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Lunedì, 17 Febbraio 2020

Sarà il duo Ivan Cottini e Maria Bernardi a ballare sul palco dell'Ariston: celebrerà la bellezza e  la vita. Lui, persona con Sclerosi multipla e lei, danzatrice e sua compagna di viaggio, si esibiranno sabato 8 febbraio alla finalissima di Sanremo, la giornata che decreterà il vincitore della 70ma edizione del  Festival della canzone italiana, seguita da milioni di persone in tutto il mondo.

E' stato il conduttore Amadeus a volerli dopo aver visto un video di Ballando con le Stelle, trasmissione presentata da Milly Carlucci, in cui Cottini e Berardi si sono esibiti.

Una serata in cui portare un solo messaggio: la diversità è bellezza ed è un valore aggiunto per la società. E come dice Cottini: "sarà una grande fatica per me essere sul quel palco perché la malattia sta progredendo e non mi dà tregua ma voglio essere lì ed accettare l'invito e sarò a Sanremo a mostrare che tutto è possibile se lo si vuole e che la mente non conosce disabilità" Per lui la danza è l'antidoto alla sua malattia, come ha dichiarato recentemente:  "Quando ballo non mi sento malato ed è il mio modo di prendere la sclerosi multipla a calci. Io dopo che ho ballato sto bene di testa anche se fisicamente son dolorante. E se si sta bene di testa si vince su tutto, malattie comprese. È questo il mio grande segreto".

Chi è Ivan Cottini

Ivan Cottini, marchigiano, è nato nel 1984 e durante la sua carriera ha fatto il fotomodello e il ballerino, fino alla sua partecipazione ad Amici di Maria De Filippi. A 27 anni ha scoperto di avere la sclerosi multipla. Tutto è svanito in un attimo: fidanzata, lavoro futuro. Da quel momento la sua vita è cambiata radicalmente. Dalla depresione alla posività. Mettercela tutta per combattere la malattia ed essere un esempio per chi convive con la SM. Oggi Ivan ha una nuova compagna e una figlia e nonostante la malattia, per lui una forma aggressiva di SM che debilita velocemete il suo corpo,  Ivan non ha abbandonato la sua passione per il ballo. La danza e sua figlia Viola continuano ad essere la sua ragione di vita.

Il messaggio che Ivan porta avanti è arrivato lontano... ha aiutato e aiuta ogni giorno tantissime persone e tanti giovani che di fronte alla malattia si erano arresi, ma che  con l'esempio di Ivan hanno cominciato a reagire!! Ivan è supportato da AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla, con la quale ha partecipato a molte serate di beneficenza e incontri nelle scuole, per sensibilizzare la persone e i giovani sulla SM ma anche per raccogliere fondi. Sua la donazione di pulmini alla sede provinciale di AISM - Pesaro nelle Marche.

Per il suo impegno personale e sociale, Ivan Cottini è stato insignito col titolo di Cavaliere della Repubblica dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 

Secondo Swg il contagio da coronavirus preoccupa il 62% degli italiani. E per il 72% si tratta di una vera e propria emergenza tanto che più di un terzo degli italiani ha modificato le proprie abitudini quotidiane. Di fronte a questa paura di massa è necessario fare chiarezza prima che si ripetano atteggiamenti irrazionali e ostili verso le persone asiatiche.

Non è pandemia

L'epidemia di Coronavirus non costituisce "a oggi" una pandemia. Lo ha dichiarato Sylvie Briand, direttore del dipartimento per la Gestione dei rischi infettivi dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Come riferiscono fonti di stampa concordanti, la responsabile ha spiegato nella sede dell'Oms a Ginevra che attualmente esiste una epidemia con diversi focolai e poi ha aggiunto: "Noi stiamo intervenendo per estinguerli uno ad uno".

Briand ha confermato che l'Organizzazione sta coadiuvando i governi nel rimpatrio dei propri connazionali dalla Cina, a partire da "frequenti colloqui per armonizzare i protocolli sanitari". Infine, la dirigente ha confermato che secondo gli studi condotti dall'Oms, il virus non ha subito mutazioni e al contrario risulterebbe "abbastanza stabile".

