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Venerdì, 18 Ottobre 2019

Oltre 20.000 persone hanno visitato la fortezza di "Le Castella" a Isola Capo Rizzuto (Crotone) tra il 16 luglio e il 15 ottobre del 2019. Tre mesi di intensa attività in uno dei luoghi più suggestivi e visitati della Calabria, sito culturale del Polo museale della Calabria che ha ospitato mostre e eventi realizzati in collaborazione con enti locali e associazioni culturali, quali l’opera d'arte partecipata Trenodia promossa da Matera Capitale Europea della Cultura 2019 a cura di Mariangela e Vinicio Capossela.

L'iniziativa di riapertura temporanea del monumento, che terminerà il prossimo 16 ottobre, ha avuto un tale successo da indurre il Polo museale a replicare quanto prima questa esperienza, non appena termineranno i necessari lavori di manutenzione straordinaria.

Questo risultato è stato reso possibile dalla fattiva collaborazione tra il Segretariato regionale, il Polo museale e la Commissione Straordinaria del Comune di Isola presieduta dal dott. Domenico Mannino, sottoscrittori dell'accordo di valorizzazione, e l’Agenzia del Demanio, la Guardia Costiera, la Riserva Marina e la Commissione stessa, con il decisivo impulso e coordinamento del Prefetto di Crotone S.E. Ferdinando Guida.

Ne danno congiuntamente notizia Antonella Cucciniello, direttore del Polo museale della Calabria, e Salvatore Patamia, segretario regionale MiBACT per la Calabria, che insieme al direttore del sito, architetto Rossana Baccari, e al vice-direttore, dottor Gregorio Aversa, ringraziano per il servizio prestato il personale dipendente del Ministero e l’associazione senza scopo di lucro Pro Loco Le Castella, selezionata per lo svolgimento di attività di accoglienza e promozione mediante avviso pubblicato dal Segretariato.

 

Accelerare il percorso di sperimentazione per innovare i centri diurni per le persone con disabilità: ridisegnandoli come spazi inclusivi, in cui promuovere le autonomie e l’autostima dell’individuo, riconoscendone l’identità, i desideri, i bisogni e il ruolo sociale, e supportandolo nella costruzione del proprio progetto di vita.

Ad auspicarlo le famiglie, oggi sempre meno propense ad affidare il proprio caro a un centro diurno, visto da molti come luogo statico, chiuso ed autocentrato e dall’offerta limitata, per lo più basato su un approccio assistenziale; a chiederlo con forza anche il mondo della cooperazione sociale, che da tempo accoglie e condivide tali richieste immaginando modalità e percorsi nuovi. È una visione nuova e necessaria di superamento dei centri diurni, servizi sociosanitari semiresidenziali nati principalmente per dare sollievo alle famiglie e costruiti anzitutto come risposta emergenziale, che la stessa Regione del Veneto abbraccia e promuove nel Piano sociosanitario regionale 2019-2023.

Sono stati questi i nodi del dibattito al convegno “Quale futuro per i centri diurni per la disabilità?”, stamattina al centro culturale “Candiani” di Mestre, promosso dalla cooperativa sociale La Rosa Blu in occasione dei suoi 40 anni, in collaborazione con Legacoop Veneto e con il patrocinio del Comune di Venezia.

Ma quali le sperimentazioni da avviare? In che direzioni orientarle? «C’è bisogno di codificare dei modelli strutturati, che naturalmente chiedono anche gambe e risorse» evidenzia Loris Cervato, responsabile del Settore Sociale di Legacoop Veneto, che continua: «La cooperazione sociale è pronta a condividere con le istituzioni e gli attori coinvolti le proprie competenze e la propria capacità di essere laboratorio di innovazione, anche mettendo in campo progettualità già elaborate a cui poter ispirare l’evoluzione possibile dei centri diurni».

E un tassello importante a questa fase di sperimentazione intende metterlo proprio La Rosa Blu di Chirignago (Venezia). Una cooperativa pionieristica, nata alla fine degli anni Settanta, da sempre attiva ai più importanti tavoli di confronto per il riconoscimento del diritto alla cittadinanza ai più deboli, negli anni Novanta ha anche partecipato alla stesura delle linee guida della legge nazionale 381 che disciplina l’attività delle cooperative sociali.

