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Giovedì, 02 Aprile 2020

È indubbio che quel che stiamo attraversando modificherà la nostra società cosi come l’abbiamo conosciuta finora, sia a livello locale che globale, e segnerà anche un cambiamento a livello culturale, quando l’emergenza sarà finita. Il cambiamento è stato repentino e non ci ha permesso di adattare il nostro pensiero in modo graduale, ma ci siamo trovati costretti a fronteggiare i nostri e altrui stati emotivi in itinere.

Lavorando con le persone e per le persone, le cooperative sociali ci stanno ancora prendendo le misure, non tanto dal punto di vista pratico e operativo, perché la risposta pronta e l’adattamento funzionale fanno già parte del nostro DNA e di fronte alle avversità le reazioni sono immediate, ma più dal punto di vista umano e relazionale. L’assenza di contatti e di fisicità o le sue forti limitazioni o le necessarie barriere dei dispositivi di protezione individuale, specie nei lavori di cura e assistenza, fanno percepire come una assenza, come se alla relazione mancasse qualcosa: di certo il tatto, magari l’olfatto, a volte la vista se c’è la distanza imposta.

Dei nostri cinque sensi, la metà è compromessa in questo periodo e di certo si sente la mancanza, sia da parte degli utenti che degli operatori stessi, del contatto tra le mani o di una carezza, del profumo di una persona cara, o del suo sguardo occhi negli occhi o del suo sorriso. Ma ci restano il gusto, come senso del piacere individuale, e l’udito, che ha invece infinite possibilità di relazione e connessione con la collettività.  Ed è questo il senso che forse stiamo maggiormente affinando, il più utilizzato ed anche il più confortante: ascoltiamo le notizie, l’applicazione dei decreti, le disposizioni di sicurezza, ma ascoltiamo anche le storie di tutto il nostro paese, i racconti degli operatori in prima linea nei vari ambiti e i bisogni dei nostri ospiti, dei colleghi e dei familiari nei nostri territori. E in questo secondo tipo di ascolto ci mettiamo necessariamente in relazione, ci sentiamo coinvolti in modo attivo e partecipe e nella condizione di voler fare qualcosa di più.

Per questo Gulliver di recente ha messo a disposizione uno Sportello di Ascolto e di Supporto Psicologico per i Lavoratori, gli Ospiti ed i Familiari delle strutture che gestiamo come cooperativa sociale. Due psicologi esperti dipendenti della cooperativa risponderanno dal lunedì al venerdì nelle ore diurne, ad un numero di telefono dedicato, per prestare ascolto a chi ha bisogno di parlare, di raccontare, di sfogarsi, di chiedere un sostegno.

Lo Sportello è aperto sia ai lavoratori impegnati in prima linea, sia ai lavoratori a casa per le chiusure dei servizi, agli ospiti ed agli utenti, ed anche ai loro familiari, per prenderci cura di tutti gli attori della cooperativa, dedicando le nostre professionalità e competenze anche all’interno. Trattandosi di una sperimentazione, valuteremo in itinere se ampliare le fasce orarie o includere altre modalità, ma ad oggi partiremo semplicemente offrendo telefonicamente, per chi ne avesse bisogno, la possibilità di essere ascoltato e dialogare con dei professionisti. Parallelamente a tutte le attività tecnologiche che stiamo portando avanti come telelavoro, formazione a distanza, videochiamate e campagne di comunicazione, per questo Sportello abbiamo voluto concentrarci proprio “solo” sull’ascolto.

La tecnologia ci sta certamente dando una grande mano, ma non dimentichiamoci che dietro a qualsiasi strumento ci siamo sempre noi, una cooperativa sociale fatta di persone con professionalità, risorse e qualità da poter impiegare e di persone con storie di vita, fragilità ed emozioni da poter ascoltare.

