove politiche migratorie di Stati Uniti e Messico stanno bloccando migranti e richiedenti asilo in condizioni pericolose, con gravi conseguenze per la loro salute fisica e psicologica. È quanto emerge dal nuovo rapporto "No Way Out" (Nessuna via d'uscita) di Medici Senza Frontiere (MSF) che si basa su 480 interviste a uomini e donne tra i 15 e i 66 anni, provenienti dall'America Centrale, e sulle testimonianze di alcuni operatori umanitari dell'organizzazione.

Nel dossier anche i dati medici relativi alle oltre 26.000 persone assistite durante i primi nove mesi del 2019, che evidenziano gli alti livelli di violenza e di maltrattamenti subiti dai migranti e dai rifugiati nei loro paesi d'origine, lungo la rotta migratoria e sotto la custodia delle autorità statunitensi e messicane. La violenza nel Triangolo Nord del Centroamerica (NTCA), che include El Salvador, Honduras e Guatemala, è paragonabile a quella testimoniata nelle zone di guerra in cui MSF lavora da decenni ed è uno dei fattori principali che alimenta le migrazioni verso il nord, in direzione del Messico e degli Stati Uniti.

"Dopo anni di raccolta di dati medici e testimonianze è evidente che molti dei nostri pazienti stanno disperatamente fuggendo dalla violenza nei loro paesi di origine" dichiara Sergio Martin, capomissione di MSF in Messico. "Queste persone meritano protezione e cure e, come minimo, l'opportunità di chiedere asilo. Invece lungo la rotta migratoria si trovano esposti a un livello di violenza ancora più grande e non riescono a entrare in paesi sicuri. Restano così bloccati in luoghi pericolosi, senza alcuna possibilità di trovare sicurezza". 

Il 61,9% degli intervistati ha dichiarato di aver vissuto situazioni violente nei due anni precedenti l'uscita dal proprio paese. Circa la metà degli intervistati cita l'esposizione alla violenza come la ragione fondamentale della fuga. Più del 75% delle persone che viaggiano con bambini ha dichiarato di essere partito a causa della violenza, incluso il reclutamento forzato in bande criminali. Le persone sono esposte alla violenza anche lungo la rotta della migrazione in Messico: il 57,3% delle persone intervistate è stato vittima di aggressioni, estorsioni, violenze a sfondo sessuale o torture. 

Oltre alle comuni problematiche delle persone in movimento, come infezioni respiratorie, malattie della pelle o dolori muscolo-scheletrici acuti, le équipe di MSF assistono pazienti con ferite da arma da fuoco o vittime di abusi e violenze sessuali. Ansia, depressione e stress post-traumatico, alimentati da un evento violento, sono alcune delle principali ragioni per cui le persone cercano un sostengo psicologico.

"Quando siamo scesi dall'autobus, alcuni uomini hanno afferrato me e mio fratello e hanno portato mia sorella da un'altra parte. Dopo poche ore, noi siamo stati rilasciati, lei no. Abbiamo pagato un riscatto di 5.000 dollari, tutto ciò che avevamo, ma non l'hanno ancora liberata. Non so chi può aiutarci. Non ci fidiamo della polizia. Il nostro piano era di andare negli Stati Uniti, ma ora non possiamo farlo finché non sapremo cosa è successo a nostra sorella" racconta José, un paziente proveniente dall'Honduras assistito da MSF a Nuevo Laredo, in Messico (VIDEO).

Le dure politiche di deterrenza introdotte negli ultimi anni dagli Stati Uniti e dal Messico hanno aumentato i pericoli per i migranti e i richiedenti asilo. In base ai protocolli statunitensi sulla migrazione, i richiedenti asilo negli Stati Uniti sono costretti a rimanere in Messico in attesa che la loro richiesta di asilo venga esaminata, esposti a rapimenti e violenze per mano dei gruppi criminali. Solo ad ottobre 2019, il 75% dei nostri pazienti (33 su 44) mandati a Nuevo Laredo dal protocollo sono stati di recente vittima di un rapimento.

