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Martedì, 07 Aprile 2020

Torna a Palermo dal 18 al 23 febbraio 2020 la tredicesima edizione di Esperienza inSegna, la manifestazione scientifica cui l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) partecipa anche quest'anno con laboratori, conferenze, percorsi didattici e uno stand dedicato.

Il tema di questa edizione, "Cambiamento climatico e sostenibilità", prevede un ricco programma di appuntamenti che si terranno presso l'Edificio 19 - Complesso Polididattico dell'Università degli Studi di Palermo.

I ricercatori della Sezione di Palermo dell'INGV animeranno la giornata di venerdì 21 febbraio con due conferenze: "Lo studio del clima e dei cambiamenti climatici: il contributo della Geochimica", tenuta dal ricercatore Marcello Liotta, e "Le grotte: un luogo ideale per il monitoraggio del cambiamento del clima", a cura del collega Paolo Madonia.

Presso lo stand dell'INGV sarà possibile osservare un modello di vulcano con simulazioni di processi di degassamento della camera magmatica, un sismografo durante l'attività di monitoraggio sismico e uno degli osservatori di nuova generazione per il monitoraggio ambientale sottomarino, con proiezioni di materiale audio-visivo che ne documenterà funzionamento e fasi di deposizione. Verranno poi presentate alcune rocce - vulcaniche e non - provenienti dalla Sicilia e, attraverso un modello, i ricercatori dell'Istituto descriveranno ai visitatori il funzionamento di vari tipi di faglie.

Novità di quest'anno l'esposizione "MonitorArte vulcanica", una creativa sinergia tra arte, scienza e sostenibilità ambientale realizzata dagli studenti della IV D del Liceo Artistico Statale "Vincenzo Ragusa e Otama Kiyohara" di Palermo con la collaborazione della Sezione locale dell'INGV. Saranno esposti cinque vecchi monitor di PC, riciclati a nuova vita in forma artistica con tecniche di pittura acrilica e collage, che oggi custodiscono al loro interno delle stampe 3D dei vulcani italiani monitorati dall'INGV.

Altra novità sarà, inoltre, l'esposizione di un modello tridimensionale di una fumarola con la strumentazione utilizzata per il campionamento dei gas vulcanici.

Agli insegnanti degli Istituti scolastici in visita saranno distribuiti libri, opuscoli e DVD realizzati dal Laboratorio Didattica e Divulgazione Scientifica dell'INGV e da EDURISK a supporto del progetto formativo e di diffusione delle conoscenze sul rischio sismico e vulcanico.

Arrivano a piedi, dopo aver camminato per ore, con le proprie gambe, trasportate su una brandina di ferro o in spalla a parenti o amici. Altre giungono in macchina, sdraiate sui sedili posteriori abbassati, dopo viaggi di diverse ore. Sono le donne che si presentano ogni giorno per un parto di emergenza negli ospedali di Medici Senza Frontiere (MSF) di tutto il mondo, con la propria vita e quella del loro bambino attaccate a un filo.

Ogni due minuti nel mondo un'équipe di MSF aiuta una donna a far nascere un bambino, per un totale di 309.500 parti assistiti (dati 2018). Per queste donne e i loro figli, MSF lancia la campagna di raccolta fondi "Nati in emergenza": dal 16 febbraio al 7 marzo si possono donare 2 euro con SMS da rete mobile, 5 o 10 euro con chiamata da rete fissa al numero 45596, oppure online sul sito www.msf.it/natiemergenza.

I fondi raccolti andranno a sostegno di 6 progetti: l'ospedale di Khost in Afghanistan, che con 2.000 bambini nati ogni mese è il più prolifico dei centri di MSF, Quello di Castor, a Bangui, in Repubblica Centrafricana, uno dei paesi con la mortalità infantile più alta, e quello di Mocha in Yemen, costruito nel 2018 vicino alla linea del fronte per curare feriti di guerra e assistere i parti in emergenza; la maternità di Mosul Ovest in Iraq, aperta nel 2017 per far fronte alla fuga di molti medici e paramedici; il centro di salute materno-infantile nel campo rifugiati di Shatila in Libano, dove siriani, palestinesi, libanesi e altre comunità vivono in condizioni drammatiche; e la clinica pediatrica fuori dal campo per migranti e rifugiati di Moria, sull'isola di Lesbo, dove donne e bambini vivono in uno stato di emergenza cronica e in un ciclo continuo di sofferenza umana.