Alessia Bellino

Un fondo senza vincoli al terzo settore nel Mezzogiorno. Questa è la proposta lanciata da Carlo Borgomeo, presidente di Fondazione Con il Sud al ministro della coesione territoriale Provenzano dalle pagine de Il Mattino che ha scatenato parecchie reazioni positive

A lui sono state poste alcune domande: può dirci come si può applicare questa proposta? E a quali soggetti del terzo settore? Quale potrebbe essere il ruolo di Fondazione Con il Sud in questo possibile intervento? Pensa che una misura simile sia fattibile e necessaria anche in altre zone del Paese?

Ascolta le sue risposte nell’intervista rilasciata al Giornale Radio Sociale: clicca su questo link

Coronavirus e Mezzogiorno. "Accogliamo la proposta del presidente di Fondazione Con il Sud Carlo Borgomeo fatta al ministro Provenzano dalle pagine de Il Mattino: fondi senza vincoli per il terzo settore meridionale individuando i soggetti radicati sul territorio". Così interviene Legacoopsociali dopo la proposta lanciata ieri sulle pagine del giornale napoletano. 

"La cooperazione sociale, soggetto di riferimento nell’ambito dell’impresa sociale - continua la nota - è molto diffusa nel Mezzogiorno in diverse filiere di attività per i servizi alle persone e alle comunità: inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, servizi socio-sanitari e assistenziali alle fasce fragili, recupero dei beni confiscati alle mafie e Rigenerazione di tessuto sociale e produttivo".

"Servono interventi di sistema a fronte di un ampio piano di sostegno, ma soprattutto di promozione e innovazione dei soggetti del Terzo Settore per affrontare l’emergenza, progettare e far nascere un nuovo welfare dell’equità e della promozione umana. Nella direzione di questa proposta saremo disponibili a fornire le nostre competenze mettendo le cooperative sociali nella condizione di dare un supporto decisivo per salvare l’occupazione e il lavoro svolto sul territorio", conclude Legacoopsociali.

Una misura straordinaria a sostegno del pagamento del canone di locazione per nuclei familiari a basso reddito e che ne sono rimaste temporaneamente prive. L'Alleanza delle Cooperative Italiane settore Abitazione propone di completare con questo intervento le misure sul tema casa, sicuramente positive, contenute nel Decreto Legge "Cura Italia" che, al momento, riguardano esclusivamente la sospensione del pagamento delle rate dei mutui e degli sfratti fino al 30 giugno 2020.

In concreto, Alleanza delle Cooperative Italiane settore Abitazione propone, con un emendamento all’Art. 54 del Decreto, un incremento della dotazione del Fondo inquilini morosi incolpevoli di 50 milioni di euro per il 2020, con un capitolo di spesa separato e aggiuntivo, e un allargamento dei soggetti beneficiari, che includa le famiglie che sono in locazione in alloggi di housing sociale e di cooperative di abitanti a proprietà indivisa, che svolgono una funzione di welfare sussidiario rispetto all’accesso alla locazione.

La dotazione aggiuntiva, secondo l'Alleanza, potrebbe essere utilizzata con le stesse procedure operative previste per la gestione del Fondo stesso, ma come misura preventiva, quindi con l’immediata erogazione del contributo direttamente ai proprietari al fine di evitare procedure di sfratto - condizione prevista dai meccanismi attuali - per un periodo massimo di 6 mesi e coprendo il 70% dell‘importo complessivo del canone e delle spese accessorie.

La proposta dell'Alleanza Cooperative Abitazione nasce da una preoccupazione, condivisa con adHousing Europe, la rete Europea dell’alloggio sociale, rispetto alla condizione abitativa in cui si troveranno molti cittadini europei nei prossimi mesi a seguito dell’emergenza causata dal COVID-19, considerando che il Report 2019 the State of Housing evidenziava una situazione già molto critica: il 37,8% dei cittadini a rischio di povertà spendono più del 40% del proprio salario per la casa.

In Italia questa situazione si colloca in un contesto di grande fragilità. Secondo uno studio di Nomisma, 10,8 milioni di famiglie si dichiarano “fuori mercato”, cioè con un problema di accesso alla casa. Una quota rilevante è costituita da 1,2 milioni di nuclei familiari in affitto, esclusi dal sistema di Edilizia Residenziale Pubblica (900mila alloggi di cui 700mila in gestione alle Aziende casa locali), che vivono in condizione di “disagio economico acuto”.