"I richiedenti asilo in Messico sono bersaglio di rapimenti e violenze, per questo le loro vite sono a rischio" afferma Martin di MSF. "Senza alternative sicure e legali, si trovano in balìa delle reti di trafficanti di esseri umani e delle organizzazioni criminali, che sfruttano le persone più vulnerabili. Tutto questo comporta delle conseguenze gravi per la loro salute fisica e psicologica".

La criminalizzazione di migranti e richiedenti asilo mette ulteriormente a rischio la salute e la sicurezza delle persone. MSF fornisce cure mediche e assistenza psicologica a coloro che sono stati trattenuti e deportati dagli Stati Uniti. Molti dei pazienti di MSF in Messico raccontano di essere stati trattenuti in condizioni terribili negli Stati Uniti - a volte in celle frigorifere (dette in spagnolo hieleras, o congelatori), con le luci accese 24 ore al giorno, con un accesso limitato all'assistenza sanitaria, senza cibo, vestiti e coperte a sufficienza.

In Messico, le équipe di MSF hanno visitato diversi centri di detenzione per migranti dove le condizioni di sovraffollamento, l'assistenza medica insufficiente e la carenza di risorse adeguate sono la norma.

Le recenti politiche statunitensi e gli accordi bilaterali raggiunti con il Messico e gli altri governi regionali stanno di fatto smantellando il sistema di protezione dei rifugiati e dei richiedenti asilo. Queste misure mettono i migranti centro-americani nella condizione di non poter trovare protezione e di non avere possibilità di sfuggire alla violenza. "Queste politiche, che impediscono di ottenere l'asilo e che respingono le persone nel pericolo, hanno peggiorato la crisi umanitaria nell'area" sostiene Marc Bosch, responsabile per le operazioni di MSF in America Latina. "Gli Stati Uniti e il Messico devono porre fine a queste misure, i governi della regione devono mettere le persone al centro delle politiche migratorie e garantire che le vittime di violenza abbiano accesso all'assistenza umanitaria, ai servizi sanitari e alla protezione. Tutte le persone, indipendentemente dal loro status legale, meritano di essere trattate con dignità".

MSF fornisce cure mediche e assistenza psicologica ai migranti lungo la rotta migratoria in Messico dal 2012. I nostri team forniscono assistenza a Tapachula, Tenosique, Coatzacoalcos, Nuevo Laredo, Mexicali, Reynosa e Matamoros. A Città del Messico, MSF gestisce un centro di assistenza specializzato per migranti e richiedenti asilo vittime di violenze estreme.

 

 

Nell'ambito di "Edu.Co. Educativi-Comuni /Comuni-Educativi", un progetto selezionato dall'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, ha preso il via lo sportello "scuola – famiglia – territorio".

Il servizio, che rientra nell'ambito dell'azione dedicata al potenziamento degli ambienti didattici, è tenuto da un esperto responsabile che avrà cura di rafforzare e facilitare i rapporti delle scuole con le famiglie e con gli altri servizi socio-sanitari ed assistenziali presenti sul territorio.

La prima scuola dove è stato attivato lo sportello è l'Istituto Comprensivo "2 Sant'Agata" con una presenza presso tutti i plessi dell'istituto (a Sant'Agata dei Goti e Durazzano), successivamente il servizio è stato attivato anche presso l'Istituto Comprensivo Ilaria Alpi con presenze nei comuni di Montesarchio, Bonea e Pannarano e presso l'Istituto Superiore Enrico Fermi (Montesarchio).

L'obiettivo dello sportello è quello di creare uno spazio di facilitazione nel rapporto scuola-famiglia e territorio. Attivo in tre Comuni della provincia di Benevento e promosso dalla Cooperativa Sociale Nuovi Incontri (soggetto responsabile), il progetto "Edu.Co. Educativi-Comuni /Comuni-Educativi" prevede una combinazione di azioni integrate tra di loro che amplificano, qualificano ed integrano le opportunità educativo-esperienziali e didattiche a favore di minori di età 5-14 anni e delle loro famiglie.