"Vediamo donne che arrivano per un parto di emergenza senza mai aver fatto un'ecografia durante tutta la gravidanza. Quando le adagiamo sulla barella non sappiamo se il bambino sia vivo o meno, in che posizione si trovi, e nemmeno della possibile presenza di gemelli. Abbiamo pochi minuti per raccogliere tutte le informazioni e capire cosa fare" dichiara Giorgia Sciotti, ginecologa di MSF, rientrata da qualche settimana dalla sua seconda missione in Afghanistan.

Sono diversi i motivi per cui si nasce in emergenza, dai conflitti armati, che limitano gli spostamenti delle persone timorose di diventare bersaglio di attacchi aerei e combattimenti, a sistemi sanitari fragili o del tutto assenti, che costringono le donne incinte a partorire in casa, con ostetriche non adeguatamente formate. Dove non ci sono cure l'intervento indipendente di MSF può fare la differenza. Per renderlo possibile bastano soltanto 10 euro per garantire un parto sicuro con un'assistenza qualificata.

"A volte le donne raggiungono un nostro ospedale dopo aver già partorito e in shock emorragico. Mentre cominciamo la corsa frenetica alla ricerca del sangue, ci capita di vedere che il cordone ombelicale è stato tagliato con pezzi di lamiera o vetro, con il rischio consistente di infezione da tetano. E così, a poche ore dalla nascita, un neonato può già combattere per la vita" dichiara Ileana Boneschi, ostetrica di MSF, che ha lavorato in Iraq e Afghanistan.

Dal 16 febbraio al 7 marzo si dona al numero 45596 per sostenere l'azione di MSF per garantire un parto sicuro e cure pediatriche in Afghanistan, Iraq, Yemen, Libano, Repubblica Centrafricana e Grecia. Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, Iliad, Coop Voce, Tiscali. Sarà di 5 euro per le chiamate da rete fissa TWT, Convergenze, PosteMobile e di 5 e 10 euro da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb e Tiscali. I fondi raccolti tramite la numerazione solidale saranno destinati all'azione di MSF in questi paesi.

L'iniziativa ha ricevuto il sostegno di Responsabilità Sociale Rai, Mediaset, La7, Sky e della Lega Serie A.

 

 

Uno scrigno di colori e di racconti per trasmettere quanto sia importante condividere esperienze e contesti conosciuti e, al contempo, dare la possibilità a tutti di scoprirne di nuovi, attraversandoli insieme, perché solo incontrandosi e conoscendosi l’impossibile può diventare possibile. Parte da qui la giornata nata Intorno al libro "Nel campo di Vitôr, che mercoledì 19 febbraio alle 16.30 sarà presentato in anteprima assoluta alla Comunità Nove nel Parco di Sant’Osvaldo a Udine, in via Pozzuolo 330.

Il libro racchiude una storia regalata da Chiara Carminati e illustrata dagli artisti di CipArt, gruppo d'arte economica della Comunità Nove. La presentazione si inserisce all'interno della cornice “Disturbo? Con ferma delicatezza” di cui costituisce la quarta tappa, iniziativa legata alla Giornata Mondiale della Salute Mentale organizzata da Cooperativa sociale Itaca e Dipartimento di salute mentale dell’Asufc. in collaborazione con Consorzio Cosm e Duemilauno Agenzia Sociale.

Tra le collaborazioni attivate da “Nel campo di Vitôr” quella molto intensa con il progetto “Ortoliamo al ritmo della vita” dell’associazione dei Genitori Scuola dell’Infanzia di via d’Artegna di Udine. Finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia - Welfare Famiglie, Ortoliamo nasce dalla sinergia che l'associazione Genitori ha costruito in questi anni con il tessuto associativo attivo in città attorno al tema dello star bene, declinato in più ambiti e luoghi: dall'agricoltura sostenibile al mangiar sano, dalla cura del luogo in cui viviamo alla cura delle relazioni, con particolare attenzione all'inclusione sociale e al fare comunità.