Rimane alta l'attenzione e l'impegno delle associazioni promotrici di una Lettera aperta al governo e alle istituzioni per un #decretobambini. È possibile sottoscrivere la lettera su Change.org. 

Obiettivo raccogliere numerose firme da presentare al premier Conte per rinforzare le richieste. Nel frattempo, sono arrivate le prime risposte: alcuni parlamentari - Paolo Siani, Rosa Maria Di Giorgi, Stefano Ceccanti, Emanuela Rossini, Paolo Lattanzio, Vittoria Casa - e la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa hanno accolto le istanze delle associazioni promotrici, assicurando un impegno, e si sta lavorando alla proposta di emendamenti al Decreto Cura Italia che includano l'attenzione a bambini e ragazzi più fragili.

Le proposte: “costituire task force locali tra scuola, autorità giudiziarie, servizi sociali, sanitari e terzo settore; proseguire con gli interventi urgenti di tutela per mettere in protezione le vittime; sensibilizzare le forze dell'ordine nel gestire nel modo corretto le chiamate di aiuto che ricevono da questi bambini; supporto per spesa alimentare, vestiti e materiali per l'igiene personale; aiuto per la continuità scolastica fornendo tablet o pc e materiale di cartoleria; laddove prevista, la garanzia del diritto di visita protetta dei figli con il genitore non convivente”.

Tante le nuove adesioni, tra cui quella della Società italiana di Pediatria, Unicef Italia, Unione nazionale camere minorili, Comip - Figli Di Genitori Con Un Disturbo Mentale, Associazione In-Formazione, Legambiente, Federsolidarietà, Eugema onlus, Cooperativa La Strada, Centro Tiama, Viole Lab (Laboratorio Pedagogico sulla Violenza ai Minori), Fondazione Asilo Mariuccia, Consultorio di Napoli dell'Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, Codici Ricerca e intervento, Familiarmente per i diritti dei bambini, Arci Genova.

Molti anche i professionisti, docenti universitari, garanti, cittadini preoccupati per la situazione di bambini e ragazzi. Invitiamo tutti a condividere utilizzando gli hashtag #decretobambini e #restiamoattenti.

 

"Sara, mi dispiace ma io oggi non posso venire perché c'è troppo raffreddore in giro".  La bambina alla maestra.  Ognuna nella sua casa. "Abbiamo iniziato proponendo ai rappresentanti dei genitori di poter mandare video messaggi ai bambini - racconta un'educatrice della cooperativa sociale Koinè. Poi abbiamo dato alle famiglie i nostri numeri personali  per ogni necessità. E così abbiamo ricucito un filo che nemmeno il coronavirus è in grado di spezzare. Vederci e parlarci, tra noi e i bambini, pensiamo faccia bene a loro ma anche a noi. Se li ho visti, se ho fatto qualcosa per loro, la sera vado a letto più contenta".

Le educatrici Koinè producono di tutto: canzoncine, letture di libri, suggerimenti su giochi. E inventano anche storie nuove come "la primavera e la strana cosa" dove questa si aggira per i parchi e le strade e allora i bambini, i genitori e i nonni giocano a nascondino stando a casa. Fino a quando la strana cosa scompare e il sole torna a splendere.

"Vogliamo solo mantenere una relazione con i bambini. In questo momento non possiamo fare di più. Loro hanno intuito che questo non è come il periodo della chiusura estiva. La gran parte di loro ha i genitori a casa, non può uscire, avverte la naturale preoccupazione degli adulti che sono con loro. Mantenere il contatto con noi può essere un segno di normalità e quindi di tranquillità".

I genitori fanno domande e chiedono consigli. Alcune delle attività fatte al nido o alla materna possono continuare a casa, stavolta con i genitori e non con le educatrici. Si usa di tutto: whatsapp, chat, videochiamate, skype. Le educatrici improvvisano e registrano nelle loro case, con i libri che hanno sugli scaffali, li presentano e li raccontano ai bambini. Talvolta insieme ai loro figli, qualche volta con i loro gatti.