 

Continua a diminuire la popolazione in Italia: al 1° gennaio 2020 i residenti ammontano a 60 milioni 317 mila, 116 mila in meno su base annua. Lo rileva l'Istat nel rapporto sugli indicatori demografici 2019.

La popolazione, che risulta ininterrottamente in calo da cinque anni consecutivi, registra nel 2019 una riduzione pari al -1,9 per mille residenti. Secondo l’Istat, la riduzione si deve al rilevante bilancio negativo della dinamica naturale (nascite-decessi) risultata nel 2019 pari a -212 mila unità, solo parzialmente attenuata da un saldo migratorio con l'estero ampiamente positivo (+143 mila).

Le ordinarie operazioni di allineamento e revisione delle anagrafi (saldo per altri motivi) comportano, inoltre, un saldo negativo per 48mila unità. Nel complesso, pertanto, la popolazione diminuisce di 116 mila unità.

Il calo della popolazione si concentra prevalentemente nel Mezzogiorno (-6,3 per mille) e in misura inferiore nel Centro (-2,2 per mille). Al contrario, prosegue il processo di crescita della popolazione nel Nord (+1,4 per mille).

Lo sviluppo demografico più importante si è registrato nelle Province autonome di Bolzano e Trento, rispettivamente con tassi di variazione pari a +5 e +3,6 per mille. Rilevante anche l'incremento di popolazione osservato in Lombardia (+3,4 per mille) ed Emilia-Romagna (+2,8). La Toscana, pur con un tasso di variazione negativo (-0,5 per mille), è la regione del Centro che contiene maggiormente la flessione demografica e comunque l'ultima a porsi sopra il livello di variazione medio nazionale (-1,9). Totalmente contrapposte le condizioni di sviluppo demografico nelle quali versano le singole regioni del Mezzogiorno, la migliore delle quali - la Sardegna - viaggia nel 2019 a ritmi di variazione della popolazione pari al -5,3 per mille. Particolarmente critica, infine, la dinamica demografica di Molise e Basilicata che nel volgere di un solo anno perdono circa l'1% delle rispettive popolazioni.

Le migrazioni interne, uno dei motivi spopolamento sud

Nel Mezzogiorno, dunque, il bilancio demografico complessivo presenta per l'ennesima volta (dal 2014) segno negativo (-129 mila residenti, pari al -6,3 per mille abitanti). A tale situazione concorrono sia le poste demografiche relative alla dinamica naturale (-2,9 per mille), sia soprattutto quelle relative alle migrazioni interne (-3,8 per mille).

“Si conta, infatti, che nel corso del 2019 circa 418 mila individui abbiano lasciato un comune del Mezzogiorno quale luogo di residenza per trasferirsi in un altro comune italiano (eventualmente anche dello stesso Mezzogiorno, ma in ogni caso diverso da quello di origine) – afferma l’Istat -, mentre circa 341 mila sono gli individui che hanno eletto un comune del Mezzogiorno quale luogo di dimora abituale (eventualmente anche provenienti da altro comune dello stesso Mezzogiorno). Tale dinamica sfavorevole ha generato, quindi, un saldo negativo pari a -77 mila unità per il complesso della ripartizione, risultando peraltro accresciuto rispetto al -73 mila occorso nel 2018”.

La questione accomuna tutte le regioni del Mezzogiorno (singolarmente prese tutte presentano saldi migratori interni negativi) pur se all'interno di un contesto eterogeneo nel quale i margini di grandezza variano dal -1 per mille della Sardegna al -5,8 per mille della Calabria. Le regioni del Nord, dove globalmente si riscontra un tasso del +2,5 per mille, sono quelle a maggiore capacità attrattiva, rispetto a quelle di un Centro che nel complesso registra un +0,6 per mille. “Sotto questo profilo – si afferma -, emergono flussi migratori netti molto positivi tanto nella zona nord-occidentale (Lombardia, +3 per mille), quanto soprattutto in quella nord-orientale e segnatamente nelle Province di Trento (+3,9) e Bolzano (+3,4) e in Emilia-Romagna (+3,7)”.

 (Fonte: Redattore Sociale)

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