Per tutti, fare insieme rappresenta un'opportunità di crescita culturale, emotiva, affettiva, sociale e relazionale, tanto che Ortoliamo si sviluppa anche attorno al tema delle buone pratiche di cura, grazie alle sinergie create con un ricco partenariato che ne sostiene le attività e ne condivide i principi.

Istituto V Comprensivo di Udine, primo partner del progetto, sostiene i percorsi che Ortoliamo promuove all'interno della scuola. Psicomotricità e musicoterapia fanno da collante tra le esperienze che i bambini sperimentano dentro la scuola e ciò che vivono fuori, fornendo loro gli strumenti per sintonizzarsi con il proprio stato d'animo, rallegrarsi, consolarsi, ridurre lo stress, percepire, riconoscere e liberare.

Cooperativa Itaca, Cosm e Circolo Arci Bar Sport aiutano il progetto a scoprire il valore della diversità. Attraverso le attività laboratoriali “Alimentare Watson!” e “Orto in tasca” segnano la strada verso un rapporto più consapevole con il cibo e il modo di produrre. Mentre Cooperativa Pervinca ha aperto ai bambini le porte del proprio centro, consentendo la costruzione di un ponte intergenerazionale.

“Ortoliamo al ritmo della vita” ha permesso, così, di raccogliere in un libro pensieri e pratiche di cura, accoglienza e valore delle diversità, tra un campo fantastico e il Parco di Sant’Osvaldo, tra scuole e luoghi di cura, tra quartieri e città. Mercoledì 19 febbraio alla Comunità Nove nel Parco di Sant’Osvaldo, la presentazione in anteprima del libro “Nel campo di Vitôr” sarà accolta da un ricco programma: a partire dalle 16.30 “mangiamo insieme” con la merenda comunitaria, a seguire seminiamo arte con un “laboratorio di campo”, poi un tuffo nei colori di CipArt, e ancora leggiamo insieme la storia di Vitôr e, infine, cantiamo con i 100 bambini del Coro della Scuola primaria Silvio Pellico.

 

A quasi un anno dal riconoscimento dell'aumento economico per i lavoratori della cooperazione sociale, come definito dal rinnovo del contratto nazionale del settore, è urgente introdurre i consoni adeguamenti negli appalti pubblici del Veneto. Diversamente, ciò inciderà in misura grave sul costo del lavoro per le circa 800 cooperative sociali del Veneto, sentenziando il rischio di insostenibilità per alcune e la lesione dei diritti dei loro 40mila lavoratori.

È stata questa la grande questione posta all'ordine del giorno nel recente incontro richiesto da Cisl Fp e Fisascat, UIitucs e Uilfpl, Legacoop e Confcooperative del Veneto ─, organizzazioni che compongono il Comitato misto paritetico regionale ─, all'assessore alla Sanità, Servizi sociali e Programmazione sociosanitaria Manuela Lanzarin.

Alta, infatti, la preoccupazione delle associazioni e delle sigle sindacali per il mancato adeguamento, che mette a repentaglio la qualità nell'erogazione dei servizi, per lo più di cura, assistenza e inclusione e rivolti a fasce fragili della popolazione. Tutto ciò, peraltro, favorisce l'affidamento del servizio o l'aggiudicazione dell'appalto secondo la logica del "massimo ribasso", principio che lede la cooperazione "buona e sana", escludendola dalle gare, e lascia spazio a possibili infiltrazioni di cooperative spurie.

Di fronte a questo scenario illustrato dalle organizzazioni all'assessore, la Lanzarin si è resa disponibile ad affrontare la questione: «Dando atto che già nelle recenti procedure di gara le Aziende attualizzano il costo del lavoro, mi sono comunque impegnata a promuovere gli incontri per valutare le misure affinché le Ulss recepiscano nei propri bandi di appalto criteri tesi a premiare la qualità dei servizi offerti, tenuto conto, ad ogni modo, come già oggi i bandi siano redatti secondo il criterio dell'offerta economicamente vantaggiosa, con l'assegnazione di 70 punti alla qualità tecnica dell'offerta e di 30 punti al prezzo».