Le registrazioni sono già nei siti di alcuni comuni che hanno nidi gestiti da Koinè e la cooperativa e ha creato una playlist sul canale Youtube della cooperativa. Tra poco saranno disponibili on line, con aggiornamenti costanti, una quarantina di video.

 

Medici Senza Frontiere (MSF) amplia le sue attività nella risposta al Covid-19 in Italia supportando diverse strutture per anziani nelle Marche, nell’area della regione che comprende le città di Fabriano, Jesi, Senigallia e Ancona.

“Nell’affrontare un’epidemia le attività di prevenzione possono svolgere un ruolo decisivo per evitare nuovi contagi e frenare la diffusione del virus, soprattutto tra le persone più a rischio. Di fronte al coronavirus i nostri anziani, che in ogni società rappresentano un insostituibile punto di riferimento per tutti, sono i più vulnerabili e noi faremo tutto il possibile per proteggerli lavorando fianco a fianco con il personale delle strutture che li ospitano, in stretta collaborazione anche con l’ASUR” dichiara Tommaso Fabbri, capo progetto di MSF per risposta al Covid-19 nelle Marche.

Il team di MSF, composto da medici, infermieri ed esperti di igiene, tutti con esperienze pregresse in missioni umanitarie nella gestione di epidemie complesse, supporterà i gestori, il personale delle strutture, i Comuni, rispetto alle procedure di contenimento del virus. All’interno delle strutture, saranno individuati circuiti interni e aree dedicate che aiuteranno a proteggere ospiti e personale, evitando l’insorgere di nuovi casi che, diventando critici, richiederebbero il ricovero in ospedali già a rischio di sovraffollamento.

“Ringraziamo Medici Senza Frontiere – afferma il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli – per il qualificato contributo offerto a supporto delle nostre strutture e speriamo che questa collaborazione possa ampliarsi nei prossimi giorni. La nostra finalità è quella di mettere in campo tutto il meglio per fronteggiare questa emergenza e l’esperienza del team di MSF non può che accrescere le nostre potenzialità in termini operativi”.

Nel pieno dell'emergenza coronavirus, le strutture per anziani sono tra i luoghi più vulnerabili. Al loro interno risiedono persone in età avanzata, le più colpite dalla malattia, sono comunità dove molte persone vivono insieme a stretto contatto, e inevitabilmente non dispongono di apparati medici specializzati come quelli delle strutture ospedaliere.

Grande soddisfazione anche della D.ssa Nadia Storti, Direttore Generale dell’ASUR (Azienda Sanitaria Unica Regionale). “Questa collaborazione ci rende orgogliosi. L’ASUR, col decisivo supporto della Regione Marche, sta facendo un lavoro imponente. Ma nulla potrebbe senza i nostri dipendenti, quelli sanitari in prima linea e quelli assegnati ai servizi di supporto. Per questo enorme sacrificio e spirito di squadra, li voglio ringraziare uno ad uno.  La collaborazione con MSF aiuterà a sostenere il nostro territorio nella lotta contro il Covid-19 all’interno delle strutture socio-sanitarie, in accordo con il Direttore di Distretto e con i Medici di Medicina Generale, che potranno trovare in MSF sostegno e consulenza. Questo modello di “presa in carico” è molto importante anche per ridurre l’afflusso presso gli ospedali, continuando a garantire assistenza ai dimessi”.

Oggi sono una trentina gli operatori MSF impegnati nella risposta al coronavirus in Italia per condividere la propria esperienza nella gestione delle epidemie, nelle Marche e nel lodigiano. MSF ha offerto la propria disponibilità anche alle autorità sanitarie di altre regioni, dalle più colpite a quelle dove la prevenzione può fare la differenza, e spera di essere autorizzata ad ampliare le proprie attività per supportare un maggior numero di regioni. Altri operatori che partono in missione con MSF sono già in prima linea negli ospedali italiani come medici del servizio sanitario nazionale. MSF è impegnata contro il coronavirus anche in Spagna, Francia, Belgio e Grecia e siamo in contatto con le autorità sanitarie in Afghanistan e in altri paesi in cui lavoriamo, dove le nostre équipe si preparano all’epidemia.