Tre le progettualità innovative della Rosa Blu, già pronte sulla carta e ora in attesa di prendere il via. Perché sullo sfondo, «purtroppo, resta un problema di risorse economico-finanziarie per la gestione ma pure di formazione di nuove competenze per gli operatori, chiamati ad occuparsi anche di persone con “doppia diagnosi”, ossia con problemi dello spettro autistico o psichiatrici» spiega il presidente Marco Caputo.

Gli fa eco Cervato che aggiunge: «Fare innovazione e garantire qualità implica una serie di costi, tra cui quelli legati al personale, da formare e qualificare costantemente. Poniamo perciò all’attenzione della Regione il recente rinnovo del Contratto collettivo nazionale delle cooperative sociali, che comporta un aumento del 6% dei costi del personale e chiediamo un comportamento responsabile da parte delle istituzioni nel considerare tali aumenti nelle rette/quote corrisposte e nei costi dei servizi».

Più nel dettaglio, le proposte elaborate dalla Rosa Blu per superare il modello attuale dei centri diurni, frutto della collaborazione del Dipartimento di Pedagogia di Iusve, si rivolgono tutte a gruppi ristretti di persone (5/6 contro il numero delle attuali 25 ospitate, che può toccare la soglia massima di 30) e prevedono una durata triennale. La prima progettualità ha l’obiettivo di formare competenze che favoriscano l’inserimento lavorativo, scopo fondamentale degli interventi della cooperativa fin dalla sua nascita; la seconda linea progettuale mira a rendere autonome le persone con una disabilità di medio grado in modo da favorire il più possibile la loro permanenza nel contesto familiare; la terza, infine, intende evitare o ritardare il più possibile l’inserimento in una comunità alloggio per chi riscontra maggiori difficoltà nella propria autonomia.

«Ci auguriamo che il nuovo Piano di zona dei servizi sociali e sociosanitari 2020-2022 recepisca tutto questo e metta in rete i diversi soggetti che potranno fornire risorse (finanziarie e non) per l’innovazione dei Centri diurni» commenta Caputo. «Ma chiediamo anche che le cooperative sociali siano rese più protagoniste nelle politiche di inserimento delle persone con disabilità, attraverso una più stretta progettazione e condivisione dei percorsi individuali con i servizi sociosanitari di riferimento».

Manuela Lanzarin, assessore alla Sanità e ai Servizi sociali della Regione del Veneto, intervenuta al convegno ha ascoltato le sollecitazioni delle famiglie e della cooperazione sociale, e dopo aver ricordato come il tavolo regionale per la disabilità si stia occupando di questi temi, anche leggendo i cambiamenti e i nuovi bisogni, ha detto: «Stiamo cercando di andare oltre la programmazione regionale consolidata, affiancando ad essa esperienze innovative sull’inserimento lavorativo, l’autonomia abitativa, i modelli di sperimentazione leggera, i progetti connessi al “dopo e durante noi”. Nello specifico, la fase di sperimentazione per i servizi semiresidenziali è già in itinere (ricordo che la delibera 739, sperimentale di un anno, è stata di fatto poi sempre potenziata e rifinanziata), anche se in misura ancora difforme e disomogenea, ed è monitorata. Ora serve sistematizzarla e creare modelli strutturati perché l’innovazione entri in modo stabile e codificato nella programmazione regionale, innovandola con risposte nuove e aggiornate per le famiglie, che chiedono oggi modelli diversi, più flessibili e moderni».

I centri diurni per persone con disabilità

Il Centro diurno è un servizio sociosanitario semiresidenziale per persone con disabilità che accoglie fino a un massimo di 30 persone di età tra i 18 e i 65 anni.

I numeri. Oggi in Veneto sono circa 300 i centri diurni attivi, frequentati da quasi 6300 persone con disabilità (gravi, fisiche, psichiche). Luoghi di educazione e di cura della persona, spesso gestiti da strutture accreditate come cooperative sociali, associazioni o realtà del terzo settore (75%) e dalle Ulss per la presa in carico dei casi più gravi (25%).