«Siamo soddisfatti per la disponibilità e l'impegno a lavorare insieme dichiarati dall'assessore, che ha confermato di comprendere appieno la criticità della situazione: abbiamo riscontrato un terreno fertile di dialogo e di ascolto. L'obiettivo comune è evitare che le cooperative rispettose del contratto collettivo nazionale siano messe a dura prova nella loro stabilità economica, minando così anche l'occupazione, l'innovazione sociale e il welfare del territorio in cui operano» commentano le organizzazioni, che hanno anche rinnovato alla Lanzarin la richiesta di istituire un tavolo permanente con le istituzioni locali coinvolte nella gestione degli appalti dei servizi sociali e sociosanitari.

In occasione dell'incontro i membri del Comitato hanno richiamato il "Protocollo sulla legalità in materia di appalti pubblici", recentemente siglato da Cisl Fp e Fisascat, UIitucs e Uilfpl, Legacoop e Confcooperative del Veneto e già inviato agli enti competenti assieme alle tabelle ministeriali sul costo del lavoro delle cooperative sociali. Un documento che è un patto reciproco e una piattaforma comune di impegno e di visione, per contrastare discrezionalità e parzialità nell'affidamento dei servizi da parte degli enti pubblici, tutelare le cooperative sociali "sane" e mettere in campo azioni di monitoraggio e di contrasto di quegli appalti che scelgono come unico criterio dell'aggiudicazione il "minor prezzo".

JobLab è il nome breve di un progetto della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (FISH). Quello completo e significativo è JobLab – Laboratori, percorsi e comunità di pratica per l’occupabilità e l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità.

Il progetto è stato riconosciuto meritevole di finanziamento dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali attraverso lo specifico Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel terzo settore. Avviato a fine 2018, terminerà nel giugno 2020 con un evento finale a Roma.

L’obiettivo di JobLab è di affrontare il tema del diritto al lavoro delle persone con disabilità, nella consapevolezza che quello lavorativo è un ambito in cui si configura una delle forme più evidenti di discriminazione basata sulla disabilità e di preclusione alle pari opportunità. JobLab mette in campo azioni di formazione e animazione, di promozione di reti, di ricerca ed indagine, di diffusione e di comunicazione.

Molte sono le azioni in programma: dagli eventi di formazione e animazione territoriale – già realizzati a Torino, Milano, Roma, Terni, cui seguiranno altri 10 appuntamenti – alla comunità di pratica per la condivisione di conoscenze ed esperienze, alla ricerca sul disability manager, a strumenti di comunicazione e sensibilizzazione (podcast e docufilm).

Ma in queste ore si lancia una delle azioni centrali: un’indagine campionaria per conoscere le reali condizioni di lavoro e delle pari opportunità delle persone con disabilità.

Come lavora una persona con disabilità? Quali sono le sue condizioni di vita? Che difficoltà incontra sul posto di lavoro? Quali opportunità e quali ostacoli per il suo avanzamento in carriera? JobLab tenta di indagare il fenomeno in modo approfondito e con tutti i crismi della ricerca sociale. La ricerca interesserà tutto il territorio nazionale e sarà tra le prime ad approfondire questo argomento. L’indagine è curata, su incarico di FISH, da IREF – Istituto di Ricerche Educative e Formative.

I lavoratori con disabilità possono collaborare a questa ricerca compilando un semplice questionario online (https://it.surveymonkey.com/r/Joblab-QualitadelLavoro) e magari aiutando nella diffusione dello stesso.

 

Una valigia sul palco, l'unico oggetto portato da Rinor e i suoi genitori dalla Moldavia quando aveva 3 anni, una storia di immigrazione a lieto fine che fa sorridere anche per il suo spiccato accento umbro. Così si è aperto l'evento "Generare futuro: i giovani e il Servizio Civile in Legacoop" che si è svolto al Postmodernissimo di Perugia (14 fabbraio 2020) per celebrare la conclusione dei 30 progetti di Servizio Civile, realizzati da 12 Cooperative Sociali di Legacoop Umbria a cui hanno partecipato 160 ragazzi di età compresa tra i 18 e 29 anni.

La valigia è stata lasciata lì anche durante le testimonianze dei ragazzi che hanno appena concluso questo viaggio a rappresentare simbolicamente il bagaglio di nuove consapevolezze. Per ogni progetto una piccola presentazione dell'anno intenso trascorso e la proiezione dei video realizzati da loro dove non sono mancati momenti di commozione nel ricordare i bei momenti trascorsi.