Il Coronavirus determinera' "uno shock di dimensioni inimmaginabili all'economia internazionale". E' quanto si legge nella memoria dell'Istat sul Cura Italia, depositata in Senato.

Pero', "fino alla fine di maggio si avranno esclusivamente misure relative alla fase iniziale della crisi e nelle quali sara' quasi impossibile identificare/isolare l'ampiezza dell'effetto di contrazione dell'economia derivante dalla situazione che si e' progressivamente aggravata. È immediato ipotizzare che il gap di produzione/valore aggiunto si determinera' in tutta la sua ampiezza nel secondo trimestre, con tutti gli indicatori e le statistiche relative all'economia e al mercato del lavoro che ne registreranno i risultati".

Borgomeo: fondi senza vincoli al terzo settore

Realizzare un’operazione straordinaria di sostegno al Terzo settore meridionale, mediante la concessione di contributi a fondo perduto da erogare non a singoli progetti, ma a tutte le organizzazioni con esperienza e radicamento nei territori. È questa la proposta lanciata dal presidente della Fondazione Con il Sud, Carlo Borgomeo, al ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Giuseppe Provenzano, sulle pagine del Mattino di oggi. “Il Terzo settore è in prima linea nei servizi di assistenza sociale e di prossimità - spiega una nota della Fondazione con il Sud -, spesso colmando grandi lacune del pubblico soprattutto al Sud. E proprio le organizzazioni non profit meridionali, nel complesso meno strutturate e con una già precaria situazione finanziaria, sono quelle più esposte. Il rischio è di perderle e di far saltare un welfare comunitario che faticosamente si sta costruendo, rafforzando al Sud, con una crisi di portata ancora maggiore per tantissime, troppe famiglie”.
 
Secondo Borgomeo, “le recenti misure adottate dal governo non sono sufficienti, le dimensioni della crisi suggeriscono ben altri interventi. È il momento di realizzare un'operazione straordinaria, mediante la concessione di contributi a fondo perduto da erogare,  non in base a una faticosa selezione di progetti, ma a tutte le organizzazioni di Terzo settore meridionale con esperienza e radicamento nei territori”. Per Borgomeo, le risorse necessarie possono arrivare dai fondi strutturali, oppure anche disimpegnando alcune risorse del Fondo sociale europeo e dall’anticipazione dei fondi Sie 2021-2027. La Fondazione, intanto, è a disposizione a titolo gratuito per supportare una proposta, conclude Borgomeo, “indispensabile” per una ricostruzione che tenga conto delle comunità e del sociale.

(Fonte: agenzia Dire - Redattore Sociale)

In una lettera, sottoscritta anche da altre 17 organizzazioni, le Ong chiedono il trasferimento urgente in strutture di accoglienza di chi vive nei "ghetti" o è senza dimora e, nel frattempo, l'accesso all'acqua e ai servizi igienici.

Trasferire urgentemente tutte le persone che vivono negli insediamenti informali, sia rurali che urbani, in strutture di accoglienza idonee a garantire il rispetto delle misure igienico-sanitarie previste dai decreti in materia di emergenza COVID-19.

Lo chiedono in una lettera inviata a tutte le Regioni le organizzazioni INTERSOS e ASGI insieme ad altri 17 firmatari. "Nei "ghetti" -spiegano le Ong- si vive in condizioni di promiscuità, con scarso e talvolta nullo accesso all'acqua e ai servizi igienici. In queste condizioni è impossibile mettere in atto le misure necessarie di prevenzione dell'epidemia, a partire dal lavaggio delle mani. Inoltre -aggiungono- in caso di contagio, sarebbero difficili anche misure di contenimento".

Le organizzazioni chiedono inoltre ai Governatori che, mentre si provvede ai trasferimenti, garantiscano subito agli insediamenti informali una serie di misure utili a ridurre i rischi di contagio: fornitura di acqua potabile e servizi igienici; distribuzione di kit igienici (disinfettanti, fazzoletti, detergenti); raccolta periodica dei rifiuti; attività di informazione sulla prevenzione fatta insieme ai mediatori culturali e disponibilità di alloggi per eventuali casi di isolamento volontario o quarantena.