L'epidemia di un un nuovo ceppo di Coronavirus iniziata nella città cinese di Wuhan ha già causato 427 morti nel Paese asiatico, e due decessi all'estero

Chi muore per il virus

Secondo uno studio descrittivo del The Lancet - pubblicato in data 30 gennaio - ad esempio, presi in considerazione 99 pazienti che hanno contratto il 2019-nCov, il 67% di questi sembrava già essere affetto da malattia cronica.

'Epidemiological and clinical characteristics of 99 cases of 2019 novel coronavirus pneumonia in Wuhan, China: a descriptive study', è il titolo del recentissimo studio che scende ben più in profondità del generico dato inerente alle malattie croniche. E riporta come il 40% dei contagiati fosse già affetto da patologie cardiovascolari o celebrovascolari. L'11% da patologie al sistema digestivo e il 13% aveva problemi inerenti al sistema endocrino. Tumori maligni, disturbi del sistema nervoso e di quello respiratorio, interessavano invece circa il 3% dei contagiati presi in esame.

Seppure i dati rimangono parziali, visto il ridotto campione di studio, le evidenze scientifiche - come tra l'altro continua a risuonare dalle voci più esperte del panorama medico, virologico e infettivologico - possono rassicurare. Dai dati sul The Lancet, infatti, emerge come circa il 31% dei malati sia stato alla fine dismesso dall'ospedale, contro un 11% che, invece, è deceduto.

Il Paese pronto a odiare

"Flussi incontrollati di affermazioni scientificamente infondate o del tutto false, dichiarazioni irresponsabili di esponenti politici, provvedimenti incomprensibili di enti locali e un'informazione ossessivamente concentrata sul coronavirus hanno dato luogo a una vergognosa ondata di sinofobia nel nostro paese". E' il commento di  Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia, sulle discriminazioni, gli insulti e gli atti di violenza sempre più frequenti nei confronti della comunità cinese.

"Persone di nazionalità cinese, cittadini italiani di origine cinese, asiatici sospettati a prima vista di essere cinesi sono visti come degli untori a prescindere dalle loro storie personali. Rischiano di farne le spese soprattutto le bambine e i bambini, il cui diritto all'educazione è messo a rischio da azioni dettate dalla psicosi e dal panico", ha aggiunto Rufini.

"Viviamo in un paese sempre più incline ad ascoltare cinici propagatori di odio, dunque un paese pronto a odiare", conclude il direttore di Amnesty Italia.

(Fonte: Redattore Sociale)

 

 

 

 

Il Colosseo come simbolo italiano nel mondo della lotta all’epilessia. È in occasione dell’International Epilepsy Day che il prossimo 10 febbraio uno spettacolo di luci viola colorerà per la prima volta l’Anfiteatro Flavio, come simbolo della lotta contro i pregiudizi e per stimolare la raccolta fondi a favore della ricerca scientifica su questa importante malattia.

L’iniziativa è promossa dalla Lega Italiana Contro l’Epilessia (LICE) che per l’importante appuntamento lancia il claim “La solidarietà si propaga. #liberalaricerca”: un gesto solidale, infatti, può diventare contagioso e fare la differenza nella vita delle oltre 500.000 persone che in Italia sono chiamate a fare i conti con l’epilessia e le problematiche che ne derivano.

All’avvio dello spettacolo, sullo storico monumento di fama mondiale verrà proiettato il logo LICE che, per l’occasione, festeggerà il proprio quindicennale impegno nella promozione di campagne di sensibilizzazione, nella divulgazione di una corretta informazione e nel supporto costante alla ricerca scientifica su questa malattia neurologica che conta 50 milioni di pazienti in tutto il mondo.

Non solo Colosseo però. A vestirsi di viola numerosi monumenti, nonché luoghi di storia e di cultura, che anche quest’anno verranno illuminati per sottolineare la necessità di far luce sull’epilessia e sui falsi miti che spesso ruotano attorno a questa patologia generando sconforto e isolamento nelle persone che ne soffrono.  Inoltre, numerosi convegni, open day, ma anche spettacoli di musica e teatrali, scandiranno la Giornata in tutto il territorio italiano: Bolzano, Torino, Novara, Udine, Padova, Milano, Reggio Emilia, L’Aquila, Assisi, Terni, Roma, Venafro, Bari, Foggia, Lamezia Terme, Catania e Cagliari le città aderenti all’iniziativa.