"Hanno vissuto a stretto contatto con la disabilità –afferma Andrea Radicchi Responsabile Servizio civile Legacoop Umbria- con la salute mentale, gli anziani, i minori. Un primo approccio nel mondo del lavoro . Per noi è sempre emozionante e giusto dare risalto all'esperienza di Servizio Civile nelle nostre cooperative, consapevoli che oggi si chiude un ciclo che porterà comunque tanti di loro a fare di quest'esperienza la loro occupazione. A breve comunque altri 150 ragazzi inizieranno lo stesso percorso, e quest'iniziativa fa da trait d'union per chi finisce e per chi inizia questa nuova avventura".

Si è entrati nel vivo della giornata grazie al contributo di Michele Marmo – Presidente AssociAnimazione, Jacopo Teodori - Rappresentante Coop Centro Italia e Gabriele Biccini – Rappresentante Cooperativa sociale Asad i quali hanno stimolato i ragazzi nel vivere con fiducia e da protagonisti il proprio tempo per contribuire così a realizzare una società più equa e più giusta.

Poi il contributo di Sabrina Mancini responsabile nazionale del Servizio Civile in Legacoop che ha messo in luce l'importanza del Servizio Civile per la crescita personale e professionale dei giovani. Ha proseguito sulla stessa linea Gabriele Goretti - Formatore Servizio Civile evidenziando quale obiettivo principale di questa esperienza il creare nei giovani un senso civico e di appartenenza consapevole alla comunità in cui si vive.

I lavori si sono conclusi con la consegna, da parte di Dino Ricci – Presidente Legacoop Umbria, degli attestati di partecipazione. Nel suo saluto Ricci ha sottolineato l'importanza di un ruolo attivo dei giovani "senza la vostra energia, senza il valore che le nuove generazioni sono in grado di portare difficilmente si possono creare nuove risposte alle sfide del proprio tempo".

 

Ieri al Campus Bovisa del Politecnico di Milano la presentazione della seconda edizione di  “Cantieri ViceVersa – Network finanziari per il Terzo Settore ”, il progetto promosso dal Forum Nazionale del Terzo Settore e dal Forum per la Finanza Sostenibile per facilitare l ’incontro e il dialogo tra Enti di Terzo Settore (ETS) ed operatori finanziari ed analizzare strategie e strumenti di finanza sostenibile in g rado di rispondere alle esigenze delle organizzazioni di Terzo settore.

Cantieri ViceVersa sta contribuendo a innovare la cultura del Terzo settore e degli operatori finanziari, aprendoli a nuove opportunità di mercato. Il successo della prima edizione, l’accresciuto interesse degli operatori di finanza sostenibile per un mondo in costante crescita (l ’unico che registra valori positivi secondo i dati ISTAT, con oltre 350mila enti e più di 844mila impiegati) e la necessità degli ET S di utilizzare i nuovi strumenti anche finanziari per generare impatto e cambiamento sociale, sono gli ingredienti che hanno portato a dare vita alla seconda edizione del progetto.

“I Cantieri ViceVersa ci danno l’opportunità di realizzare un’importante esperienza di ibridazione tra i due mondi – dichiara Claudia Fiaschi, Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore –. Una opportunità che porta un valore aggiunto sia agli Enti di Terzo settore, che familiarizzano con nuovi strumenti per dare maggi ore sostenibilità e efficacia ai propri progetti, sia agli operatori finanziari che grazie a questa esperienza di coprogettazione hanno modo di c ostruire una vera e propria alleanza progettuale con gli Enti di Terzo settore, un mondo in crescita, capace di creare non solo sviluppo economico ma anche coesione sociale e più felicità pubblica nelle nostre comun ità. Un progetto che punta sulle buone pratiche di collaborazione tra Terzo settore e mondo dell’economia e della finanza, e che culturalmente intende promuovere questo approccio nella riflessione anche a livello europeo rispetto al tema Sociale della Sostenibiltà posta dagli SDGs.”