I firmatari 

INTERSOS, ASGI, ARCI nazionale, ARCI Salerno, A Buon Diritto Onlus, ActionAid, Campagna Ero Straniero, CNCA, Dedalus, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Médecins du Monde - Missione Italia, Medici Contro la Tortura, Medici Senza Frontiere, Medici per i Diritti Umani, Nero e non Solo! Onlus, Oxfam, Sanità di Frontiera, Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM), SOS Rosarno, Terra!

La pandemia legata al Covid-19 sta modificando profondamente i comportamenti e gli atteggiamenti di individui e consumatori, che, fortemente limitati nei loro spostamenti, stanno sperimentando un radicale cambiamento delle loro abitudini e dei loro stili di vita. Gli effetti nel breve periodo riguardano non solo l’area psico emotiva, ma anche la gestione delle relazioni, i consumi, il lavoro, il rapporto con le istituzioni. Un cambiamento epocale i cui effetti potrebbero non limitarsi al breve periodo, ma avere conseguenze più durature.

SWG ha deciso di creare un nuovo strumento che sarà capace, con cadenza quotidiana, di tradurre i mille segnali deboli che vengono dalla società e dagli operatori economici, dalle istituzioni e dalla politica, sintetizzandoli in dati leggibili e chiari, utili per prendere decisioni, anticipare tendenze, comprendere strategie. Sono tre fronti i essenziali: opinione pubblica, fronte “interno”, cioè dipendenti, collaboratori e clienti, stakeholder di riferimento. Il report che viene presentato è la sintesi dei dati raccolti sul fronte dell’opinione pubblica nella prima settimana di monitoraggio, sia attraverso la rilevazione quotidiana di monitoraggio che attraverso la rilevazione settimanale di approfondimento.

Il sentiment al tempo di Covid-19

La settimana appena trascorsa si è caratterizzata per un’ulteriore crescita della consapevolezza degli italiani rispetto alla gravità della situazione, che si accompagna ad un forte sentimento di incertezza. Se la speranza è che la situazione si risolva entro due-tre mesi, i timori per un possibile contagio crescono, soprattutto pensando ai propri familiari. Due intervistati su tre dichiarano di riuscire a reagire positivamente, per quanto sia comunque alto il bisogno di tornare alle proprie abitudini. I trend sono stabili. Ciò vuol dire che, per quanto poco più di un terzo dei nostri concittadini facciano fatica a reagire, la situazione non si sta deteriorando.

Il governo e i decreti

Apprezzati gli sforzi di Protezione Civile e Regione Lombardia, netta invece la bocciatura per l’Unione Europea. Il Governo riscuote una valutazione non brillante, ma discreta. A contribuire all’immagine dell’esecutivo è anche l’ampia approvazione delle misure adottate per sostenere le imprese e i cittadini. Da un confronto fatto con dati provenienti da altri Paesi si evince come il consenso per i provvedimenti presi dal Governo in Italia sia particolarmente alto.

Economia: tutto cambia

L’impatto dell’epidemia sulle economie famigliari si evidenzia chiaramente. La contrazione dell’attività lavorativa e le apprensioni per gli sviluppi futuri inducono già la maggioranza degli italiani a ridurre le spese e a tagliare i costi non essenziali. In prospettiva, anche dopo la fine dell’emergenza, nell’ottica di limitare le uscite, i primi servizi di cui le famiglie potrebbero fare a meno sarebbero gli abbonamenti, soprattutto quelli inerenti le piattaforme musicali e i videogiochi a pagamento. Sottoscrizioni a parte, risulta a forte rischio di tagli anche la beneficenza. Le possibili ripercussioni economiche emergono in maniera dirompente dalle previsioni dei lavoratori autonomi, un quarto dei quali si ritiene a rischio chiusura. Si staglia quindi sull’orizzonte un significativo indebolimento di quello che è di fatto la spina dorsale del tessuto produttivo del Paese.

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