“Il prossimo 10 febbraio oltre 120 Paesi nel mondo accenderanno i riflettori sull’epilessia – ha commentato il Professor Oriano Mecarelli – Presidente LICE, Dipartimento di Neuroscienze Umane La Sapienza (Roma) -. L’Italia è da molti anni tra quelli in prima linea nella lotta a questa patologia che nel nostro Paese interessa oltre mezzo milione di persone, di tutte le età con picchi tra i bambini e gli anziani. La ricerca scientifica ha fatto enormi passi avanti nella diagnosi e nella cura, ma c’è ancora tanto da fare, soprattutto per quelle forme di epilessia farmaco-resistente di cui soffre il 30% dei pazienti. Il fatto che le crisi arrivino spesso senza alcun preavviso, potendo provocare traumatismi o altri tipi di conseguenze negative, – ha proseguito Mecarelli -  rende le persone con epilessia insicure, ansiose e dipendenti dagli altri. Ma non tutti possono contare sull’aiuto di una persona cara e l’assistenza socio-sanitaria sul territorio è ancora molto carente”.

Ed è proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo queste tematiche che in occasione della Giornata promossa a livello mondiale dalla International League Against Epilepsy (ILAE) e dall’International Bureau for Epilepsy (IBE), LICE invita la popolazione al Piccolo Eliseo di Roma per “Il nostro album dei ricordi. 15 anni di immagini e parole per raccontare l’epilessia”. Un evento, quello che si svolgerà lunedì 10 febbraio alle ore 19.30, realizzato per festeggiare 15 anni a supporto delle persone con epilessia. Per prenotarsi è necessario inviare un’email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

“Aiutare davvero le persone con epilessia - conclude il Professor Mecarelli - significa finanziare e stimolare la ricerca, organizzare meglio i Centri specializzati su tutto il territorio nazionale, scoprire nuove strategie di cura e permettere equamente l’accesso alle terapie più innovative: solo questo potrebbe consentire una qualità di vita il più possibile normale, nonostante l’epilessia”.

Nei Paesi industrializzati, l’epilessia interessa circa 1 persona su 100. Questa patologia si può verificare in tutte le età, con due maggiori picchi di incidenza, uno nei primi anni di vita e l’altro – sempre più elevato - nelle età più avanzate. Attualmente si calcola infatti che in Italia ogni anno si verifichino 86 nuovi casi di epilessia nel primo anno di vita, 20-30 nell’età giovanile/adulta e 180 dopo i 75 anni. Alla base dell’alto tasso di incidenza nel primo anno di vita ci sono soprattutto fattori genetici e rischi connessi a varie cause di sofferenza perinatale, mentre per gli over 75 la causa risiede nel concomitante aumento delle patologie epilettogene legate all’età: ictus cerebrale, malattie neurodegenerative, tumori e traumi cranici.  

Se questi sono i dati epidemiologici già preoccupanti nei Paesi industrializzati, il quadro diventa drammatico nei Paesi in via di sviluppo dove la prevalenza della patologia diventa 3-4 volte più frequente. L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ha più volte attenzionato questo problema, sottolineando che nel mondo l’accesso alle cure necessita di un’inversione di rotta: dati allarmanti, infatti, evidenziano come la disponibilità di medicinali antiepilettici nei Paesi a basso e medio reddito sia inferiore al 50%. Ma l’80% delle persone con epilessia vive proprio nei Paesi a medio-basso reddito e, di queste, circa tre quarti potrebbe non ricevere le cure necessarie.

Anche in relazione a questo, presso l’Assemblea plenaria dell’OMS sarà discusso l’Epilepsy Action Plan promosso da ILAE ed IBE ed appoggiato da molti Stati membri. Se l’Epilepsy Action Plan verrà approvato, nel prossimo decennio tutti gli Stati membri dell’OMS dovranno mettere in atto tutte le azioni possibili per assicurare migliori strategie di diagnosi e cura alle persone con epilessia e migliorarne quindi la qualità di vita.