“La versione 2.0 dei Cantieri ci conferma come l’interesse della finanza per il Terzo settore sia molto forte e il dialogo che si sta aprendo tra i due mondi molto interessante ”. Così Francesco Bicciato, Segretario Genera le del Forum per la Finanza Sostenibile. “La scorsa edizione – ha proseguito – ha dimostrato come attraverso la conoscenza reciproca si possa rimuovere gli ostacoli che impediscono la collaborazione tra ETS e operatori di finanza sostenibile. Siamo ormai avviati verso un percorso che porterà la finanza a essere sempre più sostenibile: iniziative come il progetto Cantieri ViceVersa ci consentono di avvicinarci a questo obiettivo.”

Nella prima edizione sono state individuate dieci esperienze esemplari di organizzazioni non profit che hanno portato alla realizzazione di 6 Cantieri di lavoro, coinvolgendo oltre venti operatori finanziari tra banche, imprese assicuratrici, fondi di investimento e fondazioni. La seconda edizione presenta due novità: oltre alle dieci esperienze dal Terzo settore ne verranno valutate anche cinque di rilevanza sociale, candidate da soggetti for profit. La sec onda novità consiste nella centralità maggiore accordata al ruolo dei tutor per facilitare ed adeguare il lessico tra i due soggetti.

Le esperienze sono state scelte seguendo criteri differenti che vanno dalla replicabilità, alla scalabilità, l’innovatività, ma anche l’ambito di interesse ed il territorio di appartenenza. Il lavoro inizierà a partire dalla narrazione delle storie; verranno poi individuate le soluzioni finanziarie disponibili; in seguito, la fase di ‘cantierizzazione’ avvicinerà progetti e soluzioni più affini; infine, il processo si concluderà con la realizzazione di un report narrativo.

 

 

 

Le autorità del Sudan hanno annunciato l'intenzione di consegnare al Tribunale penale internazionale l'ex presidente Omar al-Bashir e altre persone incriminate per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio commessi nella regione del Darfur.

"Omar al-Bashir è ricercato dal Tribunale penale internazionale per l'omicidio, lo sterminio, il trasferimento forzato, la tortura e lo stupro di centinaia di migliaia di persone durante il conflitto del Darfur. La sua consegna al Tribunale sarebbe un passo avanti in direzione della giustizia per le vittime e i loro familiari. Che al-Bashir, contro il quale era stato spiccato un mandato di cattura oltre 10 anni fa, sia riuscito finora a evadere la giustizia è uno scandalo di proporzioni storiche", ha dichiarato Julie Verhaar, segretaria generale ad interim di Amnesty International.

"Le autorità sudanesi devono ora tradurre le loro parole in azione e trasferire immediatamente al-Bashir e le altre persone ricercate dal Tribunale penale internazionale. Devono andare avanti, mostrando che l'impunità dell'era al-Bashir è finita e portando di fronte alla giustizia tutti gli altri presunti responsabili degli orrendi crimini commessi sotto il passato regime", ha concluso Verhaar.

 

 

 

La Somalia è diventata uno dei luoghi più pericolosi al mondo per fare giornalismo. Lo ha dichiarato oggi Amnesty International, presentando un rapporto sull'aumento degli attacchi, delle minacce, delle intimidazioni e delle uccisioni nei confronti di giornalisti e giornaliste.

Il drastico deterioramento della libertà di espressione e di stampa è conciso con l'inizio, nel febbraio 2017, della presidenza di Mohamed Abdullahi "Farmajo". Gli attacchi mirati del gruppo armato "al-Shabaab" e delle forze governative somale hanno inasprito la censura e causato un aumento degli arresti arbitrari. Da allora, sono stati uccisi almeno otto giornalisti e altrettanti, a partire dall'ottobre 2018, sono stati costretti a lasciare il paese.

"In Somalia i giornalisti sono sotto assedio. Sopravvissuti per miracolo ad attentati, assassinati, picchiati e arrestati arbitrariamente, si trovano a operare in condizioni terribili", ha dichiarato Deprose Muchena, direttore di Amnesty International per l'Africa orientale e meridionale.

"Il giro di vite nei confronti della libertà di espressione e di stampa va avanti nell'impunità: raramente le autorità aprono indagini o processano i responsabili degli attacchi contro i giornalisti", ha aggiunto Muchena.