Il fondo. Le strutture accreditate sono sostenute dal finanziamento regionale, diversificato in base alla gravità della disabilità, alla tipologia dei centri e delle loro attività, alle peculiarità e alla storia dei territori. Con il Fondo per la non autosufficienza del 2018 la Regione Veneto finanzia i centri diurni per disabili con 89,6 milioni di euro.

Il quadro normativo regionale. Delibera giunta regionale 739/2015: promozione di percorsi personalizzati e innovativi alternativi alle attuali modalità di inserimento diurno previste dalla Legge Regionale 22/2002, finalizzati allo sviluppo e al mantenimento delle capacità abilitative: definizione dei progetti di sperimentazione in materia di semiresidenzialità (DGRV 739/2015).

Delibera giunta regionale 740/2015: avvia la nuova programmazione e le modalità di determinazione delle rette tipo per i Centri diurni per persone con disabilità (DGR 6/CR del 10 febbraio 2015).

 

La Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap ha incontrato oggi il Ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, in un confronto "molto intenso e di chiarimento".

La FISH teneva in modo particolare a riportare quanto segnalato direttamente da migliaia di famiglie in tutta Italia: i disagi, le difficoltà, le violazioni avvenute anche all’inizio di quest’anno scolastico e che rappresentano un palese ostacolo all’inclusione scolastica se non in molti casi alla stessa frequenza delle alunne e degli alunni con disabilità. “Insegnanti di sostegno non assegnati, assistenza alla persona e alla comunicazione indisponibili, servizi di trasporto non attivati, sono la rappresentazione di una situazione grave, non gestita preventivamente anche se ampiamente segnalata dalla FISH”. Si aggiunga che i dati raccolti dalla FISH delineano una situazione addirittura peggiore degli anni scorsi.

Su questi aspetti il nuovo Ministro ha prestato attenzione ed ha raccolto le indicazioni di FISH di “attivare da subito tutte le misure che impediscano il ripetersi di questi disagi il prossimo anno”. Già da subito il responsabile del Dicastero inserirà nella Programmazione del Ministero, da presentare al Consiglio dei Ministri, azioni ed interventi congruenti con queste finalità.

FISH ha ribadito “la necessità di rafforzare, orientare e imprimere nuovo vigore al Comitato tecnico scientifico dell’Osservatorio per l’inclusione scolastica del MIUR”, ambito in cui vengono delineati gli indirizzi operativi per le politiche immediate e future su questi aspetti sulla base delle indicazioni provenienti dalla consulta dello stesso Osservatorio.

“Una necessità che si assomma a quella di prevedere – altra richiesta di FISH – luoghi consolidati di confronto e coordinamento anche con altri Ministeri ed in particolare quello del Lavoro e quello della Salute”.

E vi è anche un ulteriore elemento centrale ed urgente: è iniziato un percorso normativo (decreto legislativo 66/2017 e sua recente correzione) che fissa importanti indicazioni e principi ma che non è ancora operativamente attuato perché mancano decreti applicativi e regolamenti. FISH ha chiesto “di dare immediata attuazione con gli atti applicativi previsti ad iniziare dal centrale principio della continuità didattica”. Il Ministro ha accolto l’indicazione come pure l’ipotesi di procedere per obiettivi strategici prioritari.

“Raccogliamo con favore l’attenzione dimostrata dal Ministro – commenta Vincenzo Falabella, presidente della FISH – confidando che si traduca in atti concreti su cui presteremo costante attenzione. Superfluo ribadire il perserverare della nostra disponibilità alla collaborazione e al confronto in ogni luogo e in ogni momento che sia efficacemente orientato alla reale inclusione delle persone con disabilità.”