 

 

Al centro del volontariato. La riforma del terzo settore e le opportunità offerte dai Centri di Servizio. Un’occasione per conoscere meglio il nuovo CSV Lazio, il radicamento nel territorio, i servizi che offre, il ruolo nel far crescere il volontariato, dopo la riforma del Terzo settore e anche per conoscere la riforma stessa e cosa rappresenta per le associazioni di volontariato e per tutto il Terzo Settore. L’incontro si svolgerà giovedì 20 febbraio dalle 9:00 alle 18:00 nella sala Tirreno della Regione Lazio (Piazza Oderico da Pordenone n. 15, Roma)
 

Questa iniziativa si colloca nell’ambito del progetto Capacit’Azione, programma di formazione nazionale sulla riforma del terzo settore, promosso dal Forum Terzo settore Lazio in collaborazione con CSVnet, Forum Nazionale del Terzo Settore e un’ampia rete di partner, realizzato con i fondi del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con l’obiettivo di formare 1300 esperti italiani sulla riforma del terzo settore.
 
Il modulo formativo dedicato ai Centri di servizio per il volontariato (Csv), importante tassello della nuova legislazione, diventa così una giornata ricca di storie e approfondimenti, per spiegare il lavoro svolto sul territorio, i servizi offerti, la compagine sociale, ma anche un’occasione per conoscere cosa prevede la riforma del Terzo settore, le novità in cantiere e le sfide da affrontare. Rispetto al passato, infatti, i Csv sono chiamati a promuovere la presenza dei volontari impiegati in tutti gli enti del Terzo settore (Ets) e non solo nelle organizzazioni di volontariato. Con la riforma, quindi, l’esperienza ventennale di questo sistema diffuso in tutt’Italia si mette a disposizione di una platea più ampia di utenti, secondo un sistema unitario.
 
Grazie al progetto Capacit’Azione sono già stati realizzati oltre 80 appuntamenti in tutt’Italia su 200 moduli previsti per 8 aree tematiche diverse. Partnership di progetto sono Anpas, Anteas, Arci, Auser e CdO-Opere sociali insieme ai collaboratori di sistema Acli, Anci Lazio, Anffas, Pro Bono Italia, Coordinamento periferie, Legambiente, Leganet e Legautonomie. Capacit’Azione è realizzato con i fondi del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali in seguito all'Avviso per il finanziamento di iniziative e progetti di rilevanza nazionale ai sensi dell'articolo 72 del Codice del terzo settore (decreto legislativo 117/2017).

Il programma è disponibile a questo link.

 

L’offensiva militare del governo siriano e dei suoi alleati nell’area meridionale di Idlib continua, peggiorando le già critiche condizioni della popolazione in Siria nord-occidentale. In due mesi, tra dicembre 2019 e gennaio 2020, circa 390.000 persone hanno dovuto abbandonare la propria casa, o perfino i campi in cui erano già rifugiati, per fuggire da bombardamenti aerei o attacchi da terra. Almeno 150.000 di loro sono fuggite nelle ultime due settimane di gennaio, secondo i dati delle Nazioni Unite.

Con la chiusura del confine turco e la linea del fronte che avanza, per gran parte dei tre milioni di siriani che vivono in Siria nord-occidentale, l’accesso all’assistenza è sempre più limitato e il numero delle vittime aumenta. Nelle ultime settimane, Medici Senza Frontiere (MSF) ha incrementato il proprio supporto a diverse strutture mediche nell’area per aiutarle ad affrontare la situazione, fornendo in particolare kit di primo soccorso e chirurgici a quattro ospedali.

“In pochi mesi un numero consistente di ospedali è stato colpito in Siria nord-occidentale, alcuni sono stati totalmente o parzialmente distrutti” ha detto Cristian Reynders, coordinatore delle operazioni di MSF per l’area settentrionale di Idlib. “Se gli scontri continueranno, le persone avranno sempre meno possibilità di accedere alle strutture sanitarie. Se dovranno andare lontano per ricevere cure, la possibilità che le ferite si aggravino o la probabilità di morire non possono che aumentare”.