Uccisioni

Dall'inizio della presidenza Farmajo, sono stati uccisi almeno otto giornalisti: cinque in attacchi indiscriminati di "al-Shabaab", uno da un poliziotto e due da soggetti non identificati.

Abdirirzak Qassim Iman, 17 anni, operatore di ripresa di Sbs Tv, è stato ucciso il 26 luglio 2018 da un poliziotto che gli ha sparato alla testa nel quartiere Waberi della capitale Mogadiscio. Insolitamente, il responsabile è stato condannato per omicidio, in contumacia, a cinque anni di carcere e a risarcire la famiglia della vittima con 100 cammelli.

Abdullahi Osman Moalim è morto il 13 settembre a causa di un attentato suicida in un ristorante di Beledweyne, nello stato di Hirshabelle. Ali Nur Siyad è stato una delle oltre 500 vittime di un camion bomba fatto esplodere a Mogadiscio il 14 ottobre 2017. Awi Dahir Salad è stato ucciso in un attentato a Mogadiscio nel dicembre 2018. Infine, Mohamed Sahal Omar e Hodan Nalayeh, sono risultati tra le 26 vittime dell'attentato di "al-Shabaab" contro un albergo a Kisimayo, nel luglio 2019.

Ismail Sheikh Khalifa, attivista e giornalista di Kalsan Tv, è sopravvissuto miracolosamente a una bomba piazzata nella sua automobile e fatta esplodere a distanza il 4 dicembre 2018. Si trova attualmente in Turchia, dove sta ricevendo cure mediche per le gravi ferite riportate.

Assediati da ogni lato

Zakariye Mohamud Timaade, già giornalista di Universal Tv, ha lasciato la Somalia nel giugno 2019 dopo essere stato minacciato sia da "al-Shabaab" che da ambienti governativi a causa di due diversi servizi che aveva realizzato. Il gruppo armato lo aveva minacciato di morte per aver riferito della cattura di tre miliziani da parte delle forze di sicurezza, il governo si era infuriato per aver rivelato la presenza attiva di "al-Shabaab" a Mogadiscio.

"La paura più grande era la Nisa [Agenzia nazionale per la sicurezza e l'intelligence]. So che volevano uccidermi. A Mogadiscio puoi nasconderti da 'al-Shabaab' ma non dalla Nisa. Possono venirti a prendere in ufficio in ogni momento. Per questo ho deciso di lasciare il paese.

Tentativi di corruzione

Amnesty International ha documentato casi di censura e tentativi di corruzione dei giornalisti da parte del governo somalo. Funzionari dell'ufficio del presidente pagano regolarmente tangenti mensili ad alcuni editori e direttori affinché non pubblichino articoli "sfavorevoli".

Un ex direttore ha dichiarato: "Ricevevo la telefonata dal funzionario, mi recavo in un albergo per incontrarlo e mi dava il denaro in contanti. Non ha mai accettato di versarli sul mio conto bancario".

Alcuni giornalisti hanno raccontato ad Amnesty International che i loro editori gli hanno ordinato di non scrivere articoli critici nei confronti degli uffici del presidente e del primo ministro o sui temi dell'insicurezza, della corruzione e delle violazioni dei diritti umani.

Amnesty International ha verificato che in quattro casi altrettanti giornalisti sono stati licenziati dai loro datori di lavoro.

"L'esigenza di fornire di sé un'immagine positiva ha spinto le autorità somale ad adottare tattiche repressive che violano gli standard internazionali sui diritti umani. Le autorità hanno però l'obbligo di rispettare i diritti alla libertà d'informazione, di espressione e di stampa", ha sottolineato Muchena.

Inseguimenti sui social media

Il clima di censura ha costretto molti giornalisti a spostarsi sui social media per poter esprimere le loro opinioni. La reazione delle autorità è stata di costituire unità dedicate specificamente a monitorare e a segnalare post contenenti critiche.

Giornalisti hanno riferito che ricevono frequenti e minacciose telefonate in cui vengono invitati a cancellare i loro post. Un giornalista ha perso il posto di lavoro per aver appoggiato un candidato dell'opposizione sulla sua pagina Facebook. A seguito dei suoi rifiuti di cancellare quei contenuti, dall'ufficio del presidente hanno chiamato persino un suo ex insegnante per convincerlo ad abbandonare del tutto la professione giornalistica.