E' stato approvato in Consiglio dei ministri il decreto clima, fortemente voluto dal ministro dell'Ambiente Sergio Costa. "E' il primo atto normativo del nuovo governo – afferma il ministro – che inaugura il Green New Deal: il primo pilastro di un edificio le cui fondamenta sono la legge di bilancio e il Collegato ambientale, insieme alla legge Salvamare, in discussione alla Camera, e a  'Cantiere ambiente', all'esame del Senato. Tutto questo dimostra che il governo sta realizzando una solida impalcatura ambientale, che guarda all'Europa e al miglioramento della qualità della nostra vita quotidiana, con misure come il potenziamento della graduale riduzione delle infrazioni per le discariche abusive e per la depurazione delle acque, il bonus mobilità, la riforestazione urbana".

"Tengo a precisare – aggiunge Costa – che la riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi, inizialmente prevista nel decreto clima, è contemplata nella legge di bilancio. La nostra idea è fare un taglio costante negli anni, da qui al 2040, ma senza penalizzare nessuno. Con le necessarie limature e concertazioni cercheremo di dar luce al miglior provvedimento possibile, con l'obiettivo principale di tutelare l'ambiente, salvaguardando al tempo stesso il nostro sistema produttivo".

Tra le principali novità introdotte dal decreto clima, il buono mobilità per le città e le aree sottoposte a infrazione europea per la qualità dell'aria per il quale vengono stanziati 255 milioni di euro (fino a 1500 euro per la rottamazione dell'auto fino alla classe euro 3 e fino a 500 euro per i motocicli a due tempi). Sono istituiti un fondo di 40 milioni di euro per i Comuni per la realizzazione o l'ammodernamento delle corsie preferenziali e un fondo di 20 milioni di euro per realizzare o implementare il trasporto scolastico per gli alunni delle scuole elementari e medie con mezzi ibridi, elettrici o non inferiori a euro 6.

Inoltre, 30 milioni di euro saranno destinati alla piantumazione e al reimpianto degli alberi e alla creazione di foreste urbane e periurbane nelle città metropolitane. E ancora: saranno aumentati i poteri e le risorse dei commissari che si occupano delle bonifiche delle discariche abusive e della depurazione delle acque, per risolvere il problema storico delle infrazioni ambientali; venti milioni saranno destinati ai commercianti (fino a 5 mila euro per ciascuno) per la realizzazione di un "green corner" per la vendita di prodotti sfusi.

Infine, l'Ispra, l'Istituto superiore per la ricerca ambientale di cui si avvale il ministero dell'Ambiente, realizzerà un database pubblico, grazie a una dotazione di un milione e mezzo di euro, per la trasparenza dei dati ambientali. I concessionari di servizi pubblici dovranno rendere disponibili in rete i risultati delle rilevazioni effettuate.

 “La notizia positiva è che la strada fin qui tracciata per il Piano per la non autosufficienza non sarà interrotta, anzi la prossima settimana dovrebbe già esserci il sì del Consiglio dei Ministri. Il dato che ancora non ci soddisfa sono le risorse messe a disposizione che riteniamo insufficienti a dare risposte in tutti i territori perché le differenze fra realtà e realtà sono ancora troppo profonde” così Roberto Speziale, coordinatore della Consulta disabilità e non autosufficienza del Forum del Terzo Settore, spiega l’esito dell’incontro fra il mondo dell’associazionismo e il Ministro del Lavoro e Welfare Nunzia Catalfo sulla proposta  di un Piano per le non autosufficienze.

“Lo stesso ministero, attraverso il suo direttore del resto – fa notare Speziale – nell’analisi dei dati ha messo in risalto la forte sperequazione territoriale che la spesa sociale fa registrare ed il ritardo accumulato a causa de fatto che solo di recente il fondo è stato stabilizzato è reso strutturale. Non a caso una delle misure più significative è proprio il “buono di servizio” pari a 400 euro riparametrabili in basi ad altri servizi goduti”.

“Proprio per questo – dice Speziale – come Forum, su impulso della consulta, abbiamo richiesto al Presidente del Consiglio di incrementare progressivamente il fondo almeno a 5 miliardi, anche attraverso una ricomposizione della spesa, per ampliare la platea dei destinatari, che attualmente si stima in circa 120.000 persone tra gravi e gravissimi, e per poter avviare una concreta definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni”.