L’ospedale di Maarat al Numan, uno dei più grandi nell’area meridionale di Idlib, è stato chiuso a causa dei bombardamenti. Il 29 gennaio un gruppo armato dell’opposizione ha fatto irruzione in un’altra delle più grandi strutture della zona, l’ospedale centrale di Idlib al quale MSF aveva appena donato kit chirurgici e di primo soccorso, e per qualche ora lo ha occupato per scopi militari, nonostante le proteste dello staff medico. Lo stesso giorno, a mezzanotte, l’ospedale di Ariha è stato colpito da ripetuti attacchi aerei, che hanno provocato gravi danni all’edificio e al suo magazzino. La maggior parte dei farmaci, delle forniture e delle riserve di carburante dell’ospedale sono state danneggiate o disperse, la farmacia è stata distrutta, mentre decine di feriti a causa dei bombardamenti venivano ricoverati d’urgenza per essere curati.

Queste incursioni e bombardamenti contro le strutture mediche, che si aggiungono allo stallo complessivo dell’assistenza sanitaria, colpiscono Idlib in un momento in cui le cure salvavita sono indispensabili. MSF condanna con forza queste evidenti violazioni del diritto umanitario internazionale, dalla distruzione di strutture sanitarie al loro uso per scopi militari. Gli ospedali non solo stanno chiudendo uno dopo l’altro, ma l’intero sistema sanitario è costantemente minacciato da attacchi terrestri o aerei.

“Oggi la situazione medico-umanitaria è davvero terribile. In questi giorni ci sono continui bombardamenti contro strutture sanitarie nella zona. Il mio ospedale è ancora in piedi, ma solo nelle ultime settimane altri cinque qui vicino sono stati parzialmente o totalmente distrutti e sono fuori uso” racconta il medico che gestisce una delle strutture sanitarie della zona recentemente supportate da MSF. “Siamo completamente sopraffatti dal numero di pazienti che sarebbero stati curati in quegli ospedali e che ora dobbiamo assistere noi. Lo staff dell’ospedale è sotto pressione sia fisica che psicologica. Lavoriamo senza sosta, anche fino a notte fonda, per operare e curare tutte le persone che arrivano e vediamo le nostre scorte diminuire drasticamente, senza sapere quando o addirittura se riusciremo ad averne di più. Come se non bastasse, operiamo nella paura costante di essere i prossimi ad essere colpiti”.

MSF ha allestito uno stock medico d'emergenza in grado di coprire 50 interventi chirurgici, 300 casi d'urgenza e mille visite mediche nelle prossime settimane per supportare i bisogni di altre strutture sanitarie. Nel frattempo, MSF continua le missioni esplorative nell’area settentrionale di Idlib, dove decine di migliaia di persone vivono in condizioni terribili.

“Stiamo assistendo a uno tsunami umano” aggiunge il direttore dell’ospedale. “Le persone stanno provando a fuggire a nord, verso il confine turco, il più velocemente possibile. Negli ultimi giorni, abbiamo visto decine di migliaia di persone fuggire nelle loro auto. Oggi ci vogliono circa 3 ore per percorrere appena 30 chilometri perché tutti sono in strada e in movimento. Per lo staff medico prendere una decisione in questa situazione è ancora più difficile: rimaniamo a curare i malati e i feriti, o fuggiamo anche noi? La mia famiglia per esempio è fuggita pochi giorni fa e io ho deciso di restare, per ora. Da allora non li ho ancora sentiti e sono molto preoccupato. Mi sembra che stiamo vivendo una serie di scelte impossibili”.

MSF sta continuando anche ad aumentare il supporto alle famiglie appena sfollate, fornendo acqua potabile nei campi e distribuendo beni di prima necessità, come coperte e materiali utili a riscaldarsi, ma i bisogni sono urgenti e aumentano.