Amnesty International ha documentato la disattivazione permanente di 16 pagine Facebook, 13 delle quali appartenenti a giornalisti, tra il 2018 e il 2019, sempre per aver violato "gli standard della comunità".

"Facebook deve garantire di non essere manipolata dalle autorità somale, specialmente in vista delle elezioni in programma nel corso dell'anno, e assicurare la massima diligenza quando si tratta di esaminare denunce di violazione degli standard della comunità", ha commentato Muchena.

"Il presidente Farmajo deve prendere misure immediate per assicurare indagini rapide, esaurienti, indipendenti ed efficaci sulle miriadi di denunce di violazioni dei diritti umani e della libertà di stampa e per sottoporre a processi equi i presunti responsabili", ha concluso Muchena.

 

 

La loro idea di teatro è unanimemente riconosciuta come una tra le più influenti della scena contemporanea: questo weekend (sabato 15 e domenica 16) la compagnia Berardi Casolari sarà al Teatro Tram con lo spettacolo di nuova drammaturgia "In fondo agli occhi". In scena con la regia di César Brie ci saranno Gianfranco Berardi, che ha vinto il Premio UBU come "Miglior attore" nel 2018, e Gabriella Casolari.

"Il percorso artistico e biografico di Berardi e Casolari rappresenta bene il valore della ricerca teatrale, di quanto sia importante essere se stessi e continuare ad esserlo anche dopo aver raggiunto il successo – commenta Mirko Di Martino, direttore artistico della sala di via Port'Alba -. Il TRAM si muove in questa linea, ospitando le compagnie teatrali con l'identità artistica più coerente. Siamo felici che questo incontro con Berardi e Casolari, a cui abbiamo lavorato a lungo con pazienza e perseveranza, sia stato possibile".

Una storia autobiografica che parte dalla cecità come duplice punto di vista: uno reale, in cui la malattia fisica diventa filtro speciale attraverso cui analizzare il contemporaneo, e l'altro metaforico, in cui la cecità è la condizione di un intero Paese rabbioso e smarrito che brancola nel buio alla ricerca di una via d'uscita. Chi è più cieco di chi vive, senza avere un sogno, una prospettiva davanti a sé, di chi essendone consapevole, non può far altro che cedere alla disperazione? Un paese cos'è in fondo se non le persone che al suo interno vivono e si muovono? Un paese non sono le case, non sono le chiese, né i bar o le istituzioni ma la gente che al loro interno abita e ne dà il valore. Un paese malato quindi è fatto da gente malata, come noi. Ma come raccontare tutto questo poeticamente, ironicamente, senza essere retorici o superficiali?

Qui l'incontro con César Brie: "L'autobiografico e l'universale vanno di pari passo: quando mi parli precisamente di te, mi parli del tuo paese, quando mi parli del tuo paese mi parli esattamente di te". L'illuminazione allora: la cecità, la malattia di Gianfranco, maniera autentica e necessaria, di condividere empaticamente il nostro tempo; metafora attraverso cui raccontare la crisi, in quanto fonte di dolore ma al contempo di opportunità  per rivalutare l'essenziale e mettersi in gioco in prima persona, svelando ciò che si è così come si è. Inevitabile quindi è diventato affrontare l'aspetto complementare della malattia: la cura, reale esperienza che Gabriella, in scena e nella vita, vive. Come ogni punto di forza può essere nella vita, punto di debolezza, allo stesso modo la fragilità, in scena, può divenire perno su cui esprimere tutto il proprio potere. È nata così la voglia di costruire, a partire da noi, da ciò che sta in fondo ai nostri occhi, un affresco del contemporaneo.

Sul palco una barista, Italia, donna delusa e abbandonata dal suo uomo, e Tiresia, suo socio e amante, non vedente, raccontano la propria storia, i propri sogni mancati, le proprie debolezze e le proprie speranze in un bar, metafora di un paese dove: "...non è rimasto più nessuno... perché ci vuole talento anche per essere mediocri...". Sono stati, sono e saranno sempre in "crisi" come il paese in cui vivono, logorati dalla propria esistenza oltre che dal proprio rapporto.

 

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