“Inoltre – aggiunge Speziale – abbiamo chiesto che venga dato un ruolo attivo agli enti di terzo settore ai vari livelli e che siano inserite precise indicazioni sugli aspetti occupazioni e qualità del lavoro e delle prestazioni rese, evitando forme di mera monetizzazione del bisogno o di lavoro sottopagato”.

“Il ministro – conclude il coordinatore della Consulta disabilità del Forum Terzo Settore – ci ha assicurato che porterà le nostre richieste all’attenzione del Consiglio dei Ministri e quindi è auspicabile che siano ascoltate. Perché sebbene il piano sia condivisibile nelle linee generali, ci sono ancora aspetti pratici che necessitano di un ulteriore approfondimento e confronto per scongiurare il rischio che poi l’impatto sulla vita materiale delle persone e dei territori del fondo e del relativo Piano continui a scontare le criticità fin qui registrate”.

"Prosperità inclusiva. Aspirazioni e azioni per dar forma al futuro" è il titolo della XIX edizione delle Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile, il tradizionale appuntamento di AICCON, Centro Studi dell’Università di Bologna, in corso oggi e domani a Bertinoro (FC).

Quale forma avrà il futuro? Qual è il contributo peculiare del Terzo settore nel generare valore e nel condividerlo in un contesto trasformato? A partire da questi interrogativi si sono confrontati i relatori della Sessione di Apertura dal titolo “Prosperità Inclusiva: il ruolo dell’Economia Civile nella trasformazione dell’esistente” introdotta e coordinata da Paolo Venturi, Direttore AICCON; che ha visto la partecipazione di Stefano Zamagni, Università di Bologna; Elena Casolari, Cofondatrice e Presidente esecutivo Fondazione OPES-LCEF; Mauro Magatti, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano e Stefano Micelli, Università Ca’ Foscari, Venezia.

Come ha sottolineato il prof. Zamagni nel suo intervento “L’Economia Civile ha di fronte a sé la possibilità di contribuire al disegno di una società che sappia trasformare la quantità sempre maggiore di risorse umane escluse dal processo di produzione a causa dell’incessante sviluppo tecnologico in una forza che agisce per migliorare la qualità della vita”.

I lavori della mattina sono terminati con la presentazione dell’ultima rilevazione Istat sulla struttura e i profili del settore non profit in Italia (dati 2017). La presentazione si è aperta con l’intervento di Michele Camisasca, direttore generale Istat, “L’Istat sente la responsabilità del proprio ruolo istituzionale e di contribuire alla conoscenza dei dati del non profit tramite dati statistici economici e sociali. Un compito che valorizza le sinergie con altre istituzioni a servizio e per il bene del paese.”

Secondo la rilevazione presentata da Istat le istituzioni attive nel nostro paese sono 350.492, 2,1%in più rispetto al 2016, ed impiegano 844.775 dipendenti (+3,9%). Nel 2001 le istituzioni del non profit erano 235.232. Il settore si espande con tassi di crescita medi annui superiori alle imprese profit, passando dal 5,8% del 2001 all,8% del 2017 per numero di unità e dal 4,8% al 7%. A livello regionale questa crescita è più sostenuta al sud (+3,1%), nel nord-ovest (+2,4%) e al centro (+2,3%).

Circa due terzi delle istituzioni non profit sono attive nel settore della cultura, sport e ricreazione (64,5%), seguono quelle dell’assistenza sociale e protezione (9,2%), delle relazioni sindacali e rappresentanti (6,5%), della religione (4,8%), dell’istruzione e ricerca (4%) e della sanità (3,5%). L’85% delle istituzioni non profit opera senza dipendenti. Aumentano di più in particolare i lavoratori a tempo determinato (+24,5%); soprattutto fra gli over 50 (+7,9%), tra gli stranieri (+7%) e i laureati (+6,3%). Fra i dipendenti prevalgono le donne (71,7%).

“Come testimoniano i dati sulle istituzioni del non profit presentati oggi l’Istat continua a monitorare con attenzione questo importante settore dell’economia italiana dove il suo peso è in continua espansione” sottolinea Stefano Menghinello, direttore della Direzione centrale per le statistiche economiche Istat.