 

 

Francia e Croazia si uniscono a Spagna e Italia per estendere l'uso della mediazione scolastica come strumento innovativo per creare migliori ambienti di apprendimento nelle scuole, trovare modalità alternative di risoluzione dei conflitti tra gli studenti e prevenire l'abbandono scolastico precoce.

Si è svolto a fine 2019 nella città francese di La Réole il primo meeting transnazionale di Adtrans Medes, progetto co-finanziato dal Programma Erasmus + dell'Unione Europea di durata triennale (2019-2021). Guidato dal Comune di Vila-real, prosegue l'esperienza del precedente progetto Medes (Erasmus +, 2015-201 che aveva coinvolto Comune di Sacile, Istituto comprensivo di Sacile e Cooperativa sociale Itaca per l'Italia, IES Miralcamp e associazione El porc espì per la Spagna. La prosecuzione del lavoro con Adtrans Medes porta in dotazione un notevole ampliamento della rete con l'ingresso di nuovi partner: per la Francia oltre al Comune di La Réole, Paul Esquinance College e Solid'Avenir, per la Croazia il Comune di Novigrad - Cittanova, la scuola elementare italiana Novigrad - Cittanova e la scuola elementare Rivarela.

Obiettivo di Adtrans Medes è sviluppare una metodologia basata sulla mediazione scolastica come strategia innovativa per la prevenzione dell'abbandono scolastico, che consenta di fornire un'istruzione di alta qualità e di affrontare la crescente varietà di esigenze che coinvolgono gli studenti in ambito scolastico.

 

Un muro sul mare, arriva anche questa sciagurata idea. Per scoraggiare l'arrivo di barconi carichi di migranti, le autorità di Atene intendono costruire barriere galleggianti in mare, al largo delle coste di Lesbo. L'isola dell'Egeo è tra le principali mete per chi cerca di raggiungere l'Europa dalla Turchia in modo irregolare.

Come riportano testate locali e internazionali, come il quotidiano britannico 'Guardian', oggi il governo di centrodestra del premier Kyriakos Mitsotakis ha annunciato la proposta spiegando che "punta a contenere il crescente flusso di migranti".

La barriera dovrebbe essere lunga 2,7 chilometri e poggiare su dei piloni, che la sosterranno per mezzo metro sopra il livello dell'acqua. Inoltre, fari di segnalazione saranno sistemati lungo la struttura, per renderla visibile a distanza. La realizzazione del progetto sarà monitorata dal ministero della Difesa.

Il sistema di accoglienza su Lesbo e le isole vicine è spesso al centro di critiche da parte dei difensori dei diritti umani: gli esperti hanno denunciato centri sovraffollati, condizioni di vita insalubri per i residenti e soprattutto per i minori, nonché abusi. Nel mirino delle denunce anche le lungaggini burocratiche che costringono le persone nell'incertezza per mesi o anni. Questo tuttavia sarebbe diretto effetto delle politiche europee in materia di accoglienza, ricollocamento e sistema di asilo. Il malessere tra i migranti è forte e notizie di stampa recenti hanno riferito di tentativi di suicidio persino tra i bambini.

Il governo di Atene ha ribattuto alle accuse sostenendo le difficoltà, per un Paese già afflitto da crisi economica, di gestire il fenomeno. Dallo scoppio della guerra in Siria, nel 2011, decine di migliaia di persone hanno cercato di ottenere lo status di rifugiato in Europa entrando dalla Grecia, via terra o via mare.

Amnesty International: “Il muro metterà in pericolo le vite dei rifugiati”. In risposta alla proposta del governo greco di collocare un sistema di dighe galleggianti della lunghezza di 2,7 chilometri al largo delle coste dell'isola di Lesbo per scoraggiare nuovi arrivi di richiedenti asilo dalla Turchia, Massimo Moratti, direttore delle ricerche sull’Europa di Amnesty International, dichiara: “Questa proposta evidenzia una preoccupante escalation dei tentativi in atto da parte del governo di Atene di rendere ancora più difficile per i richiedenti asilo e i rifugiati arrivare sul territorio greco e renderà ancora più pericoloso il viaggio di coloro che cercano la salvezza disperatamente”.“Il progetto pone importanti interrogativi rispetto alla capacità delle organizzazioni di soccorso  di continuare a prestare la propria assistenza per salvare la vita di chi intraprende il pericoloso viaggio in mare alla volta di Lesbo – conclude -. Il governo deve urgentemente fornire dettagli operativi e chiarire quali  indispensabili misure di sicurezza saranno adottate per garantire che questo sistema non costi altre vite umane”.

 (Fonte: Redattore Sociale)

Nell'ambito delle attività di Bella Presenza - metodi, relazioni e pratiche nella comunità educante, progetto selezionato da Con i Bambini nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile e coordinato dalla cooperativa Dedalus, i ragazzi e le ragazze delle scuole incontreranno Gabriele Vacis, regista e scenografo.

Uno degli obiettivi di Bella Presenza, che ha già coinvolto sul territorio napoletano oltre 600 studenti, 50 nuclei familiari e 70 docenti, è proprio quello di sollecitare il protagonismo dei ragazzi e favorire la condivisione dei loro punti di vista sulla realtà. Gabriele Vacis, attraverso l'attività dei video-colloqui, stimolerà proprio la partecipazione degli studenti e delle studentesse.

Oggi 3 febbraio le riprese avvengono presso l'IPIA Casanova, mentre domani 4 febbraio l'appuntamento sarà presso il centro interculturale Officine Gomitoli dove gli studenti coinvolti nel progetto Bella Presenza incroceranno altri due gruppi di giovani che presso il centro frequentano corsi di scrittura creativa e di web-radio.

Sempre presso il centro di piazza Enrico De Nicola, alle 18.30 del 4 febbraio, verrà proiettato, in un evento aperto alla cittadinanza, il docu-film di Gabriele Vacis, "La paura si Cura", un giro d'Italia in 6 tappe, da nord a sud, per raccontare storie di paura e di coraggio, promosso dal Forum Italiano per la Sicurezza Urbana in coproduzione con il Centro Internazionale di ricerca teatrale "Inteatro".

Al centro del racconto le storie di bambini, giovani, adulti e anziani raccolte durante sei laboratori teatrali a Catania, Genova, Montegranaro, Ravenna, Schio, Settimo Torinese. Un dialogo intimo su un tema universale perché riguarda ognuno di noi: dalle paure più intime, esistenziali e adolescenziali di tanti ragazzi; a quelle derivanti dai mutamenti che le nostre città grandi, medie e piccole hanno affrontato in questi anni; a quelle, drammatiche, del degrado e della criminalità diffusa e organizzata.

Gabriele Vacis, dopo la proiezione, dialogherà con le ragazze e i ragazzi del centro interculturale e con Renato Quaglia (Foqus Fondazione Quartieri Spagnoli), Rosario Stornaiuolo (Federconsumatori) e Paola Lattaro (Matematici per la città).

Il progetto è stato selezionato da Con i Bambini nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un'intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l'impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD. www.conibambini.org

 

Il 13 febbraio a Cornaredo (Milano) i ragazzi della Consulta Giovani guideranno i cittadini in un viaggio tra legalità, giustizia e voglia di verità, in occasione della serata organizzata dal Comune di Cornaredo e Koinè cooperativa sociale, dal titolo ' Da Cornaredo a Palermo - #resilienza non cadere nell'indifferenza'. La serata si terrà all'Auditorium comunale in piazza Libertà alle 21.00 e saranno presenti Salvatore Borsellino,  fratello di Paolo, Vincenzo Agostino padre dell'agente Nino, Emanuela Filiberto e i ragazzi di Our Voice.