 

Amnesty International ha sollecitato le autorità iraniane a eliminare tutte le restrizioni nei confronti delle donne che desidereranno seguire la partita di calcio contro la Cambogia, in programma il 10 ottobre e valida per le qualificazioni ai Campionati del mondo. La partita costituirà la prima occasione in cui le donne potranno accedere allo stadio Azadi di Teheran dopo la scioccante morte di Sahar Khodayari, che si diede fuoco il mese scorso dopo essere stata convocata per essere interrogata sul suo tentativo di entrare nell'impianto sportivo.

Il totale dei posti a disposizione delle donne per la partita del 10 ottobre è assai limitato: circa 3500, in soli quattro settori di uno stadio che ha una capienza totale di 78.000 spettatori. "La decisione delle autorità iraniane di consentire a un piccolo numero di donne di assistere alla partita è una cinica mossa pubblicitaria con cui esse intendono ripulire la loro immagine dopo l'indignazione globale generata dalla tragica morte di Sahar Khodayari", ha dichiarato Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e l'Africa del Nord di Amnesty International.

"Solo la totale rimozione del divieto d'ingresso delle donne in tutti gli stadi di calcio non suonerà come un insulto alla memoria di Sahar Khodayari e un affronto ai diritti di tutte le donne che in Iran si stanno battendo perché quel divieto sia annullato", ha aggiunto Luther. "Invece di assumere iniziative riluttanti per eliminare la discriminazione nei confronti delle donne che vogliono assistere alle partite di calcio, le autorità iraniane devono abolire tutte le restrizioni al loro pieno accesso in tutti gli stati del paese, anche per gli incontri del campionato nazionale. La comunità internazionale, compresa la Fifa in quanto organo di governo del mondo calcistico, deve assicurare che le donne possano assistere a tutte le partite senza subire discriminazione", ha proseguito Luther.

"La Fifa ha la responsabilità del rispetto dei diritti umani in tutto ciò che accade sotto la supervisione e il potere di prendere misure definitive e urgenti per cambiare uno stato di cose che è durato sin troppo tempo", ha commentato Luther.

Pubblicamente, la Fifa ha ribadito che alle donne dovrebbe essere permesso l'ingresso negli stadi per tutte le partite. Nonostante ciò, le autorità iraniane non hanno eliminato le restrizioni. Dall'inizio del 2018 almeno 40 donne sono state arrestate per aver cercato di entrare negli stadi di calcio. Alcune di loro sono andate a processo. Amnesty International chiede alle autorità iraniane di annullare immediatamente e senza condizioni le accuse nei confronti delle donne che hanno cercato di violare le limitazioni sull'ingresso negli stati o che hanno protestato contro di esse. 

 

 

 

 

Dopo la bellissima e agghiacciante serie tv Chernobyl, abbiamo scoperto molte verità sconvolgenti su uno dei peggiori disastri nucleari della storia. Le conseguenze dell'esplosione del 26 aprile 1986 hanno interessato un'area di enormi dimensioni e ancora oggi la scienza sta monitorando e documentando gli effetti delle radiazioni sul territorio europeo e sulla sua popolazione. Chernobyl oggi è un turismo dark che affolla la zona proibita; è un'opera di altissima ingegneria collettiva, in parte anche italiana, per proteggere i cittadini non solo ucraini, bielorussi e russi ma di tutto il mondo. Il sarcofago, costruito con una tecnica ingegneristica di avanguardia, racchiude il luogo più radioattivo e pericoloso di tutta la Terra.

Un magma in grado di contaminare le viscere del nostro Pianeta. E in Italia? Che cosa è successo e che cosa sta ancora succedendo? Sono tanti i fili che ci uniscono alla tragedia di Chernobyl, e alcuni sono legami umani, storie straordinarie di accoglienza, di aiuto ed eroismo. In Chernobyl - Italia,edito da Sperling & Kupfer, Stefania Divertito racconta la storia e le storie che nessuno ha mai raccolto, mettendo al centro non solo gli eroi russi ma anche quelli del nostro Paese, che da solo ha accolto più della metà dei bambini ospitati in Occidente, per cure sanitarie e psicologiche.

Chernobyl - Italia è uno straordinario racconto che si legge come un romanzo, capace di parlare al cuore ma anche alla testa di chi vuole un futuro diverso.

 L'autrice

Stefania Divertito napoletana, classe 1975. Da oltre vent'anni giornalista in campo ambientale, è stata responsabile delle pagine di cronaca nazionale a Metro, e con la sua inchiesta sull'uranio impoverito ha vinto il premio Cronista dell'anno nel 2004, premiata dal presidente della Repubblica Ciampi. Ha vinto il premio Pasolini per le sue inchieste sull'amianto ed è autrice di numerosi libri tra i quali Uranio, il nemico invisibile (Infinito, 2005), Amianto, storia di un serial killer (Edizioni Ambiente, 2009), Toghe verdi (Edizioni Ambiente, 2011) e dell'ecothriller Una spiaggia troppo bianca (NN editore, 2015).

Ha prodotto e realizzato il docufilm Asbeschool, con il regista Luca Signorelli, sull'amianto nelle scuole (2017). Ha collaborato con l'Espresso, Left, Il Fatto, Vanity Fair. Attualmente è capo ufficio stampa e portavoce del ministro dell'Ambiente Sergio Costa.

 

 

 

 

"Sei dei tredici Paesi che il decreto rimpatri definisce sicuri sono al contrario luoghi in cui le persone lgbti vengono perseguitate e criminalizzate": lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay.

"Marocco, Tunisia, Algeria, Senegal e Ghana - prosegue - sono tra in 69 che ancora criminalizzano le persone omosessuali con pene che vanno da 6 mesi a 6 anni di carcere. L'Ucraina, poi, rientra tra i 55 Paesi nei quali non esistono tutele legali per le persone lgbti vittime di una forte e persecutoria condanna sociale. Rimpatriare una persona lgbti in quei Paesi vuol dire esporla a un pericolo enorme. Inoltre, senza accordi bilaterali i rimpatri sono pressoché impossibili: di conseguenza il provvedimento anziché produrre rimpatri più veloci, come dichiarato, servirà solo ad ostacolare e restringere il diritto d'asilo".

"Stando a quanto dice il decreto - spiega Manuela Macario, componente delle segreteria nazionale di Arcigay con delega alla marginalità -  chi fugge dai Paesi definiti "sicuri" perché perseguitato, discriminato e condannato per motivi legati al proprio orientamento o alla propria identità di genere,  non troverà protezione in Italia a meno che non sia in grado di produrre in tempi brevi la prova del pericolo subito. Ma produrre le prove, per chi fugge, sappiamo essere difficile, soprattutto se il periodo di rimpatrio si riduce drasticamente a 4 mesi. Per le persone Lgbti il rimpatrio rappresenta un pericolo concreto per la propria incolumità psicologica e soprattutto fisica, perseguitati dallo Stato, dalla società e spesso dalla stessa famiglia di origine. Con questo provvedimento stiamo contravvenendo al principio sancito dalla Carta di Ginevra e successivamente integrato dall'UNHCR che prevede il diritto soggettivo a chiedere protezione a chiunque abbia il timore di essere perseguitato per motivi legati all'orientamento sessuale e all'identità di genere".

"Pertanto auspichiamo - conclude - che il provvedimento venga rapidamente rivisto".

Sfollati, civili uccisi o in fuga. Si rischia il genocidio nella Rojava, la regione del nord della Siria, dove i partigiani curdi hanno sconfitto l’Isis creando un modello democratico laico e basato sulla parità di genere. Bombe e invasione via terra delineano uno scenario da ecatombe mentre stenta ad arrivare una reazione ferma e concreta della comunità internazionale.

Msf presente con i suoi presidi sanitari

Medici Senza Frontiere (MSF) è pronta a fornire cure mediche a seguito dell’azione militare lanciata dall’esercito turco nel nord-est della Siria. Le nostre équipe a Tal Abyad si stanno preparando per un potenziale aumento dei pazienti a causa del conflitto, mentre le nostre équipe a Ain Al Arab (Kobane), Ain Issa, Al Mallikeyeh (Derek), Raqqa e Tal Tamer sono in stand-by, pronte a fornire assistenza in caso di necessità.