"Eccoci alla seconda serata sulla legalità, giovedì 13 febbraio 2020. Gli ospiti, le esperienze ma soprattutto i nostri ragazzi, che diventeranno ufficialmente la Consulta Giovani. Continueremo il cammino intrapreso lo scorso anno con la consapevolezza di un progetto capace di collocarsi ben oltre la portata dei singoli eventi. Abbiamo costruito un cammino fatto di molte tappe: la serata dello scorso anno, il 30 gennaio, con Salvatore e Marco, il viaggio a Palermo, dove abbiamo conosciuto Vincenzo Agostino, padre di Nino, la serata di quest'anno il 13 febbraio, l'arrivo questa primavera del fratello di Umberto Mormile, l'educatore ucciso trent'anni fa a Milano dai boss calabresi. Torneremo a Palermo quest'estate, ci farà da guida Salvatore, con la sua passione e amicizia. Ora, il nuovo consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi con un programma colmo di nuovi input, in particolare, sul tema dell'ambiente. 'Costruire e fare proposte' per promuovere sensibilità attiva e cultura legale di comunità, dove anche i genitori hanno un ruolo, quello di accompagnarci in questo percorso. Il Centro di Protagonismo Giovanile diventa il luogo della partecipazione dove le idee diventano progetti e la scelta dei temi e dei percorsi diventano il nostro stare insieme. Noi stasera però ci fermiamo, qui in auditorium per riflettere insieme e vivere questo incontro con Salvatore Borsellino, Vincenzo Agostino, Emanuele Filiberto, i nostri ragazzi, i ragazzi di Our Voice, i giovani percussionisti di Cornaredo e tutti voi" racconta Flavio Barattieri di Koinè cooperativa sociale.

Cornaredo ha intrapreso da tempo un percorso di riflessione sul tema della legalità. Nel luglio 2019 sette componenti del Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze di Cornaredo (CCRR) sono andati a Palermo alle commemorazioni della strage di via D'Amelio, nella quale persero la vita il Giudice Borsellino e la sua scorta. #ResilienzaNonCadereNellIindifferenzaPalermo è l'hashtag per seguire i ragazzi del Consiglio Comunale sui Social.

 

 “La nomina di Vito Cozzoli a presidente e amministratore delegato della società Sport e Salute è una buona notizia”, dice Vincenzo Manco presidente nazionale dell’Uisp-Unione Italiana Sport Per tutti. 

“Siamo sicuri che il profilo e le competenze che ha mostrato di avere negli incarichi istituzionali svolti fino ad oggi – prosegue Manco - possono rappresentare il bagaglio necessario per affrontare al meglio il percorso della riforma del sistema sportivo italiano, facendo anche leva sulle professionalità e sulle figure interne alla stessa spa”.

“Oggi più che mai si avverte il bisogno di promuovere la cultura sportiva sul territorio, di valorizzare il vasto mondo delle associazioni sportive di base che sono ormai diventate l'anello debole del sistema sportivo italiano e registrano una pesante sofferenza per la prolungata crisi economica e sociale. La promozione sportiva va messa al centro della riforma, individuando in modo chiaro gli ambiti di intervento dei diversi organismi sportivi riconosciuti, come recita la legge delega promulgata in agosto dell'anno scorso”.

“L'attività motoria, lo sport sono diventati progetto di vita per tantissime persone, cittadine e cittadini che ormai considerano la cultura del movimento come salute, sani stili di vita, progetti educativi per i più giovani e non solo, fattore di inclusione per tutte le politiche pubbliche e le realtà territoriali che presentano condizioni di svantaggio o di marginalità. La Uisp è pronta a collaborare sui temi della trasparenza, della pari dignità tra organismi sportivi, della semplificazione amministrativa e del sostegno a favore delle società sportive. Lo sport è la terza agenzia formativa del Paese e rappresenta circa il 30% del terzo settore italiano. Non c'è più tempo da perdere”. 

“Abbiamo avuto modo di dire pubblicamente tutto questo al recente convegno ‘Se la scuola si mette a correre’ tenutosi a Roma – conclude Manco - a cui sono intervenuti la viceministra Anna Ascani e il ministro Vincenzo Spadafora, che hanno apprezzato e rilanciato in tal senso. Si apra, pertanto, una fase di ascolto nel merito degli argomenti che la riforma prevede in modo da offrire al paese un sistema sportivo finalmente aperto, moderno, intersettoriale, equo e culturalmente avanzato. Chi sta sul territorio a combattere quotidianamente con i problemi reali chiede a tutti noi esattamente questo. La Uisp lo chiede da sempre!”

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