"Abbiamo già visto persone sfollate da località lungo il confine e siamo molto preoccupati che l’intervento militare minaccerà la sicurezza e la salute della popolazione siriana", sottolinea Msf che chiede "attenzione e rispetto per il diritto internazionale umanitario, per garantire la protezione dei civili, degli ospedali, delle ambulanze e del personale medico e umanitario".

Anche Amnesty International chiede che siano tutelati i civili. "Come in altre parti della Siria, la popolazione civile nel nordest del paese ha già subito le conseguenze di varie offensive militari, che hanno prodotto sfollamenti a ripetizione e dato luogo a condizioni di vita durissime. La Turchia è obbligata, ai sensi del diritto internazionale umanitario, a prendere tutte le misure possibili per proteggere i civili e assicurare il passaggio degli aiuti umanitari. Ai civili che vogliano allontanarsi dalle zone di conflitto devono essere assicurati percorsi sicuri".

"Sia le forze turche che quelle curde hanno in passato compiuto attacchi indiscriminati in Siria che hanno causato uccisioni di civili. Ciò non deve accadere ulteriormente. Per evitare che in Siria si sviluppi un'ulteriore catastrofe umanitaria, la comunità internazionale deve prendere tutte le misure per assicurare il rispetto del diritto internazionale umanitario da parte delle autorità turche, dei gruppi armati filo-turchi e delle forze curde".

Associazioni, sindacati e cooperazione: “stop alla guerra”

“L'Italia e l'Europa condannino senza indugi l'attacco militare turco ai curdi siriani”. Lo chiede il presidente di Legacoop Emilia Romagna Giovanni Monti. £Riprenda l'azione diplomatica. In una terra martoriata da anni di guerre e con la popolazione costretta alla fuga servono pace e cooperazione, non nuovi conflitti”, aggiunge in un tweet. Poi si aggiungono le prese di posizione di Ong come Mediterranea e Baobab Experience a fianco del popolo curdo e della sua resistenza all'Isis. 

Arci, Anpi, CGIL e Legambiente inviano un appello ai vertici istituzionali italiani ed europei, dal presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, al Ministro Di Maio, ai presidenti delle Camere, Casellati e Fico, alla presidente della Commissione e del Parlamento europeo, Ursula von der Leyen e David Sassoli.

Nell’appello le associazioni e il sindacato si dichiarano “angosciati e preoccupati per quanto sta accadendo al confine tra Turchia e Siria”.

“A seguito delle improvvide dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump – continuano – il Presidente della Turchia Erdoğan ha dato avvio all’avanzata dell’esercito nelle zone storicamente abitate dalle popolazioni curde.

“L’esercito curdo – sottolineano –  è stato negli ultimi anni alleato delle forze occidentali e protagonista nel respingimento dell’avanzata dell’Isis, per la cui causa ha pagato un ingente prezzo di sangue. La convivenza tra la popolazione turca e curda potrà essere praticabile solo se lo Stato Turco accetta di sedersi a un tavolo di trattative con i rappresentanti curdi, con pari dignità, per trovare un accordo sul riconoscimento e indipendenza dei loro territori”.

“La comunità internazionale, l’Europa, l’Italia – rimarcano – hanno un debito di riconoscenza nei confronti delle donne e degli uomini curdi che si sono battuti fino alla morte per fermare il comune nemico Daesh e salvaguardare la sicurezza dell’Europa e del nostro Paese”.

“Chiediamo – concludono – che si cessino immediatamente le manovre di invasione del territorio siriano abitato storicamente dalla popolazione curda; che si dia mandato a una delegazione internazionale che garantisca la fine delle ostilità, il rispetto dei confini e il diritto internazionale; si garantiscano i soccorsi; che si apra una sessione di discussione nel Parlamento europeo quanto in quello italiano e che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite se ne occupi con urgenza”